di Pierluigi Pavone

 

Nasceva nel 1770 a Stoccarda, per morire a Berlino nel 1831. Nel mezzo, ogni tipo di rivoluzione politica, culturale, sociale e religiosa. Lui avrebbe dominato in modo indiscusso il pensiero accademico tedesco, insegnando che le sue lezioni coincidevano col grado di auto-coscienza attuale dello Spirito del mondo, ovvero dello Spirito di Dio. Oscurò oltre che Schopenhauer anche altre forme di idealismo come quella di Schelling. Offrì l’ultimo vero sistema onnicomprensivo sul piano filosofico e politico, culturale e teologico.

Nello Stato moderno vide l’ingresso di Dio nel mondo. Portò alla radicale conseguenza i due grandi presupposti della modernità: il primato della esperienza di coscienza, teorizzato da Lutero e l’essenza dell’uomo in divenire, degli umanisti.

Prima dell’ateismo di Feuerbach che rilesse – coerentemente – Lutero in chiave atea (il dio della coscienza è solo una creazione inconscia), Hegel fece dell’auto-coscienza di sé il nucleo stesso dell’essenza umana. Mentre per Lutero l’esperienza era esperienza immanente di Dio, per Hegel l’esperienza è consapevolezza progressiva e dialettica della umana divinità. Scriverà – con assoluta adesione gnostica – che in fondo il serpente aveva ragione, in riferimento al “sarete come Dio” del Diavolo ad Adamo. Attribuirà ad ogni uomo la divinità di Cristo, pur non scrivendo che “Cristo si è unito in qualche modo ad ogni uomo”, come altri faranno penetrare dottrinalmente nel cattolicesimo.

L’uomo non è uomo fino a quando non sa di esserlo: vale a dire, solo mettendo in discussione e contraddicendo il principio animalesco di auto-conservazione (dominando la paura della morte) e superando il principio liberale individualista, per l’universale concreto di famiglia e soprattutto di Stato. I totalitarismi avrebbero recuperato a piene mani l’idea etica del Popolo e della comunità come “intero vivente”. Marx (che pur è debitore positivamente della sua dottrina del lavoro, come criterio di umanizzazione) ne offrirà una lettura superficiale, riducendo il servo non a colui che ha una coscienza servile in sé stesso, ma colui che esteriormente è sottomesso alla proprietà altrui dei mezzi di produzione.

Prima dell’ecologismo teologico, Hegel contempla – cabalisticamente – il mondo come auto-contrazione di Dio, in un panteismo storico assoluto. Ovvero, in una prospettiva che fa della Natura e del mondo razionale dell’uomo (arte, religione e filosofia) la maniera progressiva e necessaria dell’auto-coscienza di Dio. Anche Dio non è Dio, prima di sapersi Dio. È il vero creatore del concetto teologico di Dio come Indeterminazione illimitata di volontà che diviene e si rivela razionalmente nel mondo, in cui bene e male coincidono, quanto essere e nulla. È il vero creatore del concetto attuale di “momento ateo di Dio”, con cui intende il simbolo della Croce come il momento della auto-alienazione di Sé, da parte di Dio che ancora non si conosce come Spirito e Ragione del mondo.

La più cristiana delle critiche fu mossa da Kierkegaard, che rifiutava – categoricamente e in nome di Cristo – l’identità hegeliana  tra spirito di Dio e spirito del mondo (cioè spirito anti-cristico). Proprio questa identità, con grande disapprovazione di Kierkegaard, avrebbe influenzato profondamente la teologia e le chiese protestanti nord-europee. Nel Novecento questa stessa radice hegeliana è penetrata nel cattolicesimo. E risulta essere il nucleo pulsante del Modernismo e della Apostasia.

Una apologia cattolica che affronti solo il pericolo luterano – per quanto di gravità enorme perché tocca la liturgia del Sacrificio – , sperimenterebbe tuttavia la sconfitta. Perché la radice gnostica dell’Umanesimo cabalista è altrettanto e intimamente nociva. Perché fa dell’uomo un essere divino, del mondo il tempio di Dio e di Dio una indistinta realtà il cui Spirito coincide con la mentalità del mondo.

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