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De Luca: Il governo ha previsto 60.000 assistenti volontari che si sono formati alla scuola del niente e saranno chiamati a fare il nulla

Strepitoso il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, sui 60.000 volontari previsti dal Governo per seguire gli assembramenti durante la coda della pandemia da coronavirus. Da vedere!!!

(se il video non si apre fare il refresh di questa pagina o cliccare qui)

 




STATI UNITI: La politica inclusiva sportiva transgender viola i diritti degli altri, per questo è discriminatoria

Terry Miller atleta

Terry Miller atleta, secondo da sinistra (AP Photo/Pat Eaton-Robb, File)

 

di Sabino Paciolla

 

La politica sportiva adottata dalle scuole superiori del Connecticut che permette agli atleti biologicamente maschi, ma che si identificano come femmine, di competere in eventi sportivi femminili costituisce una violazione del Titolo IX, ha deliberato giovedì il Dipartimento dell’Educazione dell’Ufficio dei Diritti Civili degli Stati Uniti d’America. Una tale decisione potrebbe costringere il Connecticut a far marcia indietro se vorrà continuare a ricevere i fondi federali. 

Una copia della lettera che il Dipartimento dell’Istruzione degli USA ha inviato alle autorità del Connecticut è stata ottenuta dalla Associated Press. Essa è arrivata come esito di una denuncia presentata l’anno scorso da diverse atlete di atletica leggera che si sono sempre riconosciute nel sesso nel quale sono nate e che hanno sostenuto che due atleti che si identificano come femmine (transessuali) hanno avuto un ingiusto vantaggio fisico.

La Connecticut Interscholastic Athletic Conference (CIAC) ha adottato nel 2017 una politica che permette agli studenti delle scuole superiori dello stato di competere in sport basati sulla loro “identità di genere preferita”.

Ciò ha consentito a  due studenti maschi che si sono identificati come femmine – Terry Miller della Bloomfield High School (nella foto) e Andraya Yearwood della Cromwell High School – di gareggiare nel 2018 durante la stagione di atletica leggera sia indoor che outdoor.

Secondo CNA, uno dei due corridori maschi detiene ora 10 record statali per la pista femminile, precedentemente detenuto da 10 diverse atlete. I due atleti biologicamente maschi hanno vinto 15 titoli del campionato statale femminile.

L’ufficio federale dell’Istruzione nella sua lettera di 45 pagine inviata allo stato del Connecticut ha minacciato di trattenere i finanziamenti al settore poiché quella norma costituisce una violazione del Titolo IX, la legge federale sui diritti civili che garantisce pari opportunità di istruzione per le donne, anche in atletica leggera.

La norma ha “negato alle studentesse atlete benefici e opportunità atletiche, tra cui l’avanzamento alle finali in eventi, gare di livello superiore, premi, medaglie, riconoscimenti, e la possibilità di una maggiore visibilità ai college e altri benefici”, si legge nella lettera, che è datata 15 maggio, secondo quanto riportato dalla Associated Press.

In risposta alla lettera, la Connecticut Interscholastic Athletic Conference afferma che la sua politica è conforme a una legge statale che vieta alle scuole di discriminare gli studenti transgender.

“La legge del Connecticut è chiara e gli studenti che si identificano come donne devono essere riconosciute come donne per tutti gli scopi – compresi gli sport delle scuole superiori”, ha detto la Athletic Conference in una dichiarazione. “Fare altrimenti non solo sarebbe discriminatorio, ma priverebbe gli studenti delle scuole superiori della significativa opportunità di partecipare ad attività educative, compresi gli sport interscolastici, basate su stereotipi sessuali e pregiudizi che il Titolo IX e la legge statale del Connecticut cercano di prevenire”.

“Tutto il risultato di oggi rappresenta l’ennesimo attacco dell’amministrazione Trump contro gli studenti transgender”, ha detto Chase Strangio, che guida le iniziative di giustizia transgender per il progetto LGBT e HIV dell’American Civil Liberties Union.

“Gli studenti trans appartengono alle nostre scuole, anche nelle squadre sportive, e non ci stiamo tirando indietro da questa lotta”, ha detto Strangio.

E’ di tutta evidenza come ci si trovi dinanzi ad una situazione strana e paradossale da molti evidenziata. Infatti, una norma finalizzata alla inclusività e non discriminazione che consente la partecipazione di persone di sesso biologico maschile, ma che si identificano come femmine, a gare femminili finisce per creare una discriminazione in quanto consente ai maschi biologici di trarre un ingiusto vantaggio derivante dalla forza virile.

Chelsea Mitchell, una delle querelanti, atleta senior, ha detto giovedì che è felice e sollevata dalla decisione del Dipartimento dell’Istruzione.

“Sembra che finalmente stiamo andando nella giusta direzione, e che saremo in grado di ottenere giustizia per le innumerevoli ragazze insieme a me che hanno affrontato la discriminazione per anni”, ha detto. “È liberatorio sapere che la mia voce, la mia storia, la mia perdita, è stata ascoltata; che quei campionati che ho perso significano qualcosa”.

Il consulente legale dell’ADF Christiana Holcomb ha detto in una dichiarazione che “le ragazze non dovrebbero essere ridotte a spettatori nel loro sport”.

“Siamo incoraggiati dal fatto che il Dipartimento dell’Educazione abbia ufficialmente chiarito che permettere ai maschi di competere nella categoria femminile non è giusto, distrugge le opportunità atletiche delle ragazze e viola chiaramente la legge federale. I maschi avranno sempre dei vantaggi fisici intrinseci rispetto alle ragazze di talento e allenate in modo comparabile – questo è il motivo per cui abbiamo lo sport femminile in primo luogo. Alla luce della lettera del dipartimento, chiediamo alle scuole del Connecticut e alla CIAC di aggiornare le loro politiche problematiche e di rispettare la legge federale”, ha detto Holcomb.

Il Connecticut è uno dei 18 stati, insieme a Washington D.C., che permettono agli atleti transgender delle scuole superiori di competere senza restrizioni, secondo Transathlete.com.

Diversi altri stati hanno politiche che vietano la partecipazione di atleti transgender, e l’Idaho è recentemente diventato il primo a varare una legge che vieta alle donne transgender (uomini biologici, ndr) di gareggiare in sport femminili.

Una tale politica “inclusiva” come quella adottata dal Connecticut è avversata anche dalle femministe e persino dalle lesbiche. 

Ricordiamo, infatti, come abbiamo già riportato su questo blog, che la leggenda del tennis Martina Navratilova, apertamente lesbica, è stata espulsa dal consiglio di amministrazione di Athlete Ally, un’organizzazione non profit che promuove l’inclusione LGBT nello sport, della quale è stata per otto anni “ambasciatrice” LGBT, semplicemente perché ha osato dire che far competere un maschio biologico che si identifica come femmina “È folle ed è un imbroglio”

In un tweet del 2018, la Navratilova aveva scritto: “Non puoi proclamarti una donna ed essere in grado di competere con le donne. Ci devono essere alcuni standard, e avere un pene e competere come donna non sarebbe adatto a quello standard”.

La Navratilova aveva semplicemente detto la verità. Ma era una verità non politicamente corretta. 

 




Rituale della Comunione immutato nella Chiesa Ortodossa nonostante il coronavirus

Come ha vissuto la crisi pandemica di coronavirus la Chiesa Ortodossa? Nonostante il virus, essa ha mantenuto intatto il rituale millenario della Comunione. Ne parlano Elena Becatoros e Costas Kantouris in questo loro articolo pubblicato su Associated Press. Eccolo nella traduzione di Elisa Brighenti.

 

Rito della Comunione nella Chiesa Ortodossa

Rito della Comunione nella Chiesa Ortodossa (Foto AP)

 

Uno ad uno, i bambini e gli adulti si mettono in fila per il secolare rito della Santa Comunione, cercando di mantenere una giusta distanza sociale. Il sacerdote immerge un cucchiaio nel calice di pane e vino, che i fedeli credono contenere il corpo e sangue di Cristo, e lo mette in bocca alla prima persona in fila.

Poi, con una mossa che metterebbe in allarme un epidemiologo, immerge di nuovo il cucchiaio nel calice e poi nella bocca della persona successiva.

Cosi di seguito, per l’intera comunità.

Contrariamente a quanto dice la scienza, la Chiesa greco-ortodossa insiste sul fatto che è impossibile che qualsiasi malattia – compreso il coronavirus – sia trasmessa attraverso la Santa Comunione.

 

“Nel santo calice, non c’è pane e vino, è il sangue e il corpo di Cristo”, sostiene il Rev. Georgios Milkas, un teologo della città settentrionale di Salonicco. “E non c’è un briciolo di sospetto di trasmettere il virus, questa malattia, perché nel santo calice c’è il Figlio e la Parola di Dio”.

Questo è dimostrato, ha detto, attraverso “l’esperienza dei secoli”.

Gli scienziati avvertono che gli utensili condivisi possono diffondere il coronavirus, e indicano anche epidemie legate alle funzioni religiose in tutto il mondo.

Un cucchiaio comune presenta “pericoli abbastanza significativi”, ha detto il dottor Nathalie MacDermott, docente clinico accademico per l’Istituto nazionale britannico per la ricerca sanitaria del King’s College di Londra.

“Il pericolo di trasmettere qualsiasi tipo di patogeno virale respiratorio o anche infezioni batteriche è abbastanza alto con la condivisione di utensili”, ha detto. “E perché passi in un gruppo relativamente grande di persone, basta che sia sufficiente che una sola persona abbia il coronavirus in fondo alla gola, e potenzialmente anche nella saliva”.

Il Santo Sinodo, l’organo di governo della Chiesa, dichiara che qualsiasi insinuazione che la malattia possa essere trasmessa dalla Santa Comunione  rappresenta una bestemmia, una posizione che è ripetuta dalla Chiesa di Cipro.

“Per quanto riguarda la questione che viene di volta in volta ingiustificatamente sollevata sui presunti pericoli, che in queste visioni blasfeme si dice si annidino nel Mistero vivificante della Santa Comunione, il Santo Sinodo della Chiesa di Grecia esprime la sua amarezza, il suo profondo dolore e la sua dura opposizione”, si legge in una circolare del 13 maggio sulle misure di distanziamento sociale nelle chiese.

Il Sinodo “dichiara ancora una volta a tutti coloro che, per ignoranza o per consapevole infedeltà, insultano brutalmente tutto ciò che è santo e sacro, i dogmi e le sacre regole della nostra fede, che la Santa Comunione è la medicina dell’immortalità, antidoto non per morire, ma per vivere secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo per sempre”.

Il fatto che la Santa Comunione debba essere cambiata o sospesa per motivi di salute è diventato un argomento scottante in gran parte del mondo cristiano ortodosso, e le chiese generalmente rifiutano di piegarsi alle pressioni dei governi e degli scienziati.

Alcune concessioni sono state fatte in Russia. A metà marzo, la Chiesa ortodossa russa ha emanato istruzioni per regolare il sacramento durante la pandemia. Ai sacerdoti è stato detto di indossare guanti quando si distribuisce il pane, di disinfettare il cucchiaio e di usare calici usa e getta per il vino.

In Etiopia, che vanta il più grande popolo cristiano ortodosso al di fuori dell’Europa, il rito è rimasto invariato, come pure nella Chiesa ortodossa georgiana.

In risposta alle pressioni dell’opinione pubblica contro l’uso di un cucchiaio comune, la chiesa georgiana ha sottolineato che la tradizione ha migliaia di anni.

“In questi anni ci sono stati molti casi di infezioni mortali, durante i quali i credenti ortodossi non hanno temuto, anzi, si sono sforzati ancora di più per ottenere la Comunione attraverso un calice comune e un cucchiaio comune”, si legge in una dichiarazione.

In Grecia, un sacerdote focoso, l’ex metropolita Ambrosios, ha detto di aver scomunicato il ministro dell’istruzione, il primo ministro e il vice ministro della protezione civile – il primo per aver suggerito che il coronavirus potesse essere trasmesso attraverso la saliva durante la Santa Comunione, e gli altri due per aver chiuso le chiese durante l’isolamento. Il Santo Sinodo non l’ha comunque appoggiato, dicendo che egli aveva unicamente  l’autorità di scomunicare.

La Grecia ha imposto un blocco in anticipo, una mossa accreditata per aver contribuito a frenare le infezioni. Il Paese ha riportato 175 morti e 2.900 casi confermati.

Tuttavia, molti dei fedeli si sono irritati a causa dell’isolamento che ha chiuso luoghi di culto di tutte le religioni per due mesi. Tutto questo in concomitanza con la Pasqua, la festività religiosa più importante per i cristiani,  e l’impossibilità di partecipare alle funzioni religiose è pesata notevolmente su molti.

Quando  il blocco è stato rimosso il 17 maggio, migliaia di fedeli sono accorsi in chiesa.

“La questione della Santa Comunione, in particolare, è l’unica linea rossa della chiesa e dei fedeli per le nostre anime”, ha detto Michalis Gkolemis, 19 anni, che ha partecipato alle funzioni religiose a Salonicco. “Non diciamo che la Santa Comunione è la cura per tutte le malattie, per esempio per l’influenza, ma diciamo che non ci si può ammalare ricevendo la Comunione. Non si può prendere un virus, cosa che non è scientificamente provata, ma è provata dall’esperienza”.

Dopo aver ordinato la chiusura delle chiese, il governo è stato più cauto ed ha evitato la delicata questione della Santa Comunione. La limitata diffusione del virus ha anche ridotto il rischio di una nuova epidemia, almeno per ora.

Per gli scienziati, la preoccupazione è mitigata dalla consapevolezza che opporsi alla potente Chiesa ortodossa, con una maggioranza di greci credenti, potrebbe essere controproducente.

“Si tratta di una questione di salute pubblica”, ha detto il dottor Gkikas Magiorkinis, professore assistente di igiene ed epidemiologia all’Università di Atene. “Come epidemiologo, vorrei essere in grado di ridurre il rischio di trasmissione”.

Ma cambiare le menti dei fedeli è “molto difficile”, ha detto. “È una questione che può essere risolta solo attraverso la discussione, e la discussione teologica piuttosto che scientifica. Il dibattito scientifico non ha mai aiutato, e potrebbe condurre a risultati anche peggiori”.

Le discussioni con la chiesa sono sempre state aperte, ha detto Magiorkini, che è anche consigliere del governo in merito al virus.

“Solo la Chiesa può fornire una soluzione”, ha detto.

 

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Kantouris ha riferito da Salonicco. Hanno contribuito i giornalisti dell’Associated Press Daria Litvinova a Mosca, Elias Meseret ad Addis Abeba, Etiopia, Sophiko Megrelidze a Tiblisi, Georgia, e Menelaos Hadjicostis a Nicosia, Cipro.

 




Trump contro la dittatura del pensiero unico sui giganti dell’informazione dei social

La mascherina, che in questi giorni siamo costretti ad indossare in cambio di un minimo di libertà di movimento è un simbolo molto efficace della privazione di libertà, cui siamo costretti in questi tempi di presunta pandemia.

Eppure, se – come sembra probabile – entro l’estate in Italia venisse approvata la famigerata legge contro l’omofobia, saremmo costretti ad un bavaglio ideologico persistente e ben più pericoloso (si legga a tal proposito il contenuto dell’audizione dell’avv. Gianfranco Amato alla Camera dei Deputati, qui).

Anche in assenza di una legge che sanzioni ogni libera espressione del pensiero in base a parametri indefiniti perché fondati sulla percezione personale, i principali giganti dei social media come Facebook e Twitter da lungo tempo stanno applicando analoga censura su ogni opinione, che non rientri nei binari del politicamente corretto.

Ne fanno le spese principalmente i pro-life che, difendendo i principi non negoziabili (vita umana dal concepimento alla sua fine naturale, libertà di educazione e famiglia naturale, basata sull’unione di un uomo e una donna), sono spesso oggetto di censura violenta e irrazionale.

Se in Europa nessuno prende le loro difese, fortunatamente negli Stati Uniti, grazie al presidente Donald Trump l’aria sta cambiando.

A tal proposito, vi invito a leggere parte dell’articolo di Steven Ertelt pubblicato lo scorso 28 maggio su LifeNews (qui) che qui vi propongo nella mia traduzione.

 

Trump firma ordine di responsabilità contro giganti dei social 28 05 2020

Trump firma ordine di responsabilità contro giganti dei social 28 05 2020

 

Trump firma l’ordine: i giganti dei social media sono responsabili della censura ai danni dei conservatori pro-life

 

Il presidente Donald Trump ha firmato oggi un ordine esecutivo che prevede che i giganti dei social media come Facebook e Twitter siano responsabili della censura ai danni dei conservatori pro-life. Le grandi aziende tecnologiche hanno ripetutamente sottoposto i principali gruppi pro-life a un trattamento non conforme agli standard, a oscuramenti, falsi controlli e vietando loro di fare pubblicità per far crescere la loro audience.

L’ordine esecutivo del Presidente Trump richiede l’adozione di nuove norme ai sensi della Sezione 230 del Communications Decency Act per fare in modo che le aziende dei social media che si impegnano nella censura e nella condotta politica non possano mantenere la loro immunità.

L’ordine impone alle agenzie federali come la FCC e la FTC di verificare se possono imporre nuove regole ad aziende come Twitter, Facebook e Instagram.

Oggi firmo un ordine esecutivo per proteggere e sostenere la libertà di parola e i diritti del popolo americano“, ha detto. “Attualmente i giganti dei social media come Twitter hanno ricevuto uno scudo di responsabilità senza precedenti, basato sulla teoria che siano una piattaforma neutrale, cosa che effettivamente non sono”.

“Quello che stanno facendo equivale a un monopolio, si può dire che equivale a prendere il controllo dell’etere”, ha detto Trump. “Non possiamo permettere che accada. Altrimenti non avremo una Democrazia, non avremo niente a che vedere con una repubblica”.

Sottolineando l’importanza dei social media, richiesto da un reporter di cancellare il suo account Twitter, data la sua preoccupazione per Twitter, Trump ha notato quanto siano necessari social media equi per contrastare il pregiudizio dei media pro-aborto.

“Se non foste falsi, non ci penserei nemmeno, lo farei in un attimo [in riferimento alla cancellazione dell’account, ndt], ma la notizia è falsa”, ha detto.

Trump ha annunciato che sta indirizzando la sua amministrazione a “sviluppare politiche e procedure per garantire che il denaro dei contribuenti non vada in nessuna società di social media che reprime la libertà di parola”.

La censura delle organizzazioni a favore della vita è stata pervasiva.

Il ministero “Warriors for Christ”, con sede in West Virginia, ha visto rimuovere ripetutamente le sue pagine Facebook dal gigante dei social media. La sua pagina principale, che ha più di 225.000 follower, è stata rimossa di nuovo la scorsa settimana, presumibilmente per contenuti “odiosi, minacciosi o osceni”.

Questo è il messaggio che Penkowski ha ricevuto da Facebook la scorsa settimana: “La tua pagina “Warriors for Christ” è stata rimossa per aver violato le nostre Condizioni d’uso. Una pagina Facebook è una presenza distinta utilizzata esclusivamente per scopi commerciali o promozionali. Tra le altre cose, le pagine che sono odiose, minacciose o oscene non sono ammesse. Eliminiamo anche le pagine che attaccano un individuo o un gruppo, o che sono state create da un individuo non autorizzato. Se la vostra Pagina è stata rimossa per uno dei motivi sopra indicati, non verrà ripristinata. Il continuo uso improprio delle funzionalità di Facebook potrebbe comportare la perdita permanente del tuo account”.

Nel 2015, Facebook ha anche rifiutato di permettere a Live Action News di pubblicizzare una delle sue storie perché “l’immagine o la miniatura del video può scioccare o evocare una risposta negativa da parte degli spettatori”. L’immagine era quella del bambino Eli Thompson, nato senza naso.

All’inizio di quest’anno, due attori di Hollywood che stanno lavorando con i leader pro-life su un film che racconta la vera storia della causa Roe contro Wade (quella che ha introdotto la legalizzazione dell’aborto negli USA, ndt) hanno detto che Facebook sta bloccando il loro progetto.

Nick Loeb ha riferito al World News Daily che crede che il gigante dei social media li stia censurando a causa del messaggio pro-life del film e della sua esposizione della storia eugenetica della Planned Parenthood.

“Hanno persino bloccato le persone che condividono le pubblicità che ho pagato”, ha detto Loeb. “Questo è un furto o una frode”.

 

Petizione per chiedere lo stop alla censura di Facebook, Twitter, Google e YouTube contro i pro-life: https://www.gopetition.com/petitions/attention-facebook-twitter-google-and-youtube-stop-censoring-pro-lifers.html

 




Vescovo di Pavia: Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione On. Lucia Azzolina

Don Gabriele Mangiarotti, direttore del sito CulturaCattolica.it, ha ricevuto e pubblicato sul suo sito la «Lettera aperta» del Vescovo di Pavia, mons. Corrado Sanguineti. Essa è indirizzata al ministro Azzolina ed ha come preoccupazione centrale la scuola. 
«Un Governo lungimirante e attento al bene comune dovrebbe mettere al primo posto l’educazione, la scuola, insieme all’università, alla ricerca e alla cultura, perché è qui che si formano gli uomini e le donne di domani, ed è qui che si costruisce un volto di una nazione realmente pluralista, libera, capace di promuovere il pensiero, l’ingegno e le risorse dei suoi cittadini»

Rilancio dal sito CulturaCattolica.it la lettera del vescovo.

Maestro scuola elementare

 

 

Gentile signora Ministro,

Le scrivo a doppio titolo: come cittadino italiano e come vescovo della diocesi di Pavia, città che lei ben conosce, avendo conseguito la Laurea in Giurisprudenza presso l’Alma Mater Ticinensis.
Come cittadino e come pastore, che cerca di essere attento ai bisogni e alle fatiche del suo popolo, mi permetto di scriverLe in forma di lettera aperta, per farmi voce di tre realtà importanti della nostra amata Nazione, che coinvolgono la vita di migliaia famiglie.

La prima realtà è il mondo ricco e multiforme della scuola pubblica paritaria che rappresenta un segmento rilevante della realtà scolastica in Italia: le scuole paritarie di ogni ordine e grado, come Lei sa meglio di me, sono il 24% del totale con oltre il 10% di allievi italiani. Si tratta di circa 900.000 studenti, 180.000 dipendenti e 12.000 istituti scolastici che svolgono un servizio scelto liberamente da molte famiglie, apprezzato e pubblico. Non riesco a comprendere sinceramente perché finora il Governo, in cui Lei riveste l’alta responsabilità di essere Ministro dell’Istruzione, si sia mostrato così poco attento alle necessità di questo mondo della paritaria con tre possibili danni:
• il rischio di ridurre e di deprimere un patrimonio rilevante d’insegnamento, d’educazione e d’esperienza che vede spesso un’attiva collaborazione tra genitori e scuole;
• l’oggettiva offesa al diritto d’esercitare la libertà educativa, propria dei genitori, nella scelta di una scuola che, nel rispetto del percorso dell’istruzione pubblica, offra un’impostazione ideale condivisa dalle famiglie che la scelgono;
• un grave danno economico, perché facendo morire le scuole paritarie, lo Stato dovrà sobbarcarsi il costo di circa 2,4 mld di euro (tanto sarà il costo a carico dello Stato per studenti e docenti che passeranno alla scuola statale dismesse): inoltre metterà sulla strada 180.000 dipendenti che non potranno essere riassorbiti tutti dagli istituti statali. Come hanno scritto i vescovi italiani in un recente messaggio su questa delicata questione: « Le paritarie svolgono un servizio pubblico … permettono al bilancio dello Stato un risparmio annuale di circa 7.000 euro ad alunno: indebolirle significherebbe dover affrontare come collettività un aggravio di diversi miliardi di euro».
Si ha l’impressione di un “pregiudizio ideologico” che renda ciechi di fronte alla realtà, mettendo in pericolo il lavoro e il servizio di migliaia di cittadini italiani e non avendo nessuna considerazione per la libertà propria delle famiglie di indirizzare l’educazione dei propri figli anche nella scelta della scuola.

La seconda realtà è la scuola tutta: in questi mesi, le scuole sono rimaste chiuse; è vero che si sono attivate, con grande impegno dei docenti, forme d’insegnamento per via telematica. Tuttavia è una situazione pesante sulle spalle delle famiglie e vi sono difficoltà legate alla disparità economica e sociale: non tutti hanno computer e tablet per ogni figlio, non tutti i bambini hanno genitori in grado di seguirli nell’uso di questi strumenti. Per non parlare di chi ha figli con disabilità o deficit cognitivi. Inoltre, senza negare l’utilità di piattaforme digitali anche per la didattica, nulla può sostituire la lezione in classe, e l’esperienza dell’andare a scuola, stabilendo rapporti tra compagni e con i docenti: il bisogno di una relazione viva e diretta si fa imponente per i bimbi del nido, dell’infanzia e della primaria.
Ora noi rischiamo d’essere in Europa il primo paese che ha chiuso le scuole e l’ultimo che le riaprirà! Deve essere una preoccupazione primaria e un dovere assoluto per uno Stato moderno pensare e trovare soluzioni che permettano a settembre di riprendere in sicurezza le lezioni, e sarebbe auspicabile che almeno per i bambini dell’infanzia e del nido, si potesse prospettare una parziale ripresa d’attività nella prima parte dei mesi estivi.

La terza realtà su cui mi permetto di richiamare la Sua attenzione è la situazione che da anni affligge lo stato d’insicurezza dei numerosi docenti precari: dietro ciascuno e ciascuna di loro c’è una famiglia, che patisce un’ingiusta e prolungata precarietà. Si tratta d’insegnanti della scuola pubblica, statale e paritaria, che dopo anni di servizio, sono ancora appesi all’incertezza, magari costretti a sostenere concorsi poco dignitosi per avere ciò che dovrebbe essere un diritto acquistato sul campo: credo che uno Stato moderno deve trovare modi più adeguati per immettere progressivamente in ruolo questi docenti, senza i quali la scuola non potrebbe realizzare il suo servizio.

Le tre realtà che ho voluto richiamare e per le quali Le chiedo un impegno pieno e rispettoso dei diritti di tutti i soggetti, facendoci portatrice delle loro istanze nel Governo, sono decisive per il futuro del nostro paese, in questi prossimi mesi difficili che ci attendono.
Un Governo lungimirante e attento al bene comune dovrebbe mettere al primo posto l’educazione, la scuola, insieme all’università, alla ricerca e alla cultura, perché è qui che si formano gli uomini e le donne di domani, ed è qui che si costruisce un volto di una nazione realmente pluralista, libera, capace di promuovere il pensiero, l’ingegno e le risorse dei suoi cittadini.

Concludo e mi scuso se mi sono dilungato: forse, Signora Ministro, Lei si chiederà perché un vescovo scriva una lettera di questo tenore e contenuto a Lei. La risposta è semplice: perché sono mi sta a cuore la nostra bellissima Italia, terra così profondamente segnata dalla fede cristiana, e perché, come cristiano e come pastore, nulla di ciò che è umano mi è estraneo.
Conto sulla sua sensibilità e responsabilità, e attendo di vedere passi positivi nella Sua azione e nelle scelte del Governo per la promozione di una scuola all’altezza delle sfide e dei tempi.
Cordialmente

+ Corrado Sanguineti
Vescovo di Pavia