Oggi cade l’ottantesimo anniversario dello scoppio della Seconda guerra mondiale. In quel venerdì del 1 settembre 1939, la Germania sganciò le prime bombe sulla città di Wielun, causando distruzione e dolorose e ingenti perdite di vite umane. Le bombe caddero persino sull’ospedale della città. Lo stesso giorno, i cannoni delle navi nemiche attaccaronoanche Westerplatte.

Riportiamo un articolo del giornalista Filip Mazurczak che ci parla della Polonia e di ciò che subì.

La traduzione è a cura di Gian Spagnoletti.

 

Seconda Guerra Mondiale, lo sbarco in Normandia

Seconda Guerra Mondiale, lo sbarco in Normandia

 

Domenica (oggi, ndr) cade l’ottantesimo anniversario dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Il 1° settembre 1939 la Polonia fu invasa dalla Germania nazista e, sedici giorni dopo, dall’Unione Sovietica. La Francia e la Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania, ma non diedero alcun reale aiuto al loro alleato polacco. Mentre alcuni polacchi collaborarono con i nazisti – il collaborazionismo esistette in ogni territorio occupato – quella della Polonia in tempo di guerra è in maniera schiacciante una eredità di eroica resistenza e sanguinoso martirio. Un obiettivo chiave dell’attuale governo conservatore polacco, al potere dal 2015, è stato di informare il mondo di questa eredità. Anche se questo ha portato ad alcune condotte storiche avventate in anni recenti, l’obiettivo stesso è cruciale: le altre nazioni devono sapere del ruolo dei polacchi nella resistenza al nazismo.

Secondo Hitler, la Polonia doveva essere il Lebensraum, o “spazio vitale” per la “razza padrona” teutonica. Gli ebrei del Paese dovevano essere eliminati completamente, mentre la maggioranza slava sarebbe dovuta essere uccisa o ridotta in schiavitù. Tra il settembre 1939 e il maggio 1945, la Polonia perse un sesto della sua popolazione, più di ogni altra nazione europea. Tre milioni di queste vittime polacche erano ebrei, ma altri due/tre milioni erano non-ebrei. Centinaia di migliaia di polacchi non ebrei furono deportati in campi di concentramento come Auschwitz, Sachsenhausen e Dachau. 1,5 milioni divennero lavoratori forzati in Germania; e le fucilazioni arbitrarie per la strada erano abituali. Nell’arco di 4 giorni nel mese di agosto 1944, le SS uccisero 50 mila abitanti di Wola, quartiere di Varsavia, in uno dei più grossi massacri della Seconda guerra mondiale.

I tedeschi uccidevano i membri dell’élite polacca o li deportavano nei campi per rendere più difficoltosa la resistenza, e tuttavia subirono più reazioni negative che in qualsiasi altro territorio occupato. La Resistenza polacca pubblicava scritti antinazisti e antisovietici, effettuava sabotaggi e addirittura assassinava alti ufficiali di occupazione – come Franz Kutschera, il capo delle SS e della Polizia a Varsavia. Per sessantatré giorni, nel 1944, la Resistenza polacca cercò di liberare Varsavia (incoraggiata dall’Armata Rossa, che non diede assistenza). Come ritorsione per l’Insurrezione di Varsavia, Hitler ordinò che la “Parigi dell’Est” fosse distrutta, e i tedeschi uccisero 200 mila suoi abitanti. Dopo l’eroica ma sfortunata campagna del settembre 1939 (nella quale, contrariamente a quanto si crede, i lanceri polacchi NON caricarono i carri tedeschi), le Forze Armate polacche fuggirono in Francia, dove formarono la quarta più grande armata alleata.

Nonostante il loro eroismo, dopo la guerra i polacchi furono traditi da un ingenuo FDR (Franklin Delano Roosevelt, NdT) e da un riluttante Churchill, che consegnarono la Polonia orientale a Stalin e gli affidarono la supervisione di elezioni “libere e senza restrizioni” nel Paese. Per evitare di offendere i sovietici, i britannici bandirono i piloti polacchi che avevano aiutato a salvare l’Inghilterra nel 1940 dalla partecipazione alla parata della vittoria del 1946 a Londra.  Mentre questi fatti sono noti a qualunque polacco, sono meno familiari per gli abitanti dell’Europa occidentale. Per quasi mezzo secolo, i dominatori sovietici della Polonia hanno controllato la narrazione dei fatti e dipinto i polacchi come fascisti collaborazionisti. Inoltre hanno cancellato le celebrazioni della Resistenza polacca della Seconda guerra mondiale. Witold Pilecki, un polacco che era entrato volontariamente ad Auschwitz durante la guerra per raccogliervi materiale di intelligence e organizzarvi la resistenza, fu condannato a morte da un giudice stalinista. In conseguenza dell’occultamento dei fatti operata dai sovietici, l’Occidente è ancora largamente all’oscuro del ruolo della Polonia nella resistenza a Hitler. Per esempio, i polacchi furono scioccati quando il Presidente Obama parlò del “campo di concentramento polacco” che i polacchi non contribuirono affatto a costruire o a dirigere; ironicamente, usò questa frase storicamente inesatta nel conferire la “Presidential Medal of Freedom” a Jan Karski, un combattente della Resistenza che informò l’Occidente dell’Olocausto (e tuttavia fu ignorato). Sin dal 2015, il governo conservatore della Polonia ha attuato diverse norme mirate a far conoscere meglio l’eroismo dei polacchi nella Seconda guerra mondiale.

Alcune di queste norme sono inadatte. L’anno scorso, il parlamento polacco ha fatto passare una legge che avrebbe punito chi accusasse lo “Stato o la nazione polacca” di complicità nei crimini del Terzo Reich. Ma a volte gli errori sono il risultato di ignoranza e non di malafede – come nel caso del Presidente Obama. L’errore innocente dovrebbe essere punito col carcere? La legge causò una grossa crisi diplomatica con Israele e gli Stati Uniti e fu poi privata dei suoi provvedimenti penali. Non c’è dubbio che lo Stato polacco non abbia avuto alcun ruolo nelle atrocità naziste. Al contrario, il governo polacco in esilio a Londra informò la Gran Bretagna e l’America di quello che le SS stavano facendo in fabbriche della morte come Auschwitz e Treblinka e si appellò per punizioni militari contro i tedeschi, un fatto documentato nell’opera dello studioso ebreo Walter Laqueur The Terrible Secret. Nel suo studio sulla Polonia sotto occupazione tedesca, lo studioso dell’Olocausto Martin Winstone scrive:

“…Quindi si può ragionevolmente dire che solo una minoranza [di polacchi non ebrei] abbia attivamente aiutato gli ebrei, così come una minoranza li ha attivamente perseguitati. Come in ogni altro Paese, la risposta della stragrande maggioranza della società è stata di indifferenza con varie gradazioni di simpatia, ambivalenza, o avversione. Senza dubbio è vero che una grossa inibizione a un maggior aiuto sia stata la paura. L’ordine di fucilazione di [Hans] Frank dell’ottobre 1941 aveva reso i soccorritori potenzialmente passibili di pena di morte.“

L’onestà intellettuale richiede che ricordiamo sia Żegota, il ramo della Resistenza polacca che ha aiutato migliaia di ebrei a sopravvivere all’occupazione, ed eventi meno edificanti come il pogrom di Jedwabne – in cui dei polacchi, istigati dai tedeschi, uccisero centinaia di ebrei. Ma quanti polacchi devono essere complici di tale violenza affinché sia complice anche la nazione? Un tale dibattito dovrebbe essere risolto nelle aule scolastiche, non in quelle di tribunale.

Mentre questa legge era profondamente difettosa, le reazioni ostili di numerosi politici israeliani mostrano che la storia della Polonia nella Seconda guerra mondiale dovrebbe essere meglio conosciuta a livelo internazionale. All’inizio di quest’anno, l’allora Ministro degli Esteri Israel Katz ha dichiarato che “ogni polacco succhiava l’antisemitismo col latte materno”. Si è rifiutato di chiedere scusa per l’offesa, una mossa poco diplomatica per un responsabile della diplomazia del proprio Paese. Una tale prepotenza da parte di politici israeliani dovrebbe essere affrontata non attraverso misure penali ma attraverso l’educazione e la diplomazia culturale.

Altrettanto benintenzionata ma mal guidata è la spinta del governo polacco per le riparazioni di guerra da parte della Germania. Tali riparazioni avrebbero avuto senso negli anni 50, quando la Polonia, distrutta dalla guerra, era estremamente povera e Varsavia era ridotta a un cumulo di macerie. Hanno meno senso oggi, quando gli standard di vita polacchi stanno rapidamente raggiungendo quelli dell’Europa orientale e gran parte dei polacchi che aveva vissuto le atrocità della guerra è scomparsa. Negli ultimi decenni, la Corea del Sud e l’Irlanda hanno raggiunto lo stesso livello di prosperità dei rispettivi oppressori storici, Giappone e Gran Bretagna, senza alcuna elemosina. La Polonia si prepara a fare lo stesso senza riparazioni tedesche nel futuro prossimo. D’altra parte, però, Varsavia dovrebbe combattere il revisionismo storico in Germania. Nel 2013, sette milioni di telespettatori tedeschi hanno guardato la miniserie TV-spazzatura Generation War, che mostrava tedeschi nella Polonia occupata che salvavano ebrei dalla Resistenza polacca, dipinta come interamente antisemita. Il successo di questo programma mostra che, come Israele, la Germania ha bisogno di più educazione sul destino bellico della Polonia. Tuttavia, ci sono alcuni incoraggianti segni di cambiamento: di recente, i deputati del Bundestag [Parlamento tedesco NdT] appartenenti a tutti i partiti, eccetto AFD (Alternativ Fur Deutschland) hanno firmato un appello per costruire un monumento e un centro d’informazione nel cuore di Berlino per commemorare le vittime polacche del nazismo. Il governo della Polonia dovrebbe supportare tali onorevoli iniziative come la proposta del Bundestag. Sebbene la legislazione del governo polacco relativa al passato bellico della nazione sia spesso mal guidata, l’obiettivo di informare il mondo dell’eredità di guerra polacca è nobile.

Filip Mazurczak è un traduttore e giornalista i cui lavori sono apparsi nel   National Catholic RegisterCrisis MagazineEuropean Conservative, e nel  Tygodnik Powszechny.

 





 

 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email