Comunicato CEI: “irricevibile prova di funambolismo lessicale”

Nizza atentato islamista nella chiesa di Notre Dame
Nizza atentato islamista nella chiesa di Notre Dame 29 10 2020

 

 

di Luca Del Pozzo

 

Spiace constatare come la chiesa italiana (e non solo) abbia fornito ieri un’ulteriore, irricevibile prova di funambolismo lessicale, disciplina in cui ormai da tempo ha raggiunto livelli di ineguagliabile eccellenza. Nell’intento di condannare l’ennesimo atto di terrorismo islamista, la cui ferocia ha manifestamente oltre che simbolicamente colpito tre cattolici, la presidenza dei vescovi italiani non ha saputo far di meglio che vergare un comunicatino dove in poco più di 700 battute non c’è la benché minima traccia di ciò che ha connotato la mattanza di Nizza. Non una parola, un accenno, un pur flebile riferimento. Zero. La parola islam o l’aggettivo islamico/islamista (anche in questo caso contano più i sostantivi degli aggettivi?) sono semplicemente assenti (e mai come in questa occasione del tutto ingiustificati). Se uno non sapesse cos’è accaduto, a leggere la nota della Cei potrebbe pensare tutto e il contrario di tutto. Incluso che a commettere l’orrendo eccidio sia stato un fondamentalista cristiano (perché anche tra i cristiani esistono i fondamentalisti, giusto?). E’ solo continuando a far finta di non vedere ciò che invece è sotto gli occhi di tutti (persino, pensa un po’, di quegli stessi islamici che hanno parlato di “abominevole attacco terroristico”) che si può parlare di una non meglio precisata “cultura dell’odio e del fondamentalismo che usa l’alibi religioso” così come di una comunità cattolica francese “colpita da un’azione criminale e dissennata” che, ripetiamo, messa così non significa assolutamente nulla (il resto della nota lo lasciamo ai volenterosi che vorranno sorbirsela, magari previa assunzione di un gastroprotettore a rilascio lento). Intendiamoci. Non è stata la prima e non sarà l’ultima volta che toccherà assistere a simili performance che non fanno altro che confermare un ormai consolidato atteggiamento di malcelata quanto ingiustificata sudditanza culturale della chiesa italiana spacciata, quel che è peggio, per evangelica apertura all’ascolto e al dialogo. Come se chiamare le cose per nome fosse sinonimo di intolleranza. Ma c’è ben poco di cui meravigliarsi. Tanto più se si scrivono documenti, come la recente enciclica “Fratelli tutti”, dove in scia a una stravagante rilettura delle fonti francescane si è arrivati a parlare di “sottomissione” quale atteggiamento consigliato da san Francesco “pure nei confronti di coloro che non condividevano la loro fede”. Detto fatto.

 

 

Presidenza CEI: dolore e vicinanza alle vittime di Nizza

La Presidenza della Cei esprime dolore e vicinanza alle vittime del crudele attentato di Nizza e alle loro famiglie, ai Pastori e ai fedeli di Francia. Esprime, allo stesso tempo, la più ferma condanna della cultura dell’odio e del fondamentalismo che usa l’alibi religioso per corrodere con la violenza il tessuto della società. Si stringe in preghiera alla comunità cattolica francese, colpita ancora una volta da un’azione criminale e dissennata, nella speranza evangelica che l’odio di pochi non dissipi il patrimonio prezioso costituito da una grande maggioranza di persone di diverse religioni che, quotidianamente, testimoniano in pace l’esperienza gioiosa della fraternità nella multiculturalità.  

 




«Questa è la vostra ora» (Nizza, 29 ottobre 2020)

Nizza, attentato a Notre Dame
Nizza, attentato a Notre Dame

 

 

Poi Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro […]: «Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante?  Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre». (Lc 22, 52-539)

È anche la nostra ora. Quella della nuda fede messa alla prova, mentre ogni sostegno sembra vacillare, le guide si mostrano confuse o ambigue, «e non c’è tra noi chi sappia fino a quando» (Sal 74, 9).

 

 

Fonte: Leonardo Lugaresi




Una mamma racconta come il movimento LGBT abbia contribuito a distruggere la sua famiglia

Questa intervista piuttosto cruda e dolorosa è stata pubblicata nella sua interezza su MassResistance il 13 agosto 2020. LifeSiteNews ne ha ripubblicato una versione ridotta con il suo permesso e noi l’abbiamo tradotta per voi.

 

Tracy Shannon
Tracy Shannon

 

Alla maggior parte delle persone il movimento “transgender” viene raccontato attraverso gli occhiali rosa dei media mainstream e della spinta verso una maggiore “eguaglianza” nelle scuole, nelle università, nelle aziende, nel governo e persino nell’establishment medico. Quasi ogni giorno vengono approvate nuove leggi o vengono emesse sentenze dei tribunali che lo adattano ulteriormente e puniscono chi non è d’accordo. E il “politicamente corretto” che lo sostiene diventa sempre più rigido.

Ma quasi nessuno sente parlare dei terribili danni che questa ideologia e questo problema di salute mentale causano praticamente a tutte le persone che ne vengono a contatto. Questa testimonianza aiuta a colmare quel vuoto.

Dal 2018, Tracy Shannon, una attivista della sezione del Texas di Mass Resistance, combatte per smascherare e porre fine alla distruttiva agenda LGBT nel suo Stato. I suoi sforzi per  smascherare e annullare “Drag Queen Story Hour” a Houston (leggi anche qui, ndr), e successivamente in tutto il resto del paese, hanno ottenuto una notevole attenzione,  non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo.

Quello che molti probabilmente non sanno di Tracy, tuttavia, è che lei e i suoi figli sono stati gravemente danneggiati dal movimento LGBT. La sua tragica storia spiega come una dei più grandi attivisti di Mass Resistance sia stata motivata a aiutare a proteggere gli altri da questo pericoloso movimento.

In che modo il movimento LGBT ha influenzato la tua famiglia?

Diversi anni fa, quando i miei figli erano tutti molto piccoli, il mio primo marito decise di “transitare” al sesso opposto. Questo è successo dopo 15 anni di matrimonio e tre figli avuti insieme.

C’erano stati dei segnali premonitori di questo?

Sì, ma all’epoca non li avrei considerati segni di volontà di “transitare” al sesso opposto. … Non sapevo nulla di uomini che vivevano da donne, tranne forse un episodio che avevo visto nelle trasmissioni di Dr. Phil (psicologo e conduttore di un popolare talk show omonimo, ndt) o Jerry Springer (conduttore di un altro popolare talk show, ndt).

Rivedendo ora la vostra storia, vedi più chiaramente quei segnali?

Guardando indietro, vedo più chiaramente i segnali dell’inganno. Ma al momento, non vedo come avrei potuto interpretarli diversamente. …

In realtà lui ha chiarito molto del suo inganno quando ci siamo separati. Forse era per lo shock e forse perché avevo già scoperto molto di ciò che mi aveva nascosto […]

Ma ho sempre creduto a quello che mi diceva mio marito. Non importava quello che vedevo con i miei occhi, andavo da lui per chiarire il mistero e lui mi dava sempre le risposte che volevo sentire.

Hai cercato qualche consulenza con tuo marito per ottenere un aiuto per il tuo matrimonio o per lui?

Entrambe le cose. Non ero presente alle sue sedute private con i suoi numerosi consulenti, ma negli anni ci sono state molte diagnosi e diverse terapie. Un medico gli aveva prescritto farmaci per il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) per aiutarlo con la compulsione a travestirsi, mi aveva detto. Non sapevo molto del disturbo ossessivo compulsivo, ma pensavo che se la cura lo avesse aiutato, avrebbe aiutato anche noi come coppia e la nostra famiglia.

Quello che non sapevo è che aveva smesso di prendere quelle medicine ma aveva iniziato a prendere ormoni femminili. Verosimilmente, un consulente da cui eravamo andati (che credevo ci avrebbe dato consigli per salvare il nostro matrimonio) gli aveva scritto una lettera in modo che potesse prendere gli ormoni. Era andato da solo da questo terapeuta per 11 anni, alle mie spalle.

Questa particolare terapeuta è quella da cui eravamo andati insieme quando ha ammesso per la prima volta di avere un problema con il travestitismo. … Sono andata da questa terapeuta con lui e lei ha avanzato l’idea che lui avrebbe potuto passare notti e fine settimana fuori con altri uomini travestiti senza che io lo sapessi, e che avrebbe potuto tenere una casella postale dove poter ricevere inviti a questo tipo di eventi, nonché cataloghi e riviste femminili.

Le ho detto che era una follia e che mi sembrava una forma di infedeltà. Mi ha detto che ero “di mentalità chiusa”. Ha continuato dicendomi che ero lesbica ma non l’avevo ancora capito. Questo era lo stato delle consulenze nella comunità LGBTQ 20 anni fa, quindi probabilmente ora deve essere molto peggio.

Ci aveva parlato di un libro da leggere e da commentare con mio marito. Così lui mi ha portato in una libreria “per adulti” nella zona omosessuale della città. Nel negozio mi sentivo molto a disagio a vedere i titoli e gli uomini che gironzolavano per guardare tutte quelle cose strane. Abbiamo trovato il libro e ce ne siamo andati. Ho letto alcuni capitoli prima di capire che non avrei potuto essere come questa donna del libro che gioca con il travestimento del marito. L’autrice ha ammesso all’inizio del libro di aver avuto una relazione lesbica prima di incontrare il marito.

Siamo tornati dalla terapeuta e durante la visita lei ha detto che mio marito non avrebbe saputo se fosse un uomo o una donna per tre mesi. Questa era la cosa più assurda che avessi mai sentito. Le ho detto che se le cose stavano così, allora avrei chiesto il divorzio perché io avevo sposato un uomo. Mio marito ha detto che la terapeuta gli stava mettendo le parole in bocca. Ho detto: “Ora basta, ho chiuso!” e ho lasciato la seduta. Siamo andati via insieme. Pensavo avessimo chiuso entrambi con lei. Invece lei ha proseguito e scritto una relazione per lui approvando la sua transizione medica nonostante fossimo ancora sposati, a mia insaputa e senza il mio consenso. Quando ho realizzato questo tradimento da parte sua e della terapeuta, ho avuto un momento di grande disillusione.

Com’è stato per i bambini? Hanno visto il padre travestirsi?

I ragazzi hanno visto elementi del suo travestimento. … Quando eravamo ormai vicini al momento del divorzio, i ragazzi hanno visto vari aspetti del suo travestimento e femminilizzazione. … Questo era fonte di confusione e frustrazione per loro, specialmente per il mio maggiore che all’epoca aveva 11 anni.

Com’è stato il vostro divorzio?

Il divorzio per la maggior parte delle persone comporta molti cambiamenti e questi sono difficili in qualsiasi circostanza. I bambini e io abbiamo perso la nostra casa. Non lavoravo fuori casa da molti anni ed insegnavo io a casa ai nostri figli. I bambini si sono improvvisamente ritrovati nelle scuole pubbliche e all’asilo in modo che potessi lavorare per sostenerli. Non potevo permettermi una casa. Eravamo senzatetto e non avremmo avuto un posto dove andare se non fosse stato per i miei genitori che hanno preso in casa me e i bambini. Ero senza soldi e cercavo di pagare le crescenti spese legali e le bollette che mi arrivavano. Lui invece aveva ottenuto una consulenza legale da alcuni avvocati attivisti LGBT che rappresentano clienti transgender. A questo punto, aveva stabilito di iniziare la transizione, cosa che iniziò sia sui documenti che fisicamente, mentre eravamo ancora sposati. Ha cambiato nome e il sesso sulla patente di guida. Gli avvocati gli avevano consigliato di farlo in una contea progressista dove non sarebbe stata sollevata alcuna opposizione. Io non avevo idea che stesse accadendo. In pratica sui documenti sono diventata una “lesbica” che stava divorziando da una “donna”.

Questi cambiamenti legali hanno portato a tattiche quotidiane di intimidazione e bullismo degli avvocati LGBT che insistevano che io in tribunale chiamassi il mio ex con pronomi femminili e con il nome che aveva scelto. L’argomento è stato ripetuto ogni giorno perché cedessi. Ho tenuto duro. È successo più di un decennio fa e il giudice non mi ha obbligata ma mi ha chiesto come mi sentivo al riguardo. Ho risposto che non potevo riferirmi come donna all’uomo con cui ero stata sposata per 15 anni e con cui avevo avuto tre figli ed era indelicato da parte loro chiedermelo.

Durante il procedimento giudiziario, durato più di una settimana, i suoi avvocati hanno cercato di sostenere che ero troppo conservatrice per essere co-genitore di un genitore transgender. Mi hanno anche interrogato sulla mia fede cristiana e mi hanno chiesto come potevo essere co-genitore di un transgender data la mia fede cristiana.

Questi ultimi due esempi di come sono stata trattata mi hanno fatto dare uno sguardo al futuro di come il movimento trans (con i suoi alleati LGB) avrebbe perseguitato senza sosta i cristiani e calpestato i nostri diritti del Primo Emendamento (sulla libertà di culto e di pensiero, ndt).

Successivamente abbiamo dovuto modificare l’ordine del tribunale a causa del fatto che il suo amante FTM (da donna a maschio) era violento con lui e con i bambini, oltre ad una lenta reattività e scarsa capacità decisionale da parte sua. Abbiamo trovato un accordo, ma non prima di aver speso da parte mia 100.000 dollari di spese legali a causa delle numerose mozioni del suo avvocato attivista. Questo è il loro modus operandi – seppellire le persone con montagne di istanze legali e prosciugarle finanziariamente.

Qual è stato l’impatto sui bambini?

Inizialmente al padre era stata assegnata la custodia congiunta con me. Questa era stata considerata una vittoria storica per i genitori transgender in Texas, e credo negli Stati Uniti. Era stato menzionato in una rivista gay quando è successo anni fa.

L’impatto in realtà dipende da quale bambino stiamo parlando e in quale momento. Sono stati tutti traumatizzati fin dall’inizio dagli enormi cambiamenti che il divorzio porta normalmente, aggravati dalla “transizione” del padre come donna. Sono stati inviati a un terapeuta deciso dal tribunale che li ha istruiti ad accettare la transizione del padre. Si sono sentiti manipolati e hanno perso la fiducia nel processo terapeutico, soprattutto perché sono stati istruiti a non chiamarlo più “papà” e ad usare i pronomi scelti da lui. Sono stati minacciati di sculacciate e punizioni dal padre e dal suo amante se lo avessero chiamato “papà”. Questo in quel momento era stato profondamente doloroso per mio figlio maggiore.

I bambini hanno discusso sul rispettare questa decisione e sono giunti da soli alla decisione di non conformarsi. Continuano a chiamarlo “papà” ma hanno deciso di non farlo pubblicamente, come compromesso. I bambini si trovano in diverse fasi di dolore e accettazione. L’accettazione per loro significa semplicemente che non hanno il controllo di ciò che fa il padre; non significa che sostengano la decisione. Tutti pensano che sia stata una cattiva decisione che lui non abbia tenuto conto del loro vero interesse.

I bambini hanno avuto difficoltà a volte quando altri bambini fanno delle attività con i loro padri, come il ballo padre-figlia o eventi padre-figlio. Vorrebbero avere un padre che ricoprisse quel ruolo. A scuola abbassavano la testa e piangevano per nascondere il loro dolore quando venivano annunciati questi eventi. Si sentono ancora tristi durante la Festa del Papà quando tutti gli altri condividono il ricordo dei loro padri, perché sentono di essere stati privati ​​delle esperienze che avrebbero dovuto avere con il loro papà nel normale ruolo di un padre.

Sono in varie fasi dell’elaborazione di tutto questo. C’è un processo di lutto di cui nessuno sembra essere pienamente consapevole. I bambini hanno lottato con idee suicide, DOC e ansia nel corso degli anni. Continuano a ricevere aiuto da un nuovo terapeuta (che non è stato nominato dal tribunale).

La precedente terapeuta nominata dal tribunale quando si è resa conto che i bambini erano stati minacciati, maltrattati e trascurati nelle cure dal padre non ha denunciato l’abuso cosa che come professionista avrebbe dovuto fare. Quando le abbiamo revocato l’incarico ha detto che sentiva che i servizi di protezione dell’infanzia non avrebbero intrapreso alcuna azione.  Purtroppo, nessuno ha fatto nulla per i bambini mentre attraversavano anni infernali, mentre il loro padre era nella fase precoce della transizione, viveva con un attivista che era anche lui nella transizione da donna a uomo. I bambini sono stati esposti a ogni tipo di cose sessuali a casa sua … tutti i tipi di letteratura sul transgenderismo. Un’altra cosa che mi preoccupava molto era che i bambini spesso dormivano nel letto con il padre e il suo amante FTM.

Fortunatamente, non è più con quell’individuo ed è diventato più attento negli ultimi anni. Ma nei primi tempi della sua transizione i ragazzi sono stati esposti a tutti i tipi di cose LGBT. Sono stati portati in una chiesa di pro- LGBT che aveva uno striscione arcobaleno nel presbiterio. Due dei miei figli avrebbero voluto uscire dalla chiesa per scappare – perché non riuscivano a capire quali fossero i maschi e quali le femmine e sono stati traumatizzati dalle “donne” con voci profonde.

Il partner del padre aveva convinto mio figlio maggiore a indossare un braccialetto del Pride e gli aveva fatto pressione per entrare nel club dei sostenitori degli LGBTQ nella sua scuola, ma mio figlio si è tolto il braccialetto a scuola e si è rifiutato di unirsi al club omosessuale della scuola. Suo padre e il suo amante FTM allora lo prendevano da parte e gli dicevano che andava bene essere gay e che poteva parlarne con loro in qualsiasi momento. Questo faceva arrabbiare molto mio figlio. Ai bambini è stato detto che il padre aveva subito una metamorfosi, come una farfalla, e che ha il cervello di una ragazza. Da quando ha fatto la transizione dice ai ragazzi che, sebbene abbia dei rimpianti, è stato positivo per la sua carriera essere una donna. (Divertente: è l’opposto di come si sentono le donne vere.)

I bambini dovranno affrontare questo problema per tutta la vita, temo, man mano che faranno i conti con i vari modi in cui, in molte situazioni che devono ancora attraversare, la presenza del padre sarà imbarazzante, indesiderata o assente. In momenti diversi, hanno detto che la transizione del padre è come una morte, o come se lui fosse scomparso e fosse arrivato al suo posto un impostore. Anche se amano il padre, gli mostrano rispetto e lo vedono a vari livelli, devono comunque fare i conti con le scelte che ha fatto. Nonostante tutto quello che hanno passato, non lo capiresti mai solo guardandoli. Stanno facendo del loro meglio per superare tutto e camminano nella verità e nella grazia meglio di quanto avrei fatto io alla loro età.

Come ti ha influenzato tutto questo?

A parte qualche problema di stress post-traumatico e di fiducia, questo mi ha motivata a mettere sull’avviso le persone rispetto alla natura distruttiva del movimento LGBTQ e di come cerchi di distruggere i diritti di libertà di parola, libertà religiosa e diritti dei genitori.

Qualche pensiero finale?

Se mio marito avesse ottenuto un corretto aiuto psicologico e medico per affrontare i suoi problemi di salute mentale invece del cialtronesco e tossico trattamento da parte dei “terapeuti” del movimento LGBTQ, ora potrebbe essere una persona normale e la mia famiglia si sarebbe risparmiata un enorme trauma. Ma al movimento LGBTQ e ai loro alleati non importa niente di tutto ciò.

(…)




Mons. Munilla: “Voglio insistere, la evangelizzazione non è secondaria, è prioritaria.”

Omelia del 25/10/2020, Mons. Munilla, vescovo di San Sebastián, Paesi Baschi, Spagna, nella traduzione di Angela Comelli. Il video dell’omelia la trovate qui.

 

mons. Jose Ignacio Munilla, vescovo di San Sebastian
mons. Jose Ignacio Munilla, vescovo di San Sebastián

 

 

Cari fratelli,

permettetemi  di dedicare oggi nell’omelia qualche parola per contestualizzare la situazione che stiamo vivendo .

Oggi è domenica , si è riunito il Consiglio dei Ministri, il presidente del Governo ha annunciato l’attuazione di un nuovo Decreto di Emergenza, della durata di sei mesi che sarà condotto sostanzialmente dalle Comunità Autonome.

In primo luogo dobbiamo dire, da parte della Chiesa, che accogliamo questa decisione con senso di responsabilità e desiderio di collaborazione con le Amministrazioni, qualunque amministrazione sia competente in ogni momento.

Voglio sottolineare ed evidenziare una cosa.

Questa stessa settimana, noi vescovi dei Paesi Baschi ci siamo messi in contatto con le autorità sanitarie del governo basco e abbiamo chiesto loro, esplicitamente, se, tra tutte le indagini fatte in questi mesi,  si sia mai giunti ad individuare un focolaio di contagio in ambito liturgico o cultuale delle chiese. La risposta che ci hanno dato è stata inequivocabile: tra tutte le indagini fatte, tra tutti i contagi presi in esame, non si è mai individuato alcun focolaio in una chiesa, in ambito liturgico o cultuale.

Mi sembra importante riaffermare questo: nemmeno uno in tutti i Paesi Baschi!

Voglio dire, pertanto, grazie a Dio,  che le chiese, per come stiamo operando, non costituiscono luoghi rischiosi, anzi, paradossalmente, sono altri i luoghi rischiosi come le proprie case o altri ancora. Lo dico anche per trasmettere la pace e la fiducia di cui, credo, tutti abbiamo bisogno. Sono dati importanti, confermati questa stessa settimana: in tutta la gestione della pandemia, realizzata dal governo basco, nemmeno un caso di contagio è stato trovato in un contesto di culto o liturgia. Perciò credo sia importante che abbiamo senso di responsabilità, ma che non confondiamo la prudenza con la paura, l’ansia con il panico, le fobie,  le ossessioni che si stanno generando. Prudenza si, panico e paura, no!

Nelle priorità pastorali che la Diocesi  ha considerato per quest’anno, 2020-21, abbiamo detto esplicitamente che è nostro obiettivo adattare la pastorale ordinaria a queste nuove esigenze, facciamo tutti gli sforzi per portar avanti le nostre priorità pastorali, adattandole. Adattare non vuol dire posporre, relegare, tanto meno sospendere, mettere la sordina all’intensità della nostra proposta evangelizzatrice , ancora meno vuol dire silenziare la voce profetica del Vangelo o la dottrina sociale della Chiesa.

No, adattare non è nulla di tutto questo, è un’altra cosa.

E, di fatto, prestate bene attenzione, molte altre attività non hanno rallentato.

Anzi , disgraziatamente aggiungerei io, hanno accelerato. Ad esempio, mentre sta succedendo tutto ciò e la pandemia si sta diffondendo, nel parlamento spagnolo si stanno discutendo le Leggi sull’eutanasia e sul suicidio assistito. E questo non si è fermato né ha rallentato.  Si sta anche discutendo una legge sull’educazione in cui si elimina il diritto alle istanze educative  dei genitori, in cui il diritto alla libertà di educazione viene ridotto in maniera molto grave,  e si annuncia l’ampliamento della legge sull’aborto perché le adolescenti possano abortire senza che i genitori lo sappiano. Tutto ciò non si è fermato!

E qualcuno mi spiegherà che urgenza sociale abbiano tutte queste misure , in tempo di pandemia. Per questo , voglio insistere, la evangelizzazione non è secondaria, è prioritaria.

Il compito di evangelizzazione della Chiesa non si può posporre, l’esercizio della libertà religiosa è un diritto fondamentale, sancito dalla nostra Costituzione.

Persino durante la prima ondata di coronavirus, in marzo, con la dichiarazione dello Stato di emergenza, si riconosceva il permesso di continuare a celebrare pubblicamente la liturgia. Fummo noi che, non conoscendo le dimensioni esatte della  pandemia e come si diffondesse ,  in modo prudenziale, decretammo che, per un periodo di tempo, non si celebrasse il culto in modo pubblico. Fu una misura della Chiesa, il decreto non avrebbe potuto sospendere un diritto fondamentale.

Pertanto, una volta che abbiamo constatato che siamo di fronte ad una pandemia che può essere affrontata con le adeguate misure di precauzione senza che si interrompa la vita pastorale della Chiesa, in questa seconda ondata andiamo avanti con tutte le conseguenze: con tutte le misure di prudenza , ma senza lasciare di dare priorità al compito di evangelizzazione della Chiesa.

In più, nella storia della Chiesa, i tempi di pandemie, non solo non sono stati momenti in cui  le attività della Chiesa siano rimaste paralizzate, ma, al contrario, pagine d’oro sono state scritte in situazione di emergenza come questa.

Ricordiamoci dei nostri predecessori: fecero di queste grandi crisi l’occasione di testimoniare la carità di Cristo, di dare una parola di sollievo e speranza. Oggi più che mai risuona la parola di San Paolo : “Guai a me se non predicassi il Vangelo!”

In questo tempo, più che mai, il mondo ha bisogno di una speranza: se ci sono tanto panico, ansia e fobie è proprio perché manca una speranza, la speranza in Cristo, la fiducia in Lui.

Come all’inizio di questa pandemia, durante la prima ondata, noi vescovi dei Paesi Baschi  e della Navarra abbiamo scritto una lettera pastorale con il titolo “Le Beatitudini in tempo di pandemia”, che credo sia servita per la riflessione, se Dio vuole, la prossima domenica, 1 novembre, noi vescovi  della provincia  ecclesiastica di Pamplona, cui appartengono San Sebastián, Logroño e Jaca,  pubblicheremo una lettera intitolata “La sfida della solitudine”. L’abbiamo pensata  a partire dal momento presente perché questa situazione ha lasciato allo scoperto la gran vulnerabilità delle persone che vivono in solitudine, ha lasciato allo scoperto che nel nostro sistema la maggior parte degli anziani  è accolta negli istituti e questo li lascia in una situazione di terribile solitudine. La solitudine può essere una situazione in cui l’animo umano viene assolutamente tentato perché siamo esseri sociali.

E’ una grande sfida, la sfida della carità cristiana , soprattutto la comunione, l’esercizio della comunione.  La nostra solitudine deve essere abitata, abitata da Dio perché siamo tempio di Dio e abitata dal ministero della consolazione: che tra di noi ci aiutiamo e ci consoliamo mutuamente. Presenteremo, se Dio vuole, questa lettera pastorale la prossima domenica, io la presenterò anche alla stampa, se possibile, la sgraneremo a poco a poco a Radio Maria e nel canale diocesano di youtube. La presenteremo pian piano, vi invito ad immergervi in essa perché è una grande sfida: la grande sfida di come, in  questa pandemia capiamo che la solitudine richiede una grande maturità perché sia vissuta senza deteriorarci. Siamo chiamati ad essere consolatori dei nostri fratelli, uno dell’altro, bisogna portare avanti il mistero della comunione. Questo è ciò che volevo dirvi. Riaffermiamo il nostro impegno con la  evangelizzazione, di responsabilità verso tutte le norme che le autorità ci indicano e andiamo avanti, prendiamo il largo, andiamo avanti in questa situazione in cui Dio ci dà, senza alcun dubbio, opportunità di testimoniare il primato della carità, il primato della fede, il primato della speranza.




Papà e i mostri

bambina-paura

 

 

di Jacob Netesede

 

Capita che, a cena in famiglia, mia figlia decida di mostrare a tutti un bellissimo disegno realizzato fresco fresco sul quaderno di italiano durante la mattinata a scuola.

Mia moglie ed io la autorizziamo ad alzarsi (perché, sin da piccola, non manchi di rispetto agli altri commensali) e ad andare a recuperarlo in cartella, che è in cameretta.

Con giovanile energia e smisurato entusiasmo in un balzo la vedo sulla soglia del corridoio che conduce alle camere.

E si ferma.

A frenare il giovane entusiasmo è il buio.

Il corridoio è buio e, in fondo in fondo, immersa nella tenebra più oscura, la cameretta è ancor più buia.

Basterebbe accendere le luci e proseguire, basterebbe un discorso motivazionale della mamma, un invito al coraggio del papà, un coro solidale dei fratelli rimasti a tavola… basterebbe.

Ma, talvolta, non basta.

Il buio sembra aver generato mostri che ora popolano la camera e sono appostati sui comodini e sotto i letti, pronti ad assaltare senza alcuna pietà le bambine che cercano i quaderni di italiano.

E’ capitato che per uscire dall’impaccio si sia girata verso di me, guardandomi con quegli occhi a cui nessun padre potrebbe mai resistere, dicendomi: “vieni con me”.

E allora la forchetta con un perfetto gomitolo di spaghettoni alla gricia si arresta a mezz’aria.

Rimane un solo modo per recuperare il quaderno: abbandonare la gricia, alzarsi e tendere la mano alla piccola, con la certezza di chi sa che i mostri si dissolveranno al cospetto di un padre così.

Nel buio, oscuro, senza luce, si ignora la realtà per come è, si procede a tentoni, a tentativi, si smarrisce facilmente la retta via.

Sin da bambini -e poi nel corso della vita- si fa esperienza del buio, non solo fisico.

Significative le prime parole di Dio: «Sia la luce!».

Ma più di un sostantivo può un predicato: il verbo di Dio si è incarnato, come luce che le tenebre non accolgono.

Per vincere la tenebra che rischia di immobilizzare le nostre vite nel terrore, incarnandosi ci ha detto: “uomini, voi che temete la morte, il buio, l’oscurità, non temete. Io sono entrato nel buio e ho vinto. E non vi mando un discorso, non vi canto un coro motivazionale con gli angeli, non mi limito a indicare una buona strada. Io sono la strada. Io sono entrato nel buio e ne sono uscito. E ora vi tendo la mano e vi dico: seguitemi”.

Perché non bastava guardarci dal cielo e dire: “per di là, sempre dritto in fondo a destra”.

Ed anche oggi non si limita a raccontarci della Sua vittoria (non avremmo neppure le categorie per capire cosa è successo in quel buio, in quella battaglia…) ma compie qualcosa di molto più convincente: resta con noi.

Dice il saggio: “Il buio che incombe sul mondo è quello che sembra luce, è l’apparenza, tanto è vero che finisce tutto nella tomba, nell’oscurità totale, nel nulla. Il buio che incombe sul mondo sono le nostre misure, i nostri criteri, le nostre reazioni e istintività, i nostri progetti, le forme della nostra immaginazione e della nostra recriminazione. È Lui che ci riprende e guida i nostri passi ai pascoli veri di vita, a quel punto in cui, a quella profondità in cui tutta la realtà diventa alimento della persona e la persona non perde più niente. Eterno pastore dell’uomo, Ei guida i suoi passi, sicuro. Come li guida? Come guida i miei passi, se non deve essere una frase astratta? Attraverso la compagnia vocazionale, dentro la grande compagnia del suo corpo misterioso, che è la Chiesa” (Don Giussani, Tutta la terra desidera il Tuo volto).

Quello che sto leggendo e vedendo in questi giorni mi sembra alimentare il buio, un buio che genera nel mio cuore mostri.

Cosa pensa Bergoglio veramente? Cosa succede nelle Chiese di Francia? Come ne usciremo da questo virus? Perché anche i migliori sembrano cadere? Perché i pastori fuggono?…

Mai come in questo momento occorre cercare la Sua mano tesa nella compagnia del Suo corpo misterioso.

Ci sono remoti ambiti in cui è possibile afferrare la Sua mano: sono contraddistinti da fedeltà alla preghiera, da amore per la Verità, da interesse per la Sua dottrina, da letizia nelle prove, da certezza che vince il dubbio, dal desiderio di santità e di restare sotto il manto di Maria.

In questi ambiti si riuniscono piccole comunità che trapassano il buio degli scandali e gustano il centuplo dello stare con Lui, perché, come con il papà che ci prende per mano sulla soglia del corridoio, al Suo cospetto ogni mostro si dissolve.




LE CORDE DELL’ANIMA #7- Omosessualità tra scienza e ideologia



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Le persone con attrazione omosessuale, nella storia, hanno sofferto moltissimo. Sono state vittime di pregiudizi, discriminazioni, persecuzioni, e tutto questo E’ UN MALE OGGETTIVO, OGGI UNIVERSALMENTE RICONOSCIUTO E CONDANNATO, in ogni consesso umano, civile, e libero. Ma il tema dell’identità sessuale resta altamente controverso, perché se al livello sociale è molto diffusa la credenza che “si nasce gay”, e dunque non si possa che assecondare ciò che la natura ha voluto, LA SCIENZA DICE L’OPPOSTO: gli studi pubblicati sulla prestigiosa rivista SCIENCE nel 2019, frutto del campione statistico più vasto che si sia mai visto (mezzo milione di persone) ha portato alla conclusione che NON ESISTE IL “GENE GAY”, ma una molteplicità di fattori che concorrono in varia misura all’emergere di attrazioni omoerotiche nel corso della vita. Se dunque il peso della programmazione biologica sull’orientamento sessuale è minimo, da dove nasce l’opinione mainstream per cui “sei nato così e non puoi farci niente”? La risposta è contenuta in AFTER THE BALL (dopo le danze), un manuale scritto nel 1989 da una coppia di esperti di marketing, M. Kirk e H. Madsen, attivisti omosessuali, che con cinica lucidità pianificarono una strategia basta su tecniche di “ingegneria sociale” e manipolazione del pensiero collettivo. Tappa dopo tappa, quel modello è stato attuato, e il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti. Chiunque si oppone all’agenda del movimento gay, non importa con quali argomenti logici e documenti scientifici, viene etichettato come “omofobo” (neologismo introdotto per creare un “nemico” da abbattere) e ridotto al silenzio. Ora anche a colpi di sentenze, sanzioni e condanne in tribunale. Altro che “love is love”!




Poesia

 

 

Poesia

 
Non ho mai cercato la poesia, 
finché grandi gioie o dolori
hanno partorito in me 
questa figlia, inaspettata, 
perché la crescessi 
e l’affidassi a chi mi legge. 
Ed ora, se lei mi abbandonasse,
mi mancherebbe di poter dire
con due parole Tutto. 
È un dono, lo so, 
forse anche un impiego, 
per alleggerire altri
dal peso delle stagioni, 
del farsi e disfarsi del giorno
e della notte, 
e per cantare Chi
queste notti e giorni
regge e fa mutare. 
Che cosa canto infatti, 
attraverso luna, stelle, 
amori, addii, ritorni, 
corse, attese, incontri, 
amici?
Te solo canto, che sempre
sei tra noi. 
 
 
 
di Giorgio Canu