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Lettera della Segreteria di Stato del Vaticano: un chiarimento che aumenta le domande.

Papa Francesco e il Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano (PHOTO.VA – OSSERVATORE ROMANO)

 

 

di Sabino Paciolla

 

Come noto, le parole dette dal Papa nel docufilm “Francesco”, presentato il 21 ottobre scorso, con le quali ha dichiarato il suo sostegno ad una legislazione che regolamenta le unioni civili, anche per gli omosessuali, e per le quali lo stesso Pontefice dice di essersi battuto, sono state come una bomba lanciata in mezzo al popolo cattolico. Hanno creato un grosso clamore, un grande smarrimento, una notevole confusione, molto dolore. Ha creato due posizioni contrapposte, una di sostegno al Papa e l’altra di opposizione. Tanti hanno chiesto un chiarimento, che però non arrivava. Il clamore è stato poi esacerbato dalla premiazione del filmato il giorno dopo nei Giardini vaticani, e dalla pubblicazione delle foto in cui al regista, che festeggiava il suo compleanno, veniva offerta una torta, presente Papa Francesco. Da notare che il regista, Evgeny Afineevsky, ha al suo attivo un lungometraggio intitolato: “Oh no! Mio figlio è gay!”.  

Ma dopo tante critiche, finalmente ieri, dopo ben 12 giorni, è arrivata una lettera che è stata inviata dalla Segreteria di Stato del Vaticano ai nunzi apostolici di tutto il mondo, affinché la diffondessero a tutte le conferenze episcopali, dunque a tutti i vescovi. L’arcivescovo Franco Coppola, nunzio apostolico, ne ha pubblicato il contenuto sul suo profilo Facebook

Come riporta la stampa, diverse conferenze episcopali hanno confermato di aver ricevuto la lettera. Essa, però, non è firmata, non è stata riprodotta su carta intestata ufficiale, non si sa chi ha ordinato di scrivere la lettera, chi l’ha inviata, se papa Francesco ne sia a conoscenza, e se sia stato proprio il papa a chiedere di produrre il chiarimento. Tutto questo è apparso molto strano, prima di tutto ai funzionari di alcune conferenze episcopali.  

Ovvio che le domande, anziché diminuire, sono aumentate. Perché quella forma? Perché il Vaticano non ha ancora fatto un comunicato stampa ufficiale ed ha invece optato per una lettera inviata alle segreterie dei Nunzi apostolici? Chi ha prodotto quella lettera forse non voleva assumersi responsabilità che riconosce come non sue? Forse che le responsabilità vanno attribuite ad un altro dicastero, come quello della comunicazione e dei media? D’altra parte, il clamore, e lo scandalo dei fedeli, è stato pubblico, e dunque il comunicato, secondo logica, dovrebbe essere pubblico. E allora qualcosa non quadra. 

E non quadra soprattutto il contenuto. Infatti, l’intento dichiarato della lettera è quello di spiegare il contesto delle affermazioni, “con il desiderio di favorire un’adeguata comprensione delle parole del Santo Padre”.

E’ la lettera stessa che spiega che: “Più di un anno fa, durante un’intervista, Papa Francesco rispose a due domande distinte in due momenti differenti che, nel documentario citato, sono state editate e pubblicate come una sola risposta senza un’adeguata contestualizzazione, il che ha generato confusione.”

Bene. Però tutti gli esperti hanno osservato come sia stato fatto da parte del regista un sapiente collage delle due affermazioni fatte dal Papa in modo tale che il messaggio finale fosse quello di un Papa che apriva alle coppie omosessuali. Il tutto è stato agevolato anche dai sottotitoli in inglese. Basta vedere i titoli di tutti i giornali del mondo. D’altra parte, era stato proprio il regista Afineevsky a dire alla Catholic News Agency che quelle frasi erano state dette dal Papa direttamente a lui. E invece, da subito, gli analisti delle immagini avevano detto che quegli spezzoni di risposta del Papa, per le luci e l’ambientazione, non potevano essere state girate dal regista, ma avrebbero potuto appartenere alla intervista che nel 2019 la giornalista messicana Valentina Alazraki aveva fatto al Papa. Cosa poi confermata dalla lettera di ieri della Segreteria di Stato. Perché dunque Afineevsky ha mentito? Perché il Vaticano, che aveva il possesso del video originale dell’intervista del 2019 di Alazraki, rilasciò alla emittente Televisa l’intera intervista ad eccezione dello spezzone contenente l’affermazione del Papa sul suo sostegno alle unioni civili per gli omosessuali, che però, stranamente, è comparsa in questi giorni nel documentario “Francesco”? Si pensava forse che destinandolo ad un medium, quello del cinema, avrebbe avuto un effetto più dirompente dal punto di vista della platea giovanile rispetto ad una intervista più seriosa, quasi per addetti ai lavori? Non lo sappiamo.

D’altra parte, il filmato, prima della sua presentazione pubblica alla Mostra del cinema di Roma, sarà stato sicuramente visionato da esperti vaticani della comunicazione (alcuni giornali dicono che lo stesso Papa lo avrebbe visto sull’ipad del regista che glielo ha presentato in estate nei Giardini vaticani). Possibile che a nessuno degli esperti sia venuto in mente che quel passaggio del filmato, così ben congegnato, sarebbe stato una bomba? Difficile crederlo. Molti, allora, hanno ipotizzato che fosse proprio questo l’obiettivo: lanciare la pietra nello stagno e creare quanto più clamore possibile affinché si infrangesse un tabù e nei media si affermasse: il Papa, rompendo con la Tradizione della Chiesa, finalmente apre alle unioni civili per gli omosessuali. L’obiettivo, dunque, sarebbe stato quello di avviare un processo di cambiamento fattuale, nella mentalità corrente dei fedeli, senza minimamente cambiare la dottrina. Questa sarebbe rimasta sepolta nei “polverosi” documenti della Chiesa che pochissimi conoscono e che la maggioranza ignora. 

Da questo punto di vista, a nulla vale precisare, come fa la lettera della Segreteria di Stato Vaticano, che comunque è sempre stato affermato che il matrimonio è quello tra un uomo ed una donna, se poi si lanciano messaggi che poderosamente vanno in un altro senso. 

La lettera della Segreteria, inoltre, cerca di spiegare il contesto ma non chiarisce tutto. 

Spiega innanzitutto che il primo spezzone del commento papale si riferisce agli omosessuali che non devono essere allontanati dalla famiglia, e che dunque con quelle parole non si intendeva affermare che essi hanno diritto ad una famiglia loro (cosa che l’editing del regista ha fatto intendere). Per altro verso, la lettera non spiega il tenore del secondo spezzone, quello in cui il Pontefice afferma: “Ciò che dobbiamo fare è una legge di convivenza civile; (gli omosessuali, ndr) hanno diritto di essere coperti legalmente. Questo è ciò che sostenni”. Non spiega neanche come queste frasi si raccordano con il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) del 2003, firmato dall’allora card. Ratzinger, sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II, che invece afferma: 

Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all’applicazione di leggi (come le unioni civili, ndr) così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo.”

Qui il contrasto tra quanto affermato dal Papa e il documento della CDF è palese. La rottura con la Tradizione è chiara. E ciò perché, se un atto, come dice il Catechismo, è “intrinsecamente disordinato”, non è possibile farsi sostenitore di una norma positiva che legalizza, e quindi normalizza nella mentalità comune della gente, un tale atto. Si finirebbe per “offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità” e, in fin dei conti, cooperare, sia pure indirettamente, con il male.

In conclusione, occorre prendere di petto la questione principale che è quella della affermazione di Papa Francesco (e, indirettamente, la posizione dell’allora card. Bergoglio, che sostenne nel 2010 una legge che secondo la direttiva della CDF, già conosciuta dal 2003, non avrebbe dovuto sostenere – ed infatti la sua proposta alla Conferenza episcopale argentina fu da questa bocciata). Occorre dunque un chiaro e limpido comunicato in cui si ribadisce che non è possibile sostenere leggi sulle unioni civili, che si disconoscono quelle frasi dette nel docufilm, che si procederà a bloccare il filmato affinché venga emendato di quelle frasi di sostegno alle unioni civili. 

Ogni altra cosa non serve a nulla. 

 

 




Tony Bobulinski e Rudy Giuliani inchiodano il clan dei Biden

 



(se il video qui sopra non si apre, fare il refresh di questa pagina o cliccare qui)

 

 

di Wanda Massa

 

Martedì 27 Ottobre, Tucker Carlson di Fox News ha dedicato il suo intero programma ad un’intervista in prima serata con Tony Bobulinski, ex partner in affari di Hunter e Jim Biden (qui il testo integrale).

Da quel colloquio è emerso come l’intera famiglia Biden, Joe incluso, fosse in affari col Partito Comunista Cinese. Oltre che con dozzine di altri asset in giro per il mondo, inclusi Paesi quali Russia, Ucraina, e Kazakistan. E questo già quando Joe era vicepresidente degli Stati Uniti.

Bobulinski appare molto credibile e a sostegno delle sue tesi, ha fornito ampio materiale documentativo.

Ad avvalorare la testimonianza di Bobulinski, si aggiunge quella dell’ex sindaco di New York e avvocato personale del presidente Trump, Rudy Giuliani.

Giuliani aveva originariamente presentato al New York Post una copia dell’hard disk del computer di Hunter, figlio di Joe Biden, che conteneva i dettagli degli affari ucraini di Hunter, e le prove che Joe Biden ne era a conoscenza. Da allora, Giuliani ha pubblicato dei video, spiegando il contenuto del laptop e accusando la famiglia Biden di aver abusato della sua posizione di vicepresidente.

L’ultimo dei video risale allo scorso 31 ottobre (qui il video) ed è incentrato esattamente su come la famiglia dell’ex vicepresidente e dell’attuale candidato alla presidenza democratica Joe Biden abbia guadagnato milioni di dollari nel trattare gli interessi commerciali legati alla Cina comunista: lo stesso scandalo di cui parla Bobulinski.

Le prove presentate da Tony Bobulinski sono attualmente all’esame della commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato, secondo quanto riferisce il Daily Caller (leggi qui).

Un portavoce del presidente della commissione, il senatore Ron Johnson, ha riferito alla stampa che ciò che è stato esaminato finora si è rivelato legittimo e che la commissione non ha trovato alcuna prova che suggerisca che il contenuto sia falso.

Bobulinski – che ha accusato il candidato democratico alla presidenza Joe Biden di mentire sul coinvolgimento negli affari esteri del figlio – doveva essere intervistato dall’FBI e dalla Commissione per la Sicurezza Nazionale e gli Affari Governativi del Senato e dalla Commissione per le Finanze del Senato.

Tuttavia, Johnson non chiamerà Bobulinski a testimoniare prima delle elezioni del 3 novembre, mentre il comitato continua a rivedere tutte le informazioni che ha fornito, secondo il Daily Caller.

Il coinvolgimento di Tony Bobulinsky con la famiglia Biden inizia il 24 dicembre 2015 per iniziativa dell’uomo d’affari inglese James Gilliar.

Lo scopo è avviare un accordo commerciale tra la SinoHawk di Bobulinsky, la compagnia cinese CEFC, gestita dal presidente Ye, che godeva di un forte sostegno finanziario e politico da parte del Partito comunista cinese  e quella che Gilliar nella sua email definisce una delle famiglie più importanti degli Stati Uniti.

Si tratta di un progetto a cui Gilliar continua a lavorare per tutto l’anno successivo insieme con Rob Walker, socio di Rosemont Seneca, in strettissimi rapporti con la famiglia Biden.

La proposta si concretizza il 2 maggio 2017 quando Bobulinski incontra Hunter, Jim e Joe Biden al Beverly Hilton di Los Angeles, dove era in corso la Milken Conference.

A tal proposito, Bobulinski riferisce nell’intervista: “.. mi hanno presentato la forza della famiglia Biden per coinvolgermi maggiormente e farmi assumere il ruolo di CEO e sviluppare Sinohawk sia negli Stati Uniti che in tutto il mondo in collaborazione con il CEFC.

Il 13 maggio successivo Gilliar invia una mail con il dettaglio della ripartizione delle quote azionarie tra Hunter Biden (figlio di Joe), Jim Biden (fratello di Joe e suo consulente politico), James Gilliard, Rob Walker, Bobulinski e un certo “Pezzo Grosso”, cui spetta il 10%.

A tal proposito, Bobulinski afferma: “Io al mille per cento sto seduto qui e so che il Pezzo Grosso si riferisce a Joe Biden. Per me è chiarissimo, perché l’ho vissuto”.

Quando Bobulinski accetta l’attività di amministratore delegato della Sinohawk Holdings, come lui stesso afferma nell’intervista, viene messo al corrente degli affari che Gillian, Walker e il clan Biden intrattenevano in Oman, Lussemburgo, Francia, Romania, Kazakistan … perché tutto ciò sarebbe stato integrato nella Sinohawk Holdings

Alla domanda di Carlson se ritenesse Jim e Hunter qualificati per condurre questo tipo di affari, alla luce del loro ben documentato record di decenni di disastri commerciali, Bobulinski risponde che la loro unica qualifica era il nome Biden e la stretta parentela con Joe, allora vicepresidente degli Stati Uniti.

Bobulinski, rispondendo alla questione della grande quantità di denaro inviata dai cinesi, come risulta dal rapporto del Senato, chiarisce: “Mi è stato detto dal direttore Zang, il numero tre del CEFC, che i 10 milioni di dollari sarebbero stati finanziati in due tranche: 5 milioni di dollari era un prestito alla famiglia Biden e 5 milioni di dollari erano il loro contributo per capitalizzare la Sinohawk Holdings.

Quel finanziamento alla Sinohawk non è mai arrivato. Nonostante i continui solleciti di Bobulinski e il fatto che Jim Binden fosse l’avvocato personale del presidente Ye.

Nel luglio 2017 il presidente Xi era a Mosca per incontrare Vladimir Putin in visita ufficiale.

In quei giorni anche il direttore Zang era a Mosca per negoziare la vendita al CEFC del 14 per cento di Rosneft, la compagnia petrolifera russa, sottoposta a sanzioni dagli Stati Uniti.

“Quando hanno annunciato – che stavano ufficialmente facendo una gara d’appalto per il 14 per cento di Rosneft, un affare del valore di 9 miliardi di dollari, mi sono allontanato dal tavolo.” Bobulinski riferisce nell’intervista.

Poco dopo che l’informazione è trapelata, il visto del direttore Zang è stato negato. Non poteva più tornare negli Stati Uniti.

L’anno successivo il presidente Ye Jianming è stato accusato di corruzione ed è sparotp dalla circolazione.

Joe Biden ha sempre negato, contro ogni evidenza, il proprio coinvolgimento in questa storia. Anzi i media, i Biden e il Partito democratico continuano a sostenere che si tratti di una campagna di disinformazione russa.

Bobulinski, da veterano della Marina Militare e discendente da una famiglia di patrioti, ha trovato questa menzogna particolarmente infamante, al punto da decidere di rendere pubblica la sua versione dei fatti: “Speravo che i Biden avrebbero fatto la cosa giusta o che Schiff avrebbe ritrattato la sua dichiarazione, ma non potevo permettere che un altro minuto, un’altra ora o un altro giorno il nome della mia famiglia venisse associato o confuso intorno alla disinformazione russa. Quindi, anche mentre sono seduto qui oggi, chiederei alla famiglia Biden di venire a testimoniare e di smettere di usare il mio nome o di associarlo alla disinformazione russa. È assolutamente disgustoso”. E’ quanto riferisce lui stesso a Carlson.

Allo stesso modo, i democratici hanno cercato di smentire e di screditare anche Rudy Giuliani.

Lisa Kennedy della Fox Business è arrivata a paragonarlo a “Christopher Steele“, l’ex spia britannica, che ha lavorato su un rapporto che accusava Trump di aver incontrato delle prostitute russe e sosteneva la tesi della collusione russa nell’elezione di Trump del 2016. Il rapporto è stato presentato nel successivo impeachment del presidente, quando è stato accusato di abuso di potere e di ostruzione al Congresso, ma poi assolto.

Il rapporto Steele fu pesantemente smentito e lo stesso Trump lo definì un Dossier falso e non verificato, una truffa, finanziata da Hillary per danneggiare la sua campagna elettorale.

Giuliani ha risposto con forza all’accusa di Kennedy, dicendo di averlo accusato di essere “simile a un truffatore… Christopher Steele è un criminale. Lei afferma che sono un criminale“. 

Ha inoltre aggiunto dettagli sul suo passato professionale: “Sono stato avvocato degli Stati Uniti, procuratore generale associato, sindaco di New York City e membro dell’ordine degli avvocati per 50 anni. Non sono mai stato accusato di nulla, e voi mi accusate di essere Christopher Steele“.

L’ex sindaco di New York ha dichiarato di avere le prove delle sue affermazioni: “ogni singola cosa è qui, e voglio che tu la guardi e poi ti scusi con me“.

Questo è il materiale di Hunter Biden“, ha detto Giuliani, “è provato cento volte, e ho una sua registrazione vocale in cui parla di essere in affari con il maestro spia cinese“.

La registrazione audio a cui si riferisce Giuliani è stata rilasciata da The National Pulse.

Nonostante le affermazioni rivoluzionarie e le prove contenute nel laptop, Facebook e Twitter hanno censurato l’articolo originale del New York Post. Il giornale ha riottenuto l’accesso al suo account solo di recente.




Per le chiese cattoliche che seguono queste linee guida, nessun focolaio di COVID-19 è stato collegato alla frequenza in chiesa

“Per le chiese cattoliche che seguono queste linee guida, nessun focolaio di COVID-19 è stato collegato alla frequenza in chiesa, anche se abbiamo esempi – alcuni descritti di seguito – di individui asintomatici e inconsapevolmente infetti che partecipano alla Messa e ad altre funzioni parrocchiali”.

Ce ne parlano Thomas W. McGovern,  Deacon Timothy Flanigan , Paul Cieslak in questo loro articolo pubblicato su realclearscience. La traduzione è a cura di Riccardo Zenobi.

 

 

Le chiese cattoliche in tutto il paese sono aperte da quattro mesi da quando sono stati revocati gli ordini di restare in casa. Con circa 17.000 parrocchie in America che in genere tengono tre o più messe nel fine settimana – e un numero maggiore di messe quotidiane – per le ultime 14 o più settimane – sono state celebrate più di un milione di messe pubbliche seguendo le linee guida per prevenire la diffusione del virus: insomma: osserva la distanza, indossa la maschera e lavati le mani.

La buona notizia: per le chiese cattoliche che seguono queste linee guida, nessun focolaio di COVID-19 è stato collegato alla frequenza in chiesa, anche se abbiamo esempi – alcuni descritti di seguito – di individui asintomatici e inconsapevolmente infetti che partecipano alla Messa e ad altre funzioni parrocchiali. La loro presenza avrebbe potuto portare a un’epidemia se non fossero state seguite le precauzioni appropriate, ma in ogni caso non abbiamo trovato prove di trasmissione virale.

Il signor Nick Schoen, un impiegato dell’arcidiocesi di Seattle (che ha seguito un protocollo di tracciamento dei contatti per tutti coloro che vengono in chiesa), ha fornito una serie di eventi dell’Arcidiocesi che coinvolgeva individui positivi al COVID-19 che hanno partecipato a vari eventi parrocchiali o incontri sacramentali ma che non hanno diffuso il virus ad altri:

  • Durante una messa funebre del 3 luglio (45 partecipanti, capacità 885), due membri di una famiglia hanno comunicato alla parrocchia di essere risultati positivi al COVID-19 e di essere stati infettati e pre-sintomatici durante la messa.
  • Un volontario a una messa del 5 luglio (94 partecipanti, capacità 499) si è ammalato 24 ore dopo ed è risultato positivo al COVID-19.
  • Durante un matrimonio dell’11 luglio (200 partecipanti, capacità 908 persone), l’aria fresca circolava da più finestre aperte con l’aiuto dei ventilatori. Il giorno seguente, un partecipante ha sviluppato sintomi di COVID e il 13 luglio è risultato positivo. Il partecipante era quasi certamente contagioso con un’infezione pre-sintomatica durante il matrimonio.
  • Il 12 luglio, un partecipante a una riunione del consiglio parrocchiale (sei partecipanti, capacità della sala 30), è risultato positivo poco dopo ed è stato determinato che era stato infettato e contagioso durante l’incontro.
  • Infine, tre sacerdoti hanno unto i malati in stanze non ventilate durante le visite da cinque a quindici minuti. Si pensava che le persone malate non avessero il COVID-19 al momento, ma entro due giorni ciascuna risultò positiva per COVID-19.

In ciascuno di questi cinque esempi, tutti i partecipanti (ad eccezione dei sacerdoti all’altare e altri ministri liturgici) indossavano maschere e mantenevano una distanza di sei piedi (1,8 metri) tra i gruppi di persone che non vivono insieme, tranne che per brevi incontri come il ricevimento della Santa Comunione o l’unzione. In ogni caso, i funzionari della sanità pubblica e i partecipanti sono stati informati della possibile esposizione e nessun individuo ha sviluppato COVID-19 entro 14 giorni dopo ogni evento.

Abbiamo anche esaminato i recenti rapporti sulla salute pubblica e sui media riguardanti la diffusione del COVID-19 e non abbiamo trovato segnalazioni di trasmissione di malattie, per non parlare di focolai, in una chiesa cattolica che segue tali linee guida.

Questi risultati non sono sorprendenti poiché indossare maschere ha impedito a tutti i 139 clienti serviti da due parrucchieri infettati da COVID di acquisire COVID-19, e questi individui erano molto più vicini gli uni agli altri rispetto ai partecipanti socialmente distanziati a una Messa cattolica. Inoltre, il caso di un individuo con infezione da COVID che indossava una maschera che ha sviluppato una tosse secca appena prima di un volo di 15 ore con 350 passeggeri non ha provocato altre infezioni, anche nei 25 individui entro sei piedi. Questo dimostra come una maschera possa proteggere chi è vicino a qualcuno che è contagioso anche quando ha la tosse.

Infine anche una semplice mascherina chirurgica in carta (facilmente acquistabile in molti negozi) può proteggere chi la indossa. Tale maschera proteggeva tutti i 35 operatori sanitari che ne indossavano una e sono stati esposti per oltre dieci minuti entro sei piedi da un paziente COVID che tossiva e generava aerosol sui loro volti.

Queste notizie incoraggianti dovrebbero ispirare la fiducia che le linee guida in atto – basate sulle raccomandazioni del CDC – stanno funzionando per ridurre la trasmissione di COVID-19. Sebbene nulla durante una pandemia sia privo di rischi, queste linee guida significano che i cattolici (e i funzionari pubblici) possono essere fiduciosi che sia ragionevolmente sicuro venire in chiesa per la messa e i sacramenti.

Infatti, per i cattolici, la Messa e soprattutto l’Eucaristia sono centrali nella vita cristiana. In un momento come questo, è ancora più importante che i fedeli possano venire in Chiesa e ricevere la Santa Comunione.

La scorsa primavera, gruppi come l’Istituto tomistico e l’Associazione medica cattolica hanno emesso linee guida per la celebrazione sicura della messa e dei sacramenti. I vescovi hanno utilizzato queste linee guida per sviluppare politiche diocesane che tipicamente includono l’allontanamento sociale, un’attenta igiene delle mani e l’uso di maschere da parte della congregazione.

Alla fine di luglio, l’Istituto tomistico (TI) ha pubblicato le linee guida aggiornate per la celebrazione della Messa durante la pandemia COVID-19. Non è emersa alcuna prova che suggerisca che la distribuzione della Santa Comunione in conformità con le linee guida TI abbia portato alla trasmissione COVID.

Le poche chiese che sono state segnalate come fonti di focolai di COVID-19 non hanno seguito l’allontanamento sociale o richiesto maschere; hanno anche promosso il canto congregazionale. Questi rapporti sono stati ampiamente diffusi e hanno portato alla raccomandazione in molte giurisdizioni che nessun servizio religioso (comprese le messe cattoliche) fosse celebrato pubblicamente. A San Francisco furono poste restrizioni onerose che consentivano la messa solo all’esterno per non più di dodici individui.

I recenti casi di governatori che limitano la frequenza alla chiesa più di altre attività (ad esempio, il gioco d’azzardo nei casinò, mangiare nei ristoranti o assistere a film) hanno colpito molti fedeli americani perché prendono di mira ingiustamente credenti e fedeli religiosi. Ad oggi, le prove non suggeriscono che la frequentazione della Chiesa – seguendo le attuali linee guida – sia più rischiosa della spesa per gli alimenti. E il bene spirituale per i credenti nel venire in Chiesa è incommensurabilmente importante per il loro benessere.

Poiché non abbiamo studi formali, rimarranno in vigore l’attenzione e il controllo continui. Intendiamo aggiornare le linee guida man mano che apprendiamo di più. In breve, i dati suggeriscono che quando una comunità segue le linee guida corrette, come hanno fatto le diocesi cattoliche, le persone possono ricevere il conforto spirituale della frequenza in chiesa, prevenendo la diffusione del virus.

 

Firmato: Physician Members of the Thomistic Institute Working Group on Infectious Disease Protocols for Sacraments & Pastoral Care 

 

Thomas W. McGovern, MD 

Former Clinical Infectious Disease Researcher, US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases 

Catholic Medical Association, National Board Member 

Fort Wayne, IN 

 

Deacon Timothy Flanigan, MD 

Professor of Medicine

Alpert Medical School of Brown University 

Division of Infectious Disease 

The Miriam & Rhode Island Hospitals 

Providence, RI 

 

Paul Cieslak, MD 

Infectious Disease Specialist 

Medical Director, Oregon Public Health Division’s  

Communicable Disease and Immunization programs. 

Portland, OR

 

 

 




Dalla Polonia la proposta di un rosario globale per la sacralità della Vita

Mentre in Polonia continua il violento boicottaggio di anarchici e attivisti di sinistra contro la sentenza dell’Alta Corte che ha dichiarato l’incostituzionalità dell’aborto eugenetico, è possibile unirsi alla battaglia in difesa della Vita nascente, dell’identità e della sacralità della fede cattolica aderendo all’iniziativa di preghiera promossa dai pro-life polacchi.

Ne riferisce Catholic News Agency  nell’articolo pubblicato il 2 novembre. La traduzione è a cura di Wanda Massa. 

 

 

I pro-life polacchi lanciano l’iniziativa globale del rosario

I pro-life polacchi invitano i cattolici di tutto il mondo a partecipare all’iniziativa di un rosario globale che è stata lanciata domenica.

L’evento “Rosario alle Porte del Paradiso“, che si svolge dal 1 all’8 novembre, spera di unire migliaia di persone in tutto il mondo in preghiera per i bambini non nati.

L’iniziativa, conosciuta in polacco come “Różaniec Do Granic Nieba“, è nata da un’idea degli organizzatori dell’evento “Rosario alle frontiere” del 2017, quando più di un milione di polacchi hanno recitato il rosario alle frontiere del paese. Il raduno ha ispirato altri Paesi a organizzare eventi simili.

L’anno scorso gli organizzatori hanno riunito decine di migliaia di persone per un incontro di preghiera noto come “Polonia sotto la croce“.

L’iniziativa del rosario si inserisce nel contesto delle proteste diffuse in Polonia a seguito di una storica sentenza del tribunale sull’aborto.

I manifestanti hanno interrotto le messe in tutto il Paese dopo che la Corte costituzionale ha stabilito, il 22 ottobre, che una legge che permetteva l’aborto per anomalie fetali era incostituzionale. La sentenza, che non può essere impugnata, potrebbe portare a una significativa riduzione del numero di aborti nel Paese.

I video sui social media hanno mostrato i manifestanti che interrompono le messe domenicali mentre tengono cartelli a sostegno dell’aborto. Hanno anche lasciato graffiti su edifici sacri, vandalizzato una statua di San Giovanni Paolo II, e urlato slogan contro il clero, oltre a bloccare strade e ponti.

In risposta alle proteste, il presidente polacco Andrzej Duda ha dichiarato il 30 ottobre che avrebbe proposto un disegno di legge che consentisse l’aborto in caso di anomalie fetali fatali.

L’aborto continuerà a rimanere legale nei casi di stupro, incesto e rischio per la vita della madre.

Il “Rosario alle Porte del Paradiso” è iniziato il giorno di Ognissanti. Gli organizzatori hanno detto che i cattolici possono aderire all’iniziativa in qualsiasi giorno recitando una serie di preghiere, compreso il rosario, in un cimitero, in una croce della strada, in parrocchia o a casa.

Sul sito web dell’iniziativa, gli organizzatori hanno scritto: “Le conseguenze dell’uccisione dei nascituri diventano sempre più visibili e ci colpiscono sempre più“.

Con questa preghiera di espiazione vogliamo offrire riparazione a Dio per il peccato dell’aborto e ricompensare le sofferenze dei nascituri. Vogliamo salvare la Polonia e il mondo dalle conseguenze di questo peccato“.