Se quanto spiegato nello studio avviene con la proteina spike del virus naturale, cosa potrebbe avvenire con i miliardi di codici di mRNA inglobati nelle nanoparticelle che circolano liberamente nel nostro corpo, codici che inducono le cellule del corpo umano a produrre miliardi di proteine spike artificiali che sono più resistenti e persistenti di quelle naturali?  Di seguito uno studio eseguito da vari ricercatori di diverse università tedesche, di cui la prima firma è quella di Zhouyi Rong.

 

Cervello virus

 

La malattia da coronavirus 2019 (COVID-19), causata dal coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave di tipo 2 (SARS-CoV-2), è stata associata principalmente a una serie di sintomi neurologici, tra cui nebbia cerebrale e perdita di tessuto cerebrale, sollevando preoccupazioni sull’impatto acuto e potenzialmente cronico del virus sul sistema nervoso centrale. In questo studio abbiamo utilizzato modelli murini e tessuti umani post-mortem per indagare la presenza e la distribuzione della proteina spike della SARS-CoV-2 nell’asse cranio-meningi-cervello. I nostri risultati hanno rivelato l’accumulo della proteina spike nel midollo cranico, nelle meningi e nel parenchima cerebrale. La sola iniezione della proteina spike ha causato la morte cellulare nel cervello, evidenziando un effetto diretto sul tessuto cerebrale. Inoltre, abbiamo osservato la presenza della proteina spike nel cranio di persone decedute molto tempo dopo l’infezione da COVID-19, suggerendo che la persistenza della spike può contribuire ai sintomi neurologici a lungo termine. La proteina spike è stata associata a percorsi legati ai neutrofili e alla disregolazione delle proteine coinvolte nel PI3K-AKT e nelle vie del complemento e della coagulazione. Nel complesso, i nostri risultati suggeriscono che il traffico della proteina spike della SARS-CoV-2 dai confini del sistema nervoso centrale al parenchima cerebrale e le vie di regolazione differenziata identificate possono fornire indicazioni sui meccanismi alla base delle conseguenze immediate e a lungo termine della SARS-CoV-2 e presentare opportunità diagnostiche e terapeutiche.

 


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