Drag queen (immagine generata con IA di ChatGPT)
Drag queen (immagine generata con IA di ChatGPT)

 

 

di Sabino Paciolla



Vi ricordate quando mandavamo i nostri figli all’oratorio perché pregassero, ricevessero una formazione cattolica e vedessero qualche spettacolo, magari preparato da loro stessi? Beh, quei tempi pare che siano proprio finiti. Altri sono gli spettacoli e altri gli orizzonti “spirituali”.

Basta guardare alla vicina Svizzera. 

Il 18 settembre 2026, alla Grabenhalle di San Gallo, un centro culturale e sala per eventi, non un edificio ecclesiastico né una struttura della diocesi, dovrebbe essersi tenuto un evento-spettacolo intitolato “Deep Drag – Erinnerung und Hoffnung” (“Memoria e speranza”), organizzato in collaborazione con Katholisch St.Gallen, cioè la pastorale cattolica cittadina. La stessa pagina ufficiale della Grabenhalle descrive l’evento come un incontro che unisce arte drag, questioni sociali, spirituali e culturali, con esibizioni di Lupa Nova e Amélie Putain, conversazioni moderate e un momento finale di incontro. L’ingresso era gratuito. Ho usato il condizionale in quanto non ho trovato riscontri in articoli che menzionino o facciano riferimento all’effettivo svolgimento dello spettacolo, anche se la locandina risultava ancora presente al momento della stesura di questo articolo (ieri, ndr). Anche il festival cittadino “Jetzt. Zukunftsfestival St.Gallen”, che si svolge il 18–19 settembre, include “Deep Drag” nel programma di venerdì 18, dalle 19:00 alle 22:30. 

Una drag queen è generalmente un uomo che costruisce e interpreta un personaggio femminile fortemente teatralizzato attraverso trucco, abiti, parrucche e gestualità scenica. Il fenomeno drag, pur essendo una forma di spettacolo, è storicamente e culturalmente strettamente legato agli ambienti LGBTQ+, dei quali si fa portavoce culturale mediante linguaggi, simboli, forme espressive e rivendicazioni identitarie legate alla cultura gender.

La notizia è stata data per prima dal Catholic Herald  e successivamente ripresa da Infovaticana. Una fonte locale d’informazione, il 15 settembre scorso, riportava la notizia in questi termini: “L’arte drag e la Chiesa cattolica si incontrano sul palco: venerdì 18 settembre, Lupa Nova e Amélie Putain, insieme alla Chiesa cattolica di San Gallo, presenteranno “Deep Drag” alla Grabenhalle. La serata unirà spettacolo, canto e comicità a conversazioni personali su memoria, speranza e identità”. L’articolo specificava inoltre che il programma era stato preparato dai due performer drag insieme ad Ann-Katrin Gässlein, teologa responsabile di Formazione e Cultura presso Katholisch St.Gallen. 

Ann-Katrin Gässlein risulta ufficialmente “Seelsorgerin für Kultur & Bildung”, cioè responsabile pastorale per Cultura e Formazione, all’interno della Cityseelsorge di Katholisch St.Gallen. Non è quindi una presenza esterna chiamata occasionalmente: fa parte della struttura pastorale cattolica cittadina. Il sito ufficiale di Katholisch St.Gallen la indica espressamente con quel ruolo. 

Nell’articolo si legge anche: «La collaborazione con la Chiesa cattolica di San Gallo mira a mettere in dialogo persone con esperienze di vita, identità e visioni del mondo diverse. Gässlein spera inoltre che ciò possa trasmettere un messaggio di diversità nella società e all’interno della Chiesa cattolica. La teologa sottolinea che questo è particolarmente importante alla luce della crescente omofobia».

«Per lei, esiste anche una connessione teologica tra drag e fede: “La trasformazione è centrale nella fede cristiana, e in particolare nella fede cattolica”. Religione e teologia si sono confrontate per secoli con interrogativi sul significato dell’essere umano: cos’è l’attribuzione esterna, cos’è l’identità interiore? Cosa vedono gli altri in una persona, e chi è quella persona davanti a Dio?», continua Gässlein.

Da queste espressioni si capisce chiaramente che la motivazione addotta da Gässlein, che è alla base dell’evento, non è meramente sociologica e relativa all’inclusione, ma sostanzialmente teologica. Viene proposta una vera analogia teologica tra la trasformazione propria dell’esperienza cristiana e la trasformazione scenica del drag.

Un’altra fonte svizzera, Zukunft CH, notando che la Gässlein ripete più volte che si tratta di un evento culturale, si chiede che cosa c’entri l’evento con la pastorale cattolica, visto che alla sua organizzazione contribuisce anche la pastorale della Chiesa della regione di San Gallo.

La risposta della Gässlein è alquanto curiosa: «Considereremmo ‘Deep Drag’ particolarmente radicato nell’ambito di Koinonia e Martyria, con punti di contatto con Diakonia», ha risposto. «Intendiamo Koinonia come la missione di creare spazi di autentico incontro tra persone con biografie, progetti di vita, convinzioni e approcci religiosi diversi. Martyria, la testimonianza della fede, non significa per noi esclusivamente proclamare risposte preconfezionate. Significa anche mantenere vivi i grandi interrogativi dell’umanità e affrontarli alla luce della nostra tradizione».

Interrogata in merito all’insegnamento della Chiesa sul genere, Ann-Katrin Gässlein si mostra evasiva. «Per noi, i due punti di genere sono principalmente una forma linguistica intesa a rivolgersi a persone che non si sentono rappresentate da una forma puramente maschile. Non trarremmo alcuna affermazione teologica o magisteriale esaustiva sull’antropologia umana da una convenzione tipografica.»

Pensate a quale livello di confusione si sia arrivatinella Chiesa cattolica: «i due punti di genere sono principalmente una forma linguistica»!!!!!

Eppure, l’insegnamento della Chiesa cattolica afferma con chiarezza che “Dio ha creato l’uomo a sua immagine: maschio e femmina li creò” (cfr. Gen 1,27). «Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale. La differenza e la complementarità fisiche, morali e spirituali sono orientate ai beni del matrimonio e allo sviluppo della vita familiare. L’armonia della coppia e della società dipende in parte dal modo in cui si vivono tra i sessi la complementarità, il bisogno vicendevole e il reciproco aiuto.» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2333).

Sarebbe a questo punto il caso di far ascoltare a Gässlein la battuta che, in un film di Verdone, uno dei personaggi pronuncia: «manco le basi del mestiere te ricordi!!!».

E il vescovo cosa dice?

InfoVaticana riporta che, dopo il primo articolo del Catholic Herald, la responsabile cattolica Ann-Katrin Gässlein ha risposto al giornale spiegando che l’iniziativa era stata preparata da diversi mesi e che il vescovo di San Gallo, Beat Grögli, era stato informato dell’evento. Non risulta però che abbia dichiarato esplicitamente che il vescovo avesse dato una formale “approvazione”: alla domanda specifica, la risposta riferita dal giornale è che egli ne era stato informato. 

Il Catholic Herald riporta che «La cappellania cattolica svizzera che questa settimana organizza uno spettacolo drag ha dichiarato al Catholic Herald che lo spettacolo rappresenta il “punto di partenza” di questo genere di eventi, poiché ne sono già in programma altri, respingendo tuttavia l’idea che si tratti dell’avvio di una “serie” di spettacoli drag.»

«Gässlein ha spiegato che l’obiettivo era mettere l’arte drag in relazione con questioni “esistenziali, religiose e spirituali” riguardanti identità e senso della vita. Secondo la sua impostazione, il drag costituirebbe un mezzo o un catalizzatoreper il dialogo, non una proposizione dottrinale. Ha inoltre sostenuto che la Chiesa debba confrontarsi con forme artistiche capaci di mettere in discussione convenzioni e aprire prospettive nuove», si legge su InfoVaticana.

Il programma ufficiale parla di un formato misto: performance drag, conversazione moderata e riflessione su questioni spirituali e sociali. Lupa Nova viene presentata come un’artista che utilizza poesia, canto, video e umorismo, affrontando temi come identità, significato e sviluppo personale; Amélie Putain viene presentata come una drag queen premiata che combina canto dal vivo, teatro, comicità e spettacolo scenico. 

Secondo InfoVaticana, durante l’evento venivano incoraggiate offerte a favore di HAVEN99, un progetto che offre una sistemazione abitativa temporanea e condivisa a giovani adulti transgender, non binari o che si stanno interrogando sulla propria identità di genere. 

Grande è la confusione sotto il cielo. Grande è la fluidità teologica che sta invadendo la Chiesa. Ma noi rimaniamo ancorati alla sana dottrina, per esempio a quanto si legge nella Veritatis Splendor al n. 50:

In realtà solo in riferimento alla persona umana nella sua «totalità unificata», cioè «anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale», 91 si può leggere il significato specificamente umano del corpo. In effetti le inclinazioni naturali acquistano rilevanza morale solo in quanto esse si riferiscono alla persona umana e alla sua realizzazione autentica, la quale d’altra parte può verificarsi sempre e solo nella natura umana. Rifiutando le manipolazioni della corporeità che ne alterano il significato umano, la Chiesa serve l’uomo e gli indica la via del vero amore, sulla quale soltanto egli può trovare il vero Dio.

La legge naturale così intesa non lascia spazio alla divisione tra libertà e natura. Queste, infatti, sono armonicamente collegate tra loro e intimamente alleate l’una con l’altra.

Che è esattamente il contrario dell’idea di una libertà che acquista autenticità quanto più si emancipa da ciò che è dato.

 

 

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