Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Miguel Escrivá, pubblicato su Infovaticana. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione automatica.
Leone XIV ha affermato in un’affermazione improvvisata, mentre si dirigeva verso l’auto e quasi di sfuggita, che la Fraternità San Pio X sarebbe fuori dalla comunione ecclesiale perché «si rifiuta di accettare alcuni elementi fondamentali della Chiesa, a cominciare da diversi punti del Concilio Vaticano II». E poiché io non appartengo alla Fraternità, ma sono un cattivo cattolico che vorrebbe morire all’interno della Chiesa, le parole del Papa mi suscitano un dubbio preoccupante: cosa devo credere esattamente affinché ciò non accada anche a me?
Perché «vari punti del Concilio» è un confine che dovrebbe essere ben delineato. La Chiesa distingue tra dogmi, dottrine definitive e insegnamenti del magistero autentico. Se esiste un’intera architettura dottrinale volta a precisare cosa richieda ciascun insegnamento, sembra ragionevole chiedere che venga utilizzata proprio quando si parla di rimanere all’interno o all’esterno della comunione ecclesiale.
Per questo chiedo: devo credere nella Lumen gentium allo stesso modo in cui credo nella divinità di Cristo? Devo credere nella Dignitatis humanae con lo stesso assenso con cui credo nell’Immacolata Concezione? La libertà religiosa appartiene al deposito rivelato o appartiene a una formulazione prudenziale applicata a circostanze storiche concrete? E se la risposta è la prima, in quale momento è stata definita come verità rivelata da Dio e proposta come tale dalla Chiesa?
Anzi: devo attenermi esclusivamente al testo conciliare o anche a una sua interpretazione concreta? Perché l’esperienza degli ultimi sessant’anni sembra indicare che la controversia non verte tanto sulle parole scritte quanto sulla lettura che se ne deve fare. Se è obbligatorio accettare una determinata ermeneutica, allora sarebbe utile sapere quale sia, chi la definisca e con quale grado di autorità sia vincolante.
Benedetto XVI ha ritenuto necessario dedicare un celebre discorso alla spiegazione della cosiddetta «ermeneutica della continuità». Ma se un documento richiede una teoria interpretativa completa per dimostrare che non contraddice le precedenti formulazioni del magistero, risulta difficile sostenere allo stesso tempo che il suo significato sia così evidente da poter essere utilizzato come criterio immediato per determinare chi rimanga pienamente nella comunione della Chiesa.
Lo stesso vale per la liturgia. È obbligatorio considerare la riforma liturgica post-conciliare come l’espressione più perfetta raggiunta dalla Chiesa nella sua storia? Devo credere che le nuove preghiere eucaristiche di Bugnini costituiscano un miglioramento rispetto al Canone Romano tramandato per secoli? Devo sostenere che l’offertorio introdotto dopo la riforma esprima in modo più completo la teologia della Messa rispetto alle formule tradizionali? Si tratta di una questione di fede o di un argomento suscettibile di legittima discussione?
La tradizione cattolica ha sempre compreso che il Credo e i dogmi definivano la fede. Tuttavia, nella pratica contemporanea sembra imporsi la logica di considerare il Vaticano II non semplicemente come un concilio ecumenico che deve essere accolto secondo la natura propria dei suoi insegnamenti, ma come una sorta di metacriterio o superdogma in grado di determinare retrospettivamente l’intera ortodossia cattolica.
Non chiedo cosa debba pensare per essere considerato progressista o conservatore, né quale interpretazione preferiscano determinati teologi o determinati pontificati. Chiedo qualcosa di molto più elementare: cosa devo credere esattamente per continuare a essere cattolico? A cosa si riferisce esattamente il Papa con quegli «elementi fondamentali della Chiesa» espressi nel Concilio Vaticano II, sui quali dobbiamo obbligatoriamente concordare per essere in comunione?
Miguel Escrivá
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