Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Ted Galen Carpenter, pubblicato su AntiWar. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

Come secondo articolo rilancio l’editoriale di Marco Travaglio, pubblicato sul Fatto Quotidiano del 18.09.2025. 

 

Drone russo su conigliera di casa in Polonia (photo cropped)
Drone russo su conigliera di casa in Polonia (photo cropped)

 

Il mondo è ora più vicino a una guerra su vasta scala tra la NATO e la Russia che in qualsiasi altro momento dalla crisi dei missili di Cuba del 1962. Nelle prime ore del mattino del 10 settembre 2025, le difese aeree occidentali hanno individuato una flotta di droni russi che era entrata nello spazio aereo polacco. Poco dopo, i caccia della NATO hanno intercettato gli intrusi, abbattendone 16. Anche le forze militari della NATO hanno elevato il loro stato di allerta.

Si è subito chiesto se questo episodio fosse una provocazione deliberata da parte della Russia o semplicemente un caso in cui il contingente di droni senza pilota di Mosca diretto verso obiettivi in Ucraina avesse deviato dalla rotta. Non sorprende che alti funzionari sia a Varsavia che a Kiev, tra cui il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, abbiano insistito sul fatto che la violazione dello spazio aereo fosse intenzionale, nonostante la mancanza di prove definitive. Il comitato editoriale del Washington Post ha adottato un argomento leggermente diverso, concludendo che in realtà non importava se l’incursione fosse stata deliberata o meno; in entrambi i casi, i membri ritenevano che la situazione costituisse un test per le difese aeree della NATO e, cosa ancora più importante, per la “determinazione” dell’Alleanza.

I falchi di molti paesi della NATO hanno anche sfruttato l’incidente per sostenere che l’Alleanza doveva accelerare il ritmo del suo attuale potenziamento militare e rafforzare la sua solidarietà in materia di sicurezza con l’Ucraina. In altre parole, tali sostenitori cercano di intensificare l’attuale guerra per procura della NATO che utilizza Kiev come strumento per indebolire la Russia. L’escalation prevista assumerebbe la forma di un aumento del coinvolgimento militare diretto dell’Alleanza, anche se tale passo rischierebbe di provocare lo scoppio di combattimenti tra unità russe e NATO. I leader della NATO hanno ora utilizzato l’incidente del drone per adottare una nuova missione di conflitto, denominata Eastern Sentry. (Sentinella dell’Est, ndr)

Una tale mossa intensificherebbe il già allarmante conflitto della NATO con Mosca. Ironia della sorte, una valutazione ragionevolmente imparziale delle circostanze che circondano l’episodio del drone suggerirebbe che si sia trattato più probabilmente di un’intrusione involontaria che di una sonda ostile. Nello stesso momento in cui i difensori dell’Alleanza abbatterono i droni russi dai cieli della Polonia, la Bielorussia, alleata della Russia, annunciò che avrebbe intrapreso un’azione simile contro i droni che avevano penetrato il suo spazio aereo.

La natura della risposta di Minsk indicava che una flotta di droni russi lanciata contro l’Ucraina era stata disturbata dalle misure di guerra elettronica ucraine o della NATO, causandone la deviazione su una nuova rotta sopra la Polonia. Sarebbe ironico se le potenze occidentali avessero causato questo problema con le loro azioni di guerra elettronica, ma le circostanze generali suggeriscono che questa sia la spiegazione più probabile.

In ogni caso, è ingiustificato e poco saggio giungere alla conclusione che l’episodio sia stato una provocazione deliberata da parte della Russia. Mosca ha pochi motivi per volere che l’attuale guerra si estenda oltre l’Ucraina. Le forze del Cremlino stanno vincendo lentamente, ma sistematicamente, quel conflitto sanguinario. Kiev e alcuni dei membri più accaniti e russofobi della NATO nell’Europa centrale e orientale, d’altra parte, hanno già mostrato la volontà, forse addirittura il desiderio esplicito, di vedere crescere sia l’intensità che la portata geografica del conflitto esistente.

Il governo di Volodymr Zelensky ha tentato di sfruttare un caso a metà novembre 2022, quando un missile russo sarebbe atterrato vicino a un piccolo villaggio in Polonia, uccidendo due contadini. Le successive indagini condotte da analisti occidentali hanno stabilito che i detriti appartenevano a un missile della difesa aerea ucraina che aveva cercato di intercettare un missile russo nello spazio aereo vicino all’Ucraina. Il motivo che ha spinto Kiev a tentare questo inganno era abbastanza chiaro a tutti gli interessati. Zelensky e i suoi collaboratori volevano coinvolgere la NATO, in particolare gli Stati Uniti, nella guerra contro la Russia, a prescindere dai metodi necessari per attirare gli alleati occidentali in questo conflitto.

Persino i funzionari statunitensi ed europei fermamente filo-ucraini non hanno reagito favorevolmente al tentativo di stratagemma di Zelensky. Al contrario, hanno rimproverato il presidente ucraino e il suo governo per un inganno così cinico. Persino il presidente Joe Biden ha presto contestato la versione di Zelensky.

È un episodio che non dovremmo mai dimenticare. Ci sono politici a Kiev – e in Polonia, nelle tre repubbliche baltiche e in altri governi dell’Europa orientale che odiano la Russia – che sembrano piuttosto disposti a costringere la NATO a intraprendere una guerra su vasta scala che, secondo loro, sradicherebbe il potere e l’influenza di Mosca in tutta la regione, e forse anche a livello globale. Si tratta di elementi pericolosamente irresponsabili, e gli americani devono rimanere vigili per assicurarsi che i loro piani non abbiano successo.

Gli Stati Uniti sono già coinvolti in misura pericolosa nella guerra per procura della NATO contro la Russia. Il presidente Donald Trump ha scioccamente perso l’occasione, nei primi mesi del suo nuovo mandato, di estromettere Washington dal pantano militare in corso. Al contrario, ha in gran parte perpetuato la sostanza della masochistica politica di Biden nei confronti dell’Ucraina.

Anche la reazione iniziale di Trump all’intrusione della Russia nello spazio aereo polacco non è stata incoraggiante. “Ci risiamo” è stata la sua risposta quando ha sentito la notizia, come se fossimo destinati, nonostante i nostri migliori sforzi, a essere trascinati nella fase successiva di un mortale conflitto militare tra la NATO e la Russia. Infatti, ha promesso di rafforzare la posizione militare di Washington, in particolare l’estensione delle sue forze aeree, in Polonia, luogo dell’ultimo focolaio di tensione.

Tali mosse fanno il gioco degli elementi più avventati e bellicosi della NATO. È indispensabile che l’amministrazione agisca con molta più cautela. Trump e gli altri funzionari statunitensi non dovrebbero accettare automaticamente la propaganda bellicista secondo cui l’intrusione aerea sarebbe stata una provocazione deliberata da parte della Russia. Ancora più importante, non devono permettere che l’America rimanga intrappolata in un conflitto potenzialmente catastrofico contro Mosca per soddisfare le prospettive geopolitiche paranoiche dei nemici di lunga data della Russia nell’Europa centrale e orientale.

I fondatori dell’America hanno saggiamente ammonito i loro concittadini affinché si assicurassero che la repubblica evitasse “alleanze intricate” con paesi stranieri che hanno i propri interessi. L’ultima situazione dimostra il perché.

Ted Galen Carpenter

Il dottor Ted Galen Carpenter è senior fellow presso il Randolph Bourne Institute e il Libertarian Institute. È anche redattore collaboratore del National Security Journal e dell’American Conservative. Ha inoltre ricoperto varie posizioni di alto livello nel campo della politica durante i suoi 37 anni di carriera al Cato Institute. Il dottor Carpenter è autore di 13 libri e più di 1.600 articoli su questioni di difesa, politica estera e libertà civili. Il suo ultimo libro è Unreliable Watchdog: The News Media and U.S. Foreign Policy (2022).

 

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A questo proposito, segnaliamo la lettura dell’articolo scritto da F.Q. e intitolato: “È stato un missile polacco e non un drone russo a colpire una casa nella regione di Lublino” apparso sul Fatto Quotidiano del 18.09.2025.

Infine, oltre all’articolo di Carpenter, riporto l’editoriale di Marco Travaglio apparso su Il Fatto Quotidiano del 18.09.2025, intitolato: L’autoattacco polacco, che, con sarcasmo, riporta gli aggiornamenti sulla questione dei presunti droni e missile russi sconfinati nello spazio aereo della Polonia. 

 

Isoliti imbecilli pensano che ci occupiamo delle fake news atlantiste sull’attacco imminente o addirittura in corso della Russia all’europa perché siamo putiniani. Abbiamo scritto fin dal primo giorno che l’invasione russa dell’ucraina è un crimine internazionale ingiustificabile anche se provocato dalla Nato. Ma basta unire i puntini di dichiarazioni e decisioni dei leader europei pericolanti o morituri per capire che vogliono salvarsi le poltrone trascinandoci nella terza guerra mondiale con la Russia. Come Netanyahu. E inventano ogni giorno falsi pretesti, in joint venture con Kiev e sempre più spesso con Varsavia. I missili russi in Polonia erano ucraini. L’attentato russo ai gasdotti era ucraino. L’attacco russo al palazzo del governo di Kiev era un incendio che nessuna prova collega a droni russi. Il sabotaggio russo all’aereo della Von der Leyen era una bufala. L’assassino russo del nazista Nato ucraino Parubij era ucraino. E ora inizia a crollare anche il doppio attacco di droni russi alla Polonia del 10 e 13 settembre. Il premier Tusk aveva subito detto con l’acquolina in bocca: “Non siamo mai stati così vicini a un conflitto dalla Seconda guerra mondiale”. Poi, invocando l’art. 4 Nato, aveva ottenuto di militarizzare il confine Est con l’operazione Sentinella Orientale. Siccome i droni non avevano fatto morti né feriti, il governo raccontava che uno aveva colpito una casa a Wyryki (presso Lublino), sfondandone il tetto e il parcheggio.

Ora la testata Rzeczpospolita, citando l’intelligence, lo sbugiarda: la casa è stata colpita non da un drone russo, ma da un missile aria-aria Aim-120 americano lanciato da un F-16 polacco, che per fortuna non è esploso. In pratica, a causa di un mal funzionamento del sistema di puntamento, la Polonia si è bombardata da sola. Il presidente Nawrocki chiede “spiegazioni urgenti dal governo sull’incidente. Non c’è consenso a occultare informazioni. Nelle condizioni di disinformazione e guerra ibrida, i messaggi ai polacchi devono essere verificati”. Tusk risponde che comunque è tutta colpa di Mosca. Ma intanto il Comando operativo delle Forze armate polacche smentisce pure il secondo sconfinamento del 13: “Le azioni intraprese non hanno confermato le indicazioni dei sistemi radar e, di conseguenza, la violazione dello spazio aereo polacco”. Un falso allarme dovuto forse “alle condizioni meteorologiche”, come quello in Romania. A tutt’oggi – nota Gianandrea Gaiani su Analisi Difesa – non c’è uno straccio di prova dell’attacco russo alla Polonia: anzi le foto dei droni-patchwork (mitico quello poggiato come un soprammobile sul tetto di una conigliera) autorizzano i peggiori sospetti. Capito da chi dobbiamo difenderci? Da chi dovrebbe difenderci.

Marco Travaglio

 


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