Foto di coppia di lesbiche inizialmente contenuta nel materiale promozionale dell'Incontro Mondiale delle Famiglie, Irlanda, agosto 2018

Foto di coppia di lesbiche inizialmente contenuta nel materiale promozionale dell’Incontro Mondiale delle Famiglie, Irlanda, agosto 2018

 

 

di Sabino Paciolla

 

Martedì scorso, 29 gennaio, ho partecipato alla festa della famiglia interparrocchiale del mio paese. Don Franco Lanzolla, responsabile della Pastorale della famiglia della diocesi Bari-Bitonto, segretario della Commissione Pastorale per la Famiglia e la Vita della Conferenza Episcopale Pugliese, nonché parroco della cattedrale di Bari, ha celebrato la messa, ed è stato il relatore dell’incontro che si è tenuto subito dopo, avente a tema proprio il matrimonio e la famiglia.

Devo dire che la relazione non mi è piaciuta sin da subito in quanto incentrata per la quasi totalità sulla relazione tra i coniugi, sul concetto di famiglia generatrice di bellezza, mettendo però in chiaro dalle prime battute che il matrimonio non è finalizzato alla generazione dei figli. Durante tutta la relazione, solo in un altro caso ha fatto cenno alla generazione dei figli, ma con un tono quasi da rimprovero, dicendo che “fare i figli è facile”, è il resto che è difficile.

Don Franco Lanzolla ricorderà che «La Chiesa insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere per sé aperto alla trasmissione della vita… Tale dottrina, più volte esposta dal magistero, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo» Humanae Vitae», 11-12). Purtroppo, Lanzolla durante la sua relazione ha esaltato l’aspetto unitivo, “la relazione”, ed ha completamente trascurato il “significato procreativo”.

Nessun accenno all’attacco ideologico alla famiglia, nessun accenno o approfondimento all’accoglienza della vita, che oggi è messa totalmente in cattiva luce, se non completamente rifiutata. Solo relazione, rispetto, condivisione, accoglienza, dono, ecc. Per carità, tutte cose giuste. C’è però un solo problema, perché i giovani non si sposano più in chiesa? Perché i divorzi sono all’ordine del giorno? Perché è diventato di moda convivere? Buio totale.

Don Franco Lanzolla si è lasciato cosi prendere dalla “relazione” tra coniugi, che ad un certo punto uno dei parroci ha chiesto per quale motivo ci si dovrebbe sposare in Chiesa, quali le peculiarità del matrimonio cristiano. Preso di contropiede, Lanzolla ha dovuto riconoscere che la domanda era interessante.

La parte finale dell’incontro ha visto le consuete domande. E qui un anziano signore ha fatto la fatidica domanda: “Cosa ne pensa del matrimonio omosessuale?”. A questa domanda, don Franco Lanzolla ha dapprima premesso che Dio ha creato l’uomo e la donna, e che la famiglia è quella tra l’uomo e la donna, poi, dopo aver dato qualche cenno sulla omosessualità, ci ha fatto sapere che segue anche coppie di lesbiche e omosessuali. E quindi ha detto che lui spinge queste coppie alla “fedeltà”.

Questo particolare “consiglio alla fedeltà” alle coppie di lesbiche e omosessuali fatto da parte di un sacerdote della Chiesa cattolica mi è parso alquanto strano. Al che gli ho chiesto di precisare. Lanzolla ha detto che lui non li spinge ai rapporti sessuali ma ad una fedeltà. La risposta però non ha fugato tutta la stranezza di questa fedeltà omosessuale di stampo cattolico.

Questo mi ha fatto venire in mente un altro sacerdote, don Giancarlo Carrega, responsabile della Pastorale per le persone omosessuali della diocesi di Torino, il quale l’anno scorso ha suscitato un certo clamore quando è divenuto pubblico il suo progetto di organizzazione di un ritiro in un monastero per educare i fidanzati omosessuali alla fedeltà. Dopo le proteste, il ritiro è stato sospeso.

Ora, di certo c’è una forte contraddizione tra l’affermare da una parte che la famiglia cristianamente intesa è una sola e poi, dall’altra, spingere le coppie omosessuali alla fedeltà. Probabilmente è l’esito di una posizione che nella Chiesa cattolica si sta facendo sempre più strada, quella che se da una parte premette alcune nozioni della Dottrina, dall’altra, in nome della pastorale dell’ascolto, del dialogo, dell’accompagnamento, del non giudicare, nega nei fatti proprio quei principi innanzi affermati.

Fatte queste premesse di fedeltà reciproca nelle coppie omosessuali, non ci si deve poi meravigliare se alcuni vescovi con incarichi importanti (es. vice presidente della Conferenza Episcopale Tedesca), in maniera esplicita spingano per la benedizione in chiesa delle coppie omosessuali. Di certo non sarà quello che chiede don Lanzolla, ma certe premesse possono avere in altri delle logiche conseguenze.

D’altra parte, e rimanendo nello specifico del tema, se l’unico amore possibile cristianamente inteso è quello tra un uomo ed una donna (il resto è espressione di una affettività che alcuni ritengono non correttamente allineata alla dimensione fisica sessuale del corpo), non ha senso spingere alla fedeltà una coppia di omosessuali, preoccupandosi, probabilmente, di evitare loro una pericolosa, dal punto di vista sanitario, promiscuità. Ed ha ancora meno senso quando si veda quella fedeltà come un valore positivo da preservare, promuovere, e persino consigliare dal punto di vista pastorale. Ciò è vero se si parte da un punto di vista cattolico.  

Infatti, un sacerdote cattolico dovrebbe annunciare la Verità di ogni uomo, che è Cristo. Un sacerdote dovrebbe ‘evangelizzare’ le persone omosessuali, dicendo loro la verità sull’amore. Dovrebbe insegnare che il bene di ogni uomo è quello di seguire il piano di Dio, quello che dice che “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi..»” (Gen 1,26-28). Oppure,  «Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». (Marco 10, 6-9). Questa è la fedeltà di coppia (“non divida l’uomo…”) che un sacerdote dovrebbe proporre. A tutti. Qualsiasi altra fedeltà di coppia proposta, da un punto di vista cattolico, è solo farlocca, e non fa il vero bene delle persone.

Don Franco Lanzolla, anziché spingere i componenti le coppie omosessuali alla fedeltà reciproca, dovrebbe spingerli alla fedeltà alla Chiesa ed al suo insegnamento. Come qualsiasi sacerdote, dovrebbe spingere i fedeli verso lo stretto sentiero della santità, dal quale tutti noi ci allontaniamo a causa del peccato. Ed è per questo che serve l’accompagnamento. Ma non un accompagnamento qualsiasi, non un accompagnamento senza una meta, non un accompagnamento che ha dimenticato di insegnare, non un accompagnamento che asseconda, non un accompagnamento fatto appena di psicologia e sociologia. Questo tipo di accompagnamento lo può dare chiunque, non serve un sacerdote, tanto più uno cattolico.

Giovanni Paolo II, nel 1994, scriveva nella Lettera alle famiglie: “Chi può negare che la nostra sia un’epoca di grande crisi, che si esprime anzitutto come profonda      «crisi della verità»? Crisi di verità significa, in primo luogo, crisi di concetti. I termini «amore», «libertà», «dono sincero», e perfino quelli di persona, «diritti della persona», significano in realtà ciò che per loro natura contengono?”. Ecco, a me pare che parlare cattolicamente per una coppia omosessuale di “fedeltà” sia esattamente quello che profeticamente diceva San Giovanni Paolo II 25 anni fa, una “crisi di concetti”, o quello che oggi chiameremmo una grande confusione.

Oggi, ancor più che 25 anni fa, la cultura moderna non riconosce la verità su chi è la persona umana, per cosa siamo fatti, cosa costituisce una famiglia, cosa sono la libertà e i diritti umani. Per questo è necessario riproporre, ancor più di ieri, una vera antropologia che corregga questa crisi di concetti, questa confusione imperante, fatta di esaltazione dell’emozione e negazione della ragione. E’ infatti molto diffusa oggi, persino tra i cattolici, una visione ridotta dell’amore, una visione sentimentale che potremmo sintetizzare con la frase: “l’importante é che si amino”. Nulla di più falso.

Occorre pertanto contrastare il tentativo di ridefinire il matrimonio e l’esplosione di ideologie di genere (gender) che distaccano la nostra identità dalla nostra umanità. In questo senso, è assolutamente necessario usare corretti termini lessicali, e abbandonare le dubbie pastorali. Termini come “fedeltà” per le coppie omosessuali portano acqua al mulino di certa ideologia.

Don Franco Lanzolla, con lo spingere le coppie omosessuali alla “fedeltà”, dimostra di non opporsi efficacemente all’attuale crisi del matrimonio e della famiglia, di non utilmente ostacolare il potente tentativo in atto di ridefinire il matrimonio, di non contrastare validamente l’esplosione della ideologie del gender che distaccano la nostra identità dalla nostra umanità.

Credo che Don Franco Lanzolla, anziché spingere le coppie omosessuali alla fedeltà, dovrebbe spiegare loro che il matrimonio e la famiglia naturale sono il progetto di Dio per soddisfare le aspirazioni universali del cuore dell’uomo. Siamo fatti per l’amore e la comunione con Dio e con gli altri. Un amore, si badi bene, che nella coppia può essere solo quello tra un uomo ed una donna.

Un’ultima annotazione. È piuttosto curioso che in una Festa della famiglia inter-parrocchiale si finisca per parlare della “fedeltà” consigliata alle coppie omosessuali.

 

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