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di Lucia Comelli

 

Alleanza educativa, una rubrica radiofonica[1] condotta dalla dott. Giusy D’Amico – Presidente dell’associazione Non si tocca la Famiglia – ha dedicato venerdì sera un’edizione straordinaria per chiarire le finalità per cui, il giorno prima al Policlinico Universitario Gemelli di Roma, si è aperto un servizio di: “consulenza multidisciplinare per giovani che presentano difficoltà nella strutturazione della propria identità personale e di genere e le loro famiglie.[2]

La mattina del 14, sul quotidiano La Verità, un articolo in prima pagina del Direttore, Maurizio Belpietro: Londra chiude la fabbrica dei bambini trans, l’ospedale del Papa la apre, aveva sollevato il dubbio che, proprio in un ospedale cattolico e a dispetto della condanna dell’ideologia gender operata in diverse occasioni dal pontefice, si potessero utilizzare gli stessi discutibili metodi, che hanno causato in gennaio un’ispezione al Careggi, nonché la chiusura della Tavistock – reparto londinese specializzato nella transizione di genere di bambini e adolescenti – fino alla sospensione, una settimana, fa in tutto il Paese dei trattamenti ormonali nei minori. Cure invasive, che l’associazione Non si tocca la Famiglia, ha denunciato più volte in questi anni come lesive del diritto dei bambini ad una costruzione identitaria libera: il blocco farmacologico della pubertà rappresenta infatti l’arresto brutale e molto rischioso di un processo evolutivo naturale, che risolve spontaneamente, nella grande maggioranza dei casi, le incertezze identitarie tipiche dell’adolescenza e dell’età che la precede. L’associazione ha trattato questo tema in diverse trasmissioni, facendo conoscere anche in Italia e nella Repubblica di San Marino, in collaborazione con l’Osservatorio di bioetica di Siena, un Manifesto europeo di denuncia di tali pratiche, pubblicato e diffuso dall’osservatorio scientifico franco-belga La Petite Sirène nei due Paesi europei un paio di anni fa. Successivamente, le associazioni summenzionate hanno cominciato – su questi temi – a collaborare con esponenti governativi e di associazioni pro-family ungheresi e polacchi. Purtroppo, si è imposto in modo aggressivo nel dibattito in corso l’approccio ‘affermativo’ proprio delle associazioni arcobaleno. Tale posizione, che supporta le rivendicazioni politiche degli attivisti Lgbtqia+, veicolata in modo martellante dalla televisione, dalla stampa, dai social e persino da molteplici progetti scolastici, ha portato i casi di disforia di genere, veri o presunti[3] – un fenomeno fino a pochi anni fa estremamente minoritario – ad una crescita esponenziale, con una ricaduta drammatica sulla vita di diverse centinaia di bambini, ragazzi e delle rispettive famiglie. Per questo motivo le due organizzazioni hanno anche tentato di creare una sorta di road map di specialisti in grado di offrire il supporto psicologico e psichiatrico di cui queste persone necessitano: per questo, venute a conoscenza dell’apertura del poliambulatorio al Gemelli, hanno voluto approfondire la questione, chiarendo i dubbi e i frettolosi giudizi critici comparsi sul quotidiano suddetto.

La dott.ssa D’Amico ha invitato quindi uno dei responsabili – il dott. Federico Tonioni – ad intervenire durante la trasmissione, con l’auspicio che il poliambulatorio apra una finestra di speranza, a beneficio delle persone coinvolte, in modo corretto e pulito, cioè senza utilizzare farmaci o ricatti emotivi: preferisce un figlio suicida o un figlio trans? Questa è spesso la prima domanda rivolta ai genitori nei centri che curano la disforia di genere per convincerli ad acconsentire rapidamente a tali trattamenti e ad una nuova identità per i loro bambini, come hanno testimoniato anche un paio di madri di ragazze della Generazione D, un gruppo di genitori di giovanissimi che si definiscono trans, in un convegno organizzato dalle due associazioni a Roma, un paio di anni fa. Le due donne hanno spiegato come la pressione mediatica e il contagio sociale avessero spinto le figlie ad un’interpretazione errata del proprio disagio, prendendo frettolosamente decisioni sbagliate, che – lasciando irrisolto i problemi psichici all’origine dei loro disturbi identitari – rischiavano di creare nel frattempo ulteriori danni fisici. Innumerevoli testimonianze di medici attestano infatti le numerose possibili ricadute negative dell’approccio farmacologico: come il rischio di perdere la fertilità, di sviluppare precocemente l’osteoporosi, di incorrere in una depressione […] Effetti collaterali pesanti, già documentati nei bambini affetti da tumore curati con la triptorelina, un farmaco che dal 2019 viene utilizzato in Italia anche per bloccare la pubertà di minori in crisi di identità: Come si fa – si chiede la conduttrice – ad applicare protocolli di questo tipo su bambini sani, semplicemente disorientati in una fase della loro crescita che – come testimoniato poche settimane fa anche dalla scrittrice Susanna Tamaro[4]risolve per lo più spontaneamente nel tempo dubbi ed incertezze? Mentre alterando un quadro ormonale non ancora definito e quindi falsando la percezione della realtà i giovanissimi che intraprendono la strada della transizione di genere, nella maggioranza dei casi, non tornano indietro e sono costretti a prendere farmaci rischiosi per tutta la vita [senza contare l’odissea di cure e interventi necessaria a chi tenti di ricuperare, almeno parzialmente, la propria integrità fisica: i cosiddetti detransitioner]. Fino ad oggi, in Italia, i centri disponibili a curare questi disturbi hanno abbracciato l’approccio affermativo e quindi si sono serviti delle metodiche controverse sopra descritte: sponsorizzati e spesso coordinati dalle associazioni Arcobaleno, tali servizi appaiono ideologicamente schierati.

Nel dibattito in corso, conclude il suo intervento la conduttrice, gioca a favore dell’approccio affermativo anche il peso: “dell’enorme indotto economico, che la transizione di genere rappresenta, e non solo per le case farmaceutiche o per le cliniche specializzate, ma per l’industria della moda, dello spettacolo …”.

Interviene a questo punto nella trasmissione il dott. Tonioni, un responsabile del nuovo servizio di consulenza per la disforia di genere, del quale siamo contentissimi – afferma la conduttrice introducendo l’ospite – perché contiamo sul fatto che rappresenti uno spazio sicuro per tutti coloro che in Italia erano invece indirizzati a centri di riassegnazione sessuale di dubbia consistenza:

Buonasera dottor Tonioni e grazie per aver accettato l’invito. Le chiedo di presentarsi ai radioascoltatori perché apprendano direttamente da Lei la natura del suo coinvolgimento e del

servizio al Gemelli, chiarendo i dubbi sollevati da un articolo che secondo noi non rispecchia la realtà dei fatti e quindi contraddice il titolo con cui il giornale si propone ai lettori: Le lascio ampio spazio per potersi esprimere in merito”.

 

L’intervento del dott. Federico Tonioni[5]:

 

“Grazie per la vostra fiducia. Mi chiamo Federico Tonioni, sono uno psichiatra, uno psicoterapeuta ricercatore della Cattolica, lavoro al Gemelli dal 2002 e ho aperto nel 2009 il primo ambulatorio sulla cosiddetta dipendenza da internet in Italia, per cui all’interno del mio Policlinico è stato naturale incaricarmi anche di questo ambulatorio, che è esclusivamente uno spazio per pensare – esattamente come ha detto Lei (che ha fatto affermazioni con cui concordo totalmente) – per comprendere meglio le motivazioni, a volte estremamente complesse, che possono portare un ragazzo o una ragazza a una decisione di questo tipo. Innanzitutto, avendo già visitato dei giovani con questo problema esistenziale, vi devo dire che esso riguarda, più che la sessualità in modo specifico, l’identità complessiva di ragazzi e ragazze che non si vogliono bene e hanno un rapporto conflittuale con se stessi e il proprio corpo. Considerate che mente corpo non sono due cose diverse, che aderiscono tra loro, ma sono veramente due facce della stessa medaglia (se pensate alla psicosomatica lo potete capire facilmente): perciò il servizio sarà esclusivamente uno spazio allargato, pulito, autentico, sicuro – aggettivi che Lei ha usato e in cui mi ritrovo perfettamente – dove saranno aiutati anche i genitori (io stesso ho amici che hanno un problema di questo tipo in casa e immaginatevi l’angoscia nel dover magari chiamare il figlio o la figlia con un nome diverso da quello originario), pur rimanendo la salute dei ragazzi lo scopo principale […]  Non saranno somministrate, ovviamente, terapie ormonali: non sta a noi utilizzarle, né tantomeno promuovere operazioni chirurgiche all’interno del nostro Policlinico; sicuramente però aiuteremo i ragazzi, che nella maggioranza dei casi sono minorenni, a capire quello che vogliono, perché la decisione ha i caratteri dell’irreversibilità, per cui vanno accompagnati: ho visitato adolescenti, già in terapia ormonale, che si avvicinavano all’operazione prendendo anche tre psicofarmaci insieme, per farvi capire quanto il problema può stare anche altrove. Ci sono diverse strutture che si occupano da prima di noi di cose del genere: molti lo fanno con coscienza; in altre situazioni mi è sembrato invece prevalere una tendenza ad agire, piuttosto che a pensare. Rispetto a costoro ci poniamo proprio al polo opposto: comprendendo sia le angosce dei genitori, sia facendo tutto il possibile per la salute dei ragazzi, che rimane il nostro focus principale. Lavorare con i ragazzi è bellissimo! Gli adolescenti rimangono a parer mio le persone, e non ho problemi a dirlo, più serie con le quali parlo durante la settimana” […] A proposito dei commenti negativi citati dalla conduttrice: “Sono rimasto stupito, perché è stata data un’interpretazione completamente contraria a quanto descritto, con molta semplicità e chiarezza, nel nostro comunicato stampa” […] “Precisato che l’ambulatorio sarà uno spazio per comprendere a pieno un problema che, altrimenti, può diventare irreversibile, vorrei aggiungere qualcosa a proposito del farmaco, di cui Lei parlava prima, somministrato per ‘congelare’ la pubertà dei ragazzi. Personalmente, se non ci sono motivi fondamentali per darlo, da sempre l’ho trovata una cosa che aiuta la confusione e non la chiarezza: perché, come Lei stessa ha accennato, se un ragazzo è indeciso – e dobbiamo considerare che, nel passaggio tra preadolescenza e adolescenza, tutti siamo stati indecisi, perché in quel momento c’è proprio una rivisitazione dell’identità sessuale – da questa incertezza esce con la sufficiente chiarezza con le fantasie e, soprattutto, con l’esperienza,

anche quella di dare un bacio a un ragazzo o a una ragazza. Per questo, nel disallineare la mente e il corpo, congelando quest’ultimo, mentre la prima, con tutte le sue fantasie va avanti […] non riesco a vedere niente di buono […] Stamattina, a onor del vero, ho parlato in un’altra trasmissione con un’endocrinologa di Milano che lavora in questo campo da 15 anni e mi spiegava che in qualche caso è opportuno fare un’operazione di questo tipo, ma io non ho mai ancora visto situazioni del genere. Ecco la terapia ormonale è una cosa, il congelamento della pubertà [la somministrazione dei cosiddetti blockers], in attesa che l’adolescente capisca che cosa vuole essere, dal mio punto di vista è esattamente quello che non si deve fare! Perché non si capisce riflettendo, si capisce con l’esperienza, con l’emozione, con la capacità o meno di innamorarsi, per cui trovo una cosa abbastanza inutile manipolare la pubertà. Comunque, al di là di tutte queste tendenze, a volte anche opposte, conflittuali, non possiamo fare finta di non vedere. Per cui, come Policlinico Universitario di ispirazione cattolica, abbiamo creato uno spazio per comprendere meglio questo fenomeno e soprattutto aiutare, assieme ai ragazzi, i loro genitori, che hanno difficoltà diverse, ma altrettanto intense.”

D’Amico: “Io la ringrazio perché chi ci segue sa che approfondiamo questo argomento e la narrativa imperante del ‘corpo sbagliato’ ormai da circa un paio d’anni, in corrispondenza dell’uscita di un Manifesto europeo, [6] […] di fronte agli interrogativi suscitati dalla nascita del vostro Centro – per quanto Lei ci ha detto e perché conosciamo alcuni dei vostri collaboratori, persone di cui abbiamo stima e fiducia – pensiamo di poter dire a chi affronta queste problematiche, come i genitori che aderiscono alla sopracitata Generazione D – che possono contare su un centro dove possono parlare con persone che ascolteranno il loro disagio e lo accompagneranno con cura, in modo pulito, lontano da certi approcci terapeutici risultati lesivi”.

Dott. Tonioni: “Assolutamente sì! Confermo in pieno quanto Lei ha appena detto e me ne assumo la totale responsabilità: è scritto con chiarezza anche nel comunicato stampa pubblicato!”

D’Amico: “Spero mi dia l’opportunità di poterla intervistare ancora, proprio lì al Gemelli, magari assieme ad altri amici del Direttivo della mia Associazione, per poter indirizzare le famiglie a questo nuovo centro, rassicurandole sul fatto che è realmente a loro servizio, in queste situazioni difficili e potenzialmente disgreganti: se c’è un sostegno in questo senso, io credo che cosa migliore non potesse capitare! Quindi La ringrazio nuovamente e confido che possiate accoglierci lì, in Reparto, per parlarne ancora”.

Dott. Tonioni: “Ve lo anticipo: sarà un piacere!”

D’Amico: “Quindi ci risentiamo per prendere un appuntamento, magari prima della Pasqua, così da dare presto un’altra buona notizia alle famiglie.”

Dott. Tonioni: “Quando volete! Un saluto e un abbraccio”.

D’Amico: “Cari ascoltatori, […] ci faremo garanti anche noi di quanto testimoniato e dichiarato ora dal dottor Tonioli e speriamo di poter incontrare in tempi rapidi gli specialisti coinvolti direttamente in questo servizio, che intendiamo continuare a seguire con molta attenzione, perché secondo noi rappresenta quello che finora mancava in Italia: una struttura all’altezza dei problemi affrontati e a misura delle famiglie, in un momento in cui in tante stanno soffrendo a causa di questa insistente ed ingannevole propaganda sulla transizione di genere.

Un saluto a tutti, in attesa della Santa Pasqua, che speriamo porti pace nei nostri cuori e soprattutto ci apra alla speranza di una vita immortale: qualcosa molto al di sopra di noi e a cui, tuttavia, possiamo guardare con speranza, grazie a Colui che ha dato per primo la vita per ciascuno di noi, affinché potessimo credere e poggiare l’esistenza su una roccia che non delude. Ci sentiremo nuovamente dopo le vacanze: intanto, auguro a tutti una buona serata!”.

 

Note: 

[1] Cfr. www.radiomater.org. L’articolo rappresenta una sintesi dell’ampio intervento della dott. D’Amico. Il grassetto, le sottolineature e le affermazioni tra parentesi quadre sono opera di chi scrive.

[2] Dal comunicato apparso il 12 marzo sul sito dell’ospedale.

[3] Al Careggi la terapia ormonale veniva somministrata senza la prescritta diagnosi differenziale e la psicoterapia, previste dall’Aifa, sulla base delle sole dichiarazioni dei giovanissimi pazienti, come aveva dichiarato, in un’interrogazione parlamentare, l’on. Maurizio Gasparri, cui avevano fatto seguito un esposto dell’avv. Bernardini de Pace e un’ispezione da parte del Ministero della Salute. Cfr. www.roma.corriere.it, 24.01.2024.

[4] S. Tamaro, Io, bambina in un corpo bagliato, mi sono scoperta donna, www.corriere.it, 11.02.2024. In un’intervista la scrittrice – raccontando di aver sofferto molto per diversi anni di disforia di genere e di esserne guarita nel tempo spontaneamente, innamorandosi di un ragazzo – ha preso posizione contro chi avvia bambini e adolescenti che soffrono dello stesso disturbo alla transizione.

[5] L’intervento, trascritto automaticamente, ha subito qualche lieve modifica, per eliminare le ripetizioni tipiche del parlato.

[6] Di questo secondo intervento della dott. D’Amico, che riprendeva argomenti già trattati in quello iniziale, riporto solo le conclusioni: rimando chi volesse ascoltare la registrazione dell’intera puntata al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=nTKTNOpsngg

 


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