modernismo

 

 

di Aurelio Porfiri

 

Sicuramente tutti conoscete il detto “il nemico del mio nemico è mio amico” o come un detto medioevale avrebbe detto “amico mio, nemico del mio nemico”. È una dinamica strana ma in realtà funziona a tutti i livelli ed è ben riconosciuta per il suo uso in politica. A volte, per affrontare un certo nemico, dobbiamo allearci anche con chi apparentemente è molto diverso da noi e persegue strade che, in altre situazioni, non avrebbero incontrato le nostre.

In uno studio fatto per dimostrare una teoria psicologica di 80 anni fa è stato scoperto quanto segue: “La teoria dell’equilibrio di Fritz Heider è una vecchia teoria, ha circa ottanta anni, che suggerisce l’idea secondo la quale alcune reti relazionali sarebbero più stabili di altre. In particolare, la teoria si occupa dei legami sia positivi che negativi in una triade composta da tre individui, dove il legame definito “l’amico del mio nemico è mio nemico” risulta essere più stabile (e quindi più comune) del legame definito “l’amico del mio amico è mio nemico”. In questo studio le informazioni riguardanti le interazioni tra i giocatori sono più dettagliate rispetto ad altre fonti di dati, perché includono sia elementi relativi al tipo di relazione che alla valenza positiva o negativa di ogni scambio relazionale. Questo ha permesso agli autori dello studio di dimostrare che gli scambi relazionali positivi formano reti più stabili, almeno nelle società virtuali, dimostrando per la prima volta la teoria dell’equilibrio di Fritz Heider” (dott. Leonardo Corsetti in terapiapscicologica.eu). Insomma, costruiamo i nostri rapporti sociali spesso a partire dal nemico. Perché in un mondo reale, non inquinato dal buonismo, la nostra realtà è fatta di alleanze e inimicizie.

Ho osservato che in ambito politico e sociale, molto spesso si condividono certe lotte con persone che partono da idee del tutto difformi alle nostre, ma che in quel momento stanno lottando verso un nemico comune. Ho notato che questa realtà esiste anche in campo religioso. Per esempio nel periodo della crisi modernista, i modernisti facevano sponda con protestanti o socialisti per fronteggiare il nemico comune, il Vaticano, o meglio l’ortodossia cattolica. Questo fu un rischio grande perché molti di loro caddero nelle reti gettate proprio da protestanti, socialisti e comunisti. Quindi esiste un rischio ma in quel caso era prevedibile, in quanto quei cattolici liberali e progressisti già tendevano di più a quei sistemi di pensiero che all’ortodossia cattolica propriamente detta.

Noto questo anche nelle recenti tensioni nel mondo tradizionale cattolico, in cui si uniscono contro la deriva neomodernista che affligge la Chiesa persone che hanno manifestato il loro disgusto per la direzione che si è presa in recenti decenni e che pure sono su sponde molto diverse. Il “nemico” crea gli amici, in un certo senso. E questo è indispensabile se si vuole che la propria protesta possa avere un qualche peso.

 

 

 

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