di Giorgio Canu

 

Nel ventre Tuo
in quelle
tenere
viscere
di donna,
ragazzina,
sedici anni,
in quel grembo,
in quel ventre,

nel ventre
Tuo
fatto di carne
muscoli
sangue,
endometrio,
presagio
di quell’altra grotta
e degli Angeli
e dei pastori…
Tu, sola,
dopo l’annuncio
rimasta sola,
ma mai più sola
dopo quel sì,
piena di Lui.
Tu
Madre,
tu fanciulla,
sedici anni,
in quel ventre
che a vederlo
direbbero
“nove mesi”,
quel ventre
che non è mai più
rimasto
nascosto:
è di quello
che ho bisogno
del ventre Tuo
per lo cui caldo
a noi è stato dato
l’amore.
Tu, le tue braccia
il tuo ventre
il tuo pianto
sotto la Croce,
la sua, la tua Croce,
la nostra, la mia
Croce.
Tu sei lì,
ne raccogli
pietosa
il corpo
senza vita
tu lo sai,
risorgerà,
il suo corpo
è freddo
ormai,
il tuo ventre,
caldo,
aspetta:
Lui, lo sai
risorgerà;
Tu, mai più
sola, piena di Lui.
Tu, che in quello
stesso
istante
quello del sì,
quello della solitudine
ma mai più sola,
quello di Elisabetta,
e il bambino
che le sussultò
nel seno,
quello di Giovanni
sotto la Croce,
tu sei diventata
anche mia madre,
prendimi ancora
tra le tue braccia.
Dammi quel Pane,
la salvezza del mondo
mio fratello
mio amico
mio Dio.
Di Lui, solo di Lui
manca il mio
affanno.
Del ventre Tuo
delle tue mani
delle tue guance,
a cui accostare
le mie,
del ventre tuo
per lo cui caldo
il germe è diventato
un fiore,
il nostro
desiderio,
il nostro cuore.

 

(dal blog di Giorgio Canu Poesie)

 

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