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Abusi, Morlino: non abbiamo chiamato peccato il peccato, scusandolo con una errata misericordia.

Il vescovo Robert C. Morlino, della diocesi di Madison (Wisconsin, USA), non è uno sconosciuto su queste pagine del blog (qui). Col suo precedente articolo ci ha molto colpito. Ora, dopo gli scandali degli abusi sessuali scoppiati negli USA, ha scritto una lettera ai suoi fedeli che merita di essere attentamente letta. Come al solito, va al sodo, in maniera diretta e senza infingimenti. Vi riporto gran parte della lettera.

Eccola nella mia traduzione.

Foto: il vescovo Robert C. Morlino

Foto: il vescovo Robert C. Morlino

Non c’è nulla in queste storie che vada bene. Queste azioni, commesse non da pochi, non possono che essere classificate come male, male che grida alla giustizia e al peccato che deve essere scacciato dalla nostra Chiesa.

Di fronte alle storie di depravazione di peccatori all’interno della Chiesa, sono stato tentato di disperare.  E perché? La realtà del peccato – anche il peccato nella Chiesa – non è nulla di nuovo. Siamo una Chiesa fatta di peccatori, ma siamo peccatori chiamati alla santità.  Allora, che cosa c’è di nuovo? La novità è l’apparente accettazione del peccato da parte di alcuni nella Chiesa e gli sforzi apparenti di coprirlo da parte loro e di altri. A meno che e finché non prendiamo sul serio la nostra chiamata alla santità, noi, come istituzione e come individui, continueremo a soffrire il “salario del peccato”.

Per troppo tempo abbiamo diminuito la realtà del peccato – ci siamo rifiutati di chiamare peccato un peccato – e abbiamo scusato il peccato in nome di un’errata nozione di misericordia. Nei nostri sforzi per essere aperti al mondo siamo diventati fin troppo disposti ad abbandonare la Via, la Verità e la Vita. Allo scopo di evitare di offendere, offriamo a noi stessi e agli altri buone maniere e consolazione umana.

Perché lo facciamo? È per un desiderio sincero di mostrare un senso sbagliato di essere “pastorali”?  Abbiamo coperto la verità per paura? Abbiamo paura di non essere graditi dalle persone in questo mondo?  Oppure abbiamo paura di essere chiamati ipocriti, perché non stiamo lottando instancabilmente per la santità nella nostra vita?

Forse sono queste le ragioni, ma forse è più o meno complesso di questo. Alla fine, le scuse non contano.  Dobbiamo essere fatti con il peccato. Deve essere sradicato e nuovamente considerato inaccettabile. Amare i peccatori? Sì. Accettare il vero pentimento? Sì.  Ma non dire che il peccato va bene. E non fingere che gravi violazioni dell’ufficio e della fiducia vengono senza conseguenze gravi e durature.

Per la Chiesa, la crisi che stiamo affrontando non si limita al caso McCarrick, al rapporto del Grand Jury della Pennsylvania o a qualsiasi altra cosa possa accadere.  La crisi più profonda che deve essere affrontata è la licenza per il peccato di avere una casa negli individui a tutti i livelli della Chiesa. C’è un certo livello di conforto con il peccato che è venuto a pervadere il nostro insegnamento, la nostra predicazione, il nostro processo decisionale, e il nostro stesso modo di vivere.

Se mi permettete, ciò di cui la Chiesa ha bisogno ora è più odio! Come ho detto in precedenza, san Tommaso d’Aquino ha detto che l’odio della malvagità in realtà appartiene alla virtù della carità. Come dice il Libro dei Proverbi: “La mia bocca mediterà la verità e le mie labbra odieranno la malvagità” (Prov. 8,7).  È un atto d’amore odiare il peccato e chiamare gli altri ad allontanarsi dal peccato.

Non ci deve essere più spazio, non ci deve essere rifugio per il peccato, né nella nostra vita, né nella vita delle nostre comunità. Per essere un rifugio per i peccatori (che dovremmo essere), la Chiesa deve essere un luogo dove i peccatori possono rivolgersi per essere riconciliati. In questo parlo di tutto il peccato. Ma per essere chiari, nelle situazioni specifiche che ci stanno interessando, stiamo parlando di atti sessuali devianti – quasi esclusivamente omosessuali – fatti da chierici. Stiamo parlando anche di proposte omosessuali e di abusi contro seminaristi e giovani sacerdoti da parte di potenti sacerdoti, vescovi e cardinali. Stiamo parlando di atti e azioni che non solo violano le sacre promesse fatte da alcuni, in breve, il sacrilegio, ma violano anche la legge morale naturale per tutti. Chiamarli altrimenti sarebbe ingannevole e non farebbe che ignorare ulteriormente il problema.

Ci si è impegnati a fondo per mantenere separati gli atti che rientrano nella categoria degli atti di omosessualità, ormai accettabili dal punto di vista culturale, dagli atti di pedofilia pubblicamente deplorevoli. Vale a dire che fino a poco tempo fa i problemi della Chiesa sono stati dipinti solo come problemi di pedofilia – questo nonostante chiare prove del contrario. E’ giunto il momento di essere onesti sul fatto che i problemi sono entrambi e che sono più numerosi. Cadendo nella trappola di analizzare i problemi in base a ciò che la società potrebbe trovare accettabile o inaccettabile, si ignora il fatto che la Chiesa non ne ha MAI considerato accettabile nessuno – né l’abuso dei ragazzi, né l’uso della propria sessualità al di fuori della relazione coniugale, né il peccato di sodomia, né l’ingresso di chierici in rapporti sessuali intimi, né l’abuso e la coercizione da parte di coloro che hanno autorità.

A quest’ultimo proposito, una menzione particolare va fatta del caso più noto e più alto della classifica, ossia le accuse di peccati sessuali, predazione e abuso di potere dell’ex cardinale Theodore McCarrick (spesso oggetto di sussurri, ora diventato molto pubblico). I dettagli ben documentati di questo caso sono vergognosi e gravemente scandalosi, come lo è qualsiasi copertura di tali azioni spaventose da parte di altri pastori della Chiesa che ne erano a conoscenza sulla base di prove solide.

Mentre le recenti e credibili accuse di abusi sessuali su minori da parte dell’arcivescovo McCarrick hanno portato alla luce tutta una serie di questioni, quella di abuso di potere per gratificazione omosessuale è stata a lungo ignorata.

È tempo di ammettere che c’è una sottocultura omosessuale all’interno della gerarchia della Chiesa cattolica che sta scatenando grandi devastazioni nella vigna del Signore. L’insegnamento della Chiesa dice chiaramente che l’inclinazione omosessuale non è di per sé peccaminosa, ma è intrinsecamente disordinata in modo da rendere ogni uomo che sia stabilmente afflitto da essa inidoneo ad essere sacerdote. E la decisione di agire su questa inclinazione disordinata è un peccato così grave che grida al cielo vendetta, specialmente quando si tratti di sfruttamento dei giovani o dei vulnerabili. Tale malvagità dovrebbe essere odiata con un odio perfetto. La stessa carità cristiana esige che si odi la malvagità così come si ama il bene. Ma mentre odiamo il peccato, non dobbiamo mai odiare il peccatore, che è chiamato alla conversione, alla penitenza e alla rinnovata comunione con Cristo e con la sua Chiesa, attraverso la sua inesauribile misericordia.

Allo stesso tempo, però, l’amore e la misericordia che siamo chiamati ad avere anche per il peggiore dei peccatori non escludono che essi siano ritenuti responsabili delle loro azioni attraverso una punizione proporzionata alla gravità della loro offesa. Infatti, una giusta punizione è un’opera importante di amore e di misericordia, perché, se serve innanzitutto come punizione per l’offesa commessa, offre anche al colpevole l’opportunità di fare espiazione del suo peccato in questa vita (se accetta volentieri la sua punizione), risparmiandogli così una punizione peggiore nella vita a venire. Motivato, dunque, dall’amore e dalla sollecitudine per le anime, mi unisco a coloro che chiedono che si faccia giustizia dei colpevoli.

I peccati e i crimini dell’ex card. McCarrick, e di troppi altri nella Chiesa, portano sospetto e sfiducia in molti buoni e virtuosi sacerdoti, vescovi e cardinali, e sospetto e sfiducia in molti seminari grandi e rispettabili e in tanti seminaristi santi e fedeli. Il primo risultato della sfiducia è che danneggia la Chiesa e l’ottimo lavoro che svolgiamo nel nome di Cristo. Fa sì che gli altri pecchino nei loro pensieri, parole e fatti – che è la definizione stessa di scandalo. E il secondo risultato è che la sfiducia nuoce al futuro della Chiesa, poiché sono in gioco i nostri futuri sacerdoti.

Ho detto che, alla luce di tutto questo, ero tentato di disperare. Tuttavia, questa tentazione è passata rapidamente, grazie a Dio. Non importa quanto sia grande il problema, sappiamo che siamo chiamati ad andare avanti nella fede, a fare affidamento sulle promesse di Dio a noi, e di lavorare sodo per fare anche la minima differenza che possiamo, all’interno delle nostre sfere di influenza.

 

(Non c’è bisogno di dire che per quanto riguarda la legge il vescovo Morlino è altrettanto chiaro. Dice infatti: “Inoltre, se sei stato ferito da un sacerdote della nostra diocesi, ti incoraggio a farti avanti, a fare un rapporto alle forze dell’ordine e al nostro Coordinatore dell’Assistenza alle Vittime, in modo che possiamo iniziare, con te come individuo, a cercare di correggere le cose il più possibile”.)

 

Fonte: Madison Catholic Herald

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One Comment

  1. Luigi
    20 agosto 2018 at 22:47 Rispondi

    Questo è chiamare le cose con il loro nome.
    Parole chiare sull’omosesualità e sul fatto che la quasi totalità dei fatti sono da imputare a preti omosessuali.
    Sento lo pseudoGesuita Martin arrampicarsi sugli specchi per difendere la sua Omoeresia.