manutentore operaio idraulico

 

 

di Brunella Rosano

 

Il 9/10 marzo a distanza di poche ore uno dall’altro ci siamo trovati tutti e cinque (noi tre in casa e figlia e genero a Pavia) con i sintomi: chi la febbre, chi la tosse,…… Avrei voluto raccontarvi l’esperienza quando tutto si fosse concluso, quando tutti ci eravamo ripresi, brindare con voi virtualmente e rassicurarvi, non è obbligatorio prenderlo, si può farne a meno, ma non preoccupatevi, se avete un bravo medico che viene a visitarvi di persona (cioè non solo per telefono) e vi prescrive le medicine giuste, potete venirne fuori… Ecco, avrei voluto dirvi questo, ma venerdì è successo un fatto che mi ha lasciato “basita” e quindi anticipo il mio commento al “caso-covid”.

Siamo stati curati in casa dal medico di famiglia, Maria, che si è presa cura di noi in modo professionale ed amorevole. Evidentemente non ha scordato il giuramento di Ippocrate! Avevamo concordato prima, già mesi orsono, che se ci fossimo ammalati, non ci avrebbe mandato all’ospedale e così è stato. Io sono stata la più “fortunata”: dopo due giorni in stato pressoché comatoso mi sono ripresa; per mio marito, Vittorio, è stato più complicato: subito sembrava non l’avesse neanche sfiorato e poi è sopraggiunto un problema di saturazione ed ha dovuto essere collegato al bombolone dell’ossigeno; Irina è stata ricoverata al policlinico di Milano per i controlli di routine per la sua sindrome rara (Ehlers Danlos): ricoverata il 1 marzo con tampone negativo, dimessa il giovedì 4 marzo con un referto della tac un po’ sibillino: “polmonite interstiziale?”, con il punto interrogativo. Polmonite che successivamente si è estesa ad entrambi i polmoni…. Sono intervenuti anche i medici dell’USCA, per controllare con l’ecografo portatile la situazione dell’infezione.

Venerdì 26 marzo, ciliegina sulla torta, la caldaia ha esalato il suo ultimo respiro. Sicuramente meglio lei di noi, ma nel nostro paese, situato a 500 metri sul livello del mare, il riscaldamento fa ancora comodo…..

Telefono all’assistenza, di cui siamo clienti da tempo immemorabile, ma quando dico che siamo affetti da covid, escludono ogni tipo di intervento! Il medico dell’azienda ha proibito tassativamente di effettuare interventi nelle case dove ci sono affetti da covid. Proviamo un altro centro di assistenza, ma la risposta è la stessa: in presenza di covid il medico aziendale esclude interventi.

E’ chiaro che i medici “obbediscono” ai famosi protocolli previsti dai “famigerati” dpcm! Ma chi ha scritto quei “protocolli”????? E dopo un anno non ha apportato nessuna modifica? Il tecnico, se adeguatamente protetto da mascherina, visiera, guanti, tuta può effettuare qualsiasi intervento in sicurezza, anche perché non opera su persone, ma su cose e non mi risulta che le caldaie possano essere contagiate da virus umani!

Non stiamo morendo di freddo, state tranquilli, perché al piano terreno c’è un caminetto e in cantina abbiamo ancora due casse di legno, abbiamo un termosifone elettrico da trasportare nella stanza in cui serve di più, scaldini per il letto, e poi in questi giorni il clima è relativamente mite…. Ma nel caso in cui dovessero sopravvenire complicazioni a mio marito e a mia figlia, di chi la responsabilità? “Sei malato? Bene, stai al freddo”! E’ possibile che dopo un anno e più si continui a trattare il covid come fosse l’ebola? Possibile che queste aziende di assistenza non si siano dotate di visiere, tute, guanti, mascherina il cui costo intanto fanno ricadere sui clienti? E meno male che non si è rotto un tubo dell’acqua, sennò, saremmo sopravvissuti al covid ma morti annegati! O se si fosse intasato il Water??

Ma solo a me sembra così assurda la vicenda? Ma se il tecnico, adeguatamente bardato, entra in casa, mantiene la distanza di un metro, lo accompagno nel sottotetto dove è situata la mansarda, sempre mantenendo la distanza, non può aggiustare/sostituire il pezzo rotto? Giuro: non abbiamo nessun allevamento di virus strani, in nessuna parte della casa!

Anche se, in fondo,  non c’è da stupirsi. E’ la logica conseguenza di tutti questi mesi di terrorismo sanitario! E’ vero, che si tratta di un virus contagioso, ma se affrontato in modo adeguato, non è letale, se non in rari casi. E se in Italia ci sono stati così tanti morti, è necessario porsi qualche domanda e dare le risposte esatte. Spero con tutto il cuore che questa follia collettiva finisca al più presto e si ritorni alla ragionevolezza, al buon senso! E spero che chi ha seminato tanto terrore producendo così tanto panico, ne risponda nelle giuste sedi!

 

 

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