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di Lucia Comelli

 

In una delle sue ultime telefonate, Anna – una carissima amica appassionata di giardinaggio – mi ha confidato di essere molto preoccupata per la siccità che minaccia l’esistenza delle sue piante (un’ordinanza del nostro sindaco vieta, comunque, di innaffiarle) e dal riscaldamento globale: nella sua angoscia ho sentito risuonare le parole d’ordine e le prospettive apocalittiche[1] della nuova emergenza climatica, che identifica nell’essere umano il suo primo, se non il solo, responsabile.   

“Vedi Anna – le ho risposto – i cambiamenti climatici sulla terra esistono da sempre, anche prima della comparsa dell’uomo, e soprattutto anche prima dello sviluppo industriale che caratterizza l’età contemporanea: negli ultimi 10.000 anni si sono verificati diversi periodi di riscaldamento globale anche più caldi del periodo presente, correlabili soprattutto ai cicli millenari dell’attività solare”. Da storica qual sono ho aggiunto: “La rinascita economica, anzitutto agraria e poi commerciale, iniziata intorno al Mille, non sarebbe stata possibile senza l’Optimum medioevale, un periodo di circa 300 anni (dal IX al XIV secolo) che ha registrato un innalzamento delle temperature nelle regioni europee e americane che si affacciano sull’Atlantico, permettendo la colonizzazione vichinga della Groenlandia, allora realmente una terra verde e la coltivazione della vite fino a nord della Gran Bretagna. In precedenza, c’erano stati altri periodi caldi, come l’Optimum climatico romano (dal 250 a.C. circa al 400 d. C.): come avrebbe potuto in caso contrario Annibale con i suoi elefanti attraversare nel 218 a.C. le Alpi?”.

Il riscaldamento globale è un dato di fatto, ma la sua origine – esclusivamente o prevalentemente antropica – è ancora tutta da dimostrare, malgrado quanto riportato dalla maggioranza dei mass media[2].

Più che dal riscaldamento globale, in realtà la sottoscritta è preoccupata dalla strumentalizzazione ideologica che viene fatta di tematiche importanti come la salvaguardia dell’ambiente: dietro l’adozione dell’agenda 2030 dell’Onu – che ora è diventata uno degli argomenti centrali dell’Educazione civica, un insegnamento trasversale a tutte le discipline scolastiche – e la recente modificazione dell’articolo 9 della nostra Costituzione (… la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni) io vedo l’adesione ad una concezione ideologizzata dell’ecologia, quasi una nuova forma di religione, che vede nell’essere umano un antagonista dell’ambiente (con tutte le ricadute neomalthusiane di questa prospettiva).

La transizione ecologica ed energetica (solo fonti rinnovabili) che l’Unione europea prospetta rischia così di andare contro gli interessi di gran parte della popolazione: senza contare le numerose imprese che anche in Italia dovranno chiudere, quanti potranno infatti permettersi nel 2035 – quando sarà proibito vendere auto a benzina o diesel – di acquistare una Tesla a 70.000 euro?

Mi sembra che – legittimandosi con le diverse emergenze  (pandemica, bellica, climatica) e quindi per via extraparlamentare, antidemocratica –  si stia  tentando di cambiare il nostro modo di vivere: se il problema ambientale – un problema estremamente complesso e dalle molteplici ricadute economiche e sociali – non venisse agitato in modo strumentale, e cioè per coprire interessi poco trasparenti, si potrebbe dibattere senza preclusioni ideologiche la questione e trovare soluzioni che non rappresentino solo le aspirazioni e gli interessi di una piccola parte, quella più abbiente, della popolazione.

Faccio un esempio – prendendo a prestito un’interessante argomentazione del prof. Andrea Zhok[3] -: visto che il problema dell’ambiente è legato in modo particolare al problema degli scarti in eccesso della produzione industriale moderna (troppa plastica, troppe emissioni …), perché non imponiamo la durata e la riparabilità dei beni sul mercato, caratteristiche consuete fino a 30 anni fa? Oggi un ferro da stiro, una lavatrice o un cellulare sono programmati per diventare rapidamente obsoleti, visto che oltretutto non si trovano in commercio i pezzi di ricambio per aggiustarli. Una decisione come quella suddetta favorirebbe il rifiorire di tutta una serie di attività e diminuirebbe l’enorme mole di materiali da portare in discarica! Allo stesso modo, si dovrebbe normare la tipologia delle plastiche utilizzate, al fine di uniformarle e così permetterne il totale riciclo.

Purtroppo, delle tematiche ambientali – che dovrebbero interessare tutti i cittadini e le forze politiche – si è eletta ad unica portavoce la Sinistra, o meglio, la Nuova Sinistra globalista, organica agli interessi della finanza internazionale e di certi settori produttivi tecnologicamente avanzati (la Sinistra tradizionale aveva invece a cuore soprattutto gli interessi dei lavoratori più deboli): questo blocca la libertà del dibattito, silenziando la voce degli stessi scienziati non allineati, semplifica in modo mostruoso questioni estremamente complesse, dando vita a campagne con obiettivi precostituiti, come quella per l’elettrificazione di tutte le auto.  

Del resto, se anche noi europei riducessimo all’essenziale tutti i nostri consumi e le nostre emissioni di C02 – secondo il parere del prof. Franco Prodi – non potremmo prevedere con certezza un abbassamento della temperatura: infatti, la scienza del clima è ancora alla sua infanzia e oggi non è in grado di attribuire una percentuale sicura all’effetto antropico.   

Quanto alla siccità di questa estate – che poi era l’argomento della mia telefonata con Anna – essa invece si spiega – sempre a detta del prof. Franco Prodi – agevolmente con la meteorologia dinamica, cioè con il passaggio dei cicloni da Occidente ad Oriente, molto più a nord del solito[4]in modo tale da incontrare sul loro percorso le Alpi: così che le precipitazioni sono scivolate a settentrione del nostro Paese, cioè in Austria, Svizzera e nella Germania meridionale.

La scarsità d’acqua disponibile e il suo conseguente razionamento in diversi Comuni sono inoltre dovuti al fatto che non si è ancora sistemata in Italia una rete idrica che da anni porta mediamente alla dispersione del 40% dell’acqua disponibile (con punte dell’80% in certe zone, come Latina).  

In conclusione, smettiamola con le tifoserie, ristabiliamo nelle aule parlamentari e nel Paese la possibilità di un libero dibattito – la ricerca scientifica e la consapevolezza culturale e politica, si nutrono infatti del confronto delle idee – e cerchiamo di uscire dalla logica emergenziale, che svuota di senso le istituzioni democratiche e impedisce di affrontare i problemi, anche quello dell’ambiente, in una prospettiva di lungo periodo, che tenga conto di tutti i fattori in gioco.

 

Note:

[1] “Rileggendo le previsioni sul clima e sul futuro del pianeta degli ultimi cinquant’anni: è una gara a chi la spara più grossa!” ha scritto in un suo articolo Francesco Giubilei. Cfr. Tutte le bufale dei catastrofisti dell’ambiente, www.il giornale.it, 6 luglio 2022.

[2] “Negli ultimi decenni si è diffusa una tesi secondo la quale il riscaldamento della superficie terrestre di circa 0.9°C osservato a partire dal 1850 sarebbe anomalo e causato esclusivamente dalle attività antropiche, in particolare dalle immissioni in atmosfera di CO2 proveniente dall’utilizzo dei combustibili fossili. Questa è la tesi del riscaldamento globale antropico promossa dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazione Unite, le cui conseguenze sarebbero modificazioni ambientali così gravi da paventare enormi danni in un imminente futuro, a meno che drastiche e costose misure di mitigazione non vengano immediatamente adottate … L’origine antropica del riscaldamento globale è però una congettura non dimostrata, dedotta solo da alcuni modelli climatici, cioè complessi programmi al computer, chiamati General Circulation Models. Al contrario, la letteratura scientifica ha messo sempre più in evidenza l’esistenza di una variabilità climatica naturale che i suddetti modelli non sono in grado di riprodurre [e che] spiega una parte consistente del riscaldamento globale … La responsabilità antropica del cambiamento climatico osservato nell’ultimo secolo è quindi ingiustificatamente esagerata e le previsioni catastrofiche non sono realistiche. Cfr. Petizione sul riscaldamento globale antropico, Roma, 17 giugno 2019. Un appello di scienziati e tecnologi italiani alle massime autorità dello Stato ‘in difesa della verità scientifica’… Con analoghe petizioni, anche in altri Paesi, migliaia di scienziati hanno espresso il loro dissenso verso questo indimostrabile assunto.

[3] Cfr. Terrorismo climatico: l’apocalisse è finzione? – Sottotraccia, 8 luglio 2022, byoblu.com. Del tema hanno discusso il giornalista e saggista Francesco Giubilei, il fisico dell’atmosfera ed esperto di climatologia, Franco Prodi e il professore di Antropologia filosofica, Andrea Zhok.

[4] Ivi.

 


 

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