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Agostino nasce a Tagaste vicino a Cartagine, nel 354 d.C. siamo nell’Africa latina. Si rivela presto un ragazzo inquieto, ambizioso, intelligente, destinato ad una carriera brillante. Questo gli permette di arrivare prima a Roma, e poi a Milano, dove vince un concorso pubblico per la cattedra municipale di retorica a Milano, presso la corte imperiale. E’ un oratore, cioè un uomo che usa le parole: ma per cosa? Per convincere, come i sofisti… ma con le parole si può anche fingere, mentire, ingannare… la sua stessa vita, scriverà nelle Confessioni, è stata a lungo una menzogna: una vita piuttosto dissoluta, dedita ai piaceri, alle crapule, ma insoddisfatta: cor meum inquietum….Perché il mio cuore è sempre inquieto, perché non mi basta nulla, non mi bastano il mondo, gli onori, io stesso… se non perché bramiamo l’Infinito di Dio?

Agostino è il I che fa filosofia a partire dalla sua vita; le sue Confessioni sono un dialogo con se stesso, la sua inquietudine, la sua coscienza, il suo rimorso; un dialogo con Dio, non più motore immobile lontano, ma Dio con noi, Dio che può essere chiamato con il dolce nome Padre; un dialogo con la madre, Santa Monica, presenza costante di tutta la sua vita, con la sua dolcezza, i suoi rimproveri, il suo generoso amore materno.

Agostino, come filosofo, si occupa della verità: cercarla, o vivere come se non esistesse? Esiste davvero, o hanno ragione gli scettici (se esiste, non è raggiungibile)?

No, vivere senza cercare la verità è impossibile, è mentire anzitutto a se stessi. Se mi inganno, se dubito, sono! Si fallor sum. Siamo menti capaci di dubitare, di pensare, di cercare, anche se non è l’uomo che può raggiungere la Verità, ma può fare spazio dentro di sé, umilmente, per accoglierla, farle spazio. Non è solo questione di intelligenza, ma anche di volontà: finisce l’intellettualismo greco, l’uomo non sceglie automaticamente il bene, solo perché lo conosce; Può anche scegliere il male; l’uomo può fare il male, cioè la falsità, sapendo di farlo, volendo farlo!

Esiste dentro di noi un conflitto di volontà, da cui non si esce solo conoscendo, ma soprattutto amando, perdonando…. E amando e perdonando si conosce davvero: Et nemo, nisi per amicitiam conoscitur (Non si conosce nessuno se non per amicizia. per questo la Verità si è fatta uomo, per amare e farsi amare).

In una serie di prediche celebri, Agostino afferma: Dilige (Ama) et fac quod vis (Ama e fa’ ciò che vuoi). (In Io. Ep. tr. 7, 8). “Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”. Tacere per amore e parlare per amore. Quante volte, pensa Agostino, diciamo il vero, senza amore? Non solo perché lo facciamo con ira, nel modo sbagliato, ma perché quell’ira ci viene dalla superbia? Dalla volontà di parlare per affermare noi stessi, e non la verità di cui ci facciamo portatori. Quante volte non riusciamo a morderci la lingua, e crediamo di essere giustificati, perché “è giusto dire le cose come stanno”? Quante volte una notazione vera e giusta non è altro che il pretesto per toglierci un sassolino dalle scarpe? Quante volte il parlare di un fratello, il denigrarlo, anche senza menzogna, è solo il modo per mettere in luce noi stessi? Sant’Agostino dice: ogni verità esca dalla nostra bocca, per amore e con amore.

L’amore nelle avversità sopporta, nelle prosperità si modera, nelle sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare, nelle tentazioni è sicuro, nell’ospitalità generoso, tra i veri fratelli lieto, tra i falsi paziente. E’ l’anima dei libri sacri, è virtù della profezia, è salvezza dei misteri, è forza della scienza, è frutto della fede, è ricchezza dei poveri, è vita di chi muore. L’amore è tutto”.

Ma se Dio è verità e Amore, se tutto ciò che ha creato è cosa buona, cos’è il male?

Agostino risponde che il male non esiste: è mancanza, privazione di Bene. E’ il Bene che esiste davvero: definiamo le tenebre come mancanza di luce, il freddo come mancanza di caldo, l’errore, come mancanza di verità (2+2 uguale 5 non esiste); il male come mancanza di verità ed amore: è l’amore che ti apre, l’odio chiude, distrugge, consuma; è la luce che fa vedere, il buio nasconde; è il bene che edifica, il male corrode, distrugge, annichilisce… Fare il male, peccare, allora è scambiare un mezzo, ad esempio il denaro, per un fine; un bene inferiore, relativo, per un bene maggiore, assoluto; scambiare le creature con il Creatore, è farsi del male, mentire a se stessi Ma noi siamo fatti per il Bene, quando non lo compiamo, manchiamo a noi stessi, alla nostra felicità, alla nostra realizzazione. Felicità che desideriamo, senza sapere cosa sia, per via di quella nostra dotta ignoranza che caratterizza tutta la nostra vita: la felicità è sconosciuta realtà conosciuta, sappiamo che la felicità esiste, perché la gustiamo, in qualche istante, su questa terra, di sfuggita, ma non sappiamo cosa sia, perché ci supera, perché non sappiamo darcela da noi, perché non può esesre per noi proprietà, ma soltanto dono dall’Alto.

Ci sarebbero mille cose da dire su Agostino, ma non ne abbiamo il tempo. Ad un certo punto la sua vita cambia, diventa sacerdote, poi vescovo di Ippona, nella sua Africa, e muore nel 430 d.C, mentre i Vandali assediano la città, in cui rimane, sino alla fine, rifiutando di fuggire.

A differenza dei filosofi del passato, è uomo di pensiero, ma anche pastore, uomo di azione, che incide profondamente nella vita sociale del tempo.

 

Le precedenti puntate le trovate qui.

 

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