Italian Prime Minister Giorgia Meloni at the Altar of the Fatherland (Altare della Patria) during celebration for the  78th Liberation Day, in Rome, Italy, 25 April 2023. ANSA/GIUSEPPE LAMI

 

 

di Pietro Marinelli

 

Il presidente del consiglio Giorgia Meloni parla del 25 aprile richiamando la necessità che si tenda all’unità della Nazione italiana: nel contempo la sinistra, sempre più determinata nel cercare di far cadere il Governo, si permette di rappresentarla, insieme a Ignazio la Russa, a testa in giù come Mussolini e la Petacci a piazzale Loreto. Viene da chiedersi che cosa sarebbe successo se un simile dileggio fosse stato applicato a membri di un Governo di sinistra: manifestazioni in tutto il Paese e campagna mediatica virulenta! Tra l’altro esistono anche i reati di vilipendio alle istituzioni, che in questi casi non vengono nemmeno menzionati, perché il fatto è stato attuato dalla “parte buona” contro i “cattivi fascisti”. Insomma, siamo ancora alla solita contrapposizione tra “fascisti” e “antifascisti”: sembra che non sia cambiato nulla da 78 anni a questa parte, con l’aggravante che la quasi totalità di coloro che parlano di liberazione e resistenza non ne ha avuto alcuna esperienza. L’avvenimento storico di cui si tratta viene enfatizzato e reso astratto: in una parola, diventa mito. Nessuno fa riferimento a fatti concreti; il parlarne si riduce a “buttare addosso” luoghi comuni di stampo prettamente ideologico-politico. Questo è il comportamento di quelli che ritengono di essere dalla parte “giusta”; dall’altra parte assistiamo al patetico tentativo dei membri dell’attuale esecutivo di “prendere le distanze” da un ipotetico fascismo mitizzato, atterriti dall’eventualità di essere coinvolti nella gogna mediatica. Assistiamo a citazioni di nonni, padri, donne partigiane (rigorosamente di sinistra, ovviamente) e ad un continuo profondersi in sottili “distinguo” “non abbiamo niente a che vedere con il fascismo” e frasi del genere. Invece di perdere tempo a prendere le distanze dal fascismo, questi signori farebbero bene a prendersi a cuore le sorti del popolo italiano e a fare le riforme per risollevare il Paese! E a portare avanti una politica estera autonoma e non piattamente succube al potere politico-finanziario anglo-americano. E una recrudescenza di tale situazione grottesca si è avuta con l’avvento di Elly Schlein, condensato di tutte le battaglie “progressiste” del momento, che non ha neanche il pudore di nascondere il suo vero obiettivo, cioè “far andare via la Meloni”!

Vorrei però a questo punto tornare al 25 aprile, lasciando perdere le dichiarazioni dei “cortigiani” del potere, che fanno riferimento al governo di Kiev omettendo la verità storica e la gran parte dei fatti accaduti in quel martoriato Paese.

Questa data viene indicata come quella della liberazione dal “giogo nazi-fascista”; già il fatto di mettere insieme fascismo e nazismo è indice del pressapochismo ideologico che oggi sembra andare per la maggiore. Poi tale data viene indicata come quella della fine delle ostilità, mentre fu il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale incitò a ribellarsi, per cui finì la guerra tra angloamericani e tedeschi ma iniziarono le rappresaglie interne, i soprusi e le uccisioni soprattutto da parte dei partigiani comunisti nei confronti dei “collaborazionisti”, che spesso erano cattolici o semplicemente gente comune. Mio padre, che fece la campagna di Russia, mi raccontava che era pura fatalità, spesso, trovarsi da una parte o dall’altra, e che lui stesso era stato fatto prigioniero dai partigiani e per miracolo aveva avuta salva la pelle. La verità vera di quel periodo è che gli italiani si erano sbandati completamente dopo l’8 settembre, l’esercito di era dissolto nel giro di una settimana e la stragrande maggioranza della gente non aveva capito più niente. Non si sapeva più da che parte stare; dopo aver passato tutta la guerra dalla parte dei tedeschi, adesso i capi avevano deciso di passare dalla parte degli americani! E i due anni dal 1943 al 1945 furono, più che una guerra civile, una guerra tra angloamericani e tedeschi, durante la quale fecero più danni i primi, distruggendo gran parte delle attività produttive. Basti pensare ai pesantissimi bombardamenti su Milano dell’agosto del ’43, durati cinque giorni, nei quali fu distrutto completamente il Teatro alla Scala, noto obiettivo strategico-militare!

 


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