mamma papà e bimbo allattato al seno

 

 

di Rachele Sagramoso

 

Lo spiegavo già tempo fa: l’allattamento è un gesto politico.

Un paio di concetti di fisiologia, giusto per essere chiari.

Solo le donne allattano. Questo perché sono fatte così. Le donne hanno utero e mammelle: il primo serve per la gravidanza, le seconde per nutrire il neonato. Il bambino poppa da mamma: lo fa sino a che non mangia i rigatoni all’amatriciana (NB: è un esempio) e sino a che non sviluppa un sonno notturno simile a quello dell’adulto. È progettato per farlo e nessun bambino è giunto all’età della pubertà prendendo la poppa, dormendo con mamma (soprattutto durante l’adolescenza), non mangiando i rigatoni all’amatriciana (NB: è un esempio).

Si pensava tempo fa che allattare fosse solo un mezzo per nutrire il bambino (mezzo che, ricordiamolo, ha salvato e salva la pelle a miliardi di bambini in tutto il mondo da quando esiste l’essere umano e tutto il regno dei mammiferi): come allattano i cani, i gatti eccetera, allora anche per i bambini è lo stesso. In realtà no, per il semplice motivo che l’essere umano ha una parte del cervello – la neocorteccia – che lo distingue dal resto del creato. L’essere umano compie delle scelte non istintuali, l’essere umano ha una coscienza.

 

 

Allattare è un gesto estremamente fisiologico poiché in tutto il mondo, da sempre, le mamme allattano. Essere allattati è un gesto fisiologico poiché in tutto il mondo, da sempre, i bambini ne hanno bisogno per sopravvivere. Per una donna allattare è certamente un dovere intrinseco alla sua maternità: ovviamente nel mondo attuale, la donna dovrebbe poter provare piacere nel farlo, per la sola gioia di allevare suo figlio. Nel mondo industrializzato, la donna può scegliere quanto allattare e l’ostacolo nel fatto ch’ella trovi piacere nell’allattare e sia libera di farlo come e quanto vuole, in accordo solo con suo figlio, spesso è causa delle opinioni intorno all’allattamento. 

Di opinioni fantasiose che impediscono alla donna di allattare (come le impediscono di vivere la gravidanza di suo figlio in modo sereno) sono tantissime e fantasiosissime, ma tutte partono con un presupposto: la donna è una deficiente e l’allattamento (come la gravidanza) è un gesto culturale.

Come la femminilità si crede essere qualcosa di influenzato dalla cultura, evidentemente anche le manifestazioni della femminilità lo debbono essere: ecco quindi che l’allattamento subisce tutta una serie di “trasformazioni” che dipendono dalla civiltà dove si trova la femmina. 

Se la donna è qualcosa che può essere cancellata perché quella donna non si sente tale, basta togliere utero e mammelle, ch’ella diverrà uomo. Questo è ciò che la cultura trans crede possibile al netto della somministrazione di terapie psicologiche affermative, chirurgiche e farmacologiche ($$$). In realtà stiamo assistendo al crollo di queste opinioni perché, infatti, sono tali: la fisiologia della donna risiede in una cascata ormonale che dipende dalla costruzione di un DNA che matura un embrione femmina alla quarta settimana di gestazione. Non si cambia, non si muta, non si può assolutamente modificare. Quell’essere umano potrebbe amputarsi le mammelle e rimuoversi l’utero, ma femmina è, e femmina rimane. Che poi possa psicologicamente lavorare sull’assomigliare a un uomo, nulla lo vieta, ma la biologia non perdona. 

Come la femminilità dipende dalla fisiologia, l’allattamento è fisiologico. Se si prende un neonato appena partorito da mamma e lo si pone sulla pancia di mamma stessa, questi si muoverà sentendo l’odore e la forma della poppa e si attaccherà per ciucciare.

Quindi arriviamo al dunque: allattare cos’è?

Abbiamo detto che allattare non è solo nutrire (anche se decenni di cultura fissata sulla nutrizione ci dovrebbero aver insegnato che qualunque alimento si mangi, noi nutriamo tutto il nostro corpo: se mangio al McDonald non è come mangiare una pastasciutta al pomodoro e un piatto d’insalata).

Allattare è una RELAZIONE.

Cosa significa? Vuole dire che quando una mamma allatta e il suo bambino è allattato, avviene la formazione di una serie di strutture psichiche che servono alla mamma per creare un legame di protezione e cura con il bambino e al bambino servono per costruirsi una personalità che lo porterà, con il tempo, a rendersi autonomo. Pare poco?

L’ho scritto e lo ribadisco: allattare dovrebbe essere un gesto spontaneo e istintivo della donna. Se non lo è dipende da una cultura che da decenni afferma che il bambino è dello Stato; che il bambino non deve stare con mamma altrimenti…; che il bambino non ha bisogno di mamma; che mamma non deve stare troppo col bambino altrimenti…; che mamma deve scegliere tra fare la mamma o vivere nel mondo del lavoro… Quindi non tutte le mamme sentono come normale per loro il fatto di stare con il loro bambino mentre poppa. E ricordo il fatto che non c’è un termine per allattare, ma dipende da mamma e bambino, dalla loro relazione.

Se la femminilità è diventata un fatto culturale (Vladimir Luxuria docet), lo è – per forza – pure l’allattamento. Infatti le donne che si fanno crescere la barba perché credono di sentirsi uomo, mantengono volentieri utero è poppe per fare le mamme pretendendo di essere chiamate papà. Un casino mostruoso, insomma.

Perché fanno questo? Perché quello che interessa loro non è il bambino da allattare (quindi da allevare, curare, educare), ma farlo dimostrando che loro possono cambiare la cultura. E il bambino? Il bambinochissenefrega. Il bambino subisce la dimostrazione delle loro teorie darwiniane dove vince il più forte: e tra un adulto e un bambino, ahimé vince sempre solo l’adulto. 

Ecco infatti che l’allattamento può diventare un gesto culturale e non fisiologico, quindi un diritto dell’adulto – qualunque adulto – che vuole provare l’ebbrezza della femminilità, dell’essere donna, al netto del fatto che quel bambino è, a tutti gli effetti, un mezzo per soddisfare lacune affettive e psichiche di una società che ha rinunciato all’affetto ell’educare.

Ed ecco sorgere la necessità culturale di allattare al petto. Non importa che le mammelle siano fatte apposta da millenni per essere centro dell’affetto tra mamma e bambino: la persona queer ha il diritto di allattare! Per il bambino? Ma no! Per avere la possibilità, a chi lo desidera (adulto, eh), di provare l’esperienza dell’allattamento anche senza aver partorito. Magari anche per i maschi che acquistano il pargoletto: vuoi mettere dimostrare di essere papà perfetti anche perché il bambino ciuccia al petto? Così pure per le mamme che acquistano un bambino: vuoi mettere dimostrare a se stesse di essere mamme di quel bambino provando l’esperienza dell’allattamento? Così, come se l’allattamento fosse un mezzo di soddisfazione adulta e non tutto il resto. Ma il resto è quello che fa bene al bambino, cosetta che l’essere prodotto e acquistato per soddisfare il biosgno di fare i genitori, che quindi passa in decimo piano.
 
Torno a ribadirlo: la femminilità e tutti gli aspetti della maternità, sono gesti politici. Sconfiggere l’ideologia dipende dalle donne: torniamo a fare le mamme
(biologiche, adottive, affidatarie e spirituali)!!
 
 
PS: la rilattazione o l’aumento della produzione di latte materno nelle mamme che – ascoltando la cultura che ignora la fisiologia – hanno visto ridursi la produzione di latte, è possibile, ma ha una funzione ben chiara: aiutare quelle mamme per loro e il loro bambino. Un’altra opportunità è per le mamme che adottano: vi è la possibilità di produrre latte anche per queste situazioni (deve poter essere una buona opzione per il bambino, soprattutto).
 
 

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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