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Sacerdoti cattolici alla gogna mediatica: inaccettabile

Ricevo e volentieri pubblico.

 

Barbara D'Urso, conduttrice televisiva

Barbara D’Urso, conduttrice televisiva


 

Comunicato congiunto Iustitia in VeritateItalia Cristiana (http://www.iustitiainveritate.org/sacerdoti-cattolici-alla-gogna-mediatica/ )

Sacerdoti cattolici alla gogna mediatica: inaccettabile

 

L’associazione Iustitia in Veritate e il Movimento Politico Cattolico Italia Cristiana denunciano con preoccupazione i numerosi attacchi mediatici perpetrati negli ultimi mesi a danno di sacerdoti che, nell’esercizio del proprio ministero e in piena conformità alla dottrina cattolica, sostengono e difendono i principi non negoziabili.

La tecnica usata è spesso sempre la stessa: si estrapolano alcuni passaggi delle omelie in cui vengono condannate pratiche contrarie al diritto naturale come aborto ed eutanasia, e ideologia gender e divorzio, per usarli come esempio di non allineamento alla tesi contraria.

Il fatto che ormai sia pratica diffusa rendere disponibili su internet i video delle Sante Messe ha agevolato il compito di questi “difensori” del pensiero unico – presentato come obbligatorio per tutti -, alla ricerca di potenziali dissidenti da consegnare alla gogna.

La dinamica è già stata sperimentata con gli abusi perpetrati contro l’esercizio del culto e della libertà religiosa durante la prima fase di restrizioni imposte dalla normativa emergenziale; ma mentre allora solerti delatori sollecitavano le forze dell’ordine ad intervenire interrompendo le liturgie, multando e disperdendo i fedeli, in questa nuova fase le spie del politicamente corretto segnalano alcuni passaggi delle omelie per consentire ai produttori dei format televisivi l’allestimento del relativo teatrino per il linciaggio mediatico.

Di solito poi si segue un copione che prevede l’invio di una troupe sul posto per intervistare figuranti già istruiti e, ovviamente, il sacerdote reo, allo scopo di esporlo alla pubblica denigrazione operata con ulteriori tagli ad arte delle parole usate durante il collegamento per suscitare indignazione e indurlo a ritrattare.

È esattamente quanto accaduto nella trasmissione di Barbara d’Urso lo scorso 25 novembre, quando ha aggiunto al banco degli imputati, cui già aveva trascinato don Andrea Leonesi di Macerata e don Mario Martinengo di Cremona, don Bruno Borelli, sacerdote della parrocchia di San Maurizio ad Erba.

La conduttrice della trasmissione, con arroganza tanto insopportabile, quanto ridicola per la manifesta ignoranza, ha impartito a don Bruno lezioni di catechismo, invitandolo – se proprio non avesse potuto evitare di predicare la dottrina cattolica – di farlo almeno nella sua cameretta e non in chiesa, dall’altare, dove potrebbe arrecare turbamento alle anime più delicate (per farsi un’idea del processo popolare allestito su questa trasmissione da TV trash è consigliabile la lettura del bell’articolo di Andrea Zambrano leggi qui ).

Iustitia in Veritate, nata a sostegno dei sacerdoti e dei fedeli che hanno subìto gravissimi abusi durante il periodo della sospensione delle Messe col popolo, ha assunto la tutela di don Bruno Borelli e sta valutando, assieme a Italia Cristiana, i risvolti legali e canonici di un’incursione che non ha niente a che vedere col giornalismo, ma presenta elementi di violazione deontologica e della libertà di culto, a difesa dei cattolici contro lo sviamento della fede causato dai gravissimi errori propagandati pubblicamente.

È infine da rilevare come nonostante il DDL Zan – che prevede pesantissime sanzioni penali in caso di manifestazione di idee contrarie all’ideologia gender – non sia ancora legge, sia già in atto una pesante intimidazione contro chi non si allinea al pensiero unico in tema di omosessualità, avvalendosi dello strumento mediatico per screditare e tacitare ogni voce di dissenso.

Tutti i totalitarismi per affermarsi impongono leggi che annientino ogni possibile opposizione.

Oggi è più che mai necessario ricordarlo e ribadire l’estrema importanza di difendere la libertà di culto, di parola e di pensiero contro tale dittatura.

Milano – Roma, 28 Novembre 2020

Avv. Francesco Fontana – Presidente Iustitia in Veritate

Fabrizio Verduchi – Presidente Italia Cristiana

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Cambiare il testo del Padre Nostro non corrisponde ad alcuna logica né esegetica né teologica.

 

Rilancio ampi stralci dell’interessante articolo del prof. Gian Pietro Caliari, pubblicato sul blog di Marco Tosatti, che riflette su cambiamento della frase “non ci indurre in tentazione” della preghiera del Padre Nostro. 

 

 

Nel Vangelo di San Matteo, Gesù introduce la preghiera con un vero e proprio comando: Οὕτως οὖν προσεύχεσθε ὑμεῖς (oùtos oùn proseùkesfe umeìs), “Voi dunque pregate così!” (Matteo 6, 9).

Nel testo secondo San Luca, invece, la preghiera è insegnata dal Maestro ai discepoli a seguito di una precisa richiesta: Κύριε, δίδαξον ἡμᾶς προσεύχεσθαι (Kùrye, dìdazon emàs proseùkesfai), “Signore, insegnaci a pregare” (Luca 11, 1).

Imperativo e insegnamento sono ben sintetizzati dalla tradizionale monizione liturgica, che precede la recita del Pater Noster all’inizio dei riti di comunione: Praeceptis salutaribus moniti et divina istituzione formati, audemus dicere(Ammoniti dai salutari precetti e formati dal divino insegnamento, osiamo dire).

Il testo greco della preghiera, oltre che dai due Evangelisti, ci è giunto anche da un’altra fonte coeva ai Vangeli e sempre in greco.

Un breve documento di legislazione canonica del primo secolo, in uso fra le prime comunità cristiane della Palestina e della Siria, intitolato Διδαχή, Didaché.

Il più antico manoscritto greco di quest’ultimo testo è riportato nel Codex Hierosolymitanus, che ne riporta il titolo esteso di Διδαχὴ τῶν δώδεκα ἀποστόλων (didaché tòn dòdeka apostòlon): “Insegnamento dei dodici apostoli”.

Sappiamo che in Matteo 6, 9-13 il testo della preghiera, così come oggi lo recitiamo, è completo del titolo (Πάτερ ἡμῶν ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς (Páter hemòn, ho en toìs ouranoìs), “Padre nostro che sei nei cieli” e delle sei petizioni che seguono.

In Luca 1, 2-4, invece, il titolo è solo Padre (Πάτερ, Pàter), e il testo lucano non riporta la terza petizione presente invece in Matteo: “sia fatta la tua volontà come in cielo e così in terra”; e tralascia anche la parte conclusiva dell’ultima petizione “ma liberaci dal male”.

Il testo del Padre Nostro che ci è tramandato dalla Didaché 8, 2 è perfettamente identico a quello di Matteo 6, 9-13, ma è completato al termine dall’eucologia: Ὅτι σοῦ ἐστιν ἡ βασιλεία καὶ ἡ δύναμις καὶ ἡ δόξα εἰς τοὺς αἰῶνας – Così di te è il regno, e la potenza e la gloria per i secoli”.

L’uso di questa formula eucologica al termine della preghiera è stato mantenuto ininterrotto nella tradizione ortodossa della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo; mentre nella liturgia romana damaso-gregoriana (Vetus Ordo) se ne ritrova l’eco nella grande dossologia che conclude il Canone Romano.

Nella riforma post-conciliare della Santa Messa (Novus Ordo), l’eucologia della Didaché è stata introdotta non come immediata conclusione del Padre Nostro, ma dopo l’embolismo (Liberaci, Signore, da tutti i mali), che segue la recita della preghiera.

Sia il testo del Vangelo di Matteo sia quello di Luca come infine la Didaché riportano, tuttavia, coerentemente e testualmente la prima parte della sesta petizione: καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν (kaì mé eisenénkeis hemàs eís peirasmón).

I valenti traduttori della CEI, nel palese tentativo di rendere pastoralmente potabile e religiosamente corretta la preghiera di Gesù, si sono soffermati sul verbo reggente di questa proposizione che è composto dalla negazione μὴ (non) e dal congiuntivo aoristo εἰσενέγκῃς (eisenénkeis), così da formare un imperativo negativo.

Ora, comunque, la si voglia girare εἰσενέγκῃς è la seconda persona singolare del congiuntivo aoristo di εισ-φέρω (eís-fero) che significa letteralmente “indurre”, “portare verso” o “portare dentro”, in senso spaziale ma anche metaforico (Cfr. F. Zorell, Lexicon graecum Novi Testamenti, Parisiis, 1932, p. 384; e M. Zerwick, Analysis philologica Novi Testamenti graeci, Roma 1960, p. 14).

La traduzione latina della vulgata di San Gerolamo (ne nos inducas) e quella italiana (non indurci) si attengono strettamente e fedelmente al testo originale greco; mentre il nuovo “non abbandonarci” non solo introduce un verbo che non esiste nel testo originale ma rischia di distorcere il significato intrinseco dell’espressione e di deviare essenzialmente il senso teologico del testo stesso.

Il testo greco, come abbiamo visto, usa il congiuntivo negativo nella forma verbale dell’aoristo, e inoltre ripete poi due volte il suffisso εισ (eís) sia per introdurre il verbo φέρω (féro) sia per introdurre il moto a luogo εἰς πειρασμόν (s peirasmón).

Il testo latino della vulgata e quello tradizionale italiano rispettano rigorosamente tale struttura originaria, infatti recitano: “ne nos in-ducere in tentationem” e “non in-durci in tentazione”.

Un’ultima considerazione merita ancora il verbo εἰσενέγκῃς che all’aoristo appunto indica un’azione, temporalmente non determinata, concepita nella sua globalità, e non vincolata a un prima o a un dopo.

Il “non abbandonarci” sembra, al contrario, affermare che Dio ora – se volesse – potrebbe tranquillamente abbandonare il credente alla tentazione.

Così, per chi ritiene inaccettabile pensare che Dio possa “indurci” alla tentazione, dovrebbe parimenti ritenere che è cosa del tutto teologicamente fuorviante che Dio “ci abbandoni” nella tentazione!

Ora, la vera problematicità non sta nel verbo ma nel sostantivo del complemento di moto a luogo εἰς πειρασμόν (eís peirasmón), che San Girolamo traduce come tentatio e l’italiano come tentazione.

Il sostantivo πειρασμός (peirasmòs) ricorre 21 volte nel Nuovo Testamento, con una gamma di significati che vanno da una connotazione assolutamente negativa (tentazione, peccato, calamità, afflizione) a una del tutto neutra (prova, esame, tentativo).

Ad esempio, in Matteo 26, 41 quando Gesù nel Getzemani invita gli Apostoli a vegliare e pregare “per non entrare nella prova”:  “vegliate e pregate affinché non entriate nella prova” (εἰς πειρασμόν). E qui, evidentemente, Gesù si riferiva a quella prova suprema che, lui stesso stava affrontando nell’ora della sua Passione.

Nella Prima Lettera di Pietro 1,6: “Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove (ἐν ποικίλοις πειρασμοῖς). E qui il riferimento è alla prima grande persecuzione, che ha investito l’intero impero romano sotto Domiziano (81-96 d.C.). Un riferimento questo che, tuttavia, è inserito in una benedizione (euloghia) rivolta a Dio Padre per il progetto di salvezza attuato per mezzo della risurrezione di Cristo.

Anche il verbo, corrispondente al sostantivo peirasmòs, πειράζω (peiràzo) ricorre 39 volte nel Nuovo Testamento e anch’esso ha lo stesso spettro di significati.

Lo troviamo in Matteo 4,1: “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo” (πειρασθῆναι ὑπὸ τοῦ διαβόλου). O, nel versetto, 4,3 dove il diavolo è definito come il “tentatore” (ὁ πειράζων).

Dunque, in questo caso, si tratta di una vera e propria tentazione che proviene dallo stesso che “è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna» (Giovanni 8, 44).

Lo stesso verbo, tuttavia, è usato anche nel senso di testare e mettere alla prova in senso negativo, come in Matteo 16,1: “I farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova (πειράζοντες).  E così anche in Matteo 19,3 “Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova (πειράζοντες αὐτὸν)”.

In Ebrei 11,17, invece, lo stesso verbo è usato col significato di mettere alla prova in senso positivo: Per fede, Abramo, messo alla prova (πειραζόμενος), offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio”.

O nell’Apocalisse, dove la prova è intesa come via per smascherare la falsità:  “Hai messo alla prova (ἐπείρασας) quelli che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi” (2, 2).

La tentazione – è questo vale anche per l’Antico Testamento – nel linguaggio biblico esprime la pedagogia propria di Dio Padre nei confronti degli uomini: “Dio li ha provati (ὁ θεὸς ἐπείρασεν αὐτοὺς) e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là” (Sapienza 3, 5-7).

Nel libro del Siracide, infine, la prova (tentazione) suprema che il credente deve affrontare è proprio quando si presenta al cospetto di Dio per rendergli culto: “Fili, accedens ad servitutem Dei sta in iustitia et timore et praepara animam tuam ad tentationem; “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione” (2, 1).

La traduzione corrente di questo versetto del celebre libro sapienziale, la cui prima traduzione in greco dall’originale ebraico risale al 132 a.C., tralascia un dettaglio essenziale del testo greco che si chiude con questa esortazione: “ἑτοίμασον τὴν ψυχήν σου εἰς πειρασμόν”.

Ecco, figlio se ti presenti per rendere culto a Dio “prepara la tua vita (τὴν ψυχήν – ten psukén) verso la prova (s peirasmón)”.

La prova, la tentazione, l’esame che hanno come corrispettivo la correzione, il ravvedimento, il voto negativo – in caso di fallimento – e il compiacimento, il premio e il voto positivo – in caso di successo – sono gli elementi costitutivi del rapporto Padre-figli e Dio-credenti.

“Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre? Se siete senza correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete bastardi, non figli! Del resto, noi abbiamo avuto come correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo perciò molto di più al Padre degli spiriti, per avere la vita? (Ebrei 12, 7-9).

Ecco il Dio cristiano ci tratta  come figli e come figli che possono comprendere; non come bastardi e dementi!

La scelta compiuta da Vescovi italiani di alterare anche il testo liturgico della Oratio Dominica, dunque, non corrisponde ad alcuna logica né esegetica né teologica.




La falsa misericordia

Una acuta e profonda riflessione di padre Richard Heilman sulla comprensione distorta e pericolosa della misericordia di alcuni esponenti di alto livello della Chiesa. Il caso Biden. 

 

Joe Biden
Joe Biden

 

Il nostro rapporto con Dio è meglio compreso dalla storia del Figliol Prodigo. Il figlio sceglie (libero arbitrio) di lasciare l’amore, la protezione e la tranquillità di essere a casa con il padre, per abbandonarsi ai suoi piaceri sensuali.

Se si guarda attentamente la storia del Figliol Prodigo, si nota, prima di tutto, che il padre non va a cercare il figlio e non lo trascina a casa, né dice al figlio che è libero di portare le prostitute a casa con sé. Amare o meno Dio è una nostra scelta. Senza il libero arbitrio, siamo solo robot controllati da un altro… non è la libera “scelta” dell’amore. E, Gesù ci parla della “prova” del nostro amore: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Giovanni 14,15).

E così, vediamo il figlio “non protetto” (foraggio del diavolo) e “vuoto” (che vive al di fuori del suo destino) rinsavire e realizzare che la casa è dove ha bisogno di stare.

La parte più potente della storia si vede in questa immagine (a destra). È la mia immagine preferita di sempre. Questa raffigura il padre del Figlio Prodigo che corre fuori ad abbracciare il figlio che sta tornando a casa. L’artista fa un lavoro magnifico catturando i tratti del viso del padre, che corre dopo aver visto suo figlio. È un volto che sta per esplodere in lacrime di gioia.

È facile vedere che il padre guardava l’orizzonte in ogni momento di ogni giorno, sperando che QUESTO giorno, QUESTA ora fosse il momento in cui il figlio “avrebbe deciso” (libero arbitrio) di tornare a casa. E, non si parlerà di NESSUNA dignità diminuita. NO! Prendete l’abito, l’anello e i sandali, tutti segni dell’essere il principe del re. Poi inizia la festa! (Una festa degna di un re). Il padre si chiedeva se suo figlio, che ama così tanto, fosse perduto per sempre… ora lo ha a casa, sano e salvo.

Questa è la mia Chiesa Cattolica! Questa è la VERA misericordia. La mia Chiesa ha le sue braccia amorevoli aperte ad ogni ora, sempre pronta ad accogliere chi vuole essere a casa. Ma, come il padre, non diciamo: “Porta a casa con te le prostitute”.

È qui che “alcuni”, nella guida della nostra Chiesa, hanno una comprensione distorta e pericolosa della misericordia (leggete qui). Vedete, giustificando, perdonando o anche ignorando il peccato grave, pubblico e manifesto, di Joe Biden, stiamo, in sostanza, dicendo: “Torna a casa e porta con te le prostitute”. E, naturalmente, QUESTO messaggio viene poi ricevuto da tutti i fedeli, il che non richiede alcun bisogno di pentimento e di riforma.

L’insegnamento della Chiesa su questo non potrebbe essere più chiaro:

Il giudizio sullo stato di grazia, ovviamente, spetta soltanto all’interessato, trattandosi di una valutazione di coscienza. Nei casi però di un comportamento esterno gravemente, manifestamente e stabilmente contrario alla norma morale, la Chiesa, nella sua cura pastorale del buon ordine comunitario e per il rispetto del Sacramento, non può non sentirsi chiamata in causa. A questa situazione di manifesta indisposizione morale fa riferimento la norma del Codice di Diritto Canonico sulla non ammissione alla comunione eucaristica di quanti « ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto » [cioè il canone 915]. (Giovanni Paolo II, enc. “Ecclesia de Eucharistia”, del 17 aprile 2003).

Allora, cosa state dicendo, capi della Chiesa? In opposizione agli insegnamenti biblici e ecclesiastici molto chiari secondo cui l’aborto e gli atti omosessuali sono gravemente peccaminosi (che ci separano da Dio), state dicendo che questo non è più vero? State insinuando che Dio ora sta dicendo: “Tornate a casa e portate con voi le prostitute”? Forse l’idea di essere separati da Dio quando ci impegniamo nel peccato mortale è per voi un “concetto carico di odio”? Potrebbe essere che, nel piano di redenzione di Dio, sia un atto di amore e di misericordia permettere al peccatore di sentire gli orribili effetti della separazione, fino a quando non rinsavisce? Certo che lo è.

Questa visione di “alcuni” nella leadership della Chiesa è chiamata “falsa misericordia”. Invece di offrire una Chiesa a braccia aperte e amorevoli per il peccatore “pentito”… una via d’uscita dalla loro prigione di peccato, essi offrono una falsa misericordia molto “non amorosa” che dice: “Vai avanti e rimani nella tua vita peccaminosa oscura e distruttiva… Dio è perfettamente d’accordo con questo. Torna a casa e porta con te le prostitute”. Questi capi della Chiesa offrono una casa che in realtà è una prigione.

La nostra Chiesa è veramente un ospedale da campo. È un posto per essere guariti e ristabiliti alla salute spirituale. Non è un luogo dove le persone possono venire a morire dissanguate mentre noi tratteniamo l’unica vera medicina curativa – uno stato di grazia.

Sì! Siamo una Chiesa di peccatori; peccatori che cercano la redenzione di Dio. Non siamo una Chiesa che perdona e sanziona il peccato, come se fossimo incapaci di evitare il peccato. Tutti sono veramente accolti nella Chiesa Unica, Santa, Cattolica e Apostolica per essere perdonati, guariti e liberati, ma lasciate le prostitute.

Torna a casa, Joe! Ti accogliamo a braccia aperte e amorevoli! Ma, lascia il grave peccato pubblico e manifesto dietro di te

 

 




I primi 100 giorni di Biden-Harris (che-Dio-ce-ne-scampi!)

Il sedicente cattolico Biden non fa alcun mistero del proprio programma visceralmente contrario alla legge naturale: incentivazione e sostegno economico dell’aborto, imposizione dell’ideologia gender, eliminazione della libertà religiosa.

Lettura particolarmente raccomandata agli esponenti del clero cattolico che manifestano apertamente la loro preferenza per il dem Biden.

Articolo di Kenneth Craycraft, pubblicato sulla rivista The First Thing, rilanciato di seguito nella traduzione di Wanda Massa.

 

Joe Biden - Kamala Harris
Joe Biden – Kamala Harris

 

Cosa possono aspettarsi i cristiani da Joe Biden e Kamala Harris

L’amministrazione del presunto Presidente eletto Joe Biden e del Vice Presidente eletto Kamala Harris è certa di attuare politiche e di avviare un contenzioso che, nella migliore delle ipotesi, andrà in conflitto con gli impegni morali dei cristiani negli Stati Uniti, imponendo costi elevati ai tentativi di praticare la nostra fede secondo coscienza. Nel peggiore dei casi, l’amministrazione entrante imporrà ai cristiani posizioni morali che ci ripugnano e che violano l’esercizio pubblico della fede religiosa.

ABORTO

A suo merito, Biden non prende la posizione intellettualmente insincera “personalmente mi oppongo ma” di alcuni dei suoi predecessori e colleghi cattolici pro-aborto. Nonostante la sua fede cattolica, Biden ha personalmente ripetutamente affermato la moralità dell’aborto senza restrizioni significative. E ha promesso di facilitare l’accesso e il sostegno dell’aborto volontario, finanziato con le tasse dei contribuenti.

Per esempio, quasi certamente, egli reinstaurerà i regolamenti dell’amministrazione Obama che vietano agli Stati che ricevono fondi federali per la pianificazione familiare di trattenere i pagamenti alle aziende che praticano l’aborto, come la Planned Parenthood. Ha dichiarato che prenderà misure preventive per codificare la tenuta essenziale di Roe contro Wade (la sentenza che negli USA ha introdotto lla legalizzazione dell’aborto, ndr) al fine di aggirare l’eventuale approvazione da parte della Corte Suprema di una ragionevole regolamentazione dell’aborto da parte degli Stati. E Biden ha promesso di approvare un regolamento ai sensi dell’Affordable Care Act che eliminerà le agevolazioni per le organizzazioni cattoliche come, ad esempio, le Piccole Sorelle dei Poveri, costringendole a promuovere e finanziare l’accesso alla contraccezione e all’aborto per i loro dipendenti laici (vedi anche qui)

Biden ora sostiene l’abrogazione dell’emendamento Hyde, una legislazione perenne che dal 1977 vieta il finanziamento diretto dell’aborto. Così, il gettito fiscale raccolto dai cristiani e da altri che si oppongono all’aborto sarà utilizzato direttamente per finanziare l’aborto in un’amministrazione Biden. Questa posizione aggressiva non si limita neppure alla politica interna. Biden prevede anche di sospendere la politica di Città del Messico, che vieta gli aiuti internazionali alle ONG che forniscono o finanziano l’aborto nei Paesi in via di sviluppo.

IDEOLOGIA DI GENERE

Biden ha anche promesso di restaurare le politiche aggressive dell’epoca Obama che impongono una laica ideologia di genere in tutti gli aspetti della vita pubblica. Egli implementerà nuovamente la cosiddetta lettera “Caro collega” del maggio 2016, che costringeva le scuole pubbliche che ricevono fondi federali [vitali per la loro esistenza] a consentire agli studenti di utilizzare spogliatoi, servizi igienici e docce a scelta dello studente, indipendentemente dal sesso biologico dello stesso. Questo ordine esecutivo ha persino reso una violazione per un amministratore scolastico mettere in discussione l’autenticità della “identità di genere” di uno studente, richiedendo l’acquiescenza alla “fluidità di genere” dello studente. Né è sufficiente fornire l’accesso alle strutture per l’uso individuale agli studenti transgender, per non essere stigmatizzati. Un dipartimento di giustizia di Biden si opporrà anche agli sforzi degli Stati per impedire che i maschi biologici possano soppiantare le femmine nell’atletica liceale, costringendo le ragazze a stare ai margini, mentre i ragazzi dominano le gare di atletica femminile.

Biden ha anche indicato di sostenere il cosiddetto “Equality Act“, che è passato alla Camera ed è stato sostenuto da Harris al Senato. Questa legislazione è stata concepita per imporre l’ideologia di genere anche al di là delle scuole e delle altre istituzioni che ricevono finanziamenti federali. Il suo scopo è quello di costringere le imprese e le altre istituzioni pubbliche non solo ad accogliere le persone secondo la loro identità di genere, ma piuttosto ad affermare un’ideologia che viola gli impegni morali della maggior parte dei cristiani, e costringe i cittadini a dire o affermare falsità sul sesso e sul genere. La legge renderebbe una violazione dei diritti civili di una persona, ad esempio, il rifiuto di usare pronomi che si accordano con l’identità di genere dichiarata di una persona, piuttosto che con il suo sesso biologico. Tale rifiuto potrebbe essere perseguibile come molestia sessuale, portando o all’acquiescenza alla falsità o alla rovina finanziaria per le imprese, per altri enti pubblici e persino per gli individui.

LIBERTA’ RELIGIOSA

Oltre a queste politiche che violano la sensibilità morale religiosa della maggior parte dei cristiani, un’amministrazione Biden-Harris attaccherà direttamente la libertà religiosa. Harris è stata una forte sostenitrice del Do No Harm Act in Senato, e quasi certamente ne farà una priorità nella nuova amministrazione. Lo scopo della legge è quello di sovvertire, se non di eliminare praticamente, la legge federale per il ripristino della libertà religiosa (RFRA) e leggi simili in molti Stati. Attuate dopo la causa della Corte Suprema del 1990, Employment Division v. Smith, le leggi RFRA sono state concepite per proteggere le pratiche religiose sincere da leggi altrimenti generalmente applicabili che le proibiscono.

Tra le altre cose, esse proteggono gli ospedali cattolici dall’essere costretti ad abortire o ad eseguire interventi chirurgici per transessuali, o le scuole religiose dall’assunzione di insegnanti e altri dipendenti che assumono posizioni morali pubbliche contrarie ai principi di quelle religioni.

In parole povere, il Do No Harm Act è stato progettato per eliminare il libero esercizio della religione negli Stati Uniti. In un’amministrazione Biden-Harris, se la legislazione non può passare al Senato, possiamo essere certi che saranno attuate norme, e saranno avviati procedimenti legali, che cercheranno di raggiungere gli stessi obiettivi di eliminare elementi vitali della libertà religiosa per molti americani.

Naturalmente, nessun politico, legge, regolamento o politica può eliminare la fede religiosa di ciascuno. Ma possono rendere molto costoso praticare la propria fede. E possono imporre alle persone di fede posizioni morali che le costringono a partecipare alla falsità o ad affrontare gravi sanzioni finanziarie e persino legali. Il presidente eletto e il vice presidente eletto hanno detto molto chiaramente che intendono fare proprio questo.




La Chiesa cattolica non appartiene a Cesare.

“La libertà di culto è stata duramente guadagnata nel corso dei secoli. Ed è così facilmente persa o compromessa. L’attuale pandemia mette in luce una serie di problemi in cui lo spirituale passa in secondo piano rispetto al temporale. In alcuni luoghi, I night club sono aperti mentre le chiese sono chiuse. Anthony Fauci ha dato la sua approvazione per il sesso tra sconosciuti (indossando però le mascherine). Lo spirituale, tuttavia, ha la supremazia sugli incontri sociali, sugli eventi sportivi, sull’economia e persino sulla salute.”

Un articolo del prof. Donald DeMarco, pubblicato su Crisis Magazine, nella mia traduzione. 

 

chiese chiuse per covid coronavirus

 

I canadesi, a differenza dei loro omologhi più risoluti negli Stati Uniti, tendono ad essere rispettosi della legge, fino al punto della sottomissione. La rivoluzione non è mai stata nei geni. Quando il governo li esorta a indossare mascherine per aiutare ad alleviare la minaccia della diffusione del virus Covid-19, ci si aspetta che si adeguino, e che si adeguino senza lamentarsi.

Un parrocchiano della Columbia Britannica, tuttavia, è diventato uno che ha fatto notizia per essersi rifiutato di indossare una maschera durante la messa. Egli cita un passo delle linee guida dichiarate dalla sua Chiesa che permette eccezioni per coloro che non possono indossare la mascherina per motivi legittimi, come la salute. Il suo pastore, sostenuto dal suo vescovo, gli ha però dato un severo ultimatum: indossare la mascherina o non partecipare alla Messa. La questione sembra ancora più difficile da comprendere alla luce del fatto che la Provincia [del Canada] non ha emanato delle linee guida obbligatorie sulla mascherina. L’ufficiale della Provincia Dr. Bonnie Henry ha dichiarato che “ordinare l’uso universale della mascherina in tutte le situazioni crea inutili sfide con l’adempimento e la stigmatizzazione”. Il parrocchiano, che rimane anonimo per paura di rappresaglie, è determinato ad assistere alla messa nonostante gli ordini del clero. In apparenza, la storia appare come un conflitto inconciliabile tra sfida intenzionale e autoritarismo. Ma la superficie è per i giornali.

Il sacerdote, per non essere sfidato, ha incluso il suo parrocchiano recalcitrante in un sermone in cui ha dichiarato che il suo parrocchiano non è stato obbediente al governo non avendo indossato una mascherina e non è stato obbediente correttamente a Cesare (che cosa poco canadese!). Dopo aver letto questo sorprendente riferimento a Cesare, ho preso la mia copia de Le cose che non sono di Cesare di Jacques Maritain. Riguardo alla distinzione tra il potere spirituale e quello temporale, il Contadino della Garonna [cioè Jacques Maritain, ndr) fa il seguente commento: “Nulla è più importante per la libertà delle anime e per il bene dell’umanità che distinguere correttamente questi due poteri: nulla, nel linguaggio odierno, ha un così grande valore culturale. È risaputo che la distinzione è la conquista dei secoli cristiani e la loro gloria” (pag. 1). Maritain si riferisce a una distinzione che affonda le sue radici nella distinzione critica fatta da sant’Agostino tra la Città di Dio e la Città dell’uomo. La Città pagana rivendicava l’intero essere umano e allo stesso tempo divinizzava lo Stato. La libertà dell’anima non era di alcuno interesse.

Il sacerdote era oltre le righe nel riferirsi all’obbedienza a Cesare? Probabilmente, dato che la Chiesa cattolica non appartiene a Cesare. La triste ironia per quanto riguarda la situazione della Columbia Britannica è che il conflitto si sta svolgendo all’interno della Chiesa. Sicuramente si potrebbero fare degli accomodamenti che includano il distanziamento sociale, il lavarsi frequentemente le mani, una adeguata selezione dei posti a sedere nella chiesa, ecc. Il divieto assoluto di partecipare alla Messa sembra, in questo caso, prematuro e inutile.

La libertà di culto è stata duramente guadagnata nel corso dei secoli. Ed è così facilmente persa o compromessa. L’attuale pandemia mette in luce una serie di problemi in cui lo spirituale passa in secondo piano rispetto al temporale. In alcuni luoghi, I night club sono aperti mentre le chiese sono chiuse. Anthony Fauci ha dato la sua approvazione per il sesso tra sconosciuti (indossando però le mascherine). Lo spirituale, tuttavia, ha la supremazia sugli incontri sociali, sugli eventi sportivi, sull’economia e persino sulla salute.

L’episodio nella diocesi di Nelson della British Columbia (che si sta ripetendo in molte parti del mondo) dovrebbe ricordare a tutti noi la priorità dello spirituale, ma anche la necessità di trovare un equilibrio, e non allontanarsi dalla gentilezza e dalla comprensione. La Chiesa dovrebbe essere testimone della libertà delle anime. Le decisioni particolari nell’ordine pratico possono essere complesse e difficili, ma non possiamo dimenticare ciò che è più importante. Il rispetto delle priorità è essenziale nella risoluzione di qualsiasi controversia.

 

 

Donald DeMarco è professore emerito dell’Università di San Girolamo e professore aggiunto presso il Collegio e il Seminario dei Santi Apostoli. È un cronista abituale della rivista Saint Austin Review e l’autore, più recentemente, di Riflessioni sulla pandemia di Covid-19: Una ricerca di comprensione.