Un lettore mi scrive.

 

Donne diacono

 

Uno dei temi che in questo Sinodo, su insistenza di alcuni Padri, si sta trattando  è l’accesso delle donne all’Ordine Sacro del Diaconato permanente.  Ma, a parte le tante e valide ragioni con le quali   valenti teologi ed Eminenti Cardinali hanno bocciato l’argomento relativo alla concessione  dell’Ordine Diaconale  permanente alle donne e  l’abolizione del celibato dei sacerdoti,  mi permetto di fare una  mia considerazione che non vuole avere nulla di polemico, ma piuttosto vuole offrire un momento di riflessione sulla condizione attuale dell’ordine del Diacono permanente.
 
Io sono un diacono permanente ordinato da circa 25 anni, laureato alla facoltà di teologia presso l’università Pontificia Lateranense, e ora  all’età di 74 anni  mi capita di tanto in tanto di   riflettere   oltre che sulla mia vita privata anche sul mio ministero diaconale.
 
Per quanto  riguarda il ministero diaconale, è triste ammetterlo, ma non ho mai esercitato alcun ufficio di ministero , tranne che per un qualche servizio liturgico.
 
Il diaconato è stato riconsiderato, come sapete,  nel Concilio Vaticano II e precisamente nella Lumen Gentium cfr. parag. 29 con il titolo :“ Rinnovata utilizzazione dei diaconi loro uffici di ministero” poi riguardo all’ufficio di ministero specifica più avanti quanto segue : “…. E siccome questi uffici, sommamente necessari alla Chiesa, spetterà poi ai competenti ceti Episcopale territoriali di vario genere se e dove tali Diaconi siano istituiti per la cura delle anime”.
 
Dunque i padri conciliari hanno lasciato ai Vescovi l’onere di decidere se ordinare i diaconi permanenti e in quale ruolo inserirli nelle attività pastorali sebbene nel Vangelo( Atti degli Apostoli cap. 6°) risulta molto chiaro quale fosse l’ambito in cui i diaconi permanenti dovrebbero esercitare il loro ufficio di ministero. I Vescovi pur ordinando i Diaconi permanenti non hanno mai deciso, fino a ora, in quali  ruoli  dovessero essere inseriti.
 
Nei primi tempi della mia ordinazione, non avendo ricevuto alcun incarico per esercitare il mio ministero, ho pensato che  probabilmente ero ritenuto  inadeguato a ricoprire un qualche Ufficio.
 
Con il passar del tempo però mi rendevo conto che la mia situazione era ben più diffusa e generalizzata. In quasi tutte le diocesi italiane, oltre che nella mia diocesi, il ministero del Diacono permanente si riduce ad un  mero servizio liturgico ( direi come sacrestano evoluto !) piuttosto che essere inseriti negli uffici della vita pastorale pertinenti al ministero del Diacono quali ad esempio  negli Uffici quali Economato e Amministrazione, Edilizia del culto, Pastorale della famiglia, Ufficio per la pastorale della Carità uffici esistenti nell’organigramma della Diocesi.
 
Evidentemente i Vescovi considerano l’ordine Diaconale solo una forma di onorificenza o di premio per una presenza assidua nelle funzioni religiose e attività parrocchiali.
 
Ma se, “Sic stantibus rebus”,  mi chiedo,  che senso ha concedere  alle donne   l’Ordine Sacro del  Diaconato permanente? Solo  per un servizio liturgico? E magari, e ancora peggio, in supplenza di sacerdoti a causa di  carenza di vocazione sacerdotale? Scriveva, infatti, San Giovanni Paolo II :   “ un sacerdote può essere sostituito solo da un altro sacerdote”. Il Diacono permanente non può e non deve essere la soluzione della mancanza di sacerdoti.
 
Mi sembra, inoltre, pretestuoso sostenere che la presenza della donna nelle Istituzioni della Chiesa favorirebbe una “ventata di aria fresca” nella Chiesa.
 
Se poi, addirittura,  qualcuno ritiene   che la Chiesa sia maschilista e obsoleta e che pertanto oggi è importante favorire  l’apporto del servizio delle donne, forse dimentica che la donna  ha sempre avuto ed ha, tutt’ora, ruoli di primaria importanza nella storia della Chiesa. Ne cito solo alcune, perchè l’elenco completo sarebbe davvero molto lungo, che  hanno dato notevoli contributi alla Chiesa e spesso anche alla comunità civile : S. Chiara, S. Teresa D’Avila, S. Rita da Cascia, S. Caterina, S. Giovanna D’Arco, S. Teresa di Lisieux ,  Santa Madre  Teresa di Calcutta e molte altre ancora che o con la vita ordinaria o con il loro martirio hanno dato con la loro testimonianza al Vangelo reale vigore alle istituzioni della Chiesa.
 
Conclusione : non credo che i Padri sinodali, sostenitori dell’ordine sacro di diacono alle donne e dell’abolizione del celibato del sacerdote,  ignorano le realtà in cui versa il nostro Diaconato permanente e tanto meno ignorano la reale presenza della donna nella storia dell’Antico Testamento e della Chiesa  in ruoli  davvero di rilievo.
 
Ma, secondo il mio povero pensiero, questi Padri sinodali,  hanno in realtà, un solo obiettivo cioè  quello di   aumentare nella Chiesa confusioni e divisioni. Questi obiettivi  di desacralizzazioni, evidentemente, sono i primi passi che fanno parte di un unico progetto finale di negare cioè  la reale presenza  di  nostro Signore Gesù nell’Eucaristia. Quindi sarà più facile spianare la strada per la  creazione di una nuova religione universale che riunisca tutte le religioni mondiali compreso la massoneria che, nonostante la scomunica ancora vigente, si sta adoperando, già da adesso,ad aprire un dialogo con alti prelati per  ricercare e condividere punti comuni così come hanno dichiarato recentemente alcuni maestri delle rispettive  logge al termine di un incontro riservato( a porte chiuse) a Milano  con il Arcivescovo metropolita della Diocesi e un Cardinale. I punti comuni sarà possibile trovarli, ovviamente, solo dopo aver negato la reale presenza del nostro Signore Gesù Cristo nell’Eucarestia.
 
Eugenio Fazia
 


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