di Roberto Allieri

 

Anch’io sto con Leonardo Guerra (leggi qui), Brunella Rosano (leggi qui) e con tutti gli uomini di buona volontà. E invito altri come noi a fare outing.

L’esortazione è aperta anche agli uomini di volontà discreta o così così (in questo caso è bene essere inclusivi).

Il libertarismo che ci opprime oggi ha una doppia faccia. Da una parte c’è la declinazione per i gonzi, tutta infarcita di proclami a difesa della libertà di pensiero, inclusività, rispetto, non discriminazione, etc.

Ricordate il detto ‘Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo’, che rispecchierebbe il rispetto assoluto del mondo liberal per chi la pensa diversamente da loro? Un detto falsamente attribuito a Voltaire e ancor più falsamente riferibile a chi, in quanto liberal illuminato, pretende questa patente di magnanimità.

Dall’altra parte c’è il libertarismo reale (quello incarnato tipicamente dalla cultura liberal radical chic, cancel culture, femminismo radicale, etc.) che smaschera tutte le ipocrisie sotto una cappa di imposizioni asfissianti. Un po’ la stessa storia del comunismo utopistico che dovrebbe promuovere il benessere dei proletari, e il comunismo reale cioè la bieca applicazione di quei principi nella realtà.

Sotto molti aspetti il comunismo che ha funestato l’umanità, in particolare nel secolo scorso, e il libertarismo che si sta affermando oggi sono assimilabili nel perseguire un dirigismo dispotico che non ammette dissenso e lo reprime duramente. Tutti tratti tipici delle dittature fasciste…

(Prima di proseguire, alcune annotazioni per distinguere i vari termini. Liberalismo e liberismo possono essere usati come sinonimi, sebbene il secondo è più usato in ambito economico. In una accezione etico/politica, il libertarismo è riconducibile a chi non accetta limitazioni alla libertà individuale; il termine liberal richiama in particolare un certo tipo di cultura libertaria di origine americana, ammiccante a sinistra).

 

I citati articoli di Leonardo Guerra e di Brunella Rosano hanno ben delineato il quadro della progressiva compressione di diritti e dignità che stiamo subendo.

Dittatura sanitaria, dittatura gender, dittatura climatica, dittatura alimentare, dittatura delle minoranze, dittatura guerrafondaia, dittatura buonista, etc. Sono tutte espressioni del globalismo pseudo libertario.

Per chi ha voglia di scendere nelle piazze e ‘cantarne quattro’ ai nostri persecutori, suggerirei questi versi di Jovanotti, di quando faceva finta di fare il contestatore contro il ‘sistema’ (magari lo faceva anche in buona fede!):

C’è qualcuno che fa di tutto
Per renderti la vita impossibile
C’è qualcuno che fa di tutto
Per rendere questo mondo invivibile

…Ma a questo punto hanno trovato un muro

Un muro duro molto, molto duro

A questo punto hanno trovato un muro

Un muro duro molto, molto duro

E siamo noi, siamo noi, siamo noi, siamo noi.

(Dal brano ‘Io no’ tratto dall’album ‘Lorenzo 1992’)

 

Chissà se Jovanotti, tanto sensibile alla difesa dei cittadini oppressi dai poteri forti, sarebbe disponibile oggi a spendere questi versi che so?… per il popolo no vax, per fare un esempio emblematico di una categoria a cui è stata resa la vita impossibile e reso il mondo invivibile. Chissà se questo contestatore del sistema si è chiesto come mai in passato i dirigenti del gruppo Bildenberg hanno puntato su di lui, forse considerandolo funzionale ai loro piani, a certi interessi e indirizzi ideologici.

Ma non voglio mettere in cattiva luce Jovanotti, che per altro apprezzo artisticamente, né la sua buona fede in quel frangente (per quanto al limite della dabbenaggine).

Fatto sta che, bisogna riconoscerlo, in quel brano Jovanotti aveva comunque visto qualcosa di giusto. In particolare, mi piace riproporre l’immagine icastica del muro che bisogna opporre ad ogni ingiustizia.

 

Ma, nella storia della musica rock, il muro per antonomasia è quello dei Pink Floyd, reso celebre nel 1979 da un triplice album di strepitoso successo.

Certo, il muro rappresentato da Waters è una sorta di barriera psicologica, emblema dell’incomunicabilità e alienazione che affligge Pink, il personaggio chiave di vari brani. Tuttavia, ci sono altre suggestioni che mi stanno a cuore e che vanno al di là dell’intreccio problematico di paranoie, sviluppato in quell’album. Le riprendo qui in alcuni versi della canzone più celebre, ‘Another brick in the wall’:

We don’t need no education we don’t need no thought control

…teachers leave them kids alone

…all in all you’re just another brick in the wall

(non abbiamo bisogno di alcuna educazione, non abbiamo bisogno di alcun controllo del pensiero…insegnanti, lasciate stare i bambini…tutto sommato siete solo un altro mattone nel muro).

 

Quanto sono attuali quelle invettive! Pensiamo all’Agenda 2030 spacciata dogmaticamente nelle scuole, al lavaggio del cervello dei bambini con l’ideologia gender, dell’emergenza climatica, della transizione ecologica, alla corruzione sin dalla più tenera età con un’educazione sessuale sfrenata ed esplicita, improntata ad un godimento fine a sé stesso e senza limiti.

Il muro del capolavoro dei Pink Floyd invece mi rimanda a qualcosa di diverso.

Il muro a cui penso dovrebbe essere fatto di persone. Persone di buona volontà che ergono una dura opposizione a chi vorrebbe perseguitarle (magari a fin di bene, per il loro ‘best interest’). Ogni persona potrebbe e dovrebbe essere un mattone di quel muro.

Dunque, il muro è una forma di resistenza, cioè la risposta di persone di buona volontà e con la schiena dritta ad una minaccia. Certo, è più piacevole non avere bisogno di muri; il ponte che supera gli steccati è un’immagine ben più accattivante. Ancor più bello abbattere muri inutili o che, anziché avere una funzione difensiva, rappresentano un ostacolo alla libertà. Come il muro di Berlino…

Ma la realtà spesso è cruda e crudele.

All’epoca delle scorrerie islamiche, che flagellavano le nostre coste italiane, ogni paese cercava di difendersi ergendo mura e barriere di contrasto. Non era certo opportuno allora favorire l’ingresso nei centri abitati con comodi ponti sempre aperti. Non si poteva dialogare con chi ti voleva assoggettare e piegare a tutti i costi alla sua cultura. Anche il Vaticano aveva le sue mura leonine, erette nel nono secolo da papa Leone IV.

Se otto/dieci secoli fa il popolo avvertiva il pericolo nel grido ‘mammaliturchi’, oggi bisognerebbe riconoscerlo con l’equivalente allarme ‘mammaliglobalisti’. E correre ai ripari dietro nuove solide mura.

Oggi le mura contro il genocidio culturale della repressione globalista siamo solo noi, persone di buona volontà che incarniamo l’esatto opposto del famoso brano di Vasco Rossi

dove si mettono sul piedistallo quelli ‘che non abbiamo più rispetto per niente… che non abbiamo vita regolare… che non ci sappiamo limitare… che non abbiamo più niente da dire dobbiamo solo vomitare… che ormai non credono più a niente… che tra demonio e santità è lo stesso.’

Il nichilismo di Vasco Rossi è quello che serve all’élite aristocratica di Davos, alle multinazionali e ai filantropi che ci stanno omologando per ridurci a QR code, individui iper-controllati e teleguidati.

Urge un cantautore che proclami ai gerarchi del World Economic Forum con tutta l’intensità ed efficacia di una buona canzone questo messaggio di uomini di buona volontà:

‘non avrete niente da noi e saremo felici senza di voi.’

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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