Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Eric Sammons e pubblicato su Crisis Magazine. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Monsignor Víctor Manuel Fernández
Monsignor Víctor Manuel Fernández

 

Ieri (lunedì scorso, ndr) il Dicastero per la Dottrina della Fede (da ora DDF), guidato dal cardinale Víctor Fernández e con l’approvazione di Papa Francesco, ha rilasciato Fiducia Supplicans, che approva esplicitamente la possibilità per i sacerdoti di impartire la benedizione a coppie dello stesso sesso e a coppie in “situazioni irregolari”. Questa dichiarazione del Vaticano è un’altra di una lunga serie di azioni scioccanti, ma purtroppo non sorprendenti, intraprese durante il pontificato di Francesco.

Come accade di solito con documenti così controversi, molti cattolici stanno cercando di incolpare i media per aver travisato il testo. “Il Papa non ha approvato le benedizioni per le relazioni omosessuali!”. “Questo non cambia nulla!” e altre sciocchezze del genere. Nel tentativo di determinare cosa dice effettivamente il documento, ho estratto alcuni paragrafi qui di seguito con una spiegazione del significato sottostante. Il testo completo è disponibile al link sopra indicato.

1. La fiducia supplichevole del popolo fedele di Dio riceve il dono della benedizione che sgorga dal cuore di Cristo attraverso la sua Chiesa. Papa Francesco offre questo tempestivo promemoria: “La grande benedizione di Dio è Gesù Cristo. È il grande dono di Dio, il suo stesso Figlio. È una benedizione per tutta l’umanità, una benedizione che ci ha salvato tutti. È il Verbo eterno, con il quale il Padre ci ha benedetti “‘mentre eravamo ancora peccatori’ (Rm 5,8), come dice San Paolo. È il Verbo fatto carne, offerto per noi sulla croce”[1].

Il principio guida di questo documento è che si tratta di un insegnamento di Papa Francesco, e solo di Papa Francesco. Delle 31 note a piè di pagina che si trovano alla fine del testo, 20 (il 65%) fanno riferimento al Papa attuale. Non c’è assolutamente alcun tentativo di collocare questa nuova pratica all’interno della tradizione cattolica; anzi, vedremo più avanti che Fernández la presenta come un “ampliamento” della teologia delle benedizioni.

4. La recente risposta di Papa Francesco alla seconda delle cinque domande poste da due cardinali[4] offre l’opportunità di approfondire la questione, soprattutto nelle sue implicazioni pastorali. Si tratta di evitare che “qualcosa che non è matrimonio venga riconosciuto come matrimonio”[5]. Pertanto, non sono ammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che costituisce il matrimonio – che è “l’unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, naturalmente aperta alla generazione di figli”[6] – e ciò che lo contraddice. Questa convinzione trova fondamento nella perenne dottrina cattolica del matrimonio; è solo in questo contesto che i rapporti sessuali trovano il loro significato naturale, proprio e pienamente umano. La dottrina della Chiesa su questo punto rimane ferma.

L’aspetto più insidioso dell’eresia moderna è che si proclama a gran voce ortodossa. Ma separa l’ortodossia dall’ortoprassi. Così, mentre Fernández afferma che “la dottrina della Chiesa su questo punto rimane ferma”, la realtà è che benedire relazioni sentimentali peccaminose mina quella stessa dottrina.

I cattolici progressisti come Fernández (e Francesco) compartimentano rigorosamente il comportamento umano. C’è ciò che crediamo, e completamente separato da quel credo è il modo in cui agiamo. Così, da un lato possiamo proclamare a voce di affermare l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio, mentre dall’altro compiamo azioni che attaccano i fondamenti stessi di quell’insegnamento.

In contrasto con il principio cattolico perenne della lex orandi, lex credendi, lex vivendi: “la legge di ciò che si prega [è] ciò che si crede [è] la legge di ciò che si vive”. L’uomo è un composto unificato di corpo e anima, e l’anima è un composto unificato di intelletto, volontà e passioni. È antiumano cercare di separare questi elementi. Qualsiasi azione fisica compiuta, compresa una benedizione, implica un significato reale. Se si compie un’azione che ha un significato, ma poi si professa una visione opposta, allora si è schizofrenici o bugiardi.

7. La suddetta risposta del Santo Padre ci invita ad ampliare e arricchire il significato delle benedizioni.

Questa frase, in poche parole, rappresenta la problematicità dell’intero pontificato di Francesco. Qual è il ruolo di un Papa? È quello di “ampliare e arricchire” la nostra teologia? O è quello di professare e custodire ciò che ci è stato tramandato fin dai tempi degli apostoli? Se siete cattolici, c’è solo una risposta corretta a questa domanda.

Papa Francesco mi ricorda quei popolari pastori protestanti che si innamorano troppo della loro importanza. Col tempo, iniziano a credere che Dio abbia scelto loro – e solo loro – per un ruolo speciale di guida del popolo di Dio dove nessuno ha mai fatto prima. Non possono essere messi in discussione, anche quando i loro nuovi insegnamenti sono chiaramente incoerenti con la semplice lettura delle Scritture o con qualsiasi comprensione di base del cristianesimo.

Un papa, invece, svolge al meglio il suo lavoro quando “scompare”, quando lascia che la tradizione sia la sua guida e si limita a indicarla. Deve essere come Giovanni Battista, che indica la strada verso il Salvatore.

9. Da un punto di vista strettamente liturgico, la benedizione richiede che ciò che viene benedetto sia conforme alla volontà di Dio, come espresso negli insegnamenti della Chiesa.

Si noti il linguaggio usato per limitare e persino vilipendere il significato cattolico tradizionale delle benedizioni: “Da un punto di vista strettamente liturgico”. Non ci dovrebbe essere separazione tra liturgia e vita. Quando un sacerdote benedice “spontaneamente” qualcuno o qualcosa, è un’azione liturgica, anche se non è strettamente definita nelle rubriche della Chiesa. Questo perché la liturgia è il nostro culto pubblico di Dio e l’atto del sacerdote di impartire una benedizione a una persona, a una cosa o a una coppia è necessariamente incluso in quell’atto pubblico. Fernández (e il Papa) cercano di separare questa unione tra liturgia e vita, rendendo la liturgia solo qualcosa che facciamo in Chiesa e sotto linee guida specifiche. La liturgia diventa lettera morta invece di essere ciò che ci dà vita.

12. Bisogna anche evitare il rischio di ridurre il significato delle benedizioni solo a questo punto di vista, perché ci porterebbe ad aspettarci per una semplice benedizione le stesse condizioni morali che sono richieste per la ricezione dei sacramenti. Tale rischio richiede un ulteriore allargamento della prospettiva. C’è infatti il rischio che un gesto pastorale così amato e diffuso venga sottoposto a troppi prerequisiti morali che, con la pretesa di controllo, potrebbero mettere in ombra la forza incondizionata dell’amore di Dio che è alla base del gesto della benedizione.

Un tema ricorrente del pontificato di Francesco è che in qualche modo le regole limitano l’amore e la misericordia di Dio. Sono rigide e controllanti. Eppure la realtà è che queste regole sono fatte per aiutarci a seguirlo meglio. Un padre che non stabilisce alcuna regola per i suoi figli non è solo un cattivo padre, è un abusatore. Eppure Fernández sbotta all’idea di “troppi prerequisiti morali”, minando così qualsiasi prerequisito.

Un padre è dispotico quando dice al figlio di 5 anni che non può giocare con un coltello? È rigido un genitore che limita il numero di dolci che un figlio può mangiare dopo cena? La ragione per cui la Chiesa ha sempre posto delle restrizioni all’uso delle benedizioni è che sa che Dio non benedice tutte le attività umane e, di fatto, alcune di esse sono condannate perché ci separano dal Suo abbraccio amorevole.

20. Chi chiede una benedizione si mostra bisognoso della presenza salvifica di Dio nella sua vita e chi chiede una benedizione alla Chiesa riconosce quest’ultima come sacramento della salvezza che Dio offre. Cercare una benedizione nella Chiesa significa riconoscere che la vita della Chiesa nasce dal grembo della misericordia di Dio e ci aiuta ad andare avanti, a vivere meglio e a rispondere alla volontà del Signore.

Come fa Fernández a conoscere i pensieri e i sentimenti interiori di chi chiede una benedizione? È dotato di una sorta di telepatia universale? Le persone possono chiedere una benedizione per tutta una serie di motivi: chiedere la presenza di Dio, chiedere la sua approvazione, convalidare se stessi alla Chiesa e al mondo, le usanze culturali, ecc.

Non è affatto difficile immaginare che molte persone chiedano una benedizione perché chiedono approvazione. Dopotutto, se un sacerdote benedice qualcosa, deve andare bene, no? E questa è la concezione comune, non l’eccezione. Quindi, nonostante la descrizione altisonante di Fernández del motivo per cui le persone chiedono una benedizione, molte persone (probabilmente la maggior parte) la vedono come una forma di approvazione ufficiale della loro relazione.

23. Se considerate al di fuori di una cornice liturgica, queste espressioni di fede si trovano in un ambito di maggiore spontaneità e libertà. Tuttavia, “il carattere facoltativo degli esercizi di pietà non deve in alcun modo far pensare a una sottovalutazione o addirittura a una mancanza di rispetto per tali pratiche. La via da seguire in questo campo richiede un corretto e saggio apprezzamento delle molte ricchezze della pietà popolare, [e] delle potenzialità di queste stesse ricchezze”[14] In questo modo, le benedizioni diventano una risorsa pastorale da valorizzare piuttosto che un rischio o un problema.

Ancora una volta, dobbiamo notare il divorzio tra liturgia e vita nel pensiero di Fernández (e del Papa). A rigore, non c’è nulla “al di fuori di un quadro liturgico”. Ma anche se vogliamo restringere il significato di liturgia, essa comprende ancora le preghiere dei sacerdoti in un contesto pubblico, anche se queste preghiere sono “spontanee”.

Nella mia esperienza, i sacerdoti migliori sono sempre attenti ad attenersi il più possibile alle rubriche ufficiali quando “spontaneamente” viene chiesta una benedizione. Molti portano addirittura con sé il libro delle benedizioni, per non doverne creare di proprie. Capiscono che la loro benedizione, pur non facendo strettamente parte della liturgia ufficiale della Chiesa, è comunque un atto liturgico (e istintivamente percepito come tale da chi viene benedetto).

25. La Chiesa, inoltre, deve rifuggire dal poggiare la sua prassi pastorale sulla fissità di certi schemi dottrinali o disciplinari, soprattutto quando questi conducono a “un elitarismo narcisistico e autoritario, per cui, invece di evangelizzare, si analizzano e si classificano gli altri, e invece di aprire la porta alla grazia, si esauriscono le proprie energie nell’ispezionare e verificare” [16] Così, quando le persone chiedono una benedizione, non si deve porre un’analisi morale esaustiva come condizione preliminare per conferirla. Infatti, a chi chiede la benedizione non si deve richiedere una precedente perfezione morale.

Nella storia della Chiesa, credo che nessuno – nessuno – abbia mai sostenuto che “chi chiede una benedizione dovrebbe… essere obbligato ad avere una precedente perfezione morale”. Si tratta di uno specchietto per le allodole, costruito per far sembrare che qualsiasi restrizione su chi o cosa può essere benedetto sia un peso inutile che viene posto sui fedeli.

26. In questa prospettiva, le Respuestas del Santo Padre contribuiscono ad ampliare il pronunciamento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2021 da un punto di vista pastorale. Infatti, le Respuestas invitano al discernimento circa la possibilità di “forme di benedizione, richieste da una o più persone, che non trasmettano una concezione errata del matrimonio”[17] e, in situazioni moralmente inaccettabili da un punto di vista oggettivo, tengono conto del fatto che “la carità pastorale ci impone di non trattare semplicemente come “peccatori” coloro la cui colpa o responsabilità può essere attenuata da vari fattori che influiscono sull’imputabilità soggettiva”[18].

Il divorzio tra liturgia e vita si è verificato prima nel testo; ora vediamo il divorzio tra morale e pratiche “pastorali”. Se una situazione è “moralmente inaccettabile da un punto di vista oggettivo”, allora è moralmente inaccettabile, punto. Non ci sono giustificazioni “pastorali” per farla apparire moralmente accettabile o per ignorare la sua inaccettabilità.

Lo scopo della morale cattolica non è quello di creare un insieme di regole da seguire. È quello di guidarci verso Dio, di metterci sulla retta via che porta a Lui. Tutto ciò che mina questa morale, strizzando l’occhio alle violazioni, per definizione porta le persone fuori dal sentiero e lontano da Dio.

30. La concezione popolare delle benedizioni, tuttavia, valorizza anche l’importanza delle benedizioni discendenti. Sebbene “non sia opportuno che una Diocesi, una Conferenza Episcopale o qualsiasi altra struttura ecclesiale stabilisca costantemente e ufficialmente procedure o rituali per ogni tipo di questione”[21], la prudenza e la saggezza pastorale – evitando ogni grave forma di scandalo e confusione tra i fedeli – possono suggerire che il ministro ordinato si unisca alla preghiera di quelle persone che, pur in un’unione che non può essere paragonata in alcun modo al matrimonio, desiderano affidarsi al Signore e alla sua misericordia, invocare il suo aiuto e farsi guidare verso una maggiore comprensione del suo disegno di amore e di verità.

“Evitare ogni forma grave di scandalo e di confusione tra i fedeli”: questo, signore e signori, è il massimo del raggiro. Basta vedere la risposta a questo documento per vedere “ogni grave forma di scandalo e confusione tra i fedeli”. Questo documento crea scandalo e confusione e, se devo essere sincero, penso che lo faccia di proposito.

31. Nell’orizzonte qui delineato appare la possibilità di benedizioni per coppie in situazioni irregolari e per coppie dello stesso sesso, la cui forma non dovrebbe essere fissata ritualmente dalle autorità ecclesiali per evitare di produrre confusione con la benedizione propria del sacramento del matrimonio. In questi casi, si può impartire una benedizione che non solo ha un valore ascendente, ma comporta anche l’invocazione di una benedizione che scende da Dio su coloro che – riconoscendosi indigenti e bisognosi del suo aiuto – non pretendono una legittimazione del proprio status, ma implorano che tutto ciò che è vero, buono e umanamente valido nella loro vita e nelle loro relazioni sia arricchito, sanato ed elevato dalla presenza dello Spirito Santo. Queste forme di benedizione esprimono una supplica affinché Dio conceda quegli aiuti che provengono dagli impulsi del suo Spirito – ciò che la teologia classica chiama “grazia attuale” – affinché le relazioni umane maturino e crescano nella fedeltà al Vangelo, siano liberate dalle loro imperfezioni e fragilità e si esprimano nella dimensione sempre più ampia dell’amore divino.

Subito dopo la pubblicazione del documento, ho visto alcuni cattolici online cercare di sostenere che questo documento “non cambia nulla”, perché presumibilmente non approva le benedizioni per le relazioni, ma solo per gli individui. Tuttavia, questo paragrafo chiarisce che questa interpretazione non è corretta. Si parla esplicitamente di “possibilità di benedizioni per coppie in situazioni irregolari e per coppie dello stesso sesso” (corsivo aggiunto). Che cos’è una “coppia” se non una relazione? Non si parla di benedire individui che hanno una relazione irregolare o dello stesso sesso, ma di benedire la coppia stessa.

E ancora una volta Fernández si impegna in una telepatia mentale, affermando che tali coppie che chiedono una benedizione “non pretendono una legittimazione del proprio status”. Come fa a saperlo? E soprattutto, come può un sacerdote saperlo prima di impartire una benedizione? Fernández pensa davvero che siamo così stupidi da credere che una coppia omosessuale che si rivolge a un sacerdote per benedire la propria relazione non rivendichi una certa legittimazione? Certo che è quello che sostengono.

Inoltre, l’uso del termine “situazioni irregolari” è eloquente. In superficie, fa sembrare che alla relazione manchi solo qualche fattore non importante. Forse lo sposo ha dimenticato di firmare il suo nome sul certificato di matrimonio? Ma “irregolare” in questo contesto è molto più serio.

Una relazione “irregolare”, in questo contesto, non è una relazione irregolare a causa di qualche violazione di una regola creata dall’uomo. Si tratta invece di una violazione della legge divina in materia di matrimonio. Dio ha chiarito molto bene che cos’è il matrimonio, e quindi anche che cosa non è. Qualsiasi violazione di questo standard è quindi una violazione delle chiare norme morali di Dio. In altre parole, qualsiasi relazione “irregolare” è una relazione immorale. Fernández non vuole usare questo termine, perché rivela chiaramente che ciò che sta approvando è in realtà l’approvazione di ciò che Dio non approva.

43. La Chiesa è dunque il sacramento dell’amore infinito di Dio. Pertanto, anche quando il rapporto con Dio è offuscato dal peccato, la persona può sempre chiedere una benedizione, tendendo la mano a Dio, come fece Pietro nella tempesta quando gridò a Gesù: “Signore, salvami!” (Mt 14, 30). (Mt 14,30). In effetti, desiderare e ricevere una benedizione può essere il bene possibile in alcune situazioni. Papa Francesco ci ricorda che “un piccolo passo, in mezzo a grandi limitazioni umane, può essere più gradito a Dio di una vita che appare esteriormente in ordine, ma che attraversa la giornata senza affrontare grandi difficoltà”[28] In questo modo, “ciò che risplende è la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo, morto e risorto dai morti”[29].

Il problema fondamentale di questo documento e della teologia che lo sottende è la sua radicale ricostruzione di ciò che si intende per “amore di Dio”. Esso applica a Dio onnipotente le moderne nozioni di “amore”, che si riducono a sentimenti emotivi e ad affermazioni prive di significato. L’amore di Dio non è l’affermazione del peccato, ma la sua sconfitta. L’amore di Dio lo vediamo più pienamente sulla Croce, che è il cammino della sofferenza e del rinnegamento di sé. Tuttavia, quando le persone scelgono di avere relazioni irregolari o dello stesso sesso, stanno di fatto scegliendo un percorso di sé rispetto alla negazione di sé. Benedire questo percorso disordinato significa pretendere di dare la benedizione di Dio su un percorso che si allontana da Lui. Questo la Chiesa non l’ha mai fatto e non può farlo, a prescindere da ciò che il cardinale Fernández o persino Papa Francesco potrebbero dire.

Per i cattolici che si chiedono: “Come posso dare una religiosa sottomissione di mente e volontà” a questo documento, come suggerisce Lumen Gentium 25? Consiglio la lettura di “Insegnamenti non infallibili del Magistero e il significato di obsequium religiosum” del dottor Jeremy Holmes. In poche parole, egli spiega che questa sottomissione religiosa non richiede un accordo assoluto con testi non infallibili come la Fiducia Supplicans, soprattutto in situazioni come questa in cui il testo contraddice chiaramente ciò che è stato insegnato in precedenza.

Alcuni cattolici potrebbero sentirsi obbligati a difendere il documento della DDF di ieri per un malinteso senso di difesa della Chiesa o del papato. Tuttavia, fare ciò mina in realtà la stessa Chiesa e il papato che si cerca di difendere. Difendete invece gli insegnamenti perenni della Chiesa riguardo al matrimonio, che la Fiducia Supplicans rende a parole, ma in ultima analisi rifiuta.

Eric Sammons

 

Eric Sammons is the editor-in-chief of Crisis Magazine.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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