mano anziano e di giovane
di Aurelio Porfiri
In questi giorni in cui combattiamo con l’epidemia di coronavirus, si sente spesso dire che i decessi procurati da questo virus riguardano per la stragrande maggioranza gli anziani. A volte, non sempre, questo viene detto con una sorta di sollievo, come dire “tocca a loro che tanto sono vicini comunque al commiato, risparmia le persone più giovani“. Ora, capisco che alcuni sotto pressione non riflettano bene sulle conseguenze di quello che dicono, ma io credo che questa mentalità sia veramente scorretta.
Dobbiamo lottare anche per fare in modo che gli anziani possano scampare questo pericolo ed essere tristi per i loro decessi come se riguardasse un giovane. Gli anziani, sono la nostra memoria. Gli anziani sono il collegamento fra noi e la generazione precedente, sono l’anello di una catena che rischia di assottigliarsi sempre più. Essi sono da tenere in grandissima considerazione, perché una società solo giovane rischia tutte le derive di quella malattia straordinaria che chiamiamo “gioventù”.
In una visita ad una casa di anziani Benedetto XVI diceva nel 2012: “Nella Bibbia, la longevità è considerata una benedizione di Dio; oggi questa benedizione si è diffusa e deve essere vista come un dono da apprezzare e valorizzare. Eppure spesso la società, dominata dalla logica dell’efficienza e del profitto, non lo accoglie come tale; anzi, spesso lo respinge, considerando gli anziani come non produttivi, inutili. Tante volte si sente la sofferenza di chi è emarginato, vive lontano dalla propria casa o è nella solitudine. Penso che si dovrebbe operare con maggiore impegno, iniziando dalle famiglie e dalle istituzioni pubbliche, per fare in modo che gli anziani possano rimanere nelle proprie case. La sapienza di vita di cui siamo portatori è una grande ricchezza. La qualità di una società, vorrei dire di una civiltà, si giudica anche da come gli anziani sono trattati e dal posto loro riservato nel vivere comune. Chi fa spazio agli anziani fa spazio alla vita! Chi accoglie gli anziani accoglie la vita!”. Penso che queste belle parole di papa Benedetto XVI possano bastare per comprendere come un cattolico deve considerare l’anziano, come portatore di un grande arricchimento per la società tutta.
Pensiamo per esempio all’importanza dei nonni. Io purtroppo non ho più i miei nonni già da qualche anno, ma la loro memoria, per quelli che ho potuto conoscere, rimane sempre nel mio cuore. La loro dedizione a me e alla nostra famiglia è qualcosa che rimane dentro come un insegnamento da portare avanti per le generazioni future. Io posso osservare anche i ragazzi un poco difficili, con problemi, per cui spesso l’unico rapporto solido che riescono a costruire è con i propri nonni. Quando i nonni se ne vanno, non se ne vanno solo le nostre memorie, ma anche le memorie dei nostri genitori, sembra veramente una doppia perdita.
Papa Francesco, durante un’udienza generale nel 2015 affermava: “Noi possiamo ringraziare il Signore per i benefici ricevuti, e riempire il vuoto dell’ingratitudine che lo circonda. Possiamo intercedere per le attese delle nuove generazioni e dare dignità alla memoria e ai sacrifici di quelle passate. Noi possiamo ricordare ai giovani ambiziosi che una vita senza amore è una vita arida. Possiamo dire ai giovani paurosi che l’angoscia del futuro può essere vinta. Possiamo insegnare ai giovani troppo innamorati di sé stessi che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. I nonni e le nonne formano la “corale” permanente di un grande santuario spirituale, dove la preghiera di supplica e il canto di lode sostengono la comunità che lavora e lotta nel campo della vita. La preghiera, infine, purifica incessantemente il cuore. La lode e la supplica a Dio prevengono l’indurimento del cuore nel risentimento e nell’egoismo. Com’è brutto il cinismo di un anziano che ha perso il senso della sua testimonianza, disprezza i giovani e non comunica una sapienza di vita! Invece com’è bello l’incoraggiamento che l’anziano riesce a trasmettere al giovane in cerca del senso della fede e della vita! E’ veramente la missione dei nonni, la vocazione degli anziani. Le parole dei nonni hanno qualcosa di speciale, per i giovani. E loro lo sanno. Le parole che la mia nonna mi consegnò per iscritto il giorno della mia ordinazione sacerdotale, le porto ancora con me, sempre nel breviario e le leggo spesso e mi fa bene. Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani! E questo è quello che oggi chiedo al Signore, questo abbraccio!”. Spesso sentiamo di anziani maltrattati, trattati come scarti, ma questo fa parte di una società che oramai coltiva una cultura dell’inumanità.

 

Ecco, quando sento parlare dei decessi per coronavirus e si sente dire che “per fortuna riguardano solo le fasce delle persone anziane“, mi fa un po’ male, perché se Dio vuole un giorno anziano lo sarò anche io, e veramente non vorrei essere trattato come un qualcosa di cui si può tutto sommato fare a meno. Certamente, ho detto in precedenza, capisco che la pressione di questi giorni possa far dire cose che sembrano consolatorie mai realtà sono soltanto terribili. Ho sentito altre persone fare riferimento a questo fatto, al fatto di sentirsi sollevati perché i decessi riguardano soltanto gli anziani e non le persone nelle fasce più giovani. Ma in questa lotta contro questo virus maledetto, siamo tutti insieme, se perdiamo i giovani perdiamo la forza e la speranza per il futuro, se perdiamo gli anziani stiamo perdendo la memoria di quello che siamo, ricchezze che vengono dall’esperienza, la saggezza che viene dall’aver vissuto già tanto. Noi non possiamo permetterci di perdere nulla di questo in modo così traumatico e drammatico. La natura ha i suoi ritmi che un morbo così improvviso sta sconvolgendo. Spero questo coronavirus sarà presto un brutto ricordo e mi auguro di poter vedere nel parco giochi vicino alla mia abitazione tante persone anziane che giocano e raccontano storie ai loro nipoti.
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