Riprendo alcuni stralci da una approfondita intervista di Maike Hickson al vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Santa Maria ad Astana, Kazakistan. E’ interessante perché ad ampio raggio sui temi più “scottanti” che attualmente si vivono nella Chiesa cattolica.

Eccoli nella mia traduzione.  

Foto: mons. Athanasius Schneider, vescovo di Astana (Kazakistan)

Foto: mons. Athanasius Schneider, vescovo di Astana (Kazakistan)

Maike Hickson (MH): All’inizio dell’anno, i rappresentanti della Conferenza episcopale tedesca hanno proposto una benedizione per le coppie omosessuali. Quale sarebbe la risposta a questa domanda alla luce della dottrina cattolica?

Il vescovo Athanasius Schneider (BAS): Imporre la benedizione a una coppia omosessuale significa benedire il peccato non solo degli atti sessuali extraconiugali, ma, peggio ancora, degli atti sessuali tra persone dello stesso sesso, cioè benedire il peccato di sodomia, che è considerato dalla quasi totalità della storia umana e da tutta la tradizione cristiana come un peccato che grida al cielo (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1867). Perché un tale peccato grida al cielo? Perché annulla, inquina e contraddice direttamente la natura e l’ordine della sessualità umana nella reciproca complementarietà dei due sessi, come creata dall’infinita sapienza di Dio. Gli atti o le relazioni omosessuali sono direttamente contro la ragione e contro ogni logica, e contro la volontà esplicita di Dio. (…)

Quando i chierici promuovono la benedizione delle relazioni omosessuali, promuovono un peccato che grida al cielo, e promuovono un’assurdità logica. Tali chierici commettono così un peccato grave e il loro peccato è ancora più grave di quello delle unioni omosessuali che benedicono, perché danno a queste persone incentivi per una vita di continui peccati, e le espongono di conseguenza al pericolo reale di una condanna eterna. Tali chierici sentiranno sicuramente da Dio – al momento del loro giudizio personale – queste gravi parole: “Quando dico al malfattore, la morte sarà certamente il tuo destino; e tu non gli dici una parola e non dici nulla per chiarire al malfattore il pericolo della sua via, affinché sia sicuro; quello stesso malfattore morirà nel suo fare il male; ma io ti renderò responsabile del suo sangue” (Ez 3,18). (…)

 

MH: (…) Anche il cardinale Christoph Schönborn ha detto recentemente che un futuro concilio potrebbe stabilire nuove norme per le sacerdotesse e persino per i vescovi (donne, ndr). Che cosa è possibile e buono qui nella Chiesa, e che cosa non lo è? Qual è il ruolo proprio della donna nella Chiesa alla luce dei Vangeli?

BAS: Per istituzione divina, il sacramento dell’Ordine sacro (sacramentum ordinis) può essere somministrato solo ad una persona di sesso maschile. La Chiesa non ha il potere di cambiare questa caratteristica essenziale di questo sacramento, perché non può cambiare un aspetto sostanziale dei sacramenti, come ha insegnato il Concilio di Trento (cfr. sess. 21, cap. 2). Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato che l’impossibilità di ordinare le donne è un insegnamento infallibile del Magistero Ordinario Universale (cfr. Lettera Apostolica Ordinatio sacerdotalis, n. 4), quindi una verità divinamente rivelata, appartenente al deposito della fede (cfr. Responsabilità della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 28 ottobre 1995).

Chi ostinatamente dubita o nega questa verità rivelata commette il peccato dell’eresia e, facendolo pubblicamente e pertinacemente, il peccato diventa un crimine canonico, che comporta la scomunica automatica (latae sententiae).(….)

Nessun Papa e nessun Concilio ecumenico potrà mai permettere un’ordinazione sacramentale femminile (sia essa diaconale, presbiterale o episcopale). Se, in un caso ipotetico, lo facessero, la Chiesa verrebbe distrutta in una delle sue realtà essenziali. Ma questo non può mai accadere, perché la Chiesa è indistruttibile e Cristo è il vero Capo della sua Chiesa, che non permetterà che le porte dell’inferno prevalgano su di lei in questo aspetto concreto. (…)

Il ruolo più bello, unico e insostituibile della donna nella Chiesa è la sua vocazione e la sua dignità di madre, sia fisicamente che spiritualmente, perché ogni donna è per sua natura materna. Inseparabilmente con la madre c’è la sua dignità e vocazione sponsale.(…)

 

MH: I vescovi tedeschi hanno approvato in febbraio una dispensa che permette ai coniugi protestanti dei cattolici, in singoli casi e dopo un periodo di discernimento, di ricevere regolarmente la Santa Comunione. Alla luce dell’ordine sacramentale della Chiesa e anche della necessità che i cattolici si rechino regolarmente al sacramento della Penitenza, è lecito e possibile un simile gesto da parte dei vescovi tedeschi?

BAS: Sin dai tempi degli Apostoli (cfr At 2, 42) l’integrità della fede (doctrina Apostolorum), della comunione gerarchica (communicatio) e della Comunione Eucaristica (fractio panis) sono inseparabilmente connessi l’uno all’altro. Nell’ammettere un battezzato alla Santa Comunione, la Chiesa non dovrebbe mai dispensarlo dal professare l’integrità della fede cattolica e apostolica. Non è sufficiente esigere da lui solo la fede cattolica nel sacramento dell’Eucaristia (o nel sacramento della Penitenza e dell’Unzione dei malati).

Ammettere un battezzato alla Santa Comunione, e non esigere da lui come prerequisito indispensabile l’accettazione di tutte le altre verità cattoliche (es, i dogmi del carattere gerarchico e visibile della Chiesa, del primato giurisdizionale del Romano Pontefice, dell’infallibilità del Romano Pontefice, dei Concili Ecumenici e del Magistero Universale e Ordinario, dei dogmi mariani, ecc) significa una contraddizione con l’unità necessariamente visibile della Chiesa e con la natura stessa del sacramento eucaristico. L’effetto proprio della Comunione eucaristica è cioè la manifestazione della perfetta unione dei membri della Chiesa nel segno sacramentale dell’Eucaristia. Quindi, l’accoglienza stessa della Santa Comunione nella Chiesa cattolica – anche in casi eccezionali – da parte di un protestante o di un cristiano ortodosso costituisce, in definitiva, una menzogna. Essa contraddice il segno sacramentale e la realtà sacramentale interiore, in quanto essi, i non cattolici ammessi alla Santa Comunione, continuano volentieri ad aderire visibilmente alle altre credenze delle loro comunità protestanti o rispettivamente ortodosse.(…) Il problema creato recentemente dalla Conferenza Episcopale Tedesca è – ad essere onesti – solo la logica conseguenza delle problematiche concessioni formulate dal canone 844 del Codice di Diritto Canonico.

 

MH: Se questa nuova iniziativa di intercomunione venisse approvata da Roma nel prossimo incontro del 3 maggio [l’esito lo potete trovare qui], potrebbe trasformarsi in un secondo indebolimento dell’insegnamento sacramentale della Chiesa dopo quello dovuto ad Amoris Laetitia e le sue conseguenze?

BAS: Senza dubbio!

 

MH: Alla luce di questo recente progetto tedesco di intercomunione, vedete qui dei limiti alle richieste di decentramento nella Chiesa?

BAS: Quando c’è il pericolo reale che in una Chiesa particolare l’integrità della Fede cattolica e la corrispondente pratica sacramentale siano danneggiate, il Romano Pontefice deve esercitare il proprio dovere e correggere queste defezioni al fine di proteggere i semplici fedeli da una deviazione dall’integrità della Fede cattolica e apostolica. Quando i vescovi agiscono in contrasto con il loro dovere, che dice che essi devono “promuovere e salvaguardare l’unità della fede e la disciplina comune a tutta la Chiesa” (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 23), il Romano Pontefice deve intervenire per il suo compito di “maestro di tutti i fedeli” e di “maestro supremo della Chiesa universale” (Lumen gentium, 25). Quando, durante una navigazione, alcuni ufficiali della nave iniziano a praticare dei fori sul fianco della nave, il capitano della nave non può dire: “Non interferirò, perché voglio seguire il principio del decentramento”. Ogni persona di buon senso considererà tale comportamento irresponsabile e assurdo, perché avrà conseguenze fatali. Se questo è vero per la vita fisica, quanto più sarà vero per la vita soprannaturale delle anime! Quando, tuttavia, i vescovi locali fanno bene il loro lavoro nel promuovere e salvaguardare la fede, la disciplina e la liturgia della Chiesa, il Papa non dovrebbe in alcun modo limitare le loro iniziative. In questo caso, ci sarebbe una sana decentralizzazione. In “tutto ciò che è vero, onorevole, retto, puro, buono e lodevole” (Fil 4,8), ciò che fanno i vescovi locali, il Papa non deve interferire, e deve lasciare che queste buone opere siano decentrate. (…)

 

MH: Il Vaticano ha recentemente deciso di prestare molti paramenti sacri e altri oggetti sacri a una mostra di moda laica a New York che mostrerà anche abiti per una donna prete, una donna vescovo, una donna cardinale e anche una donna papa. Una tale decisione da parte del Vaticano non confonde forse il sacro con il profano e non è forse anche la causa della confusione morale e spirituale dei fedeli?

BAS: Una tale azione è chiaramente una profanazione di cose sacre, che sono state benedette per l’esclusivo culto del vero Dio, la Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Non si può fare a meno di ricordare la profanazione di oggetti sacri nell’Antico Testamento da parte di Nabucodonosor (cfr Dn 5,2). Tuttavia, “Dio non è deriso” (Gal 6,7).

 

MH: Recentemente, il mondo ha assistito al caso di Alfie Evans, dove lo stato ha deciso di porre fine al sostegno vitale di un bambino malato. Larcivescovo Paglia e alcuni vescovi britannici hanno elogiato lo Stato per questa decisione con riferimento al fatto che non si dovrebbero usare trattamenti eccessivi (cioè accanimento terapeutico, ndr). Qual è la sua risposta a questo caso Alfie? Lo Stato ha preso la decisione giusta e il mondo laico sta andando nella giusta direzione? Quali dovrebbero essere i principi per affrontare i malati gravi, siano essi bambini o adulti?

BAS: Il caso Alfie si è rivelato la punta dell’iceberg. L’iceberg è la moderna anti-cultura dell’uccisione dei bambini non ancora nati, una pratica iniziata come azione legale per la prima volta nella storia umana dalla dittatura comunista e marxista di Lenin nel 1920. Dagli anni Sessanta del secolo scorso, l’uccisione legale dei bambini non ancora nati si è diffusa gradualmente come un’azione orchestrata in quasi tutti i paesi occidentali. L’ideologia mondiale dell’uccisione di bambini non ancora nati è essenzialmente un’ideologia del disprezzo dell’umanità sotto la maschera cinica dei presunti diritti della donna o della nebulosa “salute riproduttiva”.

L’industria abortista e la sua ideologia politica avevano sempre rifiutato categoricamente il paragone tra aborto e infanticidio. Eppure, il caso Alfie ha dimostrato, in maniera chiarissima, al mondo intero che il potere politico, giuridico e mediatico mondiale di annientare il nascituro – la vulnerabile e debole vita umana non ancora nata – vuole fare il successivo salto di qualità, introducendo la legalizzazione dell’infanticidio, cominciando inizialmente con l’uccisione legale di un bambino gravemente malato. Con il caso Alfie, volevano dare l’esempio in questa direzione. In effetti, questa è solo una conseguenza logica dell’aborto, combinata ora con l’ideologia dell’eutanasia. Il caso Alfie ha dimostrato veramente, il chi è chi nella questione della difesa intransigente dell’inviolabilità della vita umana. Si sono uniti spontaneamente da tutti gli angoli della terra i difensori della vita in una  comune linea di battaglia. E’ stata una piccola, ma nobile, unità dell’esercito spirituale contro la potente cospirazione di una concordata agenda della politica, della giustizia e – con nostro grande stupore – anche della medicina. L’esercito della vita sembrava essere un nuovo Davide di fronte al moderno Golia dell’infanticidio. E’ sembrato che questa volta Golia abbia vinto. Eppure, in realtà, questo Golia ha perso. Perché nel caso di Alfie i partiti politici, giudiziari e medici coinvolti hanno perso la credibilità morale dell’imparzialità, della trasparenza e del senso di giustizia. Il vincitore è stato comunque il piccolo esercito di Alfie. Infatti, agli occhi di Dio e anche agli occhi della Storia, coloro che difendono gli esseri umani più deboli e vulnerabili, che sono in primo luogo i nascituri e i nati malati, saranno sempre i vincitori. La cospirazione politica, giuridica e medica contro la vita umana un giorno sicuramente crollerà, perché è disumana.

Al caso Alfie e al piccolo esercito della vita che lo circonda si possono applicare queste parole della Sacra Scrittura: “Coloro che seminano nelle lacrime raccoglieranno con grida di gioia”! (Sal 126,5).

 

fonte: OnePeterFive (qui)

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