Il Conclave del 2005 – Come il “Gruppo di San Gallo” tentò di presentare un candidato alternativo a Joseph Ratzinger

Il 30 aprile scorso, il quotidiano tedesco “Die Tagespost” ha pubblicato un interessante estratto dal libro di Peter Seewald “Benedikt XVI. Ein Leben” uscito oggi per i tipi di Droemer HC Verlag, riportante con dovizia di particolari la cronaca dello storico Conclave del 2005. Ve lo proponiamo in traduzione italiana a cura di Alessandra Carboni Riehn.

 

Papa Benedetto XVI il giorno della elezione 19 aprile 2005 (AP)

fonte – AP

 

In un conclave può succedere di tutto. Niente è impossibile. Tuttavia, la regola è che chi entra in conclave da Papa ne esce cardinale. Per ore i fedeli avevano aspettato in piazza San Pietro un primo segnale. Finalmente! Quando lunedì 18 aprile, poco dopo le 20.00, dal camino della Sistina si alzarono le prime volute di fumo, parve che l’attesa fosse terminata. Come quando dopo uno sparo si alza in volo uno stormo di colombe, la folla corse da ogni parte verso il centro della piazza. “Papa, Papa!”, gridavano i primi. Altri guardavano fisso il camino o gli enormi schermi televisivi che mostravano il camino in primo piano. “Black or white?” chiese una suora passando. Gli interpellati scrollarono le spalle. Ora si riconoscevano chiaramente le prime nuvolette dell’oracolo alzarsi nel cielo romano. Ma erano nere. Decisamente. E un po’ stordita, come dopo una partita di calcio in cui la squadra del cuore ha perso, la gente tornò al suo posto, a casa o in uno dei bar, per riprendersi dall’emozione della giornata.

Nel primo turno di votazioni emergono due favoriti

Secondo le ricerche di vari media, in quel primo scrutinio erano emersi due favoriti: oltre a Ratzinger, il cardinale emerito Martini. L’italiano avrebbe ricevuto, si disse, uno o due voti più del tedesco. Il “Diario proibito” dell’anonimo partecipante al Conclave, tuttavia, riporta un risultato un po’ diverso: Ratzinger avrebbe ricevuto 47 voti (40,9 per cento), ma al secondo posto gli sarebbe seguito l’argentino Jorge Bergoglio con 10 voti. Martini avrebbe ricevuto nove voti, Camillo Ruini, il Vescovo Vicario di Roma, sei voti, e il Cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano quattro. Seguivano il cardinale Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa in Honduras, con tre voti e Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, con due voti. Più di 30 voti erano distribuiti tra gli altri cardinali. Ma il risultato più importante fu il cattivo risultato dell’ala “progressista” del Collegio cardinalizio. Anche nel “Diario proibito”, il punto centrale dell’informazione è il tentativo del “Gruppo di San Gallo”, formatosi intorno a Martini, Danneels, Lehmann e Kasper, di presentare una contro-candidatura. La volontà di evitare l’elezione di Ratzinger, così il presunto piano, avrebbe aperto la ricerca di un “candidato di compromesso”. Nel 1978 la procedura aveva funzionato. All’epoca, il fiorentino Benelli aveva bloccato il genovese Siri, dando così a un polacco la possibilità di sorpassare entrambi.

Secondo le regole per l’elezione del papa, dopo la mezzanotte nessuno tranne i cardinali era autorizzato a trattenersi nella foresteria di Santa Marta. Le suore erano state riaccompagnate nei loro alloggi. Le guardie di sicurezza facevano la guardia nelle loro auto davanti alla foresteria o pattugliavano i Giardini Vaticani. A Palazzo San Carlo, a 50 metri di distanza, erano di guardia due medici. Per il secondo e terzo turno di scrutinio, previsto per martedì mattina dalle 9:30, i Cardinali furono portati in autobus al Cortile di San Damaso, davanti al Palazzo Apostolico. Poi presero l’ascensore fino al primo piano, da dove raggiunsero a piedi la Cappella Sistina.

Ridurre il numero dei voti dispersi

È martedì 19 aprile, giorno memoriale di Leone IX, che regnò dal 1049 al 1054 e unico canonizzato tra i sette papi tedeschi vissuti finora. Lo scrutinio del giorno precedente era servito a sondare la situazione, mentre nel secondo scrutinio che sarebbe seguito si trattava di ridurre il numero dei voti dispersi. Ratzinger ricevette 65 voti (56,5 per cento), Bergoglio 35. I voti per Ruini erano passati a Ratzinger, quelli per Martini a Bergoglio. Sodano mantenne i suoi quattro voti, così come Tettamanzi i suoi due. Quando alle 11 del mattino ebbe inizio il terzo scrutinio, era chiaro che il conclave era diventato una gara tra due favoriti: Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio.

A quel punto pare che Martini avesse diffuso la parola d’ordine secondo cui Ratzinger non era adatto a trovare sufficiente consenso. Se il suo risultato non fosse migliorato, l’ex Prefetto della Fede si sarebbe certamente ritirato di sua iniziativa, per non bloccare il Conclave. Questo avrebbe spianato la strada all’auspicato candidato di compromesso. In realtà, però, nel terzo scrutinio Ratzinger vide aumentare la sua quota a 72 voti, avvicinandosi così alla necessaria maggioranza di due terzi. Anche Bergoglio, era riuscito ad aumentare ulteriormente la sua quota di voto, raggiungendo 40 voti, sufficienti a bloccare l’elezione con una minoranza di blocco. La corsa tornava quindi ad essere del tutto aperta. “Martini è tra coloro”, osserva a questo punto l’anonimo, “che prevedono una completa sostituzione dei candidati per la mattina del giorno successivo”.

Ma non fu Ratzinger che cominciò a esitare, come sperava Martini, bensì l’argentino. Nel “Diario anonimo” si legge come egli avesse dato a intendere di non essere più disponibile. In retrospettiva, Bergoglio in un’intervista al quotidiano argentino La Voz del Pueblo ha raccontato di non essere stato davvero un candidato alternativo a Ratzinger. Parlando con la rivista britannica Catholic Herald, aggiunse di aver invitato i suoi sostenitori a votare per il candidato Joseph Ratzinger. Anche nel suo libro di interviste Latinoamerica dell’ottobre 2017 ha dichiarato di aver percepito, in quel momento, che i tempi non erano ancora maturi per un Papa latinoamericano. Nel libro Francesco diceva testualmente: “In quel momento della storia, Ratzinger era l’unico uomo con la statura, la saggezza e l’esperienza necessaria per essere eletto.

“Dovrebbero finalmente prendere in considerazione di usare un altro sistema!”

Poiché sia le schede del secondo che quelle del terzo scrutinio vengono bruciate in un colpo solo, solo verso le 11:50 dal camino della Sistina torna ad alzarsi fumo. Ma quale? Di nuovo le stesse domande, espresse ad alta voce nel caos: “nero” o “bianco”? Per minuti regnò l’incertezza. A volte il fumo diventava più scuro, poi dal camino tornava a uscire una fumata che sembrava chiara. Il corrispondente di Agence-France Press scosse la testa: “Dovrebbero finalmente prendere in considerazione di usare un altro sistema!”. Un corrispondente radiofonico tedesco urlava nel suo cellulare: “Sembra che Ratzinger, che era considerato il favorito, sia stato bloccato. Ora la corsa è di nuovo completamente aperta”.

Ma le cose non stavano affatto così. In realtà, durante la pausa pranzo, l’unica domanda che molti dei partecipanti ancora si ponevano era se Ratzinger avrebbe poi effettivamente accettato l’incarico. Il decano sedeva come gli altri a una delle tavole rotonde nella sala da pranzo della foresteria. Non c’era un ordine prestabilito dei posti a sedere. “Quando lo svolgimento della votazione pian piano mi ha fatto capire che la ghigliottina sarebbe, per così dire, caduta su di me,” avrebbe detto più tardi, “mi sono sentito davvero stordito. Avevo creduto di aver portato a termine il lavoro della mia vita”. E avrebbe poi “detto con profonda convinzione al Signore: Non farmi questo! Hai uomini più giovani e migliori che possono affrontare questo grande compito con tutt’altro entusiasmo e ben altra forza!”. Contemporaneamente, però, gli venne in mente (“mi entrò nel cuore”, disse testualmente) “una letterina”, che il 93enne cardinale Augustin Mayer gli aveva dato prima del Conclave. “Se il Signore ora ti dicesse: ‘Seguimi’, vi era scritto, “allora ricordati di quanto hai predicato. Non rifiutarti! Sii obbediente, come hai detto del grande Papa scomparso.”

Alle 16 i Cardinali tornano nella Cappella Sistina. Tutti sono consapevoli che questo è il momento decisivo del Conclave. Questa volta Ratzinger non prende l’autobus con gli altri, vuole andare a piedi. Il segretario Gänswein lo accompagna. Non parlano. Che fare? Potrebbe davvero rifiutare? Giovanni XXIII non aveva già 78 anni quando i suoi colleghi lo elessero al soglio di Pietro? Sofocle completò il suo Edipo a Colono a 89 anni. Tiziano era un uomo molto anziano quando creò una delle sue opere più affascinanti, L’Incoronazione di spine. “Prego, poi, colui che sarà eletto – recitava la Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II al n. 86 – di non sottrarsi all’ufficio cui è chiamato, per il timore del suo peso, ma di sottomettersi umilmente al disegno della volontà divina. Dio infatti, nell’imporgli l’onere, lo sostiene con la sua mano, affinché egli non sia ìmpari a portarlo.”

“Mi sono coperto il viso”

Cardinal Meisner

Al momento dello spoglio delle 115 schede, i Cardinali hanno davanti a sé dei fogli bianchi in formato A4 con i nomi dei partecipanti. Inizia il quarto turno di scrutinio, e il nome Ratzinger risuona sempre più spesso. Dieci trattini, venti, cinquanta. Dai 70 in poi sale la tensione. Nessuno parla. Ma i più contano e segnano i loro trattini. Alle 17.30, dalla loro lista capiscono che il quorum della maggioranza di due terzi è raggiunto, con il mistico numero 77. Il 77, il raddoppio del santo numero 7. Simboleggia il completamento di una serie, la perfezione. 77 sono i nomi registrati nell’albero genealogico di Gesù nel Vangelo di Luca, la linea di discendenza di Cristo fino ad Adamo. “E Noè entrò nell’arca prima che arrivasse il diluvio”, si legge poi in Genesi 7,7, “e con lui i suoi figli e sua moglie e le mogli dei suoi figli”.

Ad ogni modo, in quel momento i cardinali si alzano uno dopo l’altro e tutto l’uditorio comincia ad applaudire. Piano, poi sempre più forte. “Mi sono coperto il volto”, riferì Meisner, “ho pianto dall’emozione. E non ero l’unico”. Quanto fosse grande il nervosismo dello stesso prescelto, lo rivelò un giorno dopo, nella prima predica tenuta con il nome di Papa Benedetto XVI nella Cappella Sistina: “Mi sembra di sentire la sua [di Giovanni Paolo II] forte mano stringere la mia. Mi sembra di poter vedere i suoi occhi sorridenti e sentire le sue parole, che in questo momento sono rivolte particolarmente a me: Non avere paura!”.

Dal libro di Peter Seewald “Benedetto XVI. Ein Leben”, pagg. 776-780 nella traduzione di Alessandra Carboni Riehn

 




Ahi serva chiesa

nave nella tempesta - dipinto di Ivan Konstantinovič Ajvazovskij

 

 

di Un sacerdote

 

“Ahi serva chiesa di governo ostaggio,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di diocesi, ma bordello!”

 

 

Caro Sabino, mi hai chiesto cosa ne penso dell’ultimo recente comunicato della CEI, riguardo alle normative di intesa con il governo sul come riprendere le celebrazioni ecc. La risposta l’ho sintetizzata in questa mia rapina dei versi del sommo padre Dante, di fronte al quale mi profondo in scuse. Ma non se ne può letteralmente più di una chiesa (con la minuscola perché quella con la C maiuscola è l’Una Santa, sia chiaro!) prostrata ormai letteralmente al sacro bacio della pantofola di questo potere che ci governa tirannicamente per il nostro bene. Questo comunicato della CEI è desolante, perché non solo cede su tutti i fronti sul piano pratico normativo, ma pure ringrazia la mano di chi la schiaffeggia e umilia, con un’altezzosa pretesa che ricorda il “libera chiesa in libero stato” di cavouriana memoria che significava di fatto: o mangi sta minestra

Perché siamo arrivati a questa fantozziana figura del “come è buono lei”? Perché questo tipo di chiesa parte sempre più per motivi pastoralistici (pastorali è termine troppo neutro) dalla prassi per risalire alla sua così mutevole verità e nomina sempre più come successori degli Apostoli personaggi che si adeguano a tale visione con ardente zelo. È chiaro allora che sempre più illanguidisce l’identità di questa chiesa. Una volta si diceva “agere sequitur esse”; adesso si è rovesciato tutto in una sorta di “esse sequitur agere”, ma se non si parte da una identità che solo l’Ego eimi (Io sono) di Cristo ci conferisce (cfr. Gv 8, 24 e passim), è invece il mondo e il suo potere che finiscono per dirci chi siamo.

E chi siamo? Se lo chiedo a questa chiesa mi risponde: chissà chi lo sa! Mi viene in mente la prima delle versioni di quello spassosissimo sketch, di un famoso trio comico italiano, in cui si combinano insieme immagini della salita al monte di Mosè per ricevere le tavole della Legge, della salita al monte Moria di Abramo e Isacco, spunti genesiaci ecc., per descrivere il viaggio verso il dio. Prima del viaggio verso la sede di questo dio, il papà chiede al figlio se è stato dall’indovino. Il figlio risponde di sì e, dopo essere giunto alla sua grotta, di averlo chiamato: “Signor indovinooo … Signor indovinooo …” E lui: “chi sei?”. E il figlio: “Mii … Cominciamo bene!”. Ecco, se adesso io vado da questa chiesa per chiederle un oracolo per la mia vita, lei mi risponde: Chi sei? E mi risponde così perché non sa nemmeno chi è lei stessa. Insomma, non ne azzecca una … però qui c’è poco da ridere!

Del resto questa chiesa è sempre più una “nave sanza nocchiere”, e non perché non ce ne sia uno, ma perché quello che governa il timone sta tracciando una rotta antitetica alla giusta meta della nave. Un nocchiere non nocchiere, quindi, che, tra le tante dichiarazioni e scelte più che discutibili della rotta da lui scelta,  ha prontamente aderito all’invito dell’Alto Comitato della Fratellanza Umana, organizzatrice di una giornata mondiale di preghiera, di digiuno e di invocazione per l’umanità che coinvolga ogni possibile confessione religiosa (e ricordo che anche i satanisti sono riconosciuti come tali negli U.S.A. insieme ad altre più che equivoche credenze). Non c’è da stupirsi, se lui stesso è stato un fondatore di questa Fratellanza con il documento di Abu Dabi, firmato il 4 febbraio 2019, dove si dice molto chiaramente che “Il pluralismo e le diversità di religione … sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani[1]. Giustamente tu, a suo tempo, pubblicasti le critiche di mons. Schneider che però nulla hanno ottenuto di fatto[2].

Eppure la dichiarazione del “nocchiere” di cui la Chiesa è “sanza” è la peggiore in assoluto, perché mette in questione la singolarità del Dio Trinitario e l’unicità della Rivelazione cristiana; molto peggio che se uno non credesse nella Presenza Reale dell’Eucarestia o sminuisse la figura della Vergine Maria. La Trinità infatti è la fonte di tutto. Ma la rotta è ormai ben (mal) tracciata, così come ha ben delineato M. Blondet in quell’articolo che già ti citai in un mio precedente contributo[3] e sempre di più infuria quella “tempesta” che tenta di ridurre la Chiesa a un “bordello”, alla Cortigiana del mondo: “Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d’oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: «Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra»” (Ap 17, 3-5). Di questo rischio già ne parlavano i profeti riguardo al primo Popolo di Dio: “Ti sei prostituito, Efraim! Si è contaminato Israele. Non dispongono le loro opere per far ritorno al loro Dio, poiché uno spirito di prostituzione è fra loro” (Os 5, 3-4); “Solleverò le tue vesti fino al volto, così si vedrà la tua vergogna, i tuoi adultèri e i tuoi richiami d’amore, l’ignominia della tua prostituzione! Sulle colline e per i piani ho visto i tuoi orrori. Guai a te, Gerusalemme, perché non ti purifichi! Per quanto tempo ancora?” (Ger 13, 26-27).

Per quanto tempo ancora?”. Voglia Dio che l’attesa sia breve! Nel frattempo colmiamo questo intermezzo con la nostra preghiera ardente: “Vieni Signore Gesù” (Ap 22, 20) e con quello stringerci insieme nell’essenziale di una fede operosa che nella formula “Opzione Benedetto” ha trovato una sua felice sintesi. Certo che i “barbari” di adesso sono quelle orde di troppo deciviliti (senza più civiltà) che ci troviamo di fronte. Questi non vogliono i nostri territori in cui stanziarsi, come fu al tempo della caduta di Roma. Vogliono insediarsi nel nostro cuore e nella nostra mente, vogliono vaccinarci l’anima! Però siamo cristiani e confidiamo nella parola definitiva e definitoria di Cristo: “avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16, 33).

 

  1. S. Dimenticavo. Andate a dare un’occhiata al sito della Fratellanza Umana (https://www.forhumanfraternity.org/). Si sente il “profumo” di quell’esoterismo satanico, decivilissimo e massonico, in cui affonda le sue radici e che impregna la grafica complessiva del sito stesso. Guardate quella sorta di rocce incavate oscure, simili ad orbite vuote che come buchi neri ti inghiottono, e la foglia inquietante che si presenta un po’ come un volto serpentino dal singolo occhio … E il grigio fumo è la sfumatura di fondo. Magari sarò paranoico …

 

[1] Cfr. http://www.vatican.va/content/francesco/it/travels/2019/outside/documents/papa-francesco_20190204_documento-fratellanza-umana.html.

[2] Cfr. https://www.sabinopaciolla.com/mons-schneider-laffermazione-di-abu-dhabi-e-la-piu-pericolosa-dal-punto-di-vista-dottrinale-i-cardinali-chiedano-al-santo-padre-di-correggerla-ufficialmente/.

[3] Cfr. https://www.maurizioblondet.it/bergoglio-e-occupatissimo-a-lanciare-liniziativa-della-fede-abramica-la-religione-generale-global/.




Begato: La preferenza della salute sulla salvezza è frutto della svolta antropologica nella teologia

Rilancio un interessante saggio di Marco Begato sulla svolta antropologica nella teologia della Chiesa che, a parere dell’autore, ha portato alla scelta di rinunciare alle Messe prediligendo la salute fisica. Il saggio è stato pubblicato sull’Osservatorio Internazionale Van Thuan di Trieste. 

 

 

Nel suo intervento Coronavirus. L’oggi e il domani S. E. mons. Gianpaolo Crepaldi ha indicato un oggetto di riflessione nei “due significati del termine Salus”. Questo il paragrafo dedicato all’argomento:

Il termine “Salus” significa salute, nel senso sanitario del termine, e significa anche salvezza, nel senso etico-spirituale e soprattutto religioso. L’attuale esperienza del coronavirus testimonia ancora una volta che i due significati sono interconnessi. Le minacce alla salute del corpo inducono cambiamenti negli atteggiamenti, nel modo di pensare, nei valori da perseguire… Non è ancora definitivamente chiarita l’origine del “COVID-19” e anche esso potrebbe dimostrarsi non di origine naturale. Ma anche ammessa la sua origine puramente naturale, il suo impatto sociale chiama in causa l’etica comunitaria. La risposta non è e non sarà solo scientifico-tecnica, ma dovrà essere anche morale. Dopo la tecnica, la grave contingenza del coronavirus dovrebbe far rivivere su nuove solide basi la morale pubblica. LEGGI QUI

Vorrei riflettere su tale paragrafo. Per fare ciò è conveniente prima provare a fornire un’analisi del movimento culturale cattolico dell’ultimo settennio. La mia ipotesi è che negli ultimi anni abbiamo assistito a uno sbilanciamento sempre maggiore da una visione teocentrica a una visione antropocentrica, da un concetto di salus etico-spirituale a un concetto di salus sanitario. Ritengo inoltre che tale transizione non sia stata accompagnata da un ragionamento solido, condiviso e condivisibile. Queste premesse spiegherebbero la crisi attuale, l’incapacità di difendere il concetto di salus etico-spirituale nel prevalere egemonico di una preoccupazione per la salus sanitaria. Se ho qualche ragione, bisognerà concludere che la giusta calibrazione tra salus e Salus dipenderà anche da una coraggiosa revisione di modelli culturali degenerati.

L’affermazione di una svolta antropocentrica nella Chiesa contemporanea non è teoria ascrivibile al sottoscritto, ma è ideale dichiarato da alcuni dei più grandi teologi della modernità e assunta nel dettato dell’ultimo Concilio Ecumenico, il Vaticano II, e nei documenti successivi a quello.

Il teologo probabilmente più significativo di questa corrente è il celebre Karl Rahner, cui anche il direttore dell’Osservatorio ha dedicato uno studio. (S. Fontana “La nuova Chiesa di Karl Rahner” Fede & Cultura, Verona 2017)

Un intellettuale di grande calibro, ingiustamente censurato dalla cultura contemporanea, ha prodotto ampi scritti e analisi a tale questione. Basti una citazione:

Le varie deviazioni della morale rispondono tutte all’esigenza antropocentrica del mondo moderno che sostituisce all’idea divina regolatrice del mondo l’idea dell’uomo autoregolatore. La spinta antropocentrica genera la tecnica, onde si crede che l’uomo sia il fine del mondo e che il dominio della realtà mondana sia il compito del genere umano. Questa teologia trova rispondenza in alcuni passi del Vaticano II (R. Amerio, Iota Unum, Lindau, Torino 2009, p.427).

Se poi vogliamo considerare Amerio un intellettuale troppo critico e anti-conciliare e per questo inaffidabile, si potrebbe comunque far man bassa di teologi moderni e contemporanei che hanno confessato la teleologia su indicata e la rilanciano fino ad oggi. Per rimanere nei paraggi, basti ricordare di poche settimane or sono l’appello del prof. Andrea Grillo, che invocava una “seconda svolta antropologica”, rinvenendo nella crisi del Covid-19 l’occasione propizia per attuarla, essendo finalmente allentato il controllo del clero sui fedeli. LEGGI QUI

Le brevi citazioni evocate confermano l’orientamento antropocentrico insinuatosi nel pensiero ecclesiale degli ultimi decenni. A ciò aggiungiamo almeno tre posizioni fatte proprie dal Magistero che suggeriscono un incremento del moto antropocentrico concentrato negli ultimi anni.

Amoris Laetitia

L’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia, spingendo la possibilità di comunicare gli adulteri, inevitabilmente mette in secondo piano i diritti divini e il valore oggettivo del sacramento, portando il peso della questione sullo stato di coscienza degli amanti nonché sull’ingiustizia (presunta tale) e sulla insostenibilità psico-sociale (non spirituale) della loro situazione. Si tratta la materia sacramentale accentuando il diritto dell’uomo rispetto alla legge di Dio.

Laudato si’ e Sinodo per l’Amazzonia

La Lettera enciclica Laudato si’ e il Sinodo per l’Amazzonia colorano di verde la teologia e il Magistero recenti e muovono il fuoco dell’attualizzazione evangelica decisamente verso un piano vieppiù di immanenza (non dico ancora immanentismo) più che di trascendenza. Nello specifico della nostra indagine, a interessarci è la scelta quantomeno curiosa di usare le pagine dell’enciclica verde per spingersi ad avallare le teorie di allarmismo global warming, il cui oggetto scientifico sfugge alle competenze del Magistero, e l’esposizione attorno al quale rischia di siglare un nuovo Caso Galileo con prelati e pastori tutti presi a pontificare su una materia che, in quanto tali, non possiedono. Anche questo conferma un forte interesse per  argomenti poco spirituali e molto umani.

In modo simile giudico fatti eclatanti, occorsi durante il Sinodo per l’Amazzonia, quali l’introduzione di simulacri indigeni nella liturgia cattolica: bollati come idolatrici dai loro detrattori, questi eventi sono stati giustificati nell’ottica di un dialogo tra culture. Nuovamente l’interlocuzione orizzontale ha questionato quella verticale.

Pena di morte

Il terzo e ultimo esempio che porto a indicare il forte trapasso verso un antropocentrismo sempre più marcato è la svolta avvenuta circa la dottrina sulla pena di morte. Essa è stata legittimata e assunta in linea di principio e di fatto dalla Chiesa alto-medievale fino al XVIII secolo; legittimata in linea di principio ma non più attuata dal XVIII secolo a noi; delegittimata senza eccezioni dalla Congregazione per la Dottrina della Fede durante il pontificato di Francesco, con riscrittura dei numeri del Catechismo dedicati alla tematica. La ragione portata, “dignità della vita umana”, basta da sé soltanto a confermare la consacrazione di un paradigma ontologico che inclina ad assolutizzare l’essere umano. Inevitabilmente e secondo logica, rimangono marginalizzati in qualche modo tutti gli altri esseri superiori e inferiori ad esso.

In sintesi, alla luce degli esempi riportati (ce ne sono altri che omettiamo per brevità) lo slittamento antropocentrico si impone in tutti gli ambiti: teologico e filosofico; teorico e pratico; individuale e sociale; ideale e materiale.

Ripeto: è un bene o un male? Non sta a me dirlo, non è mio obiettivo nella presente sede. Io ne do riscontro. Due commenti però si impongono, il secondo dei quali vorrebbe rispondere all’appello di mons. Crepaldi.

Il primo commento consiste nel rilevare che tutte e tre queste situazioni sono accomunate da una fragilità argomentativa. Tutte e tre abbisognano ancora di una maggior chiarificazione razionale, l’assenza della quale comporta esiti perniciosi.

Nel primo caso – Amoris Laetitia – la confusione ermeneutica e fondativa è tenuta in auge dai cinque celeberrimi dubia cui nessuno fino ad oggi ha saputo rispondere. Trattandosi, come sostenevo, di una variazione teologica di tutto spessore, chiarirsi era cosa dovuta. Pena – duole dirlo, ma l’umano consorzio vive di tali dinamiche – confusione intellettuale e odor d’autoritarismo.

Nel secondo caso, come accennavo, è epistemologicamente poco difendibile l’impegno di una parola magisteriale attorno a un oggetto che non pertiene né a fede né a costumi, ma che è del tutto consegnato allo studio specifico delle scienze matematico-naturali.

Non commento qui il fatto dei simulacri, rimandando al paragrafo conclusivo dell’articolo.

Nel terzo caso, succintamente mi limito a notare che un tema tanto delicato, che attraversa nodi fondamentali del concetto di legge morale naturale, non può essere risolto da una dichiarazione d’imperio di un qualsivoglia Prefetto o dalla riformulazione di un paragrafo del Catechismo, in assenza di argomentazioni condivise. A fronte di ciò, la dichiarazione mal si compone con altre istanze della teologia contemporanea nient’affatto rispettose dell’inviolabilità della vita umana (la relativa apertura all’aborto contestata ai nuovi teologi dell’Istituto Giovanni Paolo II e ai loro sostenitori mediatici), oltreché con le aperture diplomatiche a regimi omicidi come il cinese. Nuovamente attorno a una innovazione di gran peso troviamo un proliferare di elementi poco coerente e poco controllabile, i cui sviluppi lasciano timorosi, i cui presupposti né convincono né persuadono.

Ribadisco tutto il mio ossequio al Magistero, ma l’ambiguità e la fragilità di fondamenti ad un’analisi razionale si impone. Tacerla, sia pure per paura o per servilismo, sarebbe sconveniente per chi se ne fosse avveduto. Aggiungo: proprio a maggior beneficio delle sane istanze magisteriali è nostro dovere contribuire con indicazioni critiche che scongiurino derive irrazionali e quindi nocive per la fede e favoriscano il miglior adempimento delle idealità teologiche. E appunto in ciò non credo di aggredire il Magistero, bensì di servirlo autenticamente. Chi di dovere potrà far tesoro di simili avvisi (se utili) e venire a rinforzare, alla luce di questi, le suddette teorie teologiche, in quanto veramente esprimano la verità cattolica e la visione storico-teologica del nostro Creatore e Redentore.

Ora, a tal riguardo si noti il paradosso e la strozzatura verso cui rischiamo di scivolare. Da un lato si vuole insegnare un maggiorato valore dell’umano, luogo di piena e prima rivelazione del divino. Dall’altro, affermando tale primato per il tramite di dottrine fragili da un punto di vista razionale, si va a offendere e debilitare il valore della ragione umana. Se non ho fallato fin qui l’analisi, l’esito è che, mentre si voleva nobilitare l’uomo, lo si è svilito. A che pro eleggere l’umano, dopo averlo ferito nella sua razionalità?

Veniamo ora all’auspicio di monsignor Crepaldi (nello specifico del quale in realtà non mi addentro, e la ragione sarà presto evidente a tutti). Con le premesse poste fin qui, è facile intuire la conclusione cui giungeremo. L’armonizzazione dei due significati di salus è importante ed esprime in specie un antico e generale sapere della Chiesa, che Vittorio Messori sintetizzava nella teoria dell’et-et. Secondo il principe dell’apologetica italiana, la differenza tra una visione, diciamo, luterana e una visione cattolica sta nel fatto che la prima pone alternative radicali tra le dimensioni dell’esistenza (nella forma di aut-aut), la seconda invece tende ad armonizzare tali dimensioni tra loro. Nel nostro caso, è una bella espressione del cattolicesimo impegnarsi a tutela et della salute fisica et di quella spirituale. Tra i testi magisteriali recenti più importanti ed emblematici a fondamento di tale prospettiva ricordiamo Fides et Ratio.

Attestato però lo sbilanciamento deciso nei toni, fragile nella fondazione, verso una esaltazione dell’antropologico a danno del teologico – questa la mia teoria finora espressa, affondata la quale cadrebbe anche quanto segue – dovremmo onestamente confessare e riconoscere di essere una generazione poco preparata ad affrontare questa sfida specifica. Se stiamo attraversando una grave crisi circa l’effettivo equilibrio tra teologico e antropologico; se il dazio che stiamo pagando è quello di accettare piuttosto l’affermazione autoritaria del nuovo cursus teologico, a prezzo di una frustrazione della ragione filosofica; in che modo e su che basi potremo dirimere convenientemente la tensione salus-Salus?

Ammetto che potremmo appellarci al dono dello Spirito Santo, grande risolutore di ogni questione. Né mi stupirebbe – nella logica dell’aut-aut – che i sostenitori di un antropocentrismo su basi razionali fragili invochino ex abrupto l’intervento divino spirituale: lo spiritualismo è parte della visione antropocentrista. Reputo però più consentaneo alla nostra Tradizione culturale e spirituale far leva in tal sede sulla virtù etica di prudenza e su quella teoretica di consiglio. Esse potrebbero guidarci nell’affrontare la sfida in corso. D’altro canto queste e le altre virtù non trascurano, bensì invocano il sostegno di una ragione umile e robusta.

Che dire? Non credo negli slogan. Non seguo lo spiritualismo. Posso sottopormi all’autoritarismo, ritenendolo santificante, ma al contempo lo giudicherei umiliante per le autorità cattoliche. L’unica soluzione plausibile e rispettosa che mi riesce di intravedere è invocare una riabilitazione della retta ragione dentro e fuori del dibattito teologico e magisteriale. Primo passo in tale prospettiva dovrebbe essere riconoscere lo stato deficitario in cui alligna il discorso religioso: che è quanto ho cercato di accennare in questo articolo. Da qui certamente potrebbero nascere nuove proposte. Non escluderei a priori che le nuove proposte possano confermare le direzioni intraprese nell’ultimo settennio, dovrebbero farlo però guidandoci tutti a una razionalità superiore e non imponendoci una diminuzione della medesima!

Questa riforma di paradigma porrebbe i giusti presupposti per affrontare, tra i tanti, anche il problema specifico dell’articolazione salus-Salus. Per ora è evidente che la strada sia preclusa e che il valore della Salus sia annientato dall’iper-esposizione della salute fisica e immanente.

Lo si vede nell’interdizione senza riserve della S. Messa e nell’estinzione dei riti pasquali, cominciando dal sacro fuoco della Veglia pasquale che in quest’anno non è stato acceso. Con ciò aggiungo una postilla e volgo a chiudere la riflessione. La scelta di consegnare le armi e rinunciare alle Messe col popolo conferma ulteriormente la nostra impreparazione a trattare il rapporto tra salute corporea e salvezza spirituale. Nella contesa tra dimensione economica e dimensione sanitaria gli esercizi commerciali hanno fatto valere i propri diritti fino all’estremo, mostrando l’effettiva portata degli interessi implicati. Nel nostro caso abbiamo invece attestato, volenti o nolenti, la supremazia dell’ideale salutista su quello salvifico.

D’altro lato reputo che proprio la Liturgia, luogo in cui abbiamo attualmente registrato una sconfitta, possa essere anche un nido da cui rinascere. Accanto a un rilancio della ragione, e anzi al fine di favorire la conversione utile alla cura di un tale rilancio, ritengo che sarà assolutamente prezioso ritrovare una pratica liturgica accorta e ciò perché la liturgia per definizione è luogo sintetico e armonico dei valori materiali e spirituali. Ecco il motivo per cui la proibizione delle cerimonie religiose si pone come ennesima aggravante nello sforzo di comporre le visioni sulla salus; la loro ripresa, se accompagnata da riflessioni e ripensamenti congrui e auto-critici, potrà giovare al contrario a questo e a simili problemi. Ma, vista la natura del presente sito, non mi dilungherò in questa sede nell’ulteriore elogio delle virtù di liturgia. Basti averne affermato la convenienza anche a fini della restaurazione di un retto ragionare.

In sintesi, se vogliamo monitorare il giusto rapporto tra salus etico-spirituale e salus sanitaria reputo opportuno: ripensare l’equilibrio tra umano e divino, restituendo al secondo termine un più degno grado di attenzione e ruolo; lavorare per un rafforzamento della ragione, il che può avviarsi anche solo da una chiara denuncia dei suoi usi distorti più recenti, anzitutto a livello ecclesiale; valorizzare esperienze esistenziali sintetiche, che ci inducano a maturare nel debito equilibrio tra dimensioni tecnico-corporee e moral-religiose. Una di queste esperienze citate è la liturgia. Una seconda è l’ideale di martirio, cui vorrei dedicarmi prossimamente.