260 milioni di cristiani sono perseguitati

Le persecuzioni dei cristiani nel mondo sono un problema crescente, afferma un nuovo rapporto redatto da un’agenzia che documenta gli abusi contro i cristiani in tutto il globo.

Se ne parla in questo articolo scritto dallo staff del Catholic News Agency , e che vi propongo nella mia traduzione.

                      Riccardo Zenobi

 

Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019

Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019

 

Le persecuzioni dei cristiani nel mondo sono un problema crescente, afferma un nuovo rapporto da un’agenzia che documenta gli abusi contro i cristiani in tutto il globo.

Nel mondo, riporta la statistica, 260 milioni di cristiani sono perseguitati. Ciò segna un aumento del 6% rispetto all’anno precedente.

Il rapporto annuale di Open Doors, rilasciato il 15 gennaio, riporta la Corea del Nord come primo di una lista delle 50 più pericolose nazioni nelle quali essere cristiano, il 18° anno di seguito in cui il paese ha ricevuto tale designazione.

Sono stimati 300 mila cristiani tra la popolazione totale di 25,4 milioni di abitanti in Corea del Nord. Open Doors riporta che se i cristiani nordcoreani sono scoperti, il governo li deporterà ai campi di lavoro come criminali politici o addirittura li uccide sul momento. Incontrare altri cristiani per adorare è quasi impossibile a meno che non sia fatto in completa segretezza.

Seguono la Corea del Nord nella top 10 globale Afghanistan, Somalia, Libia, Pakistan, Eritrea, Sudan, Yemen, Iran e India.

“I cristiani rimangono uno dei gruppi religiosi più perseguitati nel mondo. Mentre la persecuzione contro i cristiani prende diverse forme, è definita come una qualunque ostilità sperimentata come risultato di una identificazione con Cristo. Nel mondo i cristiani continuano a rischiare prigionia, perdita di casa e patrimonio, tortura, stupro e addirittura morte come risultato della loro fede”, ha detto Open Doors in una dichiarazione che accompagna il report.

La Cina si trova quattro posti più in alto nella lista rispetto allo scorso anno, dal numero 27 del 2019 al numero 23 nel 2020, dovuto in larga parte dagli sforzi del governo comunista di preservare il proprio ruolo.

I cristiani in Cina sperimentano, tra le altre cose, un incremento in attacchi contro le chiese nello scorso anno. Open Doors riporta che 793 chiese sono state attaccate nel periodo riportato per la lista del 2018, in rapporto a 1847 attacchi riportati alle chiese in tutto il mondo nel 2019. Nel 2020, il numero è cautelativamente stimato almeno a 5576 nella sola Cina, afferma il rapporto.

Secondo Open Doors, ci sono almeno 97 milioni di cristiani in Cina. La politica iniziata dal partito comunista nel 2018 per “cinesizzare” la Chiesa – o adattarla al loro modo di pensare – è stata rinforzata in sempre più territori, risultando nel drammatico incremento di persecuzione contro i cristiani, riporta il gruppo.

Persone di fede soffrono dalla continua sorveglianza del governo. Open Doors cita un rapporto della CNBC che afferma che vi sono quasi mezzo miliardo di telecamere di sorveglianza in Cine, un numero che si pensa crescerà solo.

In aggiunta, ai bambini sotto i 18 anni è vietato andare in chiesa, i luoghi di culto sono monitorati, e ai pastori è sempre più richiesto di registrarsi al governo comunista, rischiando la chiusura della chiesa e arresto se rifiutano, continua il report. Più di 5500 chiese in China sono state chiuse, e chiese in almeno 23 provincie sono state molestate o chiuse.

Ci sono almeno 447 incidenti verificati di violenza e crimini d’odio contro i cristiani in India nella lista del 2020, afferma il report. Molti attacchi ai cristiani in India sono perpetrati dai radicali indù e spesso prendono forma di violenza di gruppo.

I gruppi estremisti musulmani sono stati responsabili di violenze significative contro i cristiani di tutto il mondo nell’ultimo anno. Ad esempio, nello Sri Lanka, 250 persone sono morte e più di 500 sono rimaste ferite in attacchi a chiese e hotel cattolici e protestanti nella domenica di Pasqua, osserva il rapporto. In Pakistan, i gruppi islamisti radicali sono spesso liberi dal governo, afferma il rapporto.

In Iraq e Siria, centinaia di migliaia di cristiani – fino all’87% della popolazione cristiana in Iraq – sono stati costretti a fuggire a causa della guerra civile e della presenza di gruppi militanti come lo Stato islamico.

Al di fuori dell’Asia, il rapporto ha preso atto della difficile situazione dei cristiani nella nazione africana del Burkina Faso, che è cresciuta di 33 punti nell’ultimo anno. Dozzine di sacerdoti cattolici sono stati uccisi l’anno scorso, e pastori protestanti e le loro famiglie sono state uccise o rapite da violenti militanti islamisti.

In particolare, un’ondata di violenza nelle chiese in Burkina Faso la scorsa estate e continuata durante tutto l’anno ha portato il vescovo Justin Kientega di Ouahigouya a dire a dicembre che il mondo occidentale ha ignorato la difficile situazione dei cristiani nell’Africa occidentale e ha persino venduto ai militanti le armi che usano per uccidere i cristiani.

In totale, quasi mezzo milione di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case in Burkina Faso negli ultimi cinque anni e nel 2019 più di 60 cristiani sono stati assassinati da militanti nel paese.

Il gruppo islamista militante Boko Haram mantiene anche una presenza in paesi come la Nigeria settentrionale e il Camerun.

 

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Fin qui l’articolo del Catholic News Agency.

Tutti questi dati contrastano con la visione che gli occidentali hanno del cristianesimo e dei cristiani, che spesso sono visti come oppressori, ma mai considerati potenziali vittime. Nella visione propalata dai media delle nostre nazioni abbondano le notizie di persecuzioni delle minoranze di ogni dove, ma gli accenni alle sofferenze patite da chi crede in Cristo non interessano nessuno; si vedono più manifestazioni per salvare gli animali che per proteggere i cristiani dai governi oppressori. Questo è indice non tanto di quanto gli occidentali sentano più proprie alcune cause rispetto ad altre, cosa del tutto legittima, ma di quanto poco siano profondi questi sentimenti e da che cosa sono mossi. Come in ogni ambito della cultura dei paesi sviluppati, anche la filantropia è soggetta alle mode mediatiche del momento, e ciò è dimostrato dal fatto che le vittime della droga o della criminalità (in auge negli scorsi decenni) ricevono oggi meno interesse degli immigrati o degli omosessuali, nonostante le prime siano sempre presenti nella realtà, anche se spesso relegate ad un trafiletto di cronaca di provincia. Per quanto riguarda i cristiani si evita di parlarne perché ciò si scontra frontalmente con le basi della cultura contemporanea, le quali si possono riassumere in “ABC: All But Christianity”, tutto tranne il cristianesimo. Gli atti vandalici compiuti contro i presepi nell’ultimo periodo natalizio non hanno fatto nessuno scalpore, in quanto non sono state colpite sinagoghe, moschee, centri sociali o circoli gay. La filantropia occidentale è del tutto basata sulle emozioni suscitate da quella fabbrica di sentimentalismi che spesso sono i media attuali, il tutto all’indice del sensazionalismo e, quando si tratta di ambiente, di una paura apocalittica per il futuro. Ciò non dice nulla sulla sincerità della filantropia occidentale, ma mostra quanto sia poco profondo questo sentimento: l’amore del prossimo ridotto a delegare delle organizzazioni perché operino per aiutare gente che non si vede – i poveri del terzo mondo, i malati di qualche nazione, etc. – ha reso del tutto superficiale e senza forma quello che dovrebbe essere ciò che promana dall’abbondanza del cuore, mentre in realtà è spesso solo dato dall’urgenza di tamponare una carenza.

                      Riccardo Zenobi