L’uomo e la divinità. Dio non esiste è un testo filosofico di Benito Mussolini, del 1904, piuttosto raro, quasi introvabile, nonostante all’epoca gli sia valso la stima e la considerazione di molti rivoluzionari.

Nel 1964, cioè sessant’anni dopo la sua prima pubblicazione, venne edito a Ragusa, dall’editore La Fiaccola, promotore di una collana di Opuscoli di propaganda atea, antireligiosa ed anticlericale, ma senza alcuna contestualizzazione.

Poi, a quanto mi risulta, più nulla.

Eppure rileggere oggi l’opuscolo mussoliniano è assai utile per comprendere una componente fondamentale del pensiero politico dominante nella prima metà del Novecento.

Infatti, come tanti storici hanno messo in luce, l’assolutizzazione della politica, la trasformazione del Partito in una chiesa, dell’ideologia politica in una dottrina di Salvezza, di alcuni uomini in Profeti (o, hegelianamente parlando, in “uomini cosmico-storici”), ha il suo fondamento proprio nella “morte di Dio”, o, per meglio dire, nella profonda marginalizzazione della visione cristiana del mondo che aveva dominato l’Europa per secoli.

L’epoca in cui Mussolini scrive è segnata dalla sostituzione delle fede in un Dio trascendente, nella Salvezza come prospettiva ultraterrena, con nuove fedi secolari, immanenti, atee o panteiste: la fede nello Stato, nel Partito, nella Razza, nella Classe sociale, nella Nazione, nell’Umanità, nel Progresso, nella Scienza e nella Tecnica…

In nome di queste nuove fedi milioni di uomini sognano, combattono, lottano, e danno persino la vita, certi di edificare un “mondo nuovo”, di realizzare un regnum hominis che appare a portata di mano, che sembra raggiungibile, che sembra raggiungibile attraverso le guerre, intese hegelianamente come “igiene del mondo” e rinnovatrici, e mettendosi alla sequela dei vari Lenin, Mussolini, Hitler,  Mao Tse Tung…

Rileggere oggi l’opuscolo di Mussolini è dunque assai utile non solo per comprendere meglio la formazione culturale  del fondatore del fascismo, ma anche per mettere a fuoco, anche attraverso le note al testo, le affinità profonde, spesso dimenticate, eppure evidenti, esistenti tra i tre totalitarismi novecenteschi.

L’appendice in calce al testo, infine, permette di valutare quanto le idee del giovane Mussolini siano rimaste vive ed operanti, come fondamenta “teologiche” su cui costruire la “rivoluzione fascista”, anche nel prosieguo della sua esistenza.

   (dalla Prefazione al testo: “Dio non esiste”, di Francesco Agnoli, Fede e Cultura, 2019)

 

Di seguito un breve estratto del testo di Mussolini che come i positivisti, i materialisti, i socialisti, “crede” nella Scienza, senza averne nessuna conoscenza. La lettura del testo integrale aiuta a capire quanto l’ idea del contrasto tra scienza e fede sia figlia non del pensiero degli scienziati, ma del pensiero ideologico e politico tra Ottocento e Novecento. In un’epoca in cui, al contrario, i grandi scienziati, da Maxwell a Planck, da Heisenberg a Lemaître, erano credenti.

 

Mussolini in rassegna

Benito Mussolini, il Duce

 

 

… Così, ad ogni scoperta della chimica, della fisica, della biologia, delle scienze antropologiche; ad ogni applicazione pratica dei principii trovati, è un dogma che cade, è una parte del vecchio edificio religioso che crolla e rovina. Il progresso continuo delle scienze naturali va fugando, dalle città alle campagne, le tenebre dense del medioevoe le moltitudini disertano le chiese, dove, per generazioni e generazioni, si trascinarono a pregare un dio, parto mostruoso dell’ignoranza umana.

Tuttavia i “deisti”, e sotto tal nome comprendiamo tutti coloro che affermano – senza provarla, naturalmente – l’esistenza di un dio, credono di confonderci quando domandano: soppresso dio, creatore e regolatore dell’Universo, come il materialismo ateo spiega la vita nell’essere e nel divenire? Come risponde al supremo “perché” davanti al quale sta la profonda notte del mistero?

Rispondiamo: il “perché” ultimo ci trascina nel campo delle “ipotesi”. Quando noi siamo giunti all’estremo punto interrogativo, ai confini di quella regione che Spencer, impropriamente chiama “inconoscibile”, noi preferiamo arrestare la nostra ricerca invece di abbandonarci alla costruzione di un sistema metafisico, vero giuoco di parole.

I teologi invece – volendo spiegar tutto – non si fermano neppure a formulare un’ipotesi; non tengono conto di quelle “relatività” delle conoscenze umane, oggi patrimonio della filosofia; ma con un processo assurdo d’astrazioni arrivano all’unità “dio”; la ricoprono di attributi impossibili, la pongono come verità eterna, assoluta di cui non è permesso il semplice dubbio; partiti dalla metafisica, arrivano al dogma.

Anche la Scienza ricorre all’ipotesi, ma non pretende d’imporla mai, neppur quando è divenuta verità. E la nostra ipotesi, mentre è confortata dai risultati delle ricerche scientifiche, ci pare più conforme al bisogno della Ragione umana, bisogno di libertà.

 

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