Il Verbo si fece carne in Maria e attraverso Maria si avvicina ai nostri cuori e li vivifica nell’amore.

Riflessione del servo di Dio don Dolindo Ruotolo sul Vangelo delle nozze di Cana (Gv, 2, 1-11), oggi secondo la liturgia ambrosiana.

 

Nozze di Cana
Nozze di Cana

 

Siamo vasi di pietra, duri e insensibili, ci manca ogni riconoscenza al Signore e ogni amore.

E’ la Madre divina che ne fa notare la mancanza al misericordioso suo Figlio, perché con la sua grazia ci trasformi in nuove creature.

Egli ci trasforma orientandoci a Dio, come trasformò l’acqua in vino orientandola al capo del banchetto e questi cuori pieni di acque tempestose di passioni ridondano d’amore come calici spumeggianti di ottimo vino.

O Madre divina, o Mamma nostra dolcissima,

sii tu la vigile custode dell’anima nostra e

quando vedi che essa non ha umiltà,

che è fiacca nella pietà,

che si sconvolge nelle contrarietà e non ha pazienza,

dillo tu a Gesù,

perché Egli provveda con un miracolo di grazia;

soprattutto accresci la fede,

perché senza una fede viva

il nostro povero cuore languisce nel convito eucaristico e

siamo come anime smarrite nell’esilio terreno.

Gesù ti disse che non era ancora venuta la sua ora,

cioè il momento di glorificarsi e di manifestarsi,

perché Egli voleva compiere miracoli a conferma della sua Parola,

eppure tu anticipasti quell’ora con la tua intercessione, o Maria!

Anticipa anche per me l’ora della misericordia

con la potenza delle preghiere e

fa’ che la mia vita, scipita come acqua,

si muti tutta in amorosa glorificazione di Dio.




“Genitore 1” e “Genitore 2”, ovvero, quando l’uomo, volendo emanciparsi dal suo corpo – dalla “sfera biologica” – finisce per distruggere se stesso.

Benedetto XVI
Benedetto XVI

 

 

di Sabino Paciolla

 

Avantieri abbiamo dato la notizia che il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, ha deciso di reintrodurre sulla carta di identità dei minori la dizione di “Genitore 1” e “Genitore 2”.

La Repubblica introduce la notizia con queste parole: 

“Dopo i decreti sicurezza, il Viminale cancella un altro lascito dell’era Salvini che aveva fatto molto discutere.

Sulla carta di identità per i minori di 14 anni o sui moduli di iscrizione a scuola dei bambini si torna a ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’, una dicitura che da tempo ormai aveva sostituito il vecchio “madre” e “padre” e che Salvini ministro dell’Interno aveva invece recuperato.”

Avete capito? Il concetto di “padre” e “madre”, secondo Repubblica, sarebbe un “lascito” di Salvini, cioè di un partito e non della civiltà, un concetto che non affonderebbe nella notte dei tempi, ma sarebbe frutto delle decisioni dei partiti della maggioranza di turno. Secondo Repubblica, i concetti ”madre” e “padre” sarebbero vecchi e, addirittura, avrebbero “fatto molto discutere”. Per la élite intellettuale snob e radical-chic, occorre invece essere sempre trendy, up-to-date, alla moda e scaricare tutto ciò che è “vecchio”, per vestirsi dell’uomo nuovo, quello ideologico, ovviamente. 

E invece a noi piacciono le cose sensate, semplici, perché ci mantengono stretti alla realtà, con i piedi per terra.

Per questo ci abbeveriamo alle parole che Benedetto XVI disse il 22 dicembre 2006, e che ci aiutano a capire questi nostri strani tempi.

Eccole: 

Si aggiunge poi, per l’altra forma di coppie, la relativizzazione della differenza dei sessi. Diventa così uguale il mettersi insieme di un uomo e una donna o di due persone dello stesso sesso. Con ciò vengono tacitamente confermate quelle teorie funeste che tolgono ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona umana, come se si trattasse di un fatto puramente biologico; teorie secondo cui l’uomo – cioè il suo intelletto e la sua volontà – deciderebbe autonomamente che cosa egli sia o non sia. C’è in questo un deprezzamento della corporeità, da cui consegue che l’uomo, volendo emanciparsi dal suo corpo – dalla “sfera biologica” – finisce per distruggere se stesso. Se ci si dice che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in questi affari, allora noi possiamo solo rispondere: forse che l’uomo non ci interessa? I credenti, in virtù della grande cultura della loro fede, non hanno forse il diritto di pronunciarsi in tutto questo?  Non è piuttosto il loro – il nostro – dovere alzare la voce per difendere l’uomo, quella creatura che, proprio nell’unità inseparabile di corpo e anima, è immagine di Dio?

Il ministro Lamorgese dice che ce lo chiede l’Europa. Già l’Europa. Questo “Moloch” a cui dobbiamo solo obbedire, qualunque richiesta, anche la più insensata, ci faccia. Un’Europa che ha rifiutato le sue radici cristiane, perché, come Repubblica, le ha considerate cosa vecchia, da recidere, per “emanciparsi” (si fa per dire). 

Ma è sempre Benedetto XVI che dice:  

…il problema dell’Europa, che apparentemente quasi non vuol più avere figli, mi è penetrato nell’anima. Per l’estraneo, quest’Europa sembra essere stanca, anzi sembra volersi congedare dalla storia. Perché le cose stanno così? Questa è la grande domanda. 

Il problema è diventato così difficile anche perché non siamo più sicuri delle norme da trasmettere; perché non sappiamo più quale sia l’uso giusto della libertà, quale il modo giusto di vivere, che cosa sia moralmente doveroso e che cosa invece inammissibile. Lo spirito moderno ha perso l’orientamento, e questa mancanza di orientamento ci impedisce di essere per altri indicatori della retta via.

Infine, Benedetto XVI va alla radice della questione, e dice: 

La Chiesa deve parlare di tante cose: di tutte le questioni connesse con l’essere uomo, della propria struttura e del proprio ordinamento e così via. Ma il suo tema vero e – sotto certi aspetti – unico è “Dio”. E il grande problema dell’Occidente è la dimenticanza di Dio: è un oblio che si diffonde. In definitiva, tutti i singoli problemi possono essere riportati a questa domanda, ne sono convinto.

Come sarebbe bello se la Chiesa, come ha detto Benedetto XVI, sentendolo come dovere, alzasse la sua voce “per difendere l’uomo, quella creatura che, proprio nell’unità inseparabile di corpo e anima, è immagine di Dio”.




La Chiesa è il luogo della presenza reale di Cristo, dove l’esistenza è “spiegata” con Lui.

«”Rabbì, dove abiti?”, “Venite e vedrete”»
«”Rabbì, dove abiti?”, “Venite e vedrete”»

 

 

di Alberto Strumia

 

Domenica II del Tempo Ordinario

(Anno B)

(1Sam 3,3-10.19; Sal 39; 1Cor 6,13-15.17-20; Gv 1,35-42)

Siamo rientrati questa settimana – dopo il Tempo di Natale, nel quale la liturgia ha messo al centro il Mistero, l’Avvenimento, dell’Incarnazione del Verbo – nel Tempo Ordinario dell’“Anno liturgico”. Così le letture di questa domenica iniziano ad istruirci sul “metodo” con il quale vivere la “vita normale”, la vita “ordinaria”: a viverla in quel modo dignitosamente e pienamente “umano”, che è il modo “cristiano” di condurre l’esistenza.

– La prima lettura, innanzitutto sembra proprio descrivere il comportamento “normale”, “ordinario” per l’appunto, con il quale tutti siamo abituati a condurre una delle nostre giornate. La nostra natura di esseri dotati di un corpo materiale – l’unico che vediamo, tocchiamo e sentiamo – suggerisce, in prima battuta, di fare i conti solo sugli aspetti “materiali” dell’esistenza. Ciò è del tutto “normale” e non è certo in sé una cosa sbagliata; ma sarebbe sbagliato fermarsi a questo livello di “spiegazione della realtà”, quando esso si manifesta come “insufficiente”. Ce lo illustra bene l’episodio del dialogo tra Samuele e il sacerdote Eli. Era “normale” per Samuele pensare che a chiamarlo, svegliandolo nel cuore della notte, fosse stato Eli, che era l’unico presente, nello stesso luogo, con lui. Così come è “normale” e corretto, in via ordinaria, spiegare gli avvenimenti del mondo nel quale viviamo, in termini di leggi fisiche, economiche, sociologiche, psicologiche. Perché tutte queste leggi sono state disposte da Dio Creatore. Ma non è corretto pensare che queste leggi possano esistere “senza Dio Creatore”, come se non fosse Lui il loro autore e garante, e il mondo se le fosse date da solo. Alla prova dei fatti, della storia dell’umanità, una visione del mondo, una concezione dell’uomo “sganciata” da Dio Creatore, dimostrano di essere una “spiegazione insufficiente” della realtà e della condizione dell’uomo sulla terra. Una concezione puramente materialista della realtà, prima o poi, non funziona e lo si vede dal fatto che una vita così organizzata diviene “invivibile” a livello individuale e sociale, fino all’ingovernabilità e dall’anarchia. Non è forse questa la fotografia del nostro mondo attuale? E perfino della nostra società ecclesiale, quando si dimentica il suo nesso imprescindibile con Dio Creatore e Cristo Redentore?

Ad un certo punto della narrazione dell’episodio, Eli se ne accorge, constata l’insufficienza della spiegazione “materiale” della situazione, che prende in considerazione solo la presenza di Samuele e la sua, nella casa del Tempio. Egli è “ragionevolmente” quasi costretto da un’evidenza, a prendere in seria considerazione la “spiegazione alternativa” secondo la quale è Dio stesso ad essersi manifestato, in sogno, a Samuele. E dando seguito a questa spiegazione, non più appena materialistica, inizia a svilupparsi una nuova comprensione di se stesso e della sua missione nella vita di Samuele. Alla luce della nostra condizione di oggi, questo è un chiaro invito ai singoli e all’umanità intera, a prendere atto del fallimento di tutte le ideologie materialiste, di tutte le visioni filosofiche e religiose “immanentiste”, la cui origine finisce per farsi riconoscere come “satanica”, che hanno preso possesso della vita degli uomini, in questi ultimi secoli, fino a soffocarli definitivamente nei nostri ultimi anni. Riusciranno gli uomini e le donne di oggi a fare il ragionamento di Eli, e ad accorgersi di Dio Creatore e di Cristo come unica via di Salvezza per “riparare” all’errore storico commesso? Di certo faranno molta fatica se gli uomini della Chiesa dei nostri anni non li aiutano, ma – peggio ancora – insegnano loro a insistere in quell’errore fatale. Per riuscirci dovranno guardare, non tanto, alla vita della Chiesa di questi loro anni, quanto piuttosto a tutti i suoi secoli precedenti il nostro tempo. Perché la Chiesa va considerata nella sua totalità storica e dottrinale e non solo in quella punta dell’iceberg che ci appare oggi. E per riuscire in questo avranno bisogno di un suggerimento che proviene da Dio stesso.

– Nella seconda lettura, san Paolo suggerisce lo stesso percorso di passaggio da una concezione materialista ad una integrale, completa, applicandolo all’antropologia, alla persona umana. L’uomo non è “spiegabile” riducendolo solo al suo corpo materiale, quasi che questo non avesse nessuna relazione con Dio Creatore. L’Apostolo non si limita a considerare lo Spirito di Dio Creatore come “causa” all’origine dell’esistenza dell’uomo, ma arriva ad insegnare che tale “causa” deve agire, non solo all’origine, ma “permanentemente” per conservare nel tempo l’esistenza del corpo stesso. Di più, occorre all’uomo, per vivere in “piena dignità”, prendere atto del fatto che lo Spirito che dà la vita, abita nel corpo come in un tempio. In tal modo viene risanata la concezione che l’uomo ha del corpo e di tutta la sua persona, l’errore materialista viene risanato (“redento”) correggendolo, e l’uomo impara a vivere bene rispettando la sua corporeità, non deturpandone la bellezza corrompendola sregolatamente.

– Nel Vangelo, tutto questo percorso che fa passare dal materialismo/immanentismo al cristianesimo, non si limita alla “constatazione” empirica e razionale dell’insufficienza della “spiegazione” puramente orizzontale dell’esistenza, ma compie il passaggio dalla “constatazione” alla “domanda”. La domanda è scatenata nei primi discepoli dall’attrattiva soprannaturale che Cristo esercita su di loro, mediante la Sua umanità. Dopo avere assistito al manifestarsi di qualcosa di straordinario (la “teofania”), accaduta nel momento del Battesimo di Gesù nel Giordano, dopo aver sentite le parole di Giovanni Battista («Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!», Gv 1,29), quelli che stanno per diventare i primi discepoli, vengono “attirati” verso Gesù da una spinta interiore straordinaria che mette in moto in loro la “domanda” di verità della vita, che intuiscono abbia in Lui la risposta, l’unica risposta piena, adeguata, totale. Gesù mette alla prova questa loro spinta interiore per aiutarli a far loro formulare in termini precisi la “domanda”; per questo li interroga: «Che cosa cercate?». Come a dire, qual è la “domanda” che avete, fino a che livello di profondità la spingete? Non vi basta il materialismo di tutti gli altri? Sono forse Io la risposta?”. E loro rispondono, guidati dall’“istinto dello Spirito Santo”: «Maestro, dove abiti?». Come a dire: “La risposta sei Tu”. «Disse loro: “Venite e vedrete”». Nella risposta di Cristo si definisce già quello che sarà e dovrà essere sempre la Chiesa: il luogo della presenza reale di Cristo, il posto dove lo si conosce, dove si vive con Lui, dove l’esistenza è “spiegata” con Lui. Se gli uomini nella Chiesa dimenticano questo, essi finiscono per aver perso anche se stessi trascinando con sé anche tanti altri che sono loro affidati.

Ma la protezione delle Madre di Dio impedirà che questo accada a coloro che le chiedono aiuto. E noi siamo tra questi. Anzi, sarà lei stessa a preservare, attraverso quei pochi, la vera vita della Chiesa di Cristo.

Bologna, 17 gennaio 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it