Arrivederci caro prof. Gilberto Gobbi

Gilberto Gobbi foto in bianco e nero

Prof. Gilberto Gobbi

 

Ho appreso poco fa da alcuni post su Facebook, e mi è stato confermato da amici a lui vicini, che è tornato alla casa del Padre il prof. Gilberto Gobbi. Strappato da questa vita da quel nemico invisibile e mortale che è il Coronavirus. È una notizia che mi ha lasciato basito. 

Ho avuto modo di conoscerlo perché ha preso a collaborare con questo blog da circa un anno. Mi ha sempre colpito la fede profonda in Cristo, l’umanità della sua persona, la gentilezza, la riservatezza, la pazienza che ha avuto con me. Mai una parola fuori posto. 

Era psicologo-sicoterapeuta e sessuologo clinico. La sua professione ha voluto viverla intessuta di quella fede che ha professato. Ha collaborato per 18 anni in un Consulto­rio Familiare che non poteva che essere di ispirazione cristiana, del quale per otto anni è stato direttore.

Ha avuto al centro dell’attenzione la persona e la famiglia vista non semplicemente come un aggregato di individui ma come una comunità di persone dotate di un’anima. 

I suoi articoli sono sempre stati essenziali, scritti in maniera competente, sempre rispettosi delle persone, anche quando erano critici.  

Ho avuto il privilegio e l’onore due mesi fa di recensire un suo ultimo libro pubblicato a gennaio scorso. In quel libro, tra le altre cose, il prof. Gobbi ha avuto il coraggio di tornare a parlare di “fidanzamento”, una parola ormai desueta per il mainstream, ma che secondo lui costituisce “una fase importante, determinante, decisiva per la formazione della coppia e della famiglia”.

Alcuni dei collaboratori di questo blog lo hanno conosciuto, beneficiando della sua amicizia. Sono sicuro che anche in loro la sua scomparsa ha avuto un contraccolpo. 

Caro professore, insieme agli altri collaboratori di questo blog, partecipando al dolore che ha colpito la sua famiglia, non posso che dirle con grande commozione un semplice arrivederci! 

Sì, arrivederci alla Casa del Padre.

 




“La preghiera di un’umanità piegata dal dolore della morte e spaventata dal futuro”

Francesco Coronavirus Urbi et Orbi

 

 

di Nicoletta Latteri

 

Le accuse a Papa Francesco sono state molte, ma l’altra sera sotto la pioggia in Piazza S.Pietro c’era un uomo che a nome di tutti andava incontro a Dio, al suo e al nostro Dio, e che ha trovato le parole per parlare al mondo e farsi suo portavoce davanti a Dio. A fare da ponte tra noi e Lui.

Un Pontefice che faticava a camminare, ma ha alzato più volte il Santissimo al cielo pur avendo difficoltà a reggerlo, diventando immagine di un’umanità attonita che voleva farsi Dio ma torna da Lui in ginocchio  perché sola e spaventata, disperata senza l’amore più grande, senza più nemmeno sapere cos’è un grande amore.

Mai come l’altra sera il Corpus Domini è stato il sole di quella piazza su cui erano già calate le tenebre, è stato ciò che il mondo moderno con le sue infinite ideologie ha cercato di cancellare, ha illuminato la sera, mostrando al mondo ciò che non voleva vedere: la potenza di Dio, la forza del legame con l’uomo che si materializza in una piazza vuota, che ha il suono di una leggera brezza ma racchiude in sé l’universo intero.

Davanti al Pontefice si stendeva la Città Santa, immagine di mille altre città, resa silenziosa dalla pandemia e fatta bella da secoli di preghiere tramutate in pietra dalla fede dei credenti  e che ancora una volta ha fatto della sua bellezza lo strumento per amplificare la preghiera di un’umanità piegata dal dolore della morte e spaventata dal futuro, facendone la roccia dalla quale l’uomo insieme a Dio affronta la tempesta.

Così, nel momento più difficile, nonostante tutte le differenze e polemiche, gli uomini hanno ritrovato la strada per la preghiera e per Dio, hanno ritrovato la strada che li riporta al Padre che li sosterrà quando cadranno e qualsiasi cosa accada, gli darà la forza di rialzarsi contro ogni previsione o logica umana.

Dopo tanto razionalismo e “nuovo umanesimo” l’unica verità è che per potere accedere a Dio bisogna farsi uomini e rinunciare a ogni altra cosa, perché come vediamo in questi giorni la vanità del mondo non ha senso.

Signore resta con noi perché si fa sera. Lc 24, 13-35

 




Agnostica si converte durante il momento di preghiera di Papa Francesco per la fine della pandemia del Coronavirus

Conversione di una agnostica

 

Venerdì sera, Papa Francesco ha impartito una benedizione Urbi et Orbi durante l’adorazione eucaristica in una piazza San Pietro vuota.

Il Vaticano ha trasmesso la benedizione in diretta su diversi media. Papa Francesco ha pregato per il mondo e ha dato la benedizione eucaristica Urbi et Orbi (cioè alla città [di Roma] e al mondo) nel mezzo della pandemia del coronavirus.

Questa benedizione viene normalmente impartita solo a Natale e Pasqua. I fedeli che si sono sintonizzati dal vivo hanno bendeficiato della indulgenza plenaria.

ChurchPOP riferisce che durante la cerimonia diffusa in diretta streaming di Facebook una ragazza ha manifestato pubblicamente e spontaneamente la sua conversione al cristianesimo. La donna ha detto di essere stata agnostica da sempre, ma che in quel momento ha creduto.

Ecco i momenti salienti di quella serata:

 

(se il video qui sotto non dovesse caricarsi, fare il resfresh di questa pagina o cliccare qui)

 
 




Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi.

via crucis 2005

 

 

V/. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R/. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.

 

Dal libro delle Lamentazioni. 3, 27-32 

È bene per l’uomo portare il giogo fin dalla giovinezza. Sieda costui solitario e resti in silenzio, poiché egli glielo ha imposto; cacci nella polvere la bocca, forse c’è ancora speranza;porga a chi lo percuote la sua guancia, si sazi di umiliazioni. Poiché il Signore non rigetta mai. . . Ma, se affligge, avrà anche pietà secondo la sua grande misericordia.

 

MEDITAZIONE

Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? Forse ci fa pensare alla caduta dell’uomo in generale, all’allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute! Tutto ciò è presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci (cfr. Mt 8, 25).

 

PREGHIERA

Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi pietà della tua Chiesa: anche all’interno di essa, Adamo cade sempre di nuovo. Con la nostra caduta ti trasciniamo a terra, e Satana se la ride, perché spera che non riuscirai più a rialzarti da quella caduta; spera che tu, essendo stato trascinato nella caduta della tua Chiesa, rimarrai per terra sconfitto. Tu, però, ti rialzerai. Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi. Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi.

 

Tutti:

Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.

Eia mater, fons amoris,
me sentire vim doloris
fac, ut tecum lugeam.