Battesimo di Gesù
Battesimo di Gesù

 

 

di Alberto Strumia

 

Battesimo del Signore (Anno B)

(Is 55,1-11; Da Is 12; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11)

La festa del Battesimo del Signore chiude, come ogni anno, il Tempo liturgico di Natale; ma quest’anno sembra quasi preludere alla “chiusura” del tempo della storia dell’umanità come tale. Essa sembra quasi assumere una connotazione “escatologica”, più evidente di quanto non accadeva negli anni passati.

1. Il Vangelo di Marco descrive in poche righe la “teofania”, il manifestarsi esplicito di Dio Trinità che mostra a tutti esplicitamente la natura divina della persona di Gesù, unitamente alla Sua natura umana perfetta.

Nella solennità dell’Epifania la manifestazione della presenza del Signore nella storia dell’umanità, la natura divina e regale di Gesù, è “manifesta” solo per chi, come i Magi, è in grado di “scovarla”, attraverso una paziente e sapiente “ricerca scientifica”. L’osservazione accurata della stella ha permesso loro di riconoscerla come segno profetico e guida che li ha condotti a Cristo, centro del cosmo e della storia. La dimostrazione dell’incompletezza della “ragione scientifica” che, per sua interna struttura, esige un Fondamento che la trascende, domandando, in certo modo, a quel Fondamento che è Dio, di rivelarsi attraverso il linguaggio umano, assumendo una natura umana, li ha guidati, con la luce della Grazia fino a riconoscere Dio in quel Bambino. L’Epifania rappresenta un’“anticipo” della piena manifestazione della divinità di Gesù Cristo, un’iniziale prima manifestazione riconoscibile solo ai pochi saggi che sanno cercare la Verità, mossi da una “domanda” irresistibile sulla verità della vita.

La festa del Battesimo del Signore è, la manifestazione esplicita, di fronte all’evidenza della quale, almeno per un attimo, non si può non arrendersi. I cieli si squarciano, lasciando vedere ciò che, normalmente, agli occhi dei più è nascosto fino a non apparire. Nella storia della vita terrena del Signore è l’inizio della “vita pubblica”. Nella storia a noi contemporanea è un richiamo al Suo ritorno glorioso nel quale tutta la Trinità si manifesta clamorosamente: lo Spirito è visibile, il Padre è udibile mediante la voce che dichiara: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

La nostra vita di esseri umani che sono collocati nel tempo della storia si trova tra queste due “manifestazioni”.

– Quella dell’Epifania, che per noi coincide con l’accendersi del “lume” della fede. Attraverso la fede si impara ad individuare i segni che, nella realtà dei fatti della vita, si spiegano fino in fondo solo se Cristo è riconosciuto come Dio, come l’unico che restituisce il “giusto rapporto” dell’uomo con Dio, la “giustizia originale”, infranta dall’illusione di poter fare senza il rapporto vitale con Lui (peccato originale).

– Quella del Battesimo del Signore che inizia la Sua vita pubblica e insieme, mostrando la Sua Gloria, anticipa il punto di arrivo di tutta la storia, di tutta la Creazione.

Il Vangelo di oggi, poi, accosta il Battesimo di Giovanni e il Battesimo di Cristo. Il primo coincide con la presa di coscienza del “peccato originale”, cioè della perdita della capacità di vivere la vita nel “modo giusto”. È un arrendersi all’evidenza della realtà della condizione umana. Questa ripulitura dell’intelligenza e degli affetti («Io vi ho battezzato con acqua») è indispensabile per arrivare ad accorgersi della necessità di una “ricostruzione” dell’uomo da parte di Dio, per arrivare ad accorgersi di avere bisogno del Redentore, di Colui che “ripara” l’umanità dell’uomo danneggiata («Egli vi battezzerà in Spirito Santo»).

Il Sacramento del Battesimo che abbiamo ricevuto è questo secondo Battesimo in “Spirito Santo”, che ci ha restituito l’accesso alla “giustizia originale”, abilitandoci a vivere secondo il “giusto rapporto” con Dio Creatore. Alla luce di questo si acquista l’accesso ad una saggezza che va oltre quella dei Magi, tramite la Rivelazione che ha la sua pienezza in Gesù Cristo, perché è partecipazione al “punto di vista di Dio” («noi abbiamo il pensiero di Cristo», 1Cor 2,16).

2. La seconda lettura descrive il “cambiamento morale” che si prospetta come indispensabile alla luce della “manifestazione” di Cristo come Colui che restituisce l’accesso alla “giustizia originale” (Grazia): è l’esigenza “ragionevole” di seguire le “regole” del “buon funzionamento” dell’essere umano previste dal “giusto rapporto” con Dio Creatore: i Comandamenti. Per questo san Giovanni lega l’amore dell’uomo verso Dio con la decisione di vivere secondo i Comandamenti («In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti»).

3. Nella prima lettura il profeta Isaia provoca i suoi ascoltatori a prendere atto del fallimento di una vita personale, e quindi di una cultura e di un’intera civiltà costruite senza  il “giusto rapporto” con Dio Creatore. Tutto finisce per sgretolarsi e il mondo diviene invivibile, la vita insopportabile («Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?»). Mentre la vita fondata sul “giusto rapporto” con Dio creatore è tutta un’altra cosa, perché conosce, sperimenta il Bene («Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti»). Ma tutto questo è reso possibile solo attraverso Cristo che restituisce all’uomo la possibilità di essere “giusto” e di riparare le sue incoerenze quando viene meno.

La Vergine Maria, nella cui vita, fin dal suo concepimento, per un singolare privilegio finalizzato al suo compito di essere la Madre di Dio, il “giusto rapporto” con Dio Creatore è stato perfettamente attuato, accompagni anche noi a vivere nel corso della nostra vita se condo quel “giusto rapporto” che ci è stato ripristinato con il Sacramento del Battesimo.

Per questo rinnoveremo ora le “Promesse battesimali” mediante le quali professiamo la nostra fede in Cristo unico Salvatore.

Bologna, 10 gennaio 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

 

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