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di Filippo Maria Boscia

 

Si parte da Milano per Roma e in tre ore giungiamo al centro della città.

E’ un “Frecciarossa” pendolare che abbraccia con estremo confort un industriale, viaggiatore per affari. All’arrivo, su un binario agevolato, le porte si aprono automaticamente.

In un’altra situazione un cittadino meridionale partito da Milano per Bari con un treno a lunga percorrenza, calcolando l’abituale ritardo, raggiungerà il Sud dopo 12 ore. All’arrivo in stazione, spento lo stridio metallico dei freni, le porte non si apriranno, ma bisognerà forzarle.

E’ sempre stato così in Italia!

Sono anni che parliamo di rilancio del Mezzogiorno, sono anni in cui una scandalosa allocazione delle risorse, completamente rovesciata, condanna il Sud a patire i malanni maggiori.

Anche in fatto di salute, l’Italia si spacca in due. Con un divario percentuale tra le due zone del Paese che sfiora il 20 per cento.

Al Sud si muore di tumore molto più che al Nord.

Su dieci donne che si ammalano di cancro alla mammella, nelle regioni dell’ltalia settentrionale otto sono ancora in vita dopo 5 anni, mentre al Sud di donne in vita, a ben contare ce ne sono solamente cinque.

Una persona disabile in famiglia, sia in Puglia che in Calabria, in Lucania e anche in Campania, ha gravi carenze che giungono alla totale mancanza di supporti istituzionali e alle conseguenti difficoltà e ciò per insopportabili e non razionali scelte organizzativo-gestionali, da cui derivano terribili problemi di difficile ricomposizione.

I settori della prevenzione/riabilitazione sono al palo e le cure incomplete interessano soprattutto i non autosufficienti.

Organici sottodimensionati si riflettono sul funzionamento delle strutture, che spesso funzionano a singhiozzo, con il risultato che i malati si riversano, magari al nord, negli ospedali ritenuti più efficienti.

Se la diagnosi della malattia arriva in ritardo, le conseguenze saranno inenarrabili!

Ma tanto altro ancora accade… con dati tutt’altro che confortanti.

Che l’economia in Sanità sia a rischio di disuguaglianze l’abbiamo percepito da tempo.

Siamo in profonda crisi e viviamo con disagio la nostra professione, anche per quello stravolgimento di valori di cui siamo purtroppo involontari attori.

La grave situazione attuale richiede una consapevolezza e uno sforzo particolare,  non solo da parte dei medici ma di tutta la società civile, al fine di ripristinare la giusta gradualità dei valori, riconoscendo al cittadino la titolarità del diritto alla salute, al medico e al personale sanitario tutto, il ruolo di custode dei valori che da sempre guidano ed ispirano ogni specifico agire, proprio a tutela di quel diritto inalienabile alla vita e alla salute del cittadino e di tutte le comunità.

Gli operatori sanitari operano con responsabilità e fede nel difendere la vita, affrontano la malattia come il male da combattere e la morte il nemico da avversare: sono professionisti che ogni giorno incarnano valori che non possono mai essere scardinati da quel fondamentale aggancio all’etica e alla morale, atteso che la medicina è servizio alla vita umana e come tale comporta un essenziale ed irrinunciabile riferimento alla persona nella sua integrità spirituale e materiale e nella sua dimensione individuale e sociale.

Purtroppo la medicina incontra oggi molte contraddizioni, molte insidie ed è esposta a molte aggressioni: Aspetti contraddittori sono le competenze, i livelli essenziali di assistenza non garantiti e non tutti esigibili in ogni caso e ovunque, il sistema di formazione condizionato da accessi calcolati sui fabbisogni mal calcolati del SSN.

Si intravede all’orizzonte un’ulteriore contraddizione legata all’opting out, cioè la scelta di fare a meno della sanità pubblica se ci si può permettere una copertura privata.

Piani sanitari alternativi vengono sempre più spesso proposti come benefit nelle contrattazioni di lavoro, collegando sempre di più il diritto alla salute con il possesso di un’occupazione.

Ovviamente gli esclusi dalle occupazioni sono di conseguenza ancor più penalizzati ed esclusi, con il reale rischio di ulteriori disuguaglianze.

Motivo di ulteriore preoccupazione è la conseguente defiscalizzazione prevista per le spese dei piani di sanità integrativa, che avrà il risultato di diminuire nel futuro le risorse destinate al Servizio Sanitario universalistico e solidaristico.

V’è chi intravede all’orizzonte ulteriori contraddizioni legate all’eventualità dell’”opting out”, cioè alla scelta di fare a meno della sanità pubblica quando ci si può permettere una copertura privata, personale e totale o ci si vuole affidare l’assistenza medica alle app.

In Inghilterra una forma di “opting out” esiste: si può scegliere ad esempio di essere seguito dalla “App Babylon Health”, il cui servizio viene erogato gratuitamente se si rinuncia al medico di famiglia.

In Italia questa possibilità non c’è ancora, ma uno scenario del genere non tarderà a diventare verisimile se si andranno ad instaurare meccanismi disincentivanti.

Rendiamoci conto però che in questa situazione tecno mediata la salute sarà gestita in modo rapido e freddo e la nostra stessa vita cambierà volto, atteso che, sempre più incapaci di comunicare dal vivo, avremo una grammatica emotiva ed emozionale ridotta ai minimi termini.

Se la relazione che è spazio per eccellenza di incontro con l’altro diventa tecno mediata vuol dire che siamo arrivati davvero ad un brutto punto perché il contro umanesimo rischia di contagiarci tutti, alterando ogni aspetto relazionale e incrinando la dimensione identitaria dell’uomo.

In questo scenario c’è il rischio che un turbocapitalismo esagerato baratti del tutto il welfare e mandi in completa crisi ogni sistema.

Quando a tutti i costi si vogliono esaltare valori economici, v’è il reale rischio che salti ogni preziosa sintesi tra economia ed etica.

Non possiamo rischiare che i servizi alla persona in termini di salute, cura, assistenza, previdenza e qualità di vita vadano in crisi.

Per agire con concretezza su questo ordine di problemi è necessario ripensare la nostra vita e quindi quando parliamo di ridistribuzione sociale delle risorse e delle opportunità, dovremmo tutti coltivare l’etica del “come fare la cosa giusta” al “momento giusto” sapendo scegliere tra ciò che è bene e ciò che è male.

Occorre un’opera di intermediazione sociale e culturale che oggi forse manca e l’intermediazione non può essere lasciata solo alla evoluzione tecnologica o agli algoritmi, ma dobbiamo educare la popolazione al welfare.

Mai come in questo campo occorre tener presente i principi etici fondamentali ed irrinunciabili ed essere in grado di fare la scelta giusta in nome di quei valori irrinunciabili e supremi che rappresentano i canoni di coesione sociale e di interesse comunitario.  La medicina si umanizza non quando si elimina la malattia ma quando aiuta l’uomo a viverla e condividerla come esperienza di libertà sia nel tempo della sofferenza che nel tempo della cura.

Transitare dal curare al prendersi cura rappresenta il modo migliore per agire sulle forme di comunicazione, sulle relazioni di simmetria o asimmetria, di coazione o di compassione.

Prendersi cura della salute globale, fisica e psicosociale significa assumere atteggiamenti di solidarietà interpersonale, costruire progetti di umanizzazione assistenziale, di alleanza terapeutica, di sinergie positive, cose che nell’odierna aziendalizzazione della sanità sono purtroppo scomparse per dare sempre più spazio alle categorie del contratto, piuttosto che a quelle della reciprocità.

Dobbiamo cercare di guarire da ogni ondata di indifferenza e di freddezza: abbiamo bisogno di positivi impegni, anche economici, da destinare agli anziani, ai fragili e anche ai disabili, che oggi sono i più minacciati dal rischio di esclusione dalle cure (da molti definite “cure inutili”) e che oggi hanno ancor più bisogno di vicinanza fisica, di uno sguardo, di un abbraccio, di una carezza.

                                                                 

(Il Prof. Filippo M. Boscia è Presidente Nazionale Ass. Medici Cattolici Italiani)

 

 

                                              

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