Albert Gyorgy Emptiness
Albert Gyorgy Emptiness

 

AD OGNI TIRANNO LA SUA CORDA

qualunque tiranno sia

 

 

“Tu che hai ferito l’uomo semplice sghignazzando sulla sua sventura

e confondendo il bene e il male insieme a quei buffoni che intorno a te si assiepano, 

[che sian capi, mariti, mogli, colleghi, lecchini, poco importa] 

anche se tutti ti si prostrassero celebrando la tua saggezza e il tuo valore

[sai bene che ogni tiranno ha i suoi finti interessati adulatori] 

medaglie d’oro coniando in tuo onore,  felici perché sono, ancora un giorno, salvi,

Non sentirti al sicuro.  Il poeta non scorda.

Uccidilo: ne nascerà uno nuovo. Saranno scritti gli atti e le parole.

Meglio per te l’inverno, al sorgere del sole, 

un ramo curvo sotto il peso e la corda”.

Czeslaw Milosz (mie le frasi tra parentesi). 

 

 

Poesia di Czeslaw Milosz incisa sotto le tre altissime croci che, ai cantieri navali di Danzica, per volontà di Solidarnosc, commemorano i 70 operai uccisi, durante la rivolta del 1970, dalla polizia del regime comunista.

L’indignazione non è solo per il tiranno politico,  ma per quasiasi tiranno, anche chi solo si atteggi a tiranno, in qualsiasi luogo. Il sindacato libero inneggia alla libertà qui, oggi, per la società civile, iniziando dal luogo di lavoro, perché il lavoro è per l’uomo e non il contrario. 

Ogni atto o condizione che imponga un peso non dovuto, persino ad un collega, è un sopruso, un vero sfruttamento da parte del tiranno di turno. Meglio per lui la vergogna e la gogna.

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