Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Robert A. Sirico, pubblicato su First Things. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

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Victor Manuel Fernandez, Arcivescovo

 

Il 18 dicembre 2023, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha emesso la dichiarazione Fiducia Supplicans, che concede ai sacerdoti cattolici il permesso di impartire benedizioni a coppie in “situazioni irregolari” e a coppie dello stesso sesso. Il dibattito sul significato e le implicazioni di questa lettera è stato molto ampio, a causa della confusione che genera e delle incongruenze teologiche che contiene. Recentemente, insieme ai leader cattolici di tutto il mondo, ho firmato un “Appello filiale” indirizzato a cardinali e vescovi che esprime preoccupazione per le ripercussioni e la sostanza della Fiducia Supplicans e ne chiede il ritiro.

Condivido l’intenzione di Fiducia Supplicans nella misura in cui cerca di abbracciare individui che si sentono ingiustamente emarginati dalla Chiesa, in particolare coloro che hanno affrontato crudeltà o mancanza di rispetto che hanno portato alla loro alienazione. Riconosco anche l’affermazione del documento sugli insegnamenti incrollabili della Chiesa in materia di morale sessuale. E accolgo con favore il suo invito alle persone che lottano per vivere le esigenze della castità – una sfida morale affrontata da molti credenti, come ogni confessore sa.

Ma l’invito è, purtroppo, anemico, come quando esprime la vaga speranza che tali “relazioni possano maturare e crescere nella fedeltà al Vangelo, [e] . . siano liberati dalle loro imperfezioni e fragilità”, senza individuare la ragione stessa per cui queste coppie sono coppie: proprio quelle imperfezioni e fragilità. Inoltre, viene tralasciato qualcosa di importante. Un punto che non viene affrontato in Fiducia Supplicans (e che non è stato molto discusso al Sinodo sulla sinodalità di ottobre) è il seguente: La chiamata alla castità non implica la repressione di una naturale e sana inclinazione; piuttosto, la castità è vista dalla tradizione cristiana come un modo razionale, spirituale e umano per dirigere l’istinto sessuale verso un fine più alto dell’autocompiacimento. Non c’è bisogno di essere un fondamentalista, o addirittura un credente, per vedere il beneficio nobilitante di reindirizzare i propri appetiti in questo modo. Le persone lo fanno continuamente con le diete e l’esercizio fisico. Harvey Weinstein potrebbe ancora fare film se si fosse abituato a disciplinarsi anziché limitarsi a soddisfare le sue inclinazioni. Ma nella Fiducia Supplicans, al posto di questa visione tradizionale e positiva della castità, troviamo l’implicazione che la proibizione di certi atti sessuali sia del tutto negativa, oppressiva, una reliquia dell’intolleranza del passato.

Ciò che ha suscitato più commenti di qualsiasi altra parte della Fiducia Supplicans è il suo apparente presupposto che le persone che vivono relazioni omosessuali non possano fare altrimenti. Forse il meglio che possiamo dire di questo approccio è che si sforza di essere caritatevole. A parte la confusione evolutiva che può derivare da casi di abuso sessuale nelle prime fasi della vita, per la maggior parte la lotta che affrontano le persone con orientamento omosessuale è resa più acuta quando riconosciamo che il loro orientamento non è stato scelto ma scoperto, una scoperta che spesso si traduce in alienazione e isolamento interiore. Quindi, la disposizione alla carità non è fuori luogo.

Ma la Chiesa ha sempre sostenuto che la carità implica dire la verità sul peccato. Questo è un problema per Fiducia Supplicans, e la soluzione che offre è un espediente retorico, una distinzione senza differenza. Quando Fiducia Supplicans vuole dimostrare il rispetto per la dignità degli individui che lottano con le esigenze del Vangelo, prende una scorciatoia eludendo l’ovvia verità che una coppia è definita dall’unione che le due parti condividono e dalle azioni che le costituiscono come coppia. La benedizione apparentemente non è sull’unione in quanto tale o sul comportamento sessuale che la costituisce, ma piuttosto sugli individui all’interno dell’unione. Ma questa distinzione è insostenibile. La benedizione delle persone all’interno di tali unioni implica l’approvazione dell’unione stessa – altrimenti perché sarebbe un’unione? Il nuovo paradigma della Fiducia Supplicans risulta essere solo una scivolosa manipolazione dei concetti tradizionali.

Questa scivolosità, che tende a minare la fiducia dei cattolici nella leadership teologica della Chiesa, arriva in un momento sbagliato. La tempistica della pubblicazione del documento, poco dopo il Sinodo sulla sinodalità, mette in dubbio l’autenticità e la trasparenza del processo sinodale stesso. La totale mancanza di rappresentanza di fedeli cattolici con attrazione per lo stesso sesso durante le discussioni sinodali sottolinea queste preoccupazioni.

La partecipazione di rappresentanti dell’Apostolato del Coraggio, o di Eden Invitation, o del movimento dell’Amicizia Spirituale, o di uno qualsiasi degli equivalenti internazionali di questi organismi, avrebbe arricchito la conversazione al sinodo. Perché non sono stati inclusi? Invece, coloro che sostengono di rappresentare le preoccupazioni delle persone con attrazione per lo stesso sesso al sinodo sembravano intenzionati ad affermare la loro “identità gay”, anche dissentendo discretamente dall’insegnamento della Chiesa, piuttosto che affrontare le lotte di coloro che si sforzano di aderire agli insegnamenti della Chiesa. New Ways Ministry stima con gioia che un numero significativo di partecipanti invitati al sinodo abbia sostenuto pubblicamente le revisioni dell’insegnamento della Chiesa sulle relazioni omosessuali. E gli unici due riferimenti al pentimento nel documento finale del sinodo erano entrambi rivolti alla Chiesa, non a coloro che vivono al di fuori dell’insegnamento della Chiesa.

Nel tentativo di accompagnare le persone che lottano con l’attrazione per lo stesso sesso, la Chiesa deve riconoscere – cioè deve vedere per quello che sono – i movimenti e le persone i cui messaggi divergono dal suo coerente insegnamento sul matrimonio, come New Ways Ministry, Outreach, il relatore generale del sinodo, il sottosegretario del sinodo e il maestro di ritiro del sinodo, che hanno tutti dissentito apertamente dall’insegnamento della Chiesa. La Chiesa accetta tutti i peccatori, naturalmente. Richiede anche il pentimento e lo sforzo per la riforma, cioè l’accettazione del suo insegnamento. In mezzo alla furia di affermare e includere, sono state trascurate le voci dei fedeli cattolici che hanno vissuto con successo e – come vi diranno – con gioia secondo gli insegnamenti della Chiesa. Il loro percorso ha probabilmente comportato il rifiuto, il ridicolo e forse, a volte, la mancanza di comprensione. Eppure hanno trovato conforto nell’abbracciare la Croce di Cristo.

Vale la pena soffermarsi su ciò che comporta parlare della Croce. La Croce è al centro dell’autocomprensione della Chiesa, al cuore del suo messaggio di redenzione. La sua funzione redentrice e il suo potere di cattura (Gv 12,32) sono espressi in una moltitudine di modi in tutto il Nuovo Testamento. È altrettanto vero che il concetto di croce, orribile emblema del primo secolo della pena capitale, è sempre stato a doppio taglio: sia un segno di contraddizione che una promessa di un rovesciamento delle sorti (Fil 3,10-11). La Croce non ha senso in un’epoca votata alla gratificazione immediata e al presupposto che se si vuole avere gioia, pace o piacere, lo si deve fare in questa vita.

Non è difficile capire che questo duro messaggio di abnegazione sarebbe visto come crudele, anzi assurdo, da persone che non condividono la visione della Chiesa della vita umana come trascendente (1 Cor 1,18-19). Sicuramente, se spetta a qualcuno mantenere questo messaggio, spetta alla Chiesa. Eppure si cerca invano la logica della Croce in Fiducia Supplicans o nelle discussioni sull’attrazione per lo stesso sesso al sinodo. Invece, Fiducia Supplicans mette implicitamente in discussione e, si potrebbe dire, denigra il significato e il valore delle lotte e dei sacrifici delle persone con orientamento omosessuale che vivono da single, concentrandosi sulle persone che vivono in coppia. In questo modo mina il sacramento della penitenza, fonte di riconciliazione della Chiesa.

È scoraggiante che in mezzo a tutte le parole di accompagnamento e inclusione al sinodo, le voci di questi fedeli siano state assenti. Quali intuizioni, utili a tutti i credenti, avrebbero potuto apportare? L’abbandono che potrebbero giustamente sentire all’interno della Chiesa sarebbe palpabile, evidenziando un allarmante scollamento tra alcuni membri della gerarchia e coloro che si sforzano di vivere fedelmente i loro impegni.

Innumerevoli individui di questo tipo sono invisibili. Non si uniscono a movimenti stridenti di dissenso o di protesta, e le loro lotte sono confidate solo ad amici intimi o a gruppi di sostegno o in confessionale – non per disgusto di sé, ma perché la loro identità trascende le loro inclinazioni.

In questi tempi difficili per la Chiesa, è imperativo riconoscere e affrontare i sentimenti di abbandono provati da questi fedeli figli e figlie di Dio. Le loro voci ed esperienze sono numerose, varie e preziose per dare forma a una comunità ecclesiale più fedele, compassionevole e veramente inclusiva. ForseFiducia Supplicans voleva davvero fare questo, ma ha fallito offrendo ciò che Bonhoeffer chiamava grazia a buon mercato.

Robert A. Sirico


Robert A. Sirico è cofondatore dell’Acton Institute.

 


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