Apparizione a porte chiuse di Gessù Cristo agli apostoli – Duccio di Buoninsegna (Maestà del Duomo di Siena)

Apparizione a porte chiuse di Gessù Cristo agli apostoli – Duccio di Buoninsegna (Maestà del Duomo di Siena)

 

 

di Aurelio Porfiri

 

 

Io penso che nella vita sia giusto porsi spesso problemi etici e morali. L’etica e la morale infatti non sono affatto scisse, essendo la prima l’applicazione nella vita pratica della seconda. Ora, non posso nascondere che ultimamente sono stato molto preso da queste questioni; astraendo da problemi concreti ho cercato di trovare il principio guida, per essere così in grado di camminare sulla retta via, o almeno zoppicare sulla stessa, piuttosto che correre sulla via sbagliata. Devo dire che tutto il mio ragionare è stato spesso istigato dalle parole del Papa Benedetto XVI. Seguivo con crescente attenzione tutti i suoi richiami “etici” ai sacerdoti, i nostri pastori di anime, inviti a non privilegiare la carriera, a dare il buon esempio, a non cadere in atteggiamenti che la morale cattolica ripudia. Certo il Santo Padre doveva anche aver visto molto nei suoi anni in curia come prefetto della dottrina della Fede. E anche il presente Pontefice ha molto spesso richiamato i sacerdoti contro carrierismo e clericalismo.

Dovrei dire, che tutto ciò nasce da un atteggiamento a volte “omertoso” che certi ambienti che si ispirano ai principi cattolici propugnano. Insomma, se un prete ha un comportamento in diretto contrasto con i principi che dovrebbero ispirare la sua vita sacerdotale, in alcuni casi (non proprio sporadici), si tende al silenzio, si preferisce che non se ne parli per salvaguardare “il bene della Chiesa”. Questo e’ un punto molto importante che credo andrebbe pensato in profondità. In fondo è stato un punto molto presente anche al recente summit sugli abusi tenutosi in Vaticano nel febbraio 2019.

La vera domanda dovrebbe forse essere: se io, con il mio silenzio, difendo colui che sta apertamente tradendo gli insegnamenti di quella Chiesa che dovrebbe servire, faccio il bene della Chiesa o faccio il suo male? Dovrei capire che faccio il suo male, perché il mio silenzio e quello di altri può soltanto fare in modo che certe situazioni che danno scandalo apertamente si perpetuino, con imbarazzo e grande sofferenza di povere anime indifese. Facciamo un esempio: se vengo a sapere che un sacerdote ha un comportamento morale in aperta violazione delle leggi della Chiesa e dello stato, dovrei denunciarlo o no? La misericordia dovrebbe impedirmi di parlare e suggerirmi di tacere? In questo caso sarei colui che “scaglia la prima pietra”? Io credo che questo tipo di  questioni viene posto da un numero elevato di persone, che con tutto il cuore vogliono coltivare la propria fede ma che talvolta non sono edificate da alcuni sacerdoti che prendono vantaggio della loro condizione per perseguire interessi molto personali. Non dimentichiamo che sarebbe troppo comodo dipingere come clericalismo tutta la questione senza voler vedere uno dei problemi che in questo caso lo scatenano, quello dell’orientamento sessuale di molti, troppi sacerdoti.

Allora cosa fare da parte di quei fedeli cattolici che si sentono combattuti? Vorrei dire a queste persone (e a me stesso) che il problema è probabilmente mal posto se si parla solo di misericordia. Infatti la misericordia non è efficace senza la giustizia. Nel salmo 25 al verso 8 leggiamo: ”Buono e retto è il Signore, la via giusta addita ai peccatori”. Bontà e rettitudine vanno insieme, non possono essere scisse o si depotenzia il messaggio Cristiano. Infatti la famosa “pietra” scagliata non suggerisce che non si debba far notare se c’è qualcosa di apertamente sbagliato. Gesù non diceva in quell’episodio che la persona non stava peccando, in quanto alla fine le dirà di non peccare più. Quello che Gesù voleva dire era di non ergersi a giudici, di fare in modo che la giustizia umana e divina faccia il suo corso ma senza che ognuno pensi di essere migliore. Gesù metteva in questione la condanna sommaria, non la sostanza del peccato. Così, quando si è a conoscenza di abusi perpetrati anche da membri del clero, è buona cosa farlo sapere a chi di dovere in modo che si prendano le misure necessarie per proteggere le anime dagli abusi stessi. Sappiamo che nessuno è perfetto ma l’abuso serio va oggettivamente fermato perché spesso non è solo un peccato, ma anche un crimine. Questo anche perché il male fatto da pochi sacerdoti non getti una luce negativa anche sui sacerdoti che con fatica compiono il loro dovere vivendo una vita faticosa di sacrificio e santificazione. Nessuno è al di là del bene e del male, specialmente chi approfitta del dono della vocazione per perseguire mire molto, ma molto, terrene.

 

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