Amazon ha messo al bando i libri del dottor Joseph Nicolosi  che per l’omosessualità ha sviluppato la terapia reintegrativa.

Rod Dreher, autore de L’Opzione Benedetto, osserva in un articolo che Amazon non vende più i libri del dott. Nicolosi ma vende altri come: Mein Kampf di Adolf Hitler, La guida dei leader delle SS, tradotto dall’originale tedesco, o Milestones dell’islamista radicale Sayyid Qutb che chiama ad una incessante jihad globale contro i non islamici.

Dreher si chiede se Amazon non sia capitolata sotto le pressioni LGBT. Sarà selezionato anche il sapere? Ci diranno cosa leggere?

Sarà selezionato anche il sapere? Ci diranno cosa dovremo leggere?

Sarà selezionato anche il sapere? Ci diranno cosa dovremo leggere?

Uno dei lettori dell’articolo di Dreher gli ha scritto una lettera che riporto di seguito. È un lettore che sperimenta una attrazione per lo stesso sesso ma che sta seguendo la terapia del dottor Nicolosi, che elogia. È una lettera molto bella che vi presento nella mia traduzione.

Dottor Joseph Nicolosi

Dottor Joseph Nicolosi

 

Un coraggioso cattolico di nome John Burd scrive a proposito della decisione di Amazon di vietare la vendita sul suo sito delle opere del defunto Dr. Joseph Nicolosi, fondatore della “terapia reintegrativa” – che NON è la stessa cosa della “terapia di conversione”, e non ha nulla a che fare con le torture abusive con lle quali l’attivista gay Sam Brinton sostiene (con grande implausibilità) di essere stato sottoposto in gioventù.

 

Comunque, ecco la lettera:

Sono un paziente attuale della clinica fondata dal dottor Joseph Nicolosi, e volevo condividere un paio di pensieri. Ho 37 anni, sono cattolico, gay (o attratto dalle persone dello stesso sesso, se si vuole usare la terminologia ingombrante ma più ortodossa), e ho iniziato ad essere seguito da un terapista della clinica all’inizio di quest’anno.

Voglio iniziare correggendo qualcosa nel tuo post, in cui hai scritto che Joseph Nicolosi “credeva, a torto o a ragione, che l’omosessualità potesse essere curata”.   Io stesso non sono un professionista della psicologia, e ovviamente non parlo per la clinica. Ma ho letto i libri di Nicolosi, e sarebbe più esatto dire che credeva che l’omosessualità potesse essere trattata, non curata. La sua concezione dell’omosessualità è più simile a quella relativa all’alcolismo che ad una malattia curabile – può essere trattata, e persone diverse sperimentano diversi livelli di guarigione. Alcune persone potranno essere completamente liberate dall’omosessualità.  Ad alcuni ciò non capiterà. Ma anche quelli di noi che non saranno mai liberati potranno trovare aiuto nella diminuzione delle nostre attrazioni e gestione dell’impatto che esse hanno sulla nostra vita.

Ancora una volta, sottolineo che qui parlo solo per la mia comprensione personale – non porto alcuna autorità a questo al di là della mia esperienza personale. Ma voglio condividere la mia esperienza. Quando ho letto i libri del dottor Nicolosi, è stato come leggere una biografia intima di me stesso. I miei rapporti con gli altri uomini, i fallimenti che ho visto in me stesso rispetto a loro, quello che temevo di loro, l’affermazione che volevo da loro, erano tutti lì sulla pagina. Nella teoria dell’omosessualità del dottor Nicolosi, erano causa, molto più che effetto.

La mia reazione a questo è stata una profonda umiliazione – l’umiliazione di vedere così tanta della mia stessa debolezza messa a nudo sulla pagina in un linguaggio clinico severo. Ma in quell’umiliazione risiedeva la speranza. Forse quest’uomo che mi ha visto così chiaramente, senza nemmeno sapere che esistessi, forse aveva ragione su cosa sia l’omosessualità – essenzialmente, una spinta sbagliata a entrare in contatto con gli uomini e la mascolinità, derivante da un fallimento nel farlo in modo sano.

Dovrei chiarire qui che non ha mai adottato “uno stile di vita (della cultura gay, ndr)”. Ma ho passato molto tempo a lottare con la natura dell’omosessualità in relazione all’antropologia cristiana. Non sono sicuro di quanto tu abbia familiarità con i “Cristiani del lato B”, che sostengono che l’attività omosessuale è sbagliata, ma che l’omosessualità stessa è un dono, e posso dirti che volevo crederci. Volevo credere che Dio mi ha fatto così, che era la mia identità, che era buona e naturale, e che non ci fosse qualcosa di sbagliato in me. Ma alla fine non sono riuscito a conciliare queste convinzioni con ciò che sono arrivato a credere sull’uomo che Dio ha fatto di me e su come si sono sviluppati i miei desideri omosessuali.

Penso che ciò che è particolarmente doloroso per quelli di noi che lottano con questo problema è che la sessualità umana è davvero al centro di ciò che siamo come esseri umani. È inevitabilmente una parte della nostra identità. E così riconoscere che, nel linguaggio del catechismo cattolico, i nostri desideri sono “oggettivamente disordinati” significa sentire su un piano fondamentale che c’è qualcosa che non va in noi. Il mio viaggio con l’omosessualità è stato un processo doloroso di abbandono delle cose che tanto volevo credere, e di accettazione delle verità che tanto volevo rifiutare. In questo processo è stato essenziale capire che la mia identità non è l’essere gay. È nell’essere un uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio.

Questi sono i problemi che sto affrontando nella clinica del defunto dottor Nicolosi con un terapeuta infinitamente paziente e compassionevole. Non c’è terapia della ripugnanza, non c’è vergogna, non c’è shock sui testicoli – anche se, se dovessi essere sincero, a volte penso che preferirei quelle cose al lavoro che effettivamente facciamo, richiamando e risolvendo traumi emotivi profondamente dolorosi legati ai miei fallimenti nell’entrare in relazione con altri uomini e la mia stessa natura maschile, superando la vergogna di lunga data, e imparando a relazionarmi in modo sano.

Vedo e sento così spesso piccoli cristiani ortodossi parlare di questo problema quasi apologeticamente, come  se l’insegnamento della Chiesa fosse vagamente imbarazzante e meschino. Oppure [li vedo] abbracciare padre James Martins (gesuita, molto vicino agli ambienti LGBT, ndr), che ci dice che Dio ci ama, che è la metà facile della verità. Voglio che sappiano che quelli di noi che lottano con questi problemi meritano la verità, e che abbiamo bisogno dell’intera verità – condividere la verità è condividere Cristo, che è la verità (Giovanni 14:6). Suggerisco di guardare al movimento pro-vita come modello. Loro cominciano con la verità – il diritto alla vita e l’amore di una madre per il suo bambino. E camminano con le donne in crisi. Molti di noi che lottano con questi problemi sono soli e si vergognano. Per favore, cammina con noi. Accompagnaci. Abbiamo bisogno che tu lo faccia. Ma fallo in verità.

Rod, sentiti liberi di condividere questa lettera sul tuo blog. Stavo per chiederti di non citare il mio nome, ma ho cambiato idea. Sono stanco di cristiani che fuggono spaventati dal [manifestare] dissenso dai ranghi LGBTQ. Loro non parlano per me su questo argomento. Io parlo per me.

Sinceramente,

John Burd

E’ un uomo coraggioso, di sicuro.

Ecco un link all’Associazione di Terapia Reintegrativa. Ecco un breve documentario sulla terapia:

 

 

fonte: the American Conservative

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