Mary Wagner è un’eroica attivista pro-life canadese che ha messo a repentaglio la propria sicurezza per difendere la vita dei bambini non nati e delle donne incinte.

Nessuna testimonianza è più efficace di quella manifestata col sacrificio della propria vita.

Dall’articolo di John-Henry Westen pubblicato su LifeSiteNews e di seguito riportato nella traduzione di Wanda Massa.

 

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Nell’ultimo episodio del The John-Henry Westen Show, mi ha raggiunto l’ispirata attivista pro-life canadese Mary Wagner, che è stata arrestata molte volte per essere entrata pacificamente nei centri abortivi per offrire alle madri l’aiuto necessario a salvare la vita dei loro figli. In totale, ha trascorso sei anni in prigione.

Il mio colloquio arriva pochi giorni dopo che gli avvocati della Wagner hanno presentato alla Corte Suprema del Canada un ricorso in appello contro la sezione 223 del Codice penale canadese, che viola la garanzia della Carta canadese in termini di “vita, libertà e sicurezza” e la pari tutela di ogni persona. Questo caso, se accettato dalla Corte, sarà monumentale per il movimento pro-vita in Canada.

La Wagner mi ha detto che spera “che la più alta corte riconosca l’ingiustizia della sezione 223, che dichiara … che prima della nascita c’è un bambino, ma non è considerato un essere umano, contrariamente al buon senso (e) contrariamente alle prove scientifiche“.

Nota anche che “se il tribunale decidesse contro il nostro caso, allora sarebbe evidente a molti l’ipocrisia e la grave ingiustizia, perché credo che questo caso attirerà l’attenzione internazionale“.

Pro-life activist Mary Wagner with Vancouver Archbishop J. Michael Miller. Photo by Agnieszka Ruck
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Wagner ha anche discusso di ciò che l’ha portata a diventare un’attivista a favore della vita nel suo senso più vero, entrando nelle cliniche e incoraggiando pacificamente e amorevolmente le madri a concedere ai loro figli non ancora nati il dono della vita. 

Chiunque riconosca che il bambino prima della nascita è un essere umano deve poi porsi queste domande, come possiamo difenderlo, come possiamo parlare per lui nel nostro paese … in cui siamo perseguiti per aver cercato di difenderlo quando è più bisognoso“, ha detto la Wagner.

Inoltre, dice che da giovane “ha realizzato nella luce, e, camminando davvero alla luce di Madre Teresa, la distinzione tra la cura di un problema e la cura di una persona, e in definitiva Cristo è quella persona, Egli è il nostro prossimo“.

La Wagner condivide la sua prima esperienza di essere stata arrestata per la sua missione nel 1999, e da allora è stata arrestata più volte con diverse condanne.

Indipendentemente da ciò, Wagner afferma con grande fede e forza d’animo che, nonostante tutte le circostanze che possono verificarsi a causa del suo lavoro, “Dio chiama ognuno di noi in modo unico, potrei dire per me stessa che Egli ha riversato su di me le sue grazie“.

 

 

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