Philippe de Champaigne - Sant'Agostino 1645-1650 - (Los Angeles County Museum of Art
Philippe de Champaigne – Sant’Agostino 1645-1650 – (Los Angeles County Museum of Art

 

 

 

di Lucia Comelli

 

Ama e fai ciò che vuoi” è una delle frasi più celebri e oggi maggiormente fraintese di sant’Agostino, il quale pronunciò questa affermazione commentando, durante un’omelia, la I lettera di san Giovanni Apostolo (4,7-12). Quella in cui Dio viene definito come “Amore”:

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amoreIn questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio di espiazione per i nostri peccati.

Già nel testo dell’Apostolo la parola amore non ha nulla di sentimentale, anzi si trova accostata a parole, come sacrificio ed espiazione, che la nostra società aborre e su cui persino la Chiesa odierna tende a glissare. Ad ogni modo, Agostino, commentando San Giovanni, disse:

Una volta per tutte, dunque, ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene.

Ma cosa significa Amore per Agostino? Non è una domanda oziosa: la nostra società spesso usa la parola amore in modo sentimentale o puramente istintivo, scambiando per amore altri fenomeni, come la passione, l’innamoramento o addirittura la semplice attrazione sessuale. In questo contesto, l’affermazione semplice e forte di Agostino: ama, e fa ciò che vuoi, può venire fraintesa e usata in modo equivoco. Per il grande pensatore, infatti, l’amore umano e ogni altra cosa hanno la stessa direzione e un unico senso (la stessa parola latina uni-verso significa che ogni ente è ‘volto in un’unica direzione’), fanno cioè parte di un ordine più grande, che trova il suo ultimo riferimento in Dio creatore. Tanto che il male morale per Agostino non nasce dal fatto di amare cose cattive, poiché tutto ciò che Dio ha creato (come, ad esempio, la sessualità) è in se stesso un bene, ma dal fatto di amare malamente, cioè di amare persone e cose prima e più di Dio. La convinzione di un mondo ordinato, e perciò leggibile dalla mente umana, è l’eredità fondamentale – fatta propria dal mondo latino e dalla fede cristiana – che la cultura greca ha lasciato alla civiltà occidentale! L’ordine del mondo (la parola greca cosmo significa appunto ordine) collega le cose in un rapporto gerarchico le une con le altre, permettendo all’uomo, che è dotato di ragione, di leggere la realtà e quindi di inserirsi in essa armonicamente (fare il bene significa anzitutto riconoscere e aderire a quest’ordine!).

La sottoscritta, proprio perché crede nell’esistenza di un Dio, che è Logos e Amore nello stesso tempo, ritiene che il modo equivoco in cui, persino nella Chiesa cattolica, viene frequentemente utilizzata quest’ultima parola, abbia in sé qualcosa di perverso e addirittura di sacrilego: come quando negli ospedali e nei tribunali inglesi si fa passare come scelta filantropica per il miglior interesse del minore l’eutanasia dei bambini (anche contro la volontà dei genitori) o si contrabbanda come amorevole la scelta di ottenere/comperare un figlio attraverso l’utero in affitto oppure, in certe diocesi, si organizzano corsi di catechesi per coppie omosessuali o si ammettono all’eucarestia persone divorziate risposate, come avviene in Germania o in Brasile (ma non in Polonia, dove i vescovi rimangono fedeli all’insegnamento di San Giovanni Paolo II).

 C’è un’altra pagina di Sant’Agostino che fa piazza pulita dell’equivoco, in cui cadono anche molti cattolici, di ritenere tutti gli amori graditi a Dio:

Vi sono infatti cose che si amano male nel mondo e rendono immondo chi le ama. L’amore illecito è un grande inquinamento dell’anima e un peso che opprime chi desidera volare. Infatti, quanto l’animo è rapito verso l’alto da un amore giusto e santo, altrettanto è sprofondato negli abissi da un amore ingiusto e immondo. Accade a ciascuno di essere portato là dove ha da portarlo il proprio peso, cioè il proprio amore … Desideri essere dov’è il Cristo? Ama Cristo e da questo peso verrai trasportato dove si trova il Cristo. Ciò che ti trascina e ti rapisce verso l’alto non ti permette di cadere in basso. Non cercare nessun altro mezzo per salire in alto: amando fai leva, amando sei trasportato in alto, amando ci arrivi (Discorso 65/A)

Si arriva a Dio per attrazione, cioè amandolo, ma non si può amare Dio se non si conosce l’insegnamento di Cristo nella sua interezza, così come non si può amare veramente l’essere umano, senza sollecitudine per la salvezza della sua anima.

E nelle Confessioni (13, 9,10) Agostino precisa: Fuori dell’ordine (dell’essere, che l’amore vero rispetta) regna l’inquietudine (l’infelicità), nell’ordine la quiete (la pace). Il mio peso è il mio amore (la mia consistenza umana cioè dipende dalla natura di ciò che amo), esso mi porta dovunque mi porto (cioè dà una direzione alla mia esistenza … verso la salvezza o la definitiva perdizione).

Non solo il destino di ogni persona dipende dall’attaccamento a Cristo (che le singole cadute non mettono in discussione), ma la stessa direzione della storia umana, secondo il santo, dipende dalla natura delle passioni che animano i popoli e i loro leaders:

Due amori, quindi, hanno costruito due città: l’amore di sé spinto fino al disprezzo di Dio ha costruito la città terrena, l’amore di Dio spinto fino al disprezzo di sé la città celeste. In ultima analisi, quella trova la gloria in se stessa, questa nel Signore… L’una, nei suoi capi e nei popoli che sottomette, è posseduta dalla passione del potere … la seconda dice al suo Dio: Ti amo, Signore, mia forza. (Agostino, De civitate Dei, XIV)

I confini delle due città passano dentro il cuore di ogni uomo: esse saranno perciò inestricabilmente unite fino alla fine dei tempi, quando il giudizio fiale di Dio le separerà per sempre.

Queste considerazioni di Sant’Agostino ci rammentano che mettere qualunque cosa al posto di Dio, assolutizzando un aspetto pur importante della nostra vita (come è accaduto per la salute in questi due ultimi anni), significa peccare di idolatria, dimenticando che la nostra vita terrena è solo un momento di passaggio verso una destinazione più alta: quanto ragionevolmente ‘dobbiamo a Cesare’, cioè allo Stato e alla società, non può farci dimenticare l’obbedienza e l’amore che anzitutto dobbiamo a Dio e – per amor suo – ad ogni persona!  

 

Ama l’essere, ovunque lo conosci, in quell’ordine che presenta alla tua intelligenza: questa celebre affermazione che Antonio Rosmini, grande filosofo agostiniano e santo, poneva a fondamento della morale chiarisce il senso della parola iniziale e quindi di tutta la frase di Agostino: Ama (ogni cosa, così come l’ha creata e voluta Dio) e fa ciò che vuoi!

 

 


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





 

 

Facebook Comments