Ciò che rende la convinzione religiosa “praticamente priva di significato” nel liberalismo moderno non deriva da una separazione tra politica e religione. Piuttosto, la religione diventa incorporata all’interno della politica.

Vi proponiamo un articolo di Brian Jones, pubblicato su Catholic World Report, nella traduzione di Riccardo Zenobi.

 

Amy Coney Barrett è un giudice della Corte d’Appello degli Stati Uniti per il 7° Circuito e professore di diritto all’Università di Notre Dame. (CNS photo/Matt Cashore, University of Notre Dame via Reuters)

 

Ciò che rende la convinzione religiosa “praticamente insignificante” nel liberalismo moderno non deriva da una separazione tra politica e religione. Piuttosto, la religione viene incorporata nel politico.

Durante l’udienza di conferma di Amy Coney Barrett per la Settima Corte d’Appello, tenutasi il 6 settembre 2017, il senatore Chuck Grassley ha posto la seguente domanda alla candidata: “Quando è appropriato che un giudice metta le proprie opinioni religiose al di sopra dell’applicazione della legge?”

Barrett ha risposto: “Mai. Non è mai appropriato che un giudice imponga le proprie convinzioni personali, sia che derivino dalla fede o da qualsiasi altra parte, sulla legge”.

La risposta di Barrett merita un’attenzione significativa. Come suggerisce C.C. Pecknold, la domanda generale che ha pervaso gran parte dell’udienza di conferma riguarda la natura della teologia politica. Nel mondo liberale moderno, la legge è considerata laica, priva di qualsiasi influenza religiosa o riferimento al divino. La preoccupazione più profonda qui è che Barrett imponga le sue “convinzioni religiose personali” come standard per applicare o minare la legge.

 

La dottrina agostiniana delle Due Città

Gli oppositori della nomina di Barrett temono che lei abbia una comprensione della politica e della fede che corrisponda a un tipo di unità, una teologia politica il cui giudizio sulla legge proviene da una fonte divina, non secolare. Questa supposizione corrisponde all’osservazione della senatrice Diane Feinstein secondo cui la fede religiosa di Barrett è un dogma che “vive forte dentro” di lei.

L’immagine non potrebbe essere più chiara: il pensiero politico liberale ha inaugurato la necessaria divisione tra politica e religione. Amy Barrett sembra mirare a un’unione di politica e fede religiosa. La posta in gioco qui è la conquista stessa della moderna democrazia liberale.

L’ironia di una tale narrativa è che, in effetti, Barrett è colei che sostiene la verità che la religione e la politica devono essere separate. E questo impulso a vedere la separazione tra religione e politica arriva, per Barrett, proprio come risultato della sua fede cattolica.

La Chiesa cattolica insegna che il messaggio salvifico di Gesù Cristo trascende il politico; la salvezza non dipende dalla condizione della propria società politica. Il significato più pieno del cristianesimo assicura che la diffusione della sua dottrina curativa non sia legata a un regime politico. Essere un cittadino di un particolare ordine politico non crea né infrange l’eterna beatitudine. La salvezza può essere ottenuta in qualsiasi tipo di regime, buono o cattivo che sia.

Allo stesso tempo, come sostiene sant’Agostino nella Città di Dio, il patriottismo può essere un ostacolo alla nostra salvezza. Agostino è stato certamente un realista nell’affermare che la maggior parte dei governi non sarebbe all’altezza della giustizia. Questo è il motivo per cui ha tracciato una distinzione così netta tra la Città di Dio e la Città dell’Uomo. La Città di Dio è una realtà transpolitica e qualcosa a cui gli esseri umani sono ordinati come fine ultimo. Seguendo le orme di Platone e della tradizione classica della filosofia politica, Agostino riteneva che fosse necessario chiedersi quale sarebbe stato il governo migliore. Tuttavia era anche d’accordo con Platone sul fatto che un governo così perfetto è impossibile da creare in questa vita e che il tentativo di realizzarlo distruggerebbe i governi reali.

Nella sua lettera all’imperatore Anastasio, papa Gelasio I articolò questa duplice distinzione tra le sfere della religione e della politica. Per Gelasio, l’autorità politica è onorevole, e viene conferita allo scopo di prendersi cura degli affari umani nell’ordine temporale. Tuttavia, in questioni che trascendono il sistema politico, un governante politico deve ricordare che “chinerà [la sua] testa umilmente davanti ai capi del clero e attenderà dalle loro mani i mezzi della [sua] salvezza”. Pur riconoscendo la legittimità e la necessità dell’ordine politico, il Papa fa comunque eco ad Agostino nel sostenere la supremazia della sfera religiosa e transpolitica. I governanti politici devono fare attenzione a non imporre la loro volontà e autorità su questioni spirituali che sono la sfera propria della Chiesa.

 

La città di Dio e dell’uomo diventano una cosa sola

Nonostante tutte le nostre attuali invocazioni riguardo la separazione tra Chiesa e Stato, questa distinzione tra la Città di Dio e la Città dell’Uomo è stata effettivamente minata nella modernità. Descrivendo le intuizioni di Augusto del Noce sull’età moderna, Michael Hanby osserva che, per Del Noce, la modernità è

fondata sulla tentata eliminazione di ogni forma di trascendenza: la trascendenza della verità sulla funzione pragmatica, la trascendenza degli ordini dell’essere e della natura sull’ordine della costruzione storica, la trascendenza della civitas dei sulla civitas terrena, la trascendenza dell’eternità sul tempo, la trascendenza di Dio sulla creazione. Ogni forma di trascendenza tranne una, però. Una volta eliminata o soppressa la trascendenza reale, lo stesso ordine politico diventa l’orizzonte trascendentale, assumendo la sovranità sulla natura, la verità e la moralità, su tutto ciò che lo precederebbe, lo supererebbe e lo limiterebbe.

Questa elevazione dell’ordine politico a supremo è uno dei principi primi dell’età moderna. La Praxis usurpa il primato dell’ordine contemplativo o teorico come il bene supremo per la vita umana. Ciò che logicamente segue da questo principio sarà che l’ordine politico regna supremo.

L’affermazione fondamentale del pensiero politico moderno è che ha inaugurato la separazione tra religione e politica. È così che ci è stato chiesto di leggere pensatori politici moderni come Machiavelli, Locke e Hobbes. Eppure c’è una strana anomalia in questa narrazione del pensiero moderno.

Nel Leviatano, Thomas Hobbes si spinge fino a sostenere che la Scrittura sostiene una combinazione di politica e religione. Eppure le ultime due parti del Leviatano rivelano che Hobbes non sta scrivendo di un ordine politico razionale e secolare. Invece, Hobbes scrive nell’arena della teologia politica proprio come teologo. Capito in questo contesto, può essere sorprendente scoprire che il principale obiettivo intellettuale di Hobbes è il teologo gesuita Roberto Bellarmino. Perché? Bellarmino sosteneva la posizione agostiniana secondo cui le sfere della politica e della religione non erano le stesse.

Nella sua Lettera sulla tolleranza, John Locke inizialmente sembra che stia sostenendo una tale concezione agostiniana, sostenendo che le sfere della politica e della religione sono completamente separate e inamovibili. Mette in guardia dal confondere “cielo e terra insieme”, quelle due società che “nella loro origine, fine, affari e ogni cosa, sono perfettamente distinte e infinitamente diverse l’una dall’altra”. Eppure la comprensione fondamentale di Locke riguardo allo scopo della religione in realtà si allinea abbastanza bene con gli obiettivi generali di un ordine politico liberale. La tolleranza, secondo Locke, è il nucleo essenziale dei vangeli.

Così, sia in Hobbes che in Locke, la presunta divisione tra politica e religione è crollata: il politico e lo spirituale si uniscono, e tale unione è infine confermata in nome della religione.

 

Il cattolicesimo è al sicuro nella moderna democrazia liberale?

Nel suo illuminante saggio del 1998, “Transforming Constitutionalism and the Case of Religion: Defending the Moderate Hegemony of Liberalism”, il teorico politico di Princeton Stephen Macedo fa la seguente osservazione sulla moderna democrazia liberale e il suo rapporto con il cattolicesimo americano in particolare:

Potremmo quasi dire che i cattolici americani (anche se forse non ancora fondamentalisti) sono arrivati ad accettare la posizione americana piuttosto che quella cattolica sulla separazione tra chiesa e stato. Essere americani significa avere una religione (abbiamo pochissimi atei di villaggio in questi giorni), ma qualsiasi religione andrà bene.

Nel valutare il tipo di lotte che i candidati cattolici alle cariche pubbliche hanno dovuto sopportare, Macedo prosegue affermando che la cartina di tornasole per tale servizio deve presupporre “l’insignificanza pratica delle loro convinzioni religiose”. In altre parole, Macedo afferma che la pratica religiosa inevitabilmente squalificherà una persona dalle cariche pubbliche poiché, seguendo la posizione liberale, religione e politica sono completamente separate.

Tuttavia, questa apparenza esteriore di separazione nasconde una realtà più sottile che può essere trascurata: la pratica religiosa sarebbe accettabile nella misura in cui mantiene la posizione liberale della tolleranza e qualsiasi delle sue altre “virtù”. Ciò che rende la convinzione religiosa “praticamente priva di significato” non deriva da una separazione tra politica e religione. Piuttosto, la religione viene incorporata nel politico. Alla pratica religiosa sarà concesso spazio se i suoi obiettivi saranno legati ai principi della moderna politica liberale.

E così torniamo ad Amy Barrett e ai suoi interlocutori politici. Barrett è stata pressata sul fatto che si consideri una cattolica ortodossa. Questa è la questione centrale, non solo per lei, ma per tutto il nostro ordine politico e sociale. Forse ci indurrà a riconsiderare il grado in cui il cattolicesimo ortodosso può essere veramente tollerato nelle moderne democrazie liberali. L’argomento che deve essere ascoltato, per la salute sia della religione che della politica, insiste sul fatto che le cose di Cesare e quelle di Dio non sono la stessa cosa. Per Barrett, questo insegnamento è al centro della fede cattolica, ed è fortunatamente un dogma che vive ad alta voce dentro di lei.

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