Torna in tutta Italia la mobilitazione #restiamoliberi contro il DDL ZAN – Dal 17 settembre e al 30 novembre

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Omofobia? No! Il ddl Zan istituisce il reato di opinione e la rieducazione

Torna in tutta Italia la mobilitazione #restiamoliberi contro il DDL ZAN

Dal 17 settembre e al 30novembre

 

Riprende il 22 ottobre alla Camera la discussione del ddl Zan sulla cosiddetta “omotransfobia”, un testo legislativo che si propone di punire le violenze e le discriminazioni nei confronti di chi prova attrazione per lo stesso sesso o di chi vive con disagio il proprio sesso biologico.

Si tratta di un provvedimento quantomeno inutile in tal senso perché il nostro ordinamento giuridico punisce già qualsiasi tipo di violenza, prevedendo anche aggravanti ove eventualmente necessarie.

Perché allora questa legge?

Il termine discriminazione ha forse, come si vorrebbe far credere, un’accezione negativa di per sé o talvolta discriminare è persino giusto?

È sbagliato, ad esempio, escludere gli uomini da gare femminili?

Pochi giorni fa, dopo aver in passato già vinto undici titoli maschili, un uomo (che si definisce transgender e che si fa chiamare Valentina) si è aggiudicato le qualifiche italiane per la Paralimpiadi femminili.

È forse giusto questo?

Da sempre lo sport divide le competizioni agonistiche maschili da quelle femminili, e questa, ad esempio, è una delle tante discriminazioni giuste della nostra società.

Ad esempio, con il ddl Zan, dichiarare di essere contrari alla legge sulle cosiddette unioni civili o all’educazione gender nelle scuole o affermare – come la scienza insegna – che nessuna persona può realmente cambiare sesso, saranno considerate “affermazioni omofobe” e saranno quindi passibili di denuncia e relativa condanna. In gioco quindi c’è la libertà di espressione, ma soprattutto la possibilità di affermare pubblicamente la verità sull’autentica natura dell’uomo.

Come da copione, l’iter di questo testo è sapientemente accompagnato dalla grancassa dei mass media, che negli ultimi mesi hanno riportato diversi episodi di presunta violenza classificandoli come “omofobi”.

Oggi, senza il ddl Zan, episodi di violenza rischiano forse di restare impuniti?

Certamente no!

Già oggi, infatti, esistono tutti gli strumenti per intervenire: qualsiasi atto violento è punibile secondo il codice penale italiano.

Giova ricordare che molti di questi avvenimenti si sono alla prova dei fatti rivelati inconsistenti: fake news strumentali.

Perché, allora, legiferare ulteriormente?

Se questo è un provvedimento non necessario, qual è la sua utilità?

È chiaro che il ddl Zan è un testo funzionale alla repressione del dissenso: si punirà (e poi si “rieducherà” come previsto dal testo stesso) chi si esprimerà in modo “non allineato” sui temi della famiglia, del matrimonio e dell’identità umana.

Per tutto questo, chiediamo a chiunque abbia a cuore la libertà nel nostro Paese di alzarsi in piedi adesso, in piazza come nella vita.

A chi si sente scoraggiato dalle circostanze, ricordiamo che non c’è legge positiva che possa cambiare la verità della natura umana e che questa prevarrà sempre!

Alla politica il popolo di #restiamoliberi chiede a gran voce di cestinare il ddl Zan.

All’opposizione, chiediamo una presa di posizione netta e un NO compatto al momento del voto.

Alla maggioranza, chiediamo di fermarsi poiché la libertà di espressione non ha colore politico e riguarda tutti.

Al Presidente della Repubblica, chiediamo una vigilanza concreta, affinché non permetta l’approvazione di un testo che va contro la Costituzione.

Rispettiamo la verità sull’uomo e sulla donna.  #restiamoliberi.

Scendi in piazza anche tu!

Genova – venerdì 16 ottobre

Roma – sabato 17 ottobre

La Spezia – sabato 17 ottobre

Trieste – sabato 17 ottobre

San Benedetto del Tronto – sabato 17 ottobre

Biella – domenica 18 ottobre

Imperia – domenica 18 ottobre

Pontremoli –  domenica 18 ottobre

Torino – domenica 18 ottobre

Arezzo ­sabato 24 ottobre

Cremona –  domenica 25 ottobre

E presto molte altre città.

Controlla il sito https://www.restiamoliberi.it/liberi-nella-verita-veglie-in-ottobre-e-novembre/




DPCM: Polizia e delazione restano fuori dalla porta di casa

Rilancio l’intervento di Francesco Farri pubblicato sul sito del Centro Studi Livatino. Per un commento più immediato e pieno di humor, vi invitiamo a guardare questo brevissimo video

 

 

1. L’ultimo dPCM in materia di emergenza sanitaria, recante la data del 13 ottobre 2020, ha chiarito un aspetto importante: con riferimento alle feste e ai ricevimenti in abitazioni private, esso specifica alla lett. n) dell’art. 1 che è “fortemente raccomandato” evitarli; non impone divieti la cui violazione sia oggetto di sanzioni, né tanto meno auspica delazioni da parte dei vicini, come incautamente prospettato da qualche ministro nei giorni scorsi.

Questa nuova disposizione suscita alcune positive riflessioni. Anzitutto testimonia che la gerarchia delle fonti e il cosiddetto “Stato di diritto” (rule of law) continuano a vivere, pur nella fase emergenziale. L’art. 14 della Costituzione vieta l’introduzione della forza pubblica nel domicilio privato, tranne casi eccezionali. Essa consente bensì ragionevoli deroghe nei casi di ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica, ma richiede a tal fine una speciale disciplina di rango legislativo, che nel caso di specie non è stata dettata. E, naturalmente, non potrebbe essere un dPCM a supplire in tal senso. Poiché le norme in tema di distanziamento sociale sono tutte di natura amministrativa, la violazione di esse non avrebbe permesso alla polizia di entrare in casa su segnalazione dei vicini neppure se il dPCM lo avesse previsto, mancando una idonea autorizzazione legislativa emanata in conformità ai principi costituzionali. Se le anticipazioni di alcuni giorni fa fossero state effettivamente recepite nel decreto, a fronte della delazione dei vicini sarebbe stato ben legittimato chi, ricevendo la visita a casa della polizia, avesse cortesemente chiuso la porta chiedendo di ripassare più tardi, dotati di un mandato di perquisizione che, ovviamente, nessun magistrato avrebbe mai potuto rilasciare. 

2. Correlativamente, la disposizione del dPCM 13 ottobre 2020 testimonia che, nonostante tutto, la ragionevolezza può albergare ancora nelle pieghe dell’ordinamento giuridico. Per entrare nelle case degli italiani, si è utilizzata una “raccomandazione”, un tipico strumento di soft law: e gli italiani non mancheranno di seguirla, laddove corrisponde a un giusto principio di prudenza e precauzione. Un popolo civicamente maturo, come –  al di là delle auto-querimonie e degli stereotipi – è quello italiano, dove il diritto fino a prova contraria ha trovato la propria auge da millenni, non ha bisogno della minaccia dell’intervento della polizia per rispettare regole ragionevoli a tutela della salute propria e degli altri.

Come esattamente osservato dal prof. Mauro Ronco durante il lockdown di primavera, è bene mantenere perquisizioni e manette alla doverosa repressione della delinquenza, e non utilizzarle come strumento per convincere la popolazione ad autolimitare alcune proprie libertà personali in un momento sanitario critico per il Paese. E’ giusto sanzionare chi in luogo pubblico o aperto al pubblico non indossa correttamente i dispositivi di protezione; ma il domicilio degli Italiani è e deve rimanere un’altra cosa. Il recepimento in una fonte del diritto di una “raccomandazione” a tenere comportamenti prudenti, peraltro, se non consente in caso di violazione l’irrogazione di sanzioni, potrebbe consentire agli eventuali danneggiati – non concorrenti nella violazione – di provare con maggior semplicità la sussistenza dell’elemento psicologico e, quindi, di ottenere un risarcimento dei danni patiti a seguito di tale imprudenza, laddove sia dimostrato un nesso causale con il comportamento contrario alla “raccomandazione”.

3. Quanto sopra osservato fa riflettere sul fatto che, già in generale, ma specialmente in una fase delicata come la presente e a maggior ragione quando si parli di diritti fondamentali dei cittadini, le dichiarazioni pubbliche delle autorità devono essere appropriate e prudenti. La corsa all’ironia, in cui gli italiani hanno sentito il bisogno di rifugiarsi – soprattutto sul web – a fronte di alcune ipotesi prospettate nei giorni scorsi su delazioni e controlli domiciliari, non fa altro che testimoniare il bisogno di sdrammatizzare una realtà che si presentava come angosciante e ingiusta. Inoltre, dichiarazioni avventate potrebbero dare la stura anche a comportamenti troppo “zelanti” degli incaricati del rispetto delle regole, con conseguente amplificazione del rischio che le libertà fondamentali dei cittadini siano fatte oggetto di restrizioni sproporzionate, se non di vere e proprie violazioni. Si pensi ai casi, che pur si sono davvero registrati in questo periodo di pandemia, di controlli della forza di pubblica sicurezza all’interno delle chiese.

A quest’ultimo riguardo, valgono in verità considerazioni analoghe a quelle sopra esposte per i controlli domiciliari. L’art. 9 del Concordato prevede che “la forza pubblica non può entrare, per l’esercizio delle sue funzioni, negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso all’autorità ecclesiastica”, salvo “i casi di urgente necessità”. Poiché le attività di controllo a campione non sono, per definizione, casi di urgente necessità, bensì operazioni di routine, i controlli che la polizia svolgesse nelle chiese circa il corretto uso dei dispositivi di protezione individuale, senza aver prima avvertito il Vescovo in base a ragionevoli motivi, devono in generale ritenersi illegali. E’ responsabilità del legale rappresentante dell’ente (in generale, il parroco) assicurare l’osservanza del protocollo d’intesa tra lo Stato e la Chiesa Cattolica circa le misure di sicurezza igienica per l’accesso ai luoghi sacri e per la partecipazione alle celebrazioni liturgiche: così come per le case, anche per le chiese i controlli della polizia devono fermarsi alla porta.

Al loro interno, gli italiani utilizzeranno ugualmente le migliori precauzioni per evitare rischi per la salute propria e degli altri.  

Francesco Farri




Legge Zan: L’intolleranza nel nome della tolleranza produce violenza e discriminazione

Rilancio l’appello contro la legge Zan, calendarizzata alla Camera per il 20 ottobre prossimo, proposto da un gruppo di intellettuali, politici ecc., apparso su Il Foglio.

 

 

Un appello contro la proposta di legge Zan

 

Al direttore – Introducendo il nuovo reato di “violenza e discriminazione per motivo di orientamento sessuale e identità di genere”, la proposta di legge Zan e altri, attualmente all’esame del Parlamento, produce, a catena, una serie di conseguenze perniciose. In primo luogo, (1) limita la libertà di espressione di coloro che hanno opinioni meditate contrarie a tali nozioni e comportamenti. Quindi, (2) censura convincimenti morali e religiosi in materia di etica sessuale. In tal modo, (3) trasforma in reati opinioni largamente diffuse nella nostra civiltà e cultura, in particolare quella biblica giudaico-cristiana del Dio che creò l’uomo e la donna. Oltre a ciò, poiché la fattispecie del nuovo reato è vaga, anziché essere ben definita, e generica, anziché essere precisamente determinata, come richiede il diritto penale, il disegno di legge (4) finisce con l’assegnare all’arbitrio personale del giudice un potere coercitivo illimitato, compreso l’uso di mezzi invasivi come le intercettazioni e le misure cautelari. Accade così che, con lo scopo di combattere le discriminazioni, la proposta di legge Zan e altri (5) introduce essa stessa una discriminazione di opinioni e viola il principio fondamentale della libertà di espressione del pensiero, che è proprio del nostro regime liberale e democratico. Il risultato finale è che, all’insegna della tutela della libertà della sfera privata di alcuni, si comprime la libertà della sfera pubblica di tutti.

Un recente manifesto di 150 intellettuali liberali e progressisti come essi stessi amano definirsi ha già denunciato che cosa significhi spingere oltre ogni limite ragionevole la libertà individuale. Neppur essi avevano immaginato ciò che pure era chiaro ai più, che si cominciava col censurare opinioni in nome del pluralismo e si finiva con la dittatura del pensiero morale unico che non tollera alcun pluralismo. Solo gli stati totalitari pretendono di fissare la morale con la legge e di imporre la legge con la forza. Solo essi abbattono le statue, distruggono i monumenti, riscrivono i libri di storia, mettono il bavaglio alle coscienze. La proposta di legge Zan è totalitaria. Persino negli anni delle controverse legge speciali contro il terrorismo, in Italia fu ipotizzato, e comunque mai fu stabilito, che opinioni giustificazioniste o di radicale contestazione di personaggi pubblici fossero sanzionate penalmente. È nostro orgoglio essere consapevoli che la libertà vale di più. Solo essa con i suoi strumenti tipici — il confronto delle idee, il dibattito delle opinioni, la ricerca scientifica, l’argomentazione, anche la contestazione — può sconfiggere gli intolleranti. Invece, l’intolleranza nel nome della tolleranza produce violenza e, essa sì, discriminazione. Chiediamo ai membri del Parlamento di meditare su questo punto cruciale: ciò che è all’esame della loro coscienza non è un pensierino buonista, bensì la permanenza di un pilastro della nostra democrazia. 

 

Marcello Pera, Francesco Agnoli, 
Andrea Bollino, Eugenio Capozzi, 
Gaetano Cavalieri, Cesare Cavalleri, 
Ginevra Cerrina Feroni, Pietro De Marco, Mario Esposito, Francisco Fernandez, 
Dario Fertilio, Marco Gervasoni, 
Francesco Giubilei,  Riccardo Lucarelli, 
Alfredo Mantovano, Domenico Menorello, Assuntina Morresi, Corrado Ocone, 
Stefano Parisi, Angelo Maria Petroni, 
Aurelio Tomassetti, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi, Alessandro Sansoni, Giorgio Zaul




I marxisti amano Fratelli tutti

Un articolo di Michael Warren Davis che riflette sui preoccupanti movimenti scismatici dei vescovi tedeschi, la nuova enciclica di Papa Francesco, Fratelli tutti, e i cittadini statunitensi che supportano Biden, che si autoproclama cattolico, ma che sostiene l’aborto fino al nono mese. 

L’articolo è stato pubblicato su Crisis Magazine e ve lo propongo nella mia traduzione. 

 

Card. Reinhard Marx
Card. Reinhard Marx

 

Il vescovo Heinz-Josef Algermissen ha recentemente pubblicato una lettera in cui afferma che, durante un incontro del 7 ottobre con papa Francesco, il Santo Padre ha espresso una “drammatica preoccupazione” per lo stato della Chiesa tedesca. E’ vero.

Francesco ha sempre diffidato del cammino sinodale dei vescovi tedeschi, convocati per discutere di “autorità e separazione dei poteri”, “morale sessuale”, “modalità di vita sacerdotale” e “donne al servizio degli uffici ecclesiastici”. (Questo è modernismo per il gallicanesimo, che legittima la sodomia, abolisce il celibato clericale e ordina diaconi le donne, rispettivamente).

Francesco ha ripetutamente ordinato ai tedeschi di fermarsi. Essi hanno ripetutamente rifiutato, insistendo sul fatto che il loro sarebbe stato un “sinodo vincolante”. Francesco ha ribattuto, dicendo che il sinodo non era nemmeno “ecclesiasticamente valido”, figuriamoci vincolante. Quando ha scritto al suo vecchio alleato Reinhard Cardinale Marx (ex presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e consigliere strettissimo del Papa, ndr), ordinandogli di sospendere il sinodo illegittimo, Sua Eminenza rispose:

Speriamo che i risultati della formazione di un’opinione [su questi argomenti] nel nostro Paese siano utili anche per la guida della Chiesa universale e per altre conferenze episcopali caso per caso. Ad ogni modo, non vedo perché le questioni su cui il Magistero ha preso decisioni debbano essere ritirate da qualsiasi dibattito, come suggeriscono i suoi scritti… Innumerevoli credenti in Germania ritengono che [questi temi] abbiano bisogno di essere discussi.

Era chiaro che il cardinale Marx e i suoi compagni non cercavano solo di portare la Chiesa tedesca all’eresia e al sinodo: volevano dare l’esempio ad altre conferenze episcopali che volevano fare lo stesso. Alcuni hanno sostenuto che, anche procedendo con il loro sinodo – in diretta sfida al Papa – sono già in uno stato di scisma.

Gli osservatori della Chiesa sanno da tempo che il cardinale Marx è un cripto-luterano, anche se ogni anno diventa sempre meno cripto. In un’intervista del 2015, ha insistito sul fatto che Martin Lutero “non intendeva dividere la Chiesa ma, con i suoi appelli alla riforma, voleva attirare l’attenzione sulle lamentele che offuscavano il messaggio del Vangelo”. Sua Eminenza ha continuato dicendo che, dopo cinque decenni di dialogo con i luterani tedeschi, “è possibile per un cristiano cattolico leggere i testi di Lutero con riconoscenza, e imparare dai suoi pensieri”.

Karl Marx
Karl Marx

Il cardinale Marx è anche, non sorprendentemente, comunista. Nel 2018, ha detto che Karl Marx lo ha “abbastanza impressionato”. Il Cardinale ha appreso dal suo omonimo che “i diritti umani rimangono incompleti senza la partecipazione materiale”, e ha persino affermato che senza di lui, non ci sarebbe stata alcuna dottrina sociale cattolica. (Questo sarebbe un grande shock per i santi Agostino e Tommaso d’Aquino). “Siamo tutti sulle spalle di Karl Marx”, concludeva – a cui ogni fedele cattolico risponde – “Parli per sé, eminenza”.

Il cardinale Marx vuole trasformare la Chiesa cattolica in Germania in un’altra setta protestante di sinistra che usa la religione come facciata per una politica radicale di sinistra. Non è una teoria di cospirazione, perché non c’è cospirazione: Il cardinale Marx e i suoi compagni sono tutti perfettamente aperti sui loro programmi, e perfettamente felici di sfidare le autorità della Chiesa che li ostacolano.

***

Alcuni sostengono che Papa Francesco è almeno in parte responsabile del disastro tedesco a causa della sua enfasi sulla “sinodalità” e sul dialogo interreligioso, e la sua inclinazione per la politica progressista. Sarebbe corretto.

Questi due eventi stanno accadendo contemporaneamente: l’elezione presidenziale negli Stati Uniti tra Donald Trump e Joe Biden, e il percorso sinodale” tedesco che porterà la Deutsche Bischofskonferenz all’eresia, separandola dalla Chiesa cattolica, e potenzialmente porterà decine di milioni di tedeschi all’apostasia.

Il 3 ottobre, Papa Francesco ha pubblicato una delle sue encicliche più lunghe e di vasta portata fino ad oggi. Fratelli Tutti non menziona una sola volta l’eresia o lo scisma, ma la parola “xenofobia” appare quattro volte. Le “Mura” (cioè quelle che difendono i confini nazionali) sono menzionate tredici volte, sempre in modo dispregiativo. Il “populismo” appare dodici volte, mai sotto una luce positiva. Ci sono anche riferimenti al “narcisismo locale” e al “nazionalismo violento”, tra le altre parole d’ordine che potrebbero sembrare più di casa nel New York Times che in un’enciclica papale.

Sembra che il Santo Padre sia un po’ preoccupato, e non per la Chiesa in Germania.

Le continue incursioni di Francesco in politica – in particolare le sue invettive contro il presidente Trump – hanno sempre sconcertato i cattolici ortodossi. Naturalmente non difendiamo il “narcisismo locale”, qualunque cosa significhi. E se negli Stati Uniti dovesse apparire qualcosa di simile a un “nazionalismo violento”, ci opporremmo volentieri. Attualmente, l’unica violenza politica in questo Paese è commessa da Black Lives Matter, Antifa, e altri gruppi di sinistra sostenuti da Joe Biden e dal Partito Democratico. Curiosamente, non c’è stato alcun accenno a tale violenza progressista in Fratelli Tutti, anche se diversi vescovi americani hanno espresso il loro sostegno a questi insurrezionalisti.

Ora che ci penso, non c’è alcun riferimento al fatto che le chiese cattoliche e le statue dei santi in tutto il Paese siano state vandalizzate da queste folle. Si tace sul fatto che la maggior parte di coloro che si  auto-identificano cattolici di questo Paese sostiene il signor Biden, che sostiene l’aborto [a nascita] parziale, e che in maniera blasfema sostiene che la sua posizione è compatibile con la fede cattolica. E il Santo Padre sembra non essere preoccupato che il suo compagno di corsa (nelle elezioni presidenziali, ndr), Kamala Harris, abbia cercato di impedire ai cattolici ortodossi di ricoprire una carica pubblica a causa della loro fede (di riferisce anche al fuoco di fila contro la proposta del giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema perché cattolica, ndr).

Francesco sembra ignorare la situazione reale qui negli Stati Uniti. E perché dovrebbe essere altrimenti? Francesco è il pastore di un miliardo di cattolici in tutto il mondo; non può passare tutto il giorno a guardare Fox News e a leggere il Wall Street Journal. È anche un anziano italo-argentino che non usa il computer; tutto quello che sa di questo Paese è quello che gli viene dato in pasto dai burocrati vaticani. Ma questo rende i suoi interventi nella politica statunitense solo più sconcertanti.

Noi onoriamo, amiamo e rispettiamo il Santo Padre qui alla rivista Crisis Magazine. Ma solo il più fanatico dei Mottramisti potrebbe considerare Papa Francesco come un analista qualificato sull’attualità negli Stati Uniti. Contrariamente a quanto alcuni super-imbroglioni-ultramontanisti suppongono, i Vescovi di Roma non godono di una competenza universale. Quando Papa Francesco non parla ex cathedra sulla fede e la morale, è del tutto possibile che non abbia idea di cosa stia parlando. Questo non è insolente, e nemmeno irrispettoso. È solo un’affermazione di fatto.

***

Per correttezza verso il Papa, egli si sta ovviamente adoperando per rimettere in riga i vescovi tedeschi. Se lo sta facendo in silenzio, questo può essere a suo vantaggio. Non lo so. Francesco e io oramai parliamo di rado al telefono e a tutte le mie spie della Domus Sanctae Marthae è stato detto di lavorare da casa durante il Covid.

Tutto quello che possiamo fare è esprimere una seria supplica, da figli del nostro Santo Padre, affinché si concentri a ripulire il caos in Germania. Possiamo solo pregare che egli faccia tutto ciò che è in suo potere per evitare che i vescovi conducano il loro popolo su una scogliera, e per impedire loro di esportare il loro modernismo in altri Paesi.

A febbraio, il cardinale Marx ha annunciato che non si sarebbe candidato per la rielezione alla presidenza della Conferenza episcopale tedesca. Questa può essere una buona notizia, o può essere una pessima notizia. Quando Steve Bannon ha lasciato la Casa Bianca di Trump, ha dichiarato: “Sarò la sua spalla all’esterno per tutto il tempo”. Il cardinale Marx potrebbe pensarla allo stesso modo. Potrebbe essere più pericoloso come una sorta di agente libero, libero da obblighi e responsabilità ufficiali.

O forse, dopo aver messo in moto le ruote della rivoluzione, è felice di sedersi e lasciare che la sua terribile macchina faccia il suo lavoro. La settimana scorsa, Crux riferisce che il cardinale Marx ha elogiato Fratelli Tutti, dicendo che il Papa “si è dissociato dalle risposte ideologiche apparentemente allettanti alle sfide economiche e sociali date dal nazionalismo, dal populismo e dal razzismo. Aveva anche ripetuto il suo monito a non erigere nuovi confini e muri tra i popoli e le nazioni”, ha detto. Questo, detto da un marxista convinto.

Santo Padre, il suo doveroso figlio americano propone rispettosamente questa regola: Qualunque cosa dica il cardinale Marx, per l’amor di Dio, faccia il contrario.

 

Michael Warren Davis è direttore di Crisis Magazine. È un frequente collaboratore di The American Conservative e autore di The Reactionary Mind (Regnery, 2021).




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