paesaggio medioevo autunno lavori campagna

 

 

di Giovanna Ognibeni

 

Lavori d’autunno.1

Mettere in serra le piante più delicate.

Nella mia non parrocchia, da alcune domeniche notavo una giovane donna accompagnata dai suoi due figli tra i 10 e 12 anni. Minuta, discreta, dall’aspetto molto giovane, vestita con semplicità ma, si sarebbe detto una volta, con decoro. I ragazzini, anch’essi vestiti, per fortuna direi, un po’ anonimamente senza impennate di colori e stampe, composti e silenziosi come la madre. Simpatici. Nelle ultime Messe si sono girati a stringere le mani al Saluto della Pace. Pacato entusiasmo da parte mia.

Però, posizionata di vedetta nel banco dietro, le ultime due volte noto che al momento della Comunione la madre estrae il fatidico flaconcino e tutti e tre si disinfettano le mani. Momento di scoramento e la mezza tentazione (veramente un quarto scarso) di chiederle all’uscita: Ma perché, perché? Aggiungendo a buon conto un anodino “Santi Numi”. Certamente non l’ho fatto, per non apparire la vecchia impicciona quale sto diventando (impicciona intendo), e poi perché non avevo la minima intenzione di mortificarla.

Ma ora mi devo sfogare con i miei malcapitati lettori: ma perché, perché ripeto. Mi hai dato la mano cinque minuti prima, incurante del fatto che mi abbia sentito tossire. (Il mio accesso di tosse settimanale, dopo timide prove d’orchestra, e visto che non assisto a concerti, riserva la possente ouverture per la Messa domenicale esibendosi nello stretto lasso temporale che accomuna le due possibili Messe delle 11 e delle 11,30. Mica lo freghi).

Comunque mi dai la mano, tuo figlio intinge le dita nell’acquasantiera e poi fuori, anche se non lavori, parafrasando Nanni Moretti, fai cose, tocchi cose. Corrimani, maniglie, pompe della benzina, buste, denaro, tazzine del caffè al bar, quadernoni in cartoleria. Poi corbezzoli ti disinfetti prima dell’Eucarestia!

È vero che ora il sacerdote abbassa di più la sua mano al tuo palmo ma pur sempre lo sorvola come un drone lasciando cadervi sopra l’ostia, e possibile che tutta la potenza del virus sia concentrata nei sacri templi? Un buon 30% di persone continua a disinfettarsi: è diventato un gesto liturgico.

E mica lo toglierai facilmente. Perché il popolo di Dio, quando interiorizza poi è difficile smuoverlo.

Qui si registra l’anomalia dell’obbedienza cattolica, perché il popolo cattolico quando vuole sa emanciparsi: basta pensare al referendum sull’aborto del 1981, i 21 milioni (68% dei votanti) che votarono a favore della legge sull’aborto non erano mica tutti comunisti ed atei, il sentimento popolare cattolico a favore della posizione del padre di Emanuela Englaro era parecchio diffuso, su pillola e rapporti prematrimoniali non c’era già partita. Quindi il popolo cattolico in Italia discerneva, eccome se discerneva.

Però, posta la questione nei termini: prima, vai a Messa e muori, poi, non ti vaccini e muori, ti vaccini e compi un atto d’amore beh come un sol uomo appunto l’homo catholicus non ha avuto esitazioni. Non ti inginocchiare tieni la distanza disinfettati prima d’entrare, ehi tu deficiente disinfettati ora che esci, correggi fraternamente, e se è il caso buttalo fuori, quel discepolo di Satana che si abbassa la mascherina sotto il naso. Dappertutto si spargeva il fragrante odore della carità fraterna e della consolante coscienza che questa volta sì l’avremmo fatta vedere ai soliti critici della Chiesa.

A me, non m’hanno pigliato, forse perché già a metà degli anni 90 era successo che i miei figli dopo aver fatto con l’oratorio la raccolta delle lattine erano andati, in ritardo come al solito, a ritirare il premio per la festa della Mamma e così, invece di avere una rosa rossa, mi ero vista recapitare due presine per la cucina. 

Temprata da quell’esperienza sono sempre sul chi vive.

Mi raccontava una ex suora che, ai tempi del suo noviziato in clausura, le era stato spiegato che avrebbe dovuto ripulire il tavolo del refettorio a partire sempre dallo stesso lato. Quella che era nata come un’abitudine del tutto estemporanea, di novizia in novizia era diventata un articolo di fede, o perlomeno un articolo della Regola.

Lavori d’autunno. 2

Dissodare e preparare il terreno.

Sempre nella stessa chiesa, mi capitò un giorno di arrivare tumultuosamente ai titoli d’inizio, vale a dire al Canto d’Ingresso. Stavo per sedermi visibilmente autocompiaciuta, immaginando il mio Angelo Custode sorridere con appena accennata supponenza, “c’ho messo quasi settant’anni ma ora riesco a farla arrivare in orario quasi sempre! E sì che era un caso tutt’altro che semplice”. Insomma, mi stavo depositando sulla seggiola quando intravedevo un qualcosa di strano nei paramenti del celebrante, una stola in diagonale oltre che intrasentivo un farfugliare confuso su ragioni organizzative (non è colpa mia se da un po’ di tempo in qua la gente parla a voce più bassa e a trenta metri non si lascia identificare bene).  

In uno dei miei sempre più rari guizzi, sussurrai concitata (altri, meno raffinati, userebbero un termine diverso) a mia figlia: “oh, questo è un diacono! Non fanno Messa”.  

Con un minimo di fantasia, si sarebbe potuto vedere la mia mente precipitarsi con concitato battere di piedi sull’assito del palcoscenico (Moliere, Goldoni fate voi) di lato, declamando in un classico a parte “Oh, qual vile tradimento!”. In realtà stavo dibattendo se, ormai che ero lì, mi sarei potuta trattenere (Bella lì, oggi ce la caviamo in fretta) o se sarebbe stato il caso di andarsene. La parte più nobile di me ebbe il sopravvento e mi diressi verso l’uscita mostrandomi visibilmente seccata. Perché in me la parte nobile qualche volta la vince, ma si scoccia comunque da matti.

Così ce ne andammo nella vicina chiesa (quella dei colpi di tosse delle 11,30) dove si teneva regolarmente Messa. Questa parrocchia rientra nell’Unità Pastorale della precedente, con maggior esattezza potremmo dire è stata accorpata nello stesso comprensorio. Stesso parroco, e quindi stessi due preti stanziali che saltabeccano di qua e di là. In questa chiesa quindi la Messa delle 11,30 spesso inizia in ritardo (il che allunga al mio Angelo Custode la striscia positiva).  

L’emergenza era, come avevo già intrasentito, prevista da almeno una settimana, per cui sarebbe stato possibile prospettare ai fedeli diverse soluzioni, anche un radicale arrangiatevi, visto che in città, contando a spanne, ci sono almeno 40 messe domenicali. Sia mai! Nel corto circuito tra Chiesa Docente e Discente, qui si va al Black Friday della Chiesa tutta. Come si dice, tagliamo la testa al toro, e diamo spazio ai diaconi, così si ammortizza la spesa di dalmatiche e stole, mica possiamo pretendere che i fedeli raggiungano un’altra parrocchia in canoa!

Rimane da aggiungere che nelle due chiese si celebrano una Messa mattutina ed una serale feriali, quindi non è né possibile né giusto addebitare a pigrizia e trascuratezza dei preti questa scelleratezza; penso piuttosto che si stia mettendo a punto una buona pratica orticola per prepararci al prossimo maltempo.

Lavori d’autunno. 3

I grandi lavori dei campi. Ripulitura del terreno aratura e nuova semina.

Lasciamo quindi i piccoli orticelli, e le nuove mode e occupiamoci finalmente di tutto il lavoro che serve nei campi prima dell’inverno in vista delle future copiose messi.

La prima cosa da fare è tutta la gravosa attività di ripulitura: degli attrezzi, scartando quelli ormai inservibili o comunque poco efficienti, del terreno stesso, bruciando le sterpaglie (oh, i cari vecchi roghi).

Tutte queste attività, tanto faticose quanto necessarie, si possono avviare più agevolmente e per così dire su più larga scala, se il vecchio nonno ha avuto l’accortezza di levarsi di mezzo, perché la sua sola venerata presenza era di freno alle innovazioni. Venerata quanto si vuole ma insomma…

Ancor prima però di pensare alle nuove semine, è necessario introdurre e divulgare le nuove tecniche, e soprattutto scegliere quali prodotti vadano incontro alle richieste del mercato (Ché poi al mercato si può far decantare le mirabili proprietà del sorgo o della spelta e tutti entusiasti).

Così con ritmo incessante, mediante X o cogliendo ogni opportunità di occasione e discorso (chi era, San Paolo, che esortava ad “insistere in ogni occasione opportuna ed inopportuna? Qui però si esagera), ci vengono impartite le nozioni basilari del vivere cristiano. Con autentico sprezzo del pericolo.

Già nella Laudate Deum – una sorta di booster della Laudato Si’ – ci vengono date informazioni imprescindibili sulle acque reflue. Del resto non molti mesi or sono era stato tessuto l’elogio dell’umile fagiolo, e, si sa, c’è in qualche modo una connessione tra le due realtà.

Pochi giorni dopo vengono denunciati i mali strutturali della italica Sanità (al che immagino mugugni in Ecuador e in Burkina Faso; perché noi sì e loro no?). Ogni tanto si vola alto, i mali della guerra, la speranza nei giovani, impegnarsi di più e prendere esempio dalla generosità dei suddetti, impegnati a promuovere la cura della casa comune. In che modo non è dato saperlo, a parte l’incollarsi dappertutto con colle altamente tossiche, e marinare la scuola di venerdì (in previsione: dal martedì al venerdì).

Ultimamente, con il discorso alla Cop 28 di Dubai si è operata una mirabile sintesi: dall’elenco, nitidamente esposto, delle priorità stabilite, “efficienza energetica, le fonti rinnovabili, l’eliminazione dei combustibili fossili, l’educazione a stili di vita meno dipendenti da questi ultimi”, alla proclamata improrogabile necessità di “stabilire adeguati meccanismi di controllo, di verifica periodica e di sanzione delle inadempienze”.

Meno male che il Papa serve solo da influencer, e sul piano operativo conta come il due di picche a briscola, perché altrimenti… chi non ricorda il potere educativo-sanzionatorio del Vaticano durante il flagello del Covid19, secondo solo alla peste del 1348? I barboni più periferici di Roma potevano schiattare lì sul marciapiede davanti alla Mensa dei Poveri di Sant’Egidio se mancanti del vaccino. Dura lex sed lex.

Per ragioni anagrafiche, devo essere invece molto tollerante col Santo Padre sull’autocitazionismo spinto, perché “senectus ipsa est repetitio”.

Avete notato il sessismo della parola vecchio? Se dite un vecchio, evocate l’immagine della saggezza e dell’autorevolezza, se dite una vecchia, l’immagine evocata immediatamente è quella di un’artrosica  rompiscatole. Comunque, in entrambi i casi quando la persona anziana dice: “ti ho mai raccontato…?”, in quel preciso istante si rende conto, sa che l’ha già fatto almeno 4 volte, ma preso ormai l’abbrivio mentale, non può fermarsi e quindi, prima che l’interlocutore possa dire sì almeno… si precipita a raccontare. E batte il cinque.

Se poi l’orizzonte citazionistico così circoscritto si deve addebitare ai ghost writers, cambiamoli.

È vero che parte dell’insipienza delle dichiarazioni esternazioni papali è dovuta alla selezione che il sistema dell’informazione opera sul corpo della comunicazione papale. Ma è un’argomentazione che sposta solamente il problema, forse aggravandolo. La struttura dell’informazione vaticana dovrebbe tenerne conto: è una situazione che richiama, absit iniuria verbis, un film francese del ’98, “Le Diner de Cons”, in cui un gruppo di amici invita alla cena settimanale dei malcapitati, scelti per la loro dabbenaggine, per divertirsi alle loro spalle.

Ora, è banale constatare che al mondo, termine che per economia di tempo non ci attardiamo a spiegare ma offriamo ad una conoscenza intuitiva, e di cui gli araldi muniti di trombe clarine e tamburelli sono i mezzi di informazione, non frega un accidenti di Dio di Gesù Cristo e della salvezza delle anime. Piuttosto hanno un vago (e vago è la parola chiave) interesse per sciamani e pachamama: non c’è nessuno sulla faccia della Terra che nutra maggior interesse verso ogni forma primitiva di religiosità di un antropologo strutturalista francese, meglio se lacaniano.

Per il Cristianesimo e la Chiesa un leggero disgusto, non si portano più.

Posizioni legittime, rimane da chiedersi però perché la Chiesa si ostini a collaborare a questo gioco, rischiando di fare la fine di Fantozzi nell’acquario del megadirettore.

L’ideona di Twitter, spacciata al tempo come un’intuizione geniale di Benedetto XVI, ripreso dai Tg con lo sguardo paziente e imbarazzato del nonno cui il nipote bamba regala l’orologio con le fasi lunari, ha in effetti riempito chiese e piazze e sollecitato domande epocali (essenzialmente sotto forma di insulti, ma vabbè). Tanto per autocitarmi anch’io, il tutto si compendia nel “Divertiti di più ma fallo con Gesù”.

Non si tratta di rispolverare un’idea teocratica, ma di instaurare un dialogo reale.

La Chiesa deve chiedere al mondo, dopo almeno tre secoli buoni di lavoro per giungere alle “magnifiche sorti e progressive” (povero Leopardi, un verso così buono non poteva rimanere impunito), se pensa di essersi avvicinato di un centimetro, o se ha solo fatto come Achille che non riesce a raggiungere la tartaruga.

E dal canto suo, rendere ragione della speranza che è in Lei. Se lo è ancora.

E schiaffarsi in testa che l’ottimismo verso le sorti dell’umanità, perfettamente perseguibili sol che si facessero tacere le armi, ci si prendesse cura della Casa comune, si lasciasse spazio ai giovani, eccetera eccetera è in assoluto il pensiero più anticristico che ci sia.

P.S.

A proposito delle semine ad ampia gittata, guarda la combinazione! Alcuni semi hanno trovato evangelicamente terreno buono nella Chiesa del Pantheon a Roma, dove alcuni attivisti climatici hanno interrotto la celebrazione dell’Immacolata, per esporre striscioni e edificare i presenti con le profondità del loro pensiero, quello sì già estinto. Accolti gioiosamente dal celebrante Mons. Angelo Frigerio, che blocca i carabinieri pronti a intervenire, e visto che secondo lui si era arrivati al momento dei brindisi, li fa parlare, compiacendosene molto, e poi, poteva farselo mancare?, si fa fotografare con loro, e con i carabinieri. Cioè con tutti, tutti, tutti.

Temo tra gli applausi fervorosi dei presenti. Questa sì che è la Chiesa che ci piace!!

P.P.S

La vera domanda è: ma entrano già così in Seminario?

O gli fanno dei test attitudinali?

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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