Gesù guarisce il cieco nato

Gesù guarisce il cieco nato

 

di Giuliano Di Renzo

 

L’amore di Dio dobbiamo gridarlo sempre, anche se intorno a noi si fa il deserto.

Gesù venne lasciato solo nel Getsemani e con sua Madre e alcuni spaventati amici mentre moriva sulla croce e se ne derideva l’agonia.

E dire che si compiva l’opera immensa e somma dell’Amore di Dio, più grande della stessa creazione del mondo. Siamo al servizio del Signore, non è detto che dobbiamo vedere noi il risultato.

“Maestro, abbiamo faticato tutta la notte senza prendere nulla. Ma sulla tua parola getterò la rete” (Lc 5,5).

Gesù ama di essere amato e segno dell’amore è l’abbandono per amore alla sua parola, a Lui che di Dio è la Parola ed è parola di tutto ciò esiste ed esiste da Lui e per Lui Parola (cfr Sap 7,22-30 e 8,1; Gv 1,1 ss) .

“Ha guardato il niente della sua serva” (Lc 1,48), il niente che noi siamo e il niente subito è.

C’è chi semina e chi raccoglie, dice Gesù agli apostoli nel Vangelo.

Un seme insignificante lo porta via il vento, non sappiamo dove si poserà e dove caduto in terra morirà e porterà frutto.

Non sappiamo a chi servirà, chi lo raccoglierà e forse aspetta quell’insignificante nostro seme per tornare al Signore.

Oggi è la domenica del cieco nato, che Gesù incontrò per strada intento a chiedere l’elemosina e gli donò la vista.

Domenica scorsa andò a cercare una straniera in terra straniera samaritana e ad ambedue portò l’acqua che ristora e la luce che illumina.

Il Signore si abbassa sempre sul nulla e la sua felicità è elevare il nulla a sé, alla sia gloria, ed è questo il vero miracolo dell’onnipotenza, non di cieca presunta onnipotenza umana fatta di forza bruta e orgoglio, ma dell’onnipotenza dell’Amore.

Dio ama e le cose sono. La luce illumina e le cose sono apparendo dal loro buio del loro nulla.

Tutti siamo disseminati lungo le vie del mondo e tutti Gesù va per queste vie a cercarci e portarci quale buon pastore noi sue pecorelle sulle spalle.

Così sarà per ognuno di noi sino alla fine della nostra propria vita, così sarà per l’umanità intera sino alla fine del mondo, sino alla fine della storia.

Col compimento della storia inizierà quella generale e totale resurrezione che sarà insieme la totalità della vita, la vita piena del cielo. Quella che qui in terra anche inconsapevolmente cerchiamo, per la quale ci angosciamo e ci disperiamo.

E’ la vita, si dice. Sì la vita di ogni giorno nella vita di ogni giorno è questa, è l’apertura della nostra anima sull’infinito e all’infinito.

Abissus abissum invocat. Abisso che è la speranza del tempo e per essa il tempo diventerà eternità.

Il tempo di persone e cose va e persone e cose porta via.

Oltre l’orizzonte di quaggiù si apre fulgido e infinito l’orizzonte senza limiti di quell’amore che è moto e nostalgia del cuore.

E’ esso che fa a noi la vita e il perché della vita ed è quella vita della quale il nostro cuore porta il richiamo e questi è Dio.

Trinità d’immenso Amore in Unità d’immensa Vita.

 

 

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