La diocesi di Brooklyn ha fatto causa allo stato di New York per le gravissime e ingiustificate restrizioni imposte dal governatore democratico Cuomo al numero dei fedeli ammessi nelle chiese, col pretesto del contenimento dell’epidemia da Covid19 (qui).

Evidentemente la religione, un tempo pilastro della società, oggi ne è diventata il problema. E’ questo il pensiero del vescovo di Brooklyn, Nicholas DiMarzio, come emerge nell’articolo di Matt Hadro, pubblicato il 16 ottobre su Catholic News Agency, che riportiamo di seguito nella traduzione di Wanda Massa.

 

Mons. Nicholas DiMarzio, vescovo di Brooklyn, N.Y., (CNS photo/Gregory A. Shemitz)
Mons. Nicholas DiMarzio, vescovo di Brooklyn, N.Y., (CNS photo/Gregory A. Shemitz)

 

La religione non è il problema: il vescovo di Brooklyn manda all’aria le misure anti COVID di New York

Il vescovo di Brooklyn Nicholas DiMarzio ha avvertito venerdì che le più recenti misure contro il coronavirus a New York non sono state “ragionevoli“. Parlando un giorno dopo che la sua diocesi aveva discusso in tribunale contro le nuove restrizioni statali sull’assemblea religiosa, il vescovo ha detto che la religione è stata trattata come una parte di seconda classe della società.

Siamo relegati ai margini, la religione“, ha detto DiMarzio di Brooklyn al CNA il 16 ottobre. “La religione è il problema della società, in base a quello che la gente pensa oggi“.

In passato si pensava che il settore no profit, la religione, fosse un pilastro della società insieme alla comunità imprenditoriale e al governo. Questo era ciò che teneva insieme la società. Ora, questo tipo di tesi su come funziona la società si è dissolto da tempo, purtroppo“, ha detto.

Il vescovo DiMarzio ha parlato con la CNA dopo che la diocesi ha avuto un’udienza in tribunale federale giovedì, nel suo caso contro le nuove restrizioni di salute pubblica a New York.

L’ordinanza statale, annunciata la scorsa settimana, ha preso di mira i “punti caldi” geografici in tutto lo Stato dove il numero di casi del nuovo coronavirus è in aumento e ha posto, tra l’altro, dei limiti alla partecipazione alle funzioni religiose al chiuso per rallentare la diffusione del virus.

Secondo l’ordine dello stato, alcune chiese a Brooklyn e nel Queens sono limitate per le messe al coperto, i battesimi, i matrimoni e i funerali in ragione della quantità inferiore tra il 25% della capienza o a 10 persone, per le altre aree zone la limitazione è pari alla quantità minore tra il 33% della capacità o a 25 persone.

Poiché le chiese della diocesi sono “molto grandi“, ha detto il vescovo, le liturgie sarebbero effettivamente limitate a 10 o 25 persone.

DiMarzio ha detto che la diocesi ha lavorato con i funzionari della sanità pubblica durante l’estate per attuare misure di sicurezza nella riapertura delle chiese, e ha avuto successo nel farlo.

“Tutto ciò che sappiamo è stato fatto per evitare questo virus“, ha detto, osservando che le chiese richiedono ai partecipanti alla messa di indossare maschere, limitando la partecipazione al 25% della capacità, e richiedendo alle famiglie di sedersi all’interno a un metro e mezzo di distanza l’una dall’altra.

Non stiamo chiedendo la piena capacità“, ha detto, osservando che le chiese della diocesi “sono molto grandi” e possono tranquillamente ospitare molto di più del limite di 10 o 25 persone che lo Stato sta effettivamente ordinando.

Ma, ha detto il vescovo al Cna, la sfida legale della diocesi allo Stato non riguarda la logistica, ma la “libertà religiosa” e l’inaccettabilità di classificare le chiese come imprese “non essenziali“.

Abbiamo un posto diverso nella società rispetto alle imprese“, ha detto il vescovo, osservando che alcuni negozi “essenziali” della zona sono aperti e non contano il numero di persone che entrano. 

Tutto questo fa parte del problema. Ci sono due standard, in cui tutti vengono raggruppati, indipendentemente da come affrontano il problema“, ha detto, definendo le restrizioni “non ragionevoli“.

Le parrocchie diocesane non riferiscono di focolai del virus riconducibili alle messe, ha detto.

Oggi la gente è molto abituata a lamentarsi con la Chiesa se non gli piace quello che sta succedendo“, ha osservato DiMarzio. “Se ci fosse un problema, lo sapremmo“.

Le altre religioni stanno impacchettando 400 persone in piccoli posti senza bisogno di una maschera e si aspettano che vada tutto bene“.

Questa è la differenza“, ha detto. “Abbiamo solo agito in modo diverso, e penso che dovremmo essere trattati in modo diverso“.

Ma il vescovo ha detto che non stava sostenendo che i luoghi di culto potessero ostentare le regole sanitarie di base o ignorare i requisiti di sicurezza.

Le case di culto dovrebbero seguire le linee guida che vengono messe in atto dallo Stato per la sicurezza di tutti. Le stiamo seguendo. Questo è il nostro punto“, ha detto, definendo le nuove restrizioni “un po’ eccessive“.

A marzo e aprile, la diocesi ha perso due sacerdoti a causa del virus. Il vescovo DiMarzio ha riconosciuto che è stata una “sfida” guidare la diocesi attraverso la pandemia, e si è concentrato sul mantenimento della comunicazione con tutti. “Non vogliamo che siano isolati“, ha detto.

La morte dei sacerdoti ha evidenziato la gravità della pandemia per la diocesi, e la necessità di prendere tutte le misure ragionevoli, ha detto.

Dobbiamo stare attenti. Non voglio essere sprezzante“, ha detto DiMarzio.

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