Monica Marchioni
Monica Marchioni

 

 

di Anima Misteriosa

 

La storia su cui propongo oggi una riflessione a beneficio delle famiglie esige somma delicatezza per la vittima sopravvissuta: chiedo quindi grande rispetto anche in eventuali commenti aggiunti in calce. Si tratta di una mamma ferita a morte: tuttavia, credo che la sua testimonianza, proprio come afferma lei, sia estremamente importante anche per gli altri genitori. Per questo, dovrò esporre la sua vicenda nel dettaglio; perciò, mi scuso fin d’ora con i lettori, perché dovrò rinviare i consigli per proteggere i nostri ragazzi a un secondo articolo di prossima pubblicazione.

Anche se tutti pensano che “queste cose capitano solo agli altri”, in realtà questo è l’incubo di ogni genitore; questa è la storia di una mamma affettuosa, sopravvissuta a un tentativo di omicidio da parte di suo figlio, mentre suo marito ha pagato con la vita.  

 

La storia di una famiglia come tante

Siamo a Casalecchio di Reno, provincia di Bologna. Nel 2020, la signora Monica Marchioni vive qui assieme al figlio, Alessandro Leon, 19enne, ed al marito, Loreno Grimandi[1]. Alessandro è nato nel luglio 2001 da una relazione precedente di Monica, relazione che non è durata a causa di alcune complicazioni, come una depressione postpartum; lo psichiatra assunto dalla difesa del figlio al processo ha parlato di un clima burrascoso tra lei e il compagno di allora e di assenza della figura materna nei primi 4-5 anni di vita[2]. Ignoro i dettagli, ma dato che Monica ha allevato il figlio da sola, presumo che il bambino fosse semplicemente affidato alla nonna, mentre la mamma era al lavoro: uno scenario non ideale, ma piuttosto comune. La signora Monica insiste comunque che ha fatto del suo meglio sia per mantenere dei contatti sereni con il padre di suo figlio, che per educare il piccolo Alessandro nel migliore modo possibile: e sentendola parlare, si avverte una serietà genuina.

Tanti ripetono che esistono persone buone e di saldi valori anche al di fuori della Chiesa. È vero, ma i credenti che lo dicono dimenticano una cosa importante: la differenza tra il dentro e il fuori della Chiesa non la facciamo noi; la fa Dio. Non è che noi siamo migliori degli altri: è Lui che conta avere vicino. Comunque, la signora Monica, che, da quanto ho capito, non era credente prima dei fatti, appare proprio come la quintessenza di quella affermazione: nel corso delle due interviste che ho impiegato per la mia ricostruzione convoglia saldi principi, persino un po’ all’antica, intelligenza, sensibilità, rispetto nei confronti degli altri e uno stile di vita integro. Dopo la separazione dal padre di Alessandro, vive da sola con suo figlio per molti anni, dedicandosi solo a lui ed ignorando nuovi legami. E il bambino cresce, sviluppando un rapporto molto speciale con la madre e un carattere amabile, tanto da suscitare l’ammirazione del nonno. Come osserva lei oggi con tristezza: “Era una perla”.

Solo a 49 anni Monica sviluppa una bella amicizia con un signore coetaneo incontrato sul lavoro, Loreno Grimandi. Da questa amicizia, in maniera spontanea, sboccia un amore che porterà poi al matrimonio, con il beneplacito del figlio Alessandro Leon, che dichiara anzi alla madre: “Sono felice che tu non sia più sola”. I tre formano ora una bella famiglia, in cui il patrigno assume un vero e proprio ruolo paterno e stabilisce con il suo nuovo figlio adottivo un ottimo rapporto, intriso di complicità e forse anche un po’ indulgente. La loro è una famiglia normale, come tante, felice: le frizioni non mancano, ma passano subito, come è normale che sia; si sta bene insieme e i genitori fanno di tutto per quel figlio che amano tantissimo, ma con equilibrio, cercando di inculcargli valori seri.

Tuttavia, il ragazzo mostra poco per volta alcune “fragilità”: soprattutto, una grande “insicurezza” e una bassissima autostima. Nonostante la sua intelligenza spiccata, fatica ad affrontare il primo anno di Liceo classico[3], tanto che viene bocciato: allora i genitori fanno di tutto per permettergli di uscire da questa impasse, inviandolo a una scuola privata dove possa concludere due anni in uno, senza rimanere indietro rispetto ai suoi compagni. Ma i problemi continuano. Alessandro si sente a disagio nel suo impegno scolastico, tanto che certe mattine sta male e deve rimanere a casa con la febbre: secondo chi scrive, comincia forse a soffrire di sintomi fobici nei confronti della scuola, con tendenza all’evitamento. Addirittura, sviluppa un altro disturbo, l’ipocondria, la paura delle malattie. I genitori cercano in tutte le maniere di aiutarlo: oltre alla scuola privata di recupero, Alessandro frequenta per un anno una psicologa che lo accompagna nel suo cammino di apprendimento; la famiglia si pone l’interrogativo se possa soffrire di ADHD (deficit dell’attenzione), ma i test non danno risultati veramente distintivi; continua il supporto della psicologa fino all’ottenimento del diploma di Liceo classico, che il ragazzo raggiunge con 87/100. Anche all’esame di patente si ripetono le solite difficoltà e Alessandro viene bocciato due volte.

Nel corso del suo racconto, la signora Monica appare molto attenta e perspicace: tuttavia, mi permetto gentilmente di dissentire da una sua affermazione. Secondo lei, suo figlio non avrebbe subito un trauma per la separazione dal padre biologico. Mi limito a segnalare alcuni motivi del mio dissenso:

  • Purtroppo non è la madre a poterci dire se Alessandro Leon abbia riportato o meno un trauma quando i suoi genitori hanno terminato la loro relazione: questo può dirlo soltanto lui. Forse non ne è pienamente consapevole neanche lui (servirebbe quindi la guida di un terapeuta adeguato), ma prevale in ogni caso la sua esperienza. Nel trauma esiste un elemento soggettivo imprevedibile e imponderabile per gli esterni, quindi la cosa è perfettamente possibile, per quanto i suoi si siano sforzati di proteggerlo.
  • Sarebbe gravemente scorretto “diagnosticare” alcunché a distanza, tuttavia posso condividere alcune impressioni, nutrite dalla mia esperienza. Il fatto è che intorno a un trauma nei giovani spesso si coagulano segnali di fragilità analoghi a quelli mostrati da Alessandro Leon: bassissima autostima, paura, tendenze fobiche, evitamento, anche l’ipocondria, che è uno dei tanti disturbi ansiosi annoverati dal DSM5[4].
  • Che cosa potrebbe essere successo? Monica descrive il figlio come molto sensibile e proprio i caratteri ipersensibili risentono dei traumi in modo maggiorato rispetto agli altri (me lo fa pensare anche la sua lieve iperattività). Potrebbe (mia ipotesi) essersi colpevolizzato per la separazione dei genitori: i bambini tendono ad assumersi inconsciamente la colpa degli eventi intorno. Oppure, potrebbe essersi trattato di qualcos’altro: comunque, questa autostima patologicamente scarsa, secondo la mia esperienza, è molto pericolosa.
  • Lo psichiatra Renato Ariatti, consulente della difesa, descrive Alessandro come una personalità insicura, minata dall’assenza della madre e dai conflitti tra i genitori nei primi anni di vita e che avrebbe sviluppato forme di sopravvivenza…forme di un falso sé…una forma camaleontica….facciate per compiacersi[5]. In parole povere, oltre a passare da un estremo all’altro nella valutazione degli altri (per cui ora idealizza la madre, ora la detesta), Alessandro avrebbe imparato a non avere una personalità sua, ma a plasmarla su chi gli sta vicino, insomma a compiacere il suo interlocutore. Anche questo potrebbe essere un meccanismo di difesa da trauma, detto fawning[6]: significa compiacere chi ci sta vicino per potere sopravvivere, il che porta alla dipendenza. In effetti, mi è venuto in mente che quando la madre lo descriveva così educato e amabile da piccolo, questo potesse anche essere una semplice forma di adattamento esteriore, ma non la sua personalità profonda. Ignoro se tutto questo possa costituire, come sostiene lo psichiatra, un parziale vizio di mente, ma certo è una forma di immaturità seria.
  • Detto questo, però, il tribunale ha in seguito abbandonato del tutto questa strada e considerato Alessandro capace di intendere e di volere. Di sicuro, i problemi psicologici ci possono essere, ma non spiegano quel che è accaduto in seguito e di cui il ragazzo è del tutto responsabile.

Alcuni lettori potrebbero, a questo punto, essere tentati di giudicare i genitori di Alessandro per il naufragio del loro rapporto: meglio evitare, soprattutto oggi che questi problemi sono ormai frequentissimi. Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra, diceva l’Unico che poteva veramente giudicare (cfr. Giovanni 8,7): del resto, ho scelto questa storia proprio perché, essendo capitata in una famiglia perbene, potrebbe capitare a tutti; ma proprio a tutti. Temo però che il male in Leon fosse molto antico e andasse al di là della percezione ed anche della buona volontà dei genitori. È triste da dirsi, ma questa potrebbe essere l’ennesima conferma di ciò cui assisto molto di frequente, nel mio lavoro e non solo: che ogni forma di instabilità familiare ha delle pesanti ricadute sui figli, anche se si fa di tutto per evitarle.

In ogni caso, fin qui l’esperienza della famiglia di Monica Marchioni correva apparentemente entro i binari della normalità; ma a partire dal 2019 le cose cambiano; e tragicamente.

Quando tutto precipita e non si capisce neanche il perché

A partire dal 18° compleanno del ragazzo e ancor più dopo la maturità, Monica nota un mutamento drastico e improvviso nel suo carattere, confermato anche dalla nonna Marisa[7]. Per esempio, dato che lui aveva mostrato un interesse per gli orologi di marca (stile Rolex o Patek Philippe), i genitori fanno acrobazie per comprargli un bell’orologio per l’occasione: pur senza arrivare al Rolex, decisamente eccessivo, spendono tuttavia ben 1.200 euro per quello che deve essere il regalo di una vita, quello della maggiore età. Eppure, lui si mostra scontento e questo costituisce un primo grande dispiacere per Monica: non può trattenere le lacrime per la delusione. Alessandro chiede allora di potere cambiare l’orologio con un altro di suo gradimento e lascia intendere di non essere interessato tanto all’orologio in sé, quanto ad esibirlo, come un segno di prestigio e ricchezza. Difatti, poco per volta mostra sempre di più di ambire ad avere “tanti soldi” e oggetti di marca, anche se non ne chiede alla madre e lei non sarebbe neanche d’accordo a darglieli. Vuole guadagnare tanto, senza fatica.

Dopo il diploma, conclusa la scuola con sforzo, Alessandro rimane a casa, in una specie di anno sabbatico, incerto se lavorare o continuare a studiare; in realtà, non fa nulla (cosa che finirà per spazientire molto sua mamma), salvo qualche lavoretto temporaneo che non dura. Mostra un tratto sempre più scostante e, dall’estate 2020, autentica ostilità verso la madre. I suoi occhi sono molto diversi, quello che lei considerava il suo bambino appare ora “freddo”, insensibile: sembra “un corpo senza un’anima”, circondato da un “alone di apatia”. Spesso lui ripete, con uno strano sorrisetto irrisorio: “Io non sono quello che voi credete; io sono una persona cattiva”. Lui che non usciva mai la sera, ma che si limitava ad incontrare alcuni amici il pomeriggio per suonare (amici nei confronti dei quali, però, la madre nutriva delle remore), ora rientra sempre più tardi: addirittura, una notte, Loreno si accorge che il ragazzo non è a letto nella sua stanza, per cui i genitori si spaventano. Al ritorno, lui spiega di essersi svegliato alle 3.00 di notte e di essere uscito nel bosco per via del suo nuovo interesse per la botanica (a quell’ora?). Questo interesse però si rivelerà molto più insidioso che in apparenza: i carabinieri scopriranno in seguito che il ragazzo si procurava delle piante e delle sostanze velenose, pagandole con la carta della madre. Eppure, esternamente sembra un ragazzo come gli altri: ha amici, una ragazza, è apprezzato tra gli altri giovani; è simpatico.

Dal gennaio 2021 il cambiamento è tale che Monica comincia ad avere paura di suo figlio, come se non si trattasse più “della stessa persona”: la notte si chiude in camera, come se avvertisse un pericolo.  In quei giorni si parlava del caso di Benno Neumair, colpevole dell’uccisione dei suoi genitori: e al sentire gli audio in cui la madre di Benno rivelava al telefono di temere il figlio, come se un mostro albergasse dentro di lui, a Monica “vengono i brividi”, perché si sente proprio così. Alessandro si trincera nel suo sorrisetto beffardo: via chat rivela a un amico di provocare apposta i genitori “per sfiancarli psicologicamente”, cosa che sta riuscendo a fare fin troppo. Con lo stesso fare irrisorio e agghiacciante nochalance, parla di volersi suicidare. Poi un giorno, a tavola, col suo solito sorrisetto, Alessandro fa un discorso molto strano: afferma che vuole accumulare tanti soldi senza fatica, tanto che ha pensato di fare un patto col diavolo. La madre reagisce d’istinto molto male perché queste cose “vero o non vero, non finiscono mai bene”.

Dopo avere tentato di tutto per istradarlo nella vita, ormai Monica non ne può più: litiga persino col marito, che è molto conciliante con Alessandro, probabilmente perché non si sente in diritto di essere duro con lui; lei invece non ce la fa più. Così, arriva al punto di sbattere Alessandro fuori casa, perché “le cose se le deve guadagnare”. Cioè, non lo manda certo sotto un ponte: lei e il padre naturale gli pagano una stanza, nella speranza che il figlio finisca finalmente per prendersi le sue responsabilità e darsi da fare. Infine, nel gennaio 2021 Alessandro viene mandato da uno psichiatra molto competente, che, si noti, non gli riscontra alcuna traccia di ipocondria: il ragazzo in sostanza non ha niente. Lo specialista ha però poche settimane di tempo prima che scoppi la tempesta: ignoriamo se sarebbe stato in grado di verificare altro, tuttavia, già dalle prime sedute sembra non rilevare nulla. Di certo, questo appare l’ennesimo tentativo dei genitori di salvare il figlio.

Arriviamo al 15 aprile 2021. Alessandro ha insistito per giorni perché vuole cucinare un pasto per i suoi e programma delle penne panna e salmone. Tiene fuori i genitori dalla cucina, mentre lui traffica intorno ai fornelli: poi serve entrambi, rimanendo però a guardarli senza toccare cibo e rimestando le penne pigramente con la forchetta. Monica nota subito un sapore strano, eccessivamente salato e bruciante, e osserva col figlio che forse si è sbagliato a salare: poi, a una nuova forchettata, avverte un retrogusto di ammoniaca. Davanti alle ovvie remore della madre, Alessandro comincia una vera e propria sceneggiata, piagnucolando e mostrando di non tollerare la delusione se i suoi non mangeranno; tuttavia, disgustata, Monica smette di mangiare, mentre invece Loreno, per non scontentare il ragazzo, insiste e trangugia tutto il piatto. Poi comincia a stare male. Si accascia sul divano, mentre Monica deve andare a vomitare in bagno.

Allora Alessandro Leon, fingendo di volerla assistere, le porta un bicchiere d’acqua con occhi che la donna in seguito ha definito veramente “diabolici”: come scopriranno i carabinieri in seguito, in quel bicchiere c’è disciolta una dose di ben 51 gr. di nitrito di sodio, il veleno con cui il giovane ha condito anche le penne; 51 gr. quando una dose letale non arriva a gr. 2,5. Lei rifiuta il bicchiere, riesce ad andare a vedere suo marito e caccia un urlo al constatare il suo stato: ma quando si gira per afferrare il telefono, si rende conto che tutti i cellulari sono scomparsi dal loro posto consueto. Allora capisce: intanto si sente lo schiocco di Alessandro che infila i guanti di gomma per soffocarla. A quel punto il figlio la aggredisce e la spinge a terra, tenendola bloccata a faccia in giù contro il pavimento e con un ginocchio contro la schiena: e intanto, con freddezza glaciale, pronuncia delle parole agghiaccianti: “Perché non muori, c***? Eppure, il veleno te l’ho dato….”.

Mentre Loreno agonizza sul divano, Monica lotta con il figlio, animata soprattutto dal pensiero del marito che vuole soccorrere a tutti i costi. Urla, chiama i vicini, grida di chiamare i carabinieri, ma il ragazzo è molto più forte di lei e la sbatte più volte a terra, tentando per la terza volta di ucciderla e di soffocarla con dei cuscini. Eppure Alessandro non riesce. La salvezza di Monica dipende, come lei stessa ripete, da un vero e proprio “miracolo”: mentre è stesa a terra con il figlio che incombe su di lei e da cui non sa più come salvarsi, avverte “sotto la pancia” una forza straordinaria che le permette di scaraventarlo via e che va molto al di là della forza della disperazione: una forza impossibile da spiegare in una donna minuta, molto meno robusta del figlio, in procinto di morire soffocata dalla paralisi indotta dal veleno. Intanto, alla porta cominciano a udirsi i colpi da parte dei vicini preoccupati e dei carabinieri, chiamati sul posto alle urla. Monica riesce infine a fuggire e ad aprire la porta e crolla a terra, scossa dai tremiti, dai conati di vomito e cianotica. Il figlio si dà alla fuga, ma viene arrestato la sera tardi a casa della nonna; Loreno purtroppo è morto, mentre Monica si salva per miracolo dopo 10 giorni di terapia intensiva in ospedale. I primi dati dell’emogasanalisi consigliata dal Centro Antiveleni di Pavia ed effettuata sulla signora alla Rianimazione di Bologna, danno un esito di 72, quando il valore standard è intorno a 1,5. Anche in questo caso, Monica è salva per miracolo.

Nel corso del processo è risultato che Alessandro aveva già tentato di avvelenare la madre nei giorni precedenti, tanto che lei accusava spesso conati di vomito nell’aprile 2021, ma aveva pensato a un virus. Dopo avere tentato in Assise di scaricare vigliaccamente la colpa sulla madre, Alessandro Leon viene condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio del patrigno e il tentato omicidio della madre, mentre nel marzo 2023 riceve 30 anni: poi, finalmente, confessa e si assume le proprie responsabilità. Per questo, non ricorre neanche in Cassazione e la pena diventa definitiva.

Cosa è successo?

Credo che la maggior parte dei lettori subodori che cosa è successo. Certo, non sono né una psichiatra, né tantomeno un esorcista: tuttavia, da assistente pastorale prima, da insegnante poi, da fedele convinta prima e dopo, ho avuto a che fare con problematiche dell’uno e dell’altro tipo; perciò, posso formulare un’ipotesi, che per il bene di Alessandro Leon e di tutti andrà verificata.

Sbaglierò, ma questo ragazzo ha tutta l’aria di soffrire di un disturbo demoniaco grave, forse addirittura una possessione; ciò sembra implicito persino nel linguaggio di sua mamma. Scommetto che qualsiasi esorcista formulerebbe la stessa ipotesi. Lo rivela il cambio drastico del suo comportamento, la malizia profonda delle sue azioni, il tratto manipolatorio e di sadico scherno che ha sviluppato, quel risolino freddo e irrisorio che lo rendeva “senz’anima” e il suo modo di fare abnorme e distaccato: soprattutto, mi fanno venire i brividi le sue affermazioni sul patto col diavolo. Ci sono gli estremi per temere che, dati i risultati, lo abbia fatto sul serio e forse già prima di ventilarlo con scherno a tavola: non è poi così raro che i giovani se ne lascino tentare (conosco qualche esempio). Del resto, che cosa ci andava a fare nel bosco alle 3.00 di notte? Quell’ora è caratteristica delle attività demoniache, perché è l’opposto di quella in cui Gesù è morto per noi sulla croce. Un altro indizio molto grave è la spontanea paura di Monica: ho sperimentato più volte che varie persone avvertono d’istinto una presenza demoniaca in qualcuno di disturbato, anche se ne ignorano il motivo, e reagiscono con paura o rabbia. Il demonio si sente, eccome. Lo psichiatra della difesa ha parlato anche di bruschi sbalzi d’umore da quando Leon è in carcere: ma anche gli sbalzi d’umore inspiegabili possono rientrare nel quadro di una possessione[8].

Infine, ho letto vari commenti sotto il video di Elisa True Crime e alcuni se la prendevano con lo psichiatra o gli psicologi che non hanno individuato una personalità narcisistica in Alessandro. Ma, a mio modesto avviso, per Alessandro Leon non so se ci si possa esprimere in maniera così drastica. Innanzitutto, è ancora un giovane in formazione, con una personalità non del tutto strutturata; in secondo luogo, l’immaturità profonda e il tratto “camaleontico” e “ondivago” descritto dallo psichiatra consulente della difesa potrebbero approssimarsi a questa direzione, ma se Leon fosse veramente un narcisista fatto e finito, allora non mi spiego due cose: primo, il mutamento drastico nel suo ultimo periodo di vita; secondo, la sua confessione, si spera sincera, al processo in appello. I narcisisti non confessano e non si accollano le proprie responsabilità: mai. Inoltre, i disturbi demoniaci di norma sfuggono a psichiatri e psicologi. Secondo me, il vero narcisista qui è il demonio.

Temo (e quel che dico andrà comunque verificato) che le cose siano andate così: il pubblico ministero al processo riteneva che Alessandro avesse agito per l’eredità e di certo il suo movente era economico; però nella sentenza è stata ritenuta l’idea che egli abbia concepito una forte ostilità per la madre a causa delle pressioni educative che lei esercitava su di lui. Non basta come spiegazione. Alessandro, secondo me, partiva da un trauma e da un’autostima patologicamente bassa, cosa che può dare adito, come ho ripetuto più volte in queste pagine, a interferenze demoniache[9]; ciò lo avrebbe spinto a un sentimento di impotenza, al risentimento e alla volontà di rifarsi con qualsiasi mezzo, di compensare questo vuoto con “tanti soldi”: perciò è stato attirato dal demonio e, come si dice in gergo, “gli ha aperto la porta”. Attenzione: non lo sto né scusando, né giustificando: la sua responsabilità rimane piena, perché, qualsiasi cosa sia successa, patto o no, ha evidentemente dato retta al maligno. Però è un ottimo segno che abbia dato segnali di resipiscenza, assumendo la sua condanna e confessando. Chissà che non sia passato nelle vicinanze un cappellano carcerario o qualcuno che lo ha aiutato.

Nella mia esperienza di volontariato in prigione ho notato che alcuni giovani, rei di omicidio dei genitori per soldi, hanno lo stesso sguardo vuoto ed assente, “morto”, che Alessandro mostra in una delle poche foto divulgate su di lui. Ciò è perfettamente corrispondente alla sensazione di freddezza emotiva e disumanità che Monica avvertiva nell’ultimo periodo accanto a lui. È lo stesso sguardo vuoto e smorto di grandi miliardari come John Davison Rockfeller (vi sfido a controllare: il suo ritratto giovanile mette i brividi)[10], di John Pierpont Morgan[11] e forse anche di altri magnati della finanza. Ho udito il noto esorcista americano padre Ripperger parlare di spiriti generazionali[12] e indicare in quello dell’avarizia, mammona, il demone che perseguita gli Stati Uniti. Considerato che per loro il denaro possiede anche il valore metaforico di indicatore della salvezza, idea balzana corrente tra i calvinisti, la cosa non mi stupisce. Che la nostra società incoraggi nei giovani l’avidità di denaro è ancora una triste conseguenza di questo imprinting culturale e della nostra società consumistica e capitalista: quando sento dire dai miei studenti che “contano solo i soldi”, mi si accappona la pelle. L’avarizia, in latino avaritia, non indica infatti solo la tirchieria (stile Paperon de’ Paperoni), ma anche l’avidità insaziabile, il desiderio disordinato dei beni esteriori (Quaestio de malo 8,1): e S. Tommaso d’Aquino indicava una lunga serie di “figlie” di questo vizio capitale: durezza di cuore innanzitutto, quindi inquietudine, violenza, menzogna, spergiuro, frode, tradimento (Quaestio de malo 13,3). Altro non dico: ma non sono questi i tratti di comportamento dispiegati da Leon prima dell’omicidio?

Conclusione

La nostra società si vanta di essere scientista e materialista: sarebbe vero solo ciò che si tocca. Invece, tutte, ma proprio tutte le società e culture della Terra, dagli aborigeni australiani, alle nostre nonne, credono o hanno creduto nell’esistenza di un livello soprannaturale e preternaturale (cioè diabolico), hanno creduto nell’esistenza degli spiriti insomma: tranne la nostra, che accantona queste realtà con sufficienza e in modo pregiudiziale. Poi però fa la figura dello struzzo per cui non esiste ciò che non vede, mentre tiene apposta la testa sotto la sabbia. Intanto, troppi dei nostri ragazzi crescono senza neanche un rudimento di educazione religiosa e spirituale, come se curare il nostro spirito fosse un problema secondario, addirittura insignificante: e spesso, non, come in questo caso, perché la famiglia è onesta, ma, in buona fede, non credente, bensì, tra troppi cristiani, per semplice trascuratezza e negligenza.

Quanto poi a quelli che negano pregiudizialmente e saccentemente la realtà demoniaca, farebbero bene a tacere per evitare di fare sfoggio della loro insipienza: quando un esorcista come padre Ripperger, che ha ben sei lauree (sei), psicologia compresa, riferisce di gente che gli si appiccica al soffitto durante un esorcismo per levitazione, sono capaci questi saccentoni di spiegarlo? E la levitazione è il meno che possa succedere durante un esorcismo. Intanto la gente, specie i giovani, si rovina andando dietro alle loro scemenze. Come diceva Charles Baudelaire, il capolavoro del demonio è avere convinto tutti che non esiste. Proprio come i criminali più efferati, che così agiscono di soppiatto.

Questa vicenda non si può comprendere senza dei riferimenti soprannaturali: è la stessa Monica che, ripetendola ancora e ancora, ci dice di essere viva per miracolo e di sentire il dovere di ripetere l’accaduto come una forma di testimonianza, a beneficio degli altri. Sono del tutto d’accordo e per questo riprendo qui la sua storia. Forse qualche lettore protesterà che bazzico un po’ troppo la cronaca nera. In realtà, non lo faccio certo per attrazione morbosa, anzi: preferisco di gran lunga le ricette di cucina ed Anna dai capelli rossi. Però, ho scoperto nel corso degli anni che, stante la mia passata attività di volontariato in prigione, lo studio della criminalistica, anche se da dilettante, costituisce per me una vera e propria chiamata, una sorta di missione. Quanto si impara leggendo queste storie con gli occhi della fede! Quanto si apprende a proposito della verità delle parole del Vangelo, specie sulla famiglia! Tante volte, ascoltando o leggendo le storie di persone come Monica, rifletto tra me e me che quel che il Cristo dice nel Vangelo è proprio vero: fino all’ultima sillaba.

Dio è profondamente buono: c’è per tutti, credenti e non. Mentre stava per morire, Monica ha avvertito una forza straordinaria che le ha permesso di liberarsi della stretta mortale del figlio. Da dove veniva? Non lo so: ma a me vengono in mente gl’interventi del mio angelo custode in momenti di pericolo. In ospedale avrebbe dovuto morire con tutto quel veleno dentro, perché, a differenza di quanto osserva la giornalista di Porta a porta, Monica poteva anche avere ingurgitato poche forchettate di pasta avvelenata, ma il figlio aveva abbondato col nitrito di sodio. È arrivata in rianimazione con dei valori fisiologici folli: eppure è sopravvissuta. Lei vive questa grazia come una missione e dice la verità. Anche quando afferma che il marito ha sacrificato la vita per il figlio, ha ragione: perché il signor Loreno non è morto solo per il fatto di avere ingurgitato tutto il piatto di pasta per non deludere il ragazzo, in segno di affetto. Forse, se lui non fosse morto, Leon non avrebbe mai fatto i conti con le proprie responsabilità: davanti a due genitori in ospedale, ma miracolosamente vivi, avrebbe continuato a minimizzare, a scaricare la sua colpa su altri, come ha fatto durante il processo in Assise, calunniando pesantemente la madre. L’omicidio per lui ha rappresentato forse un salutare, ancorché tragico, richiamo alla realtà. Con la sua morte e il suo sacrificio, il signor Loreno ha forse salvato il figlio adottivo e che amava tanto.

La signora Monica fa bene a testimoniare e deve continuare a farlo: anzi, è stata pesantemente calunniata anche per questo, da gente senza cuore che l’ha meschinamente vilipesa su Internet (come denunciato giustamente da Elisa nel finale del suo video). Rimane solo una domanda doverosa: un genitore normale, ascoltando questa storia, potrebbe chiedersi con sconcerto e angoscia: “Ma se questi due genitori hanno fatto così tanto per il figlio e questo è stato il risultato, quali rimedi potremmo mai applicare per la salvezza dei nostri? Se non bastano gli psicologi, gli psichiatri, gl’insegnanti, la buona volontà, l’affetto, l’amore, che possiamo fare? Umanamente, come possiamo proteggere i nostri ragazzi?”. Ma dove non arrivano gli psicologi, arriva Dio. Proprio per questo motivo sono profondamente convinta che non ci si possa fermare a una lettura “umana” di questa vicenda e che ne sia indispensabile una visione soprannaturale: sennò, una testimonianza del genere potrebbe solo provocare angoscia. Invece, se la protagonista di questa vicenda avverte questa “chiamata” così urgente a testimoniare, ciò potrebbe essere per una visione più alta. La signora Monica afferma di avere fede, di averla scoperta proprio dopo questi fatti, anche se non si dice propriamente cattolica: ma si avverte chiaramente che è in cammino verso Dio. Per la risposta all’interrogativo angoscioso di cui sopra, rinvio quindi al prossimo articolo.

 

Note:

[1] Per redigere questo articolo mi sono basata soprattutto sulle due testimonianze della signora Monica registrate in: Monica Marchioni : avvelenata dal suo stesso figlio (con Monica Marchioni), Elisa True Crime 29 gennaio 2024, https://www.youtube.com/watch?v=5-oAklmdGfo&t=2519s ; Monica Marchioni “Perché mio figlio voleva uccidermi”, Porta a porta 6 aprile 2023 https://www.raiplay.it/video/2023/03/Porta-a-Porta-994730aa-5811-48a1-890c-545c49b481f0.html ; la testimonianza della nonna Marisa, la mamma della signora Monica: Veleno nella pasta: parla la nonna di Leon, Italia in diretta 25 maggio 2022, https://www.youtube.com/watch?v=gaGjEI4eq80 . Cito talvolta queste interviste nel corpo dell’articolo con le virgolette.

[2] Cfr. Nicola Bianchi, Omicidio al veleno: “Leon ha un vizio di mente”, Il Resto del Carlino  21 aprile 2022, https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/omicidio-al-veleno-leon-ha-un-vizio-di-mente-a3de6e0c

[3] Non mi è chiaro se qui la signora intenda la quarta ginnasio o la prima liceo vera e propria (cioè il terzo anno del quinquennio), comunque poco cambia ai fini della storia.

[4] Cfr. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 3th edition, Text Revision (DSM 5 .TR), pp. 357-60.

[5] Cfr. Nicola Bianchi, Omicidio al veleno: “Leon ha un vizio di mente”, Il Resto del Carlino  21 aprile 2022, https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/omicidio-al-veleno-leon-ha-un-vizio-di-mente-a3de6e0c

[6] Cfr. Pete Walker, Complex PTSD: From Surviving to Thriving, Pete Walker, 2014, 12-13 e 122.

[7] Cfr. Veleno nella pasta: parla la nonna di Leon, Italia in diretta 25 maggio 2022, https://www.youtube.com/watch?v=gaGjEI4eq80.

[8] Cfr. Chad Ripperger, Dominion. The Nature of Diabolic Warfare, Keenesburg CO, Sensus Traditionis Press, 2022, pp. 311-400 sulla possessione.

[9] Cfr. Chad Ripperger, Dominion, op.cit., p. 206; Guy-Emmanuel Cariot, La citadelle imprenable. Petite méthode pour résister à l’ennemi et obtenir la libération, Paris, MAME, 2020, cit.p.39.

[10] Cfr. John Davison Rockfeller, Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/John_Davison_Rockefeller

[11] Cfr. John Pierpont Morgan, Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/John_Pierpont_Morgan

[12] Per le conferenze di padre Ripperger sugli spiriti generazionali, cfr. Father Chad Ripperger, Generational spirits 1, Sensus fidelium 10 marzo 2017, https://www.youtube.com/watch?v=mpJgVAs02Dc&t=1s; Generational spirits 2, Sensus fidelium 10 marzo 2017, https://www.youtube.com/watch?v=YaKdXdcPzKI&t=7s; Generational spirits 3, Sensus fidelium 11 marzo 2017, https://www.youtube.com/watch?v=ZDpMfT5Way8&t=461s

 


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