Intervista al vescovo Athanasius Schneider: la pandemia da coronavirus e la Chiesa

Mentre il coronavirus continua a diffondersi, il vescovo Athanasius Schneider ha esortato i sacerdoti a imitare Gesù il Buon Pastore e, per il bene delle anime, anche a disobbedire agli ordini ingiusti dei vescovi che, a suo dire, si comportano ora più come “burocrati civili” che come “pastori”.

Riguardo alla gestione della pandemia di coronavirus da parte della Chiesa, il vescovo ausiliare di Santa Maria ad Astana, in Kazakistan, ha detto di ritenere che la maggioranza dei vescovi cattolici abbia reagito “precipitosamente e per panico nel vietare tutte le messe pubbliche”. La decisione di chiudere le chiese, ha detto, è “ancora più incomprensibile”.

L’intervista è stata fatta dalla giornalista Diane Montagna, ed è stata pubblicata su The Remnant. Eccola nella mia traduzione.

 

Vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana, capitale del Kazakistan

 

Diane Montagna: Eccellenza, qual è la sua impressione generale sul modo in cui la Chiesa sta gestendo l’epidemia di coronavirus?

Il vescovo Schneider: La mia impressione generale è che la maggioranza parte dei vescovi abbia reagito precipitosamente e per panico nel vietare tutte le messe pubbliche e – cosa ancora più incomprensibile – nel chiudere le chiese. Tali vescovi hanno reagito più come burocrati civili che come pastori. Concentrandosi troppo esclusivamente su tutte le misure di protezione igienica, hanno perso una visione soprannaturale e hanno abbandonato il primato del bene eterno delle anime.

 

La diocesi di Roma ha sospeso rapidamente tutte le messe pubbliche per rispettare le direttive del governo. I vescovi di tutto il mondo hanno intrapreso azioni simili. I Vescovi polacchi, d’altra parte, hanno chiesto che vengano celebrate più Messe, in modo che la partecipazione sia più piccola (per ogni messa, ndr). Qual è la sua opinione sulla decisione di sospendere le Messe pubbliche per prevenire la diffusione del coronavirus?

Finché i supermercati sono aperti e accessibili e finché la gente ha accesso ai mezzi pubblici, non si vede un motivo plausibile per vietare alle persone di assistere alla Santa Messa in una chiesa. Si potrebbero garantire nelle chiese le stesse e anche migliori misure di protezione igienica. Per esempio, prima di ogni messa si potrebbero disinfettare i banchi e le porte, e tutti coloro che entrano in chiesa potrebbero disinfettarsi le mani. Si potrebbero adottare anche altre misure simili. Si potrebbe limitare il numero dei partecipanti e aumentare la frequenza della celebrazione della Messa. Abbiamo un esempio ispiratore di una visione soprannaturale in tempi di epidemia nel presidente della Tanzania, John Magufuli. Il presidente Magufuli, che è un cattolico praticante, ha detto domenica 22 marzo 2020 (domenica di Laetare), nella cattedrale di San Paolo, nella capitale tanzaniana di Dodoma: “Insisto con voi, miei fratelli cristiani e anche musulmani: non abbiate paura, non smettete di riunirvi per glorificare Dio e lodarlo. Per questo, come governo, non abbiamo chiuso chiese o moschee. Dovrebbero invece essere sempre aperte al popolo per cercare rifugio a Dio. Le chiese sono luoghi dove la gente può cercare la vera guarigione, perché lì risiede il Vero Dio. Non abbiate paura di lodare e di cercare il volto di Dio in chiesa”.

Riferendosi all’Eucaristia, anche il presidente Magufuli ha pronunciato queste incoraggianti parole: “Il coronavirus non può sopravvivere nel corpo eucaristico di Cristo; sarà presto bruciato. Proprio per questo non mi sono fatto prendere dal panico mentre ricevevo la Santa Comunione, perché sapevo che con Gesù nell’Eucaristia ero al sicuro. Questo è il momento di costruire la nostra fede in Dio”. 

 

Pensa che sia responsabile che un sacerdote celebri una Messa privata con pochi fedeli laici presenti, prendendo le necessarie precauzioni sanitarie?

È responsabile, e anche meritorio, e sarebbe un autentico atto pastorale, purché naturalmente il sacerdote prenda le necessarie precauzioni sanitarie.

 

I sacerdoti si trovano in una posizione difficile in questa situazione. Alcuni buoni sacerdoti vengono criticati per aver obbedito alle direttive del loro vescovo di sospendere le Messe pubbliche (mentre continuano a celebrare una Messa privata). Altri cercano modi creativi per ascoltare le confessioni, cercando di salvaguardare la salute delle persone. Che consiglio darebbe ai sacerdoti per vivere la loro vocazione in questi tempi?

I sacerdoti devono ricordare che sono prima di tutto e soprattutto pastori di anime immortali. Devono imitare Cristo, che ha detto: “Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”. (Giovanni 10:11-14) Se un sacerdote osserva in modo ragionevole tutte le precauzioni sanitarie necessarie e usa discrezione, non deve obbedire alle direttive del suo vescovo o del governo di sospendere la Messa per i fedeli. Tali direttive sono una pura legge umana; tuttavia, la legge suprema nella Chiesa è la salvezza delle anime. I sacerdoti in una tale situazione devono essere estremamente creativi per provvedere ai fedeli, anche per un piccolo gruppo, alla celebrazione della Santa Messa e alla ricezione dei sacramenti. Questo era il comportamento pastorale di tutti i sacerdoti confessori e martiri al tempo delle persecuzioni.

 

La sfida all’autorità, in particolare all’autorità ecclesiale, da parte dei sacerdoti è mai legittima (ad esempio, se a un sacerdote viene detto di non andare a visitare i malati e i morenti)?

Se a un sacerdote viene proibito da un’autorità ecclesiale di andare a visitare gli ammalati e i moribondi, non può obbedire. Tale divieto è un abuso di potere. Cristo non ha dato al vescovo il potere di proibire a un vescovo di andare a visitare gli ammalati e i moribondi. Un vero sacerdote farà tutto il possibile per visitare un moribondo. Molti sacerdoti lo hanno fatto anche quando significava mettere in pericolo la loro vita, sia in caso di persecuzione che in caso di epidemia. Abbiamo molti esempi di sacerdoti di questo tipo nella storia della Chiesa. San Carlo Borromeo, per esempio, ha dato la Santa Comunione con le sue mani sulla lingua dei moribondi, contagiati dalla peste. Ai nostri giorni abbiamo l’esempio commovente ed edificante di sacerdoti, soprattutto della regione di Bergamo, nel nord Italia, che sono stati contagiati e sono morti perché si sono presi cura di malati di coronavirus morenti. Un prete settantaduenne affetto da coronavirus è morto pochi giorni fa in Italia, dopo aver abbandonato il respiratore, di cui aveva bisogno per sopravvivere, e aver permesso che venisse dato a un paziente più giovane. Non andare a visitare i malati e morire è il comportamento più di un mercenario che di buon pastore.

 

I suoi primi anni sono stati trascorsi nella chiesa clandestina sovietica. Quale idea o prospettiva vorrebbe condividere con i fedeli laici che non possono partecipare alla Messa e, in alcuni casi, non possono nemmeno trascorrere del tempo davanti al Santissimo Sacramento perché tutte le chiese della loro diocesi sono state chiuse?

Vorrei incoraggiare i fedeli a fare frequenti atti di comunione spirituale. Potrebbero leggere e contemplare le letture quotidiane della Messa e l’intero ordine della Messa. Potrebbero mandare il loro santo Angelo Custode ad adorare Gesù Cristo nel tabernacolo per loro conto. Potrebbero unirsi spiritualmente a tutti i cristiani che sono in prigione per la loro fede, a tutti i cristiani malati e costretti a letto, a tutti i cristiani morenti che sono privati dei sacramenti. Dio riempirà questo tempo di privazione temporanea della Santa Messa e del Santissimo Sacramento con molte grazie.

 

Il Vaticano ha recentemente annunciato che le liturgie pasquali saranno celebrate senza la presenza dei fedeli. In seguito ha precisato che sta studiando “modalità di attuazione e partecipazione che rispettino le misure di sicurezza messe in atto per prevenire la diffusione del coronavirus”. Qual è la sua opinione su questa decisione?

Dato il severo divieto delle riunioni legate alla messa da parte delle autorità governative italiane, si può capire che il Papa non possa celebrare le liturgie della Settimana Santa con la presenza di un gran numero di fedeli. Penso che le liturgie della Settimana Santa potrebbero essere celebrate dal Papa con tutta la dignità e senza abbreviazioni, per esempio nella Cappella Sistina (come era consuetudine dei papi prima del Concilio Vaticano II), con la partecipazione del clero (cardinali, sacerdoti) e di un gruppo selezionato di fedeli, ai quali siano state precedentemente applicate misure igieniche di protezione. Non si vede la logica nel proibire l’accensione del fuoco, la benedizione dell’acqua e il battesimo nella Veglia Pasquale, come se queste azioni diffondessero un virus. Una paura quasi patologica ha superato la ragione comune e una visione soprannaturale.

 

Eccellenza, la gestione da parte della Chiesa della epidemia di coronavirus cosa sta rivelando circa lo stato della Chiesa e in particolare della gerarchia?

Sta rivelando la perdita della visione soprannaturale. Negli ultimi decenni, molti membri della gerarchia della Chiesa sono stati immersi prevalentemente in questioni secolari, interiori e temporali, diventando così ciechi di fronte alle realtà soprannaturali ed eterne. I loro occhi sono stati riempiti dalla polvere delle occupazioni terrene, come disse una volta San Gregorio Magno (cfr. Regula pastoralis II, 7). La loro reazione nel gestire l’epidemia di coronavirus ha rivelato che danno più importanza al corpo mortale che all’anima immortale degli uomini, dimenticando le parole di nostro Signore: “Che vantaggio cʼè se uno guadagna tutto il mondo, ma poi perde la sua anima?” (Marco 8,36). Gli stessi vescovi che ora cercano di proteggere (a volte con misure sproporzionate) i corpi dei loro fedeli dalla contaminazione con un virus materiale, hanno tranquillamente permesso che il virus velenoso degli insegnamenti e delle pratiche eretiche si diffondesse nel loro gregge.  

 

Il Cardinale Vincent Nichols ha detto recentemente che avremo una nuova fame di Eucaristia dopo che sarà passata l’epidemia di coronavirus? E’ d’accordo?

Spero che queste parole si rivelino vere tra molti cattolici. È un’esperienza umana comune che la prolungata privazione di una realtà importante infiammi il cuore delle persone che ne hanno nostalgia. Questo vale, naturalmente, per coloro che credono e amano veramente l’Eucaristia. Una tale esperienza aiuta anche a riflettere più profondamente sul significato e sul valore della Santa Eucaristia. Forse quei cattolici che erano così abituati al Santo dei Santi da considerarlo come qualcosa di ordinario e comune, sperimenteranno una conversione spirituale e capiranno e tratteranno la Santa Eucaristia come straordinaria e sublime.

 

Domenica 15 marzo, Papa Francesco si è recato a pregare davanti all’immagine del Salus Populo Romani a Santa Maria Maggiore e davanti al Crocifisso Miracoloso ospitato nella chiesa di San Marcello al Corso. Ritiene importante che vescovi e cardinali compiano simili atti di preghiera pubblica per la fine del coronavirus?

L’esempio di Papa Francesco può incoraggiare molti vescovi a simili atti di pubblica testimonianza di fede e di preghiera, e a segni concreti di penitenza che implorano Dio di porre fine all’epidemia. Si potrebbe raccomandare ai vescovi e ai sacerdoti di attraversare regolarmente le loro città, paesi e villaggi con il Santissimo Sacramento nell’ostensorio, accompagnati da un piccolo numero di chierici o fedeli (uno, due o tre), a seconda dei regolamenti governativi. Tali processioni con il Signore Eucaristico trasmetteranno ai fedeli e ai cittadini la consolazione e la gioia di non essere soli in tempo di tribolazione, che il Signore è veramente con loro, che la Chiesa è una madre che non ha dimenticato né abbandonato i suoi figli. Si potrebbe lanciare una catena mondiale di ostensori che porti il Signore Eucaristico per le strade di questo mondo. Queste mini processioni eucaristiche, anche se realizzate solo da un vescovo o da un sacerdote, imploreranno grazie di guarigione fisica e spirituale e di conversione.

 

Il coronavirus è scoppiato in Cina non molto tempo dopo il Sinodo dell’Amazzonia. Alcuni media credono fortemente che questa sia una punizione divina per gli eventi della Pachamama in Vaticano? Altri credono che sia un castigo divino per l’accordo Vaticano-Cina? Ritiene che una di queste due posizioni sia valida?

L’epidemia di coronavirus, a mio parere, è senza dubbio un intervento divino per castigare e purificare il mondo peccaminoso e anche la Chiesa. Non dobbiamo dimenticare che Nostro Signore Gesù Cristo considerava le catastrofi fisiche come castighi divini. Leggiamo, per esempio: “In quello stesso tempo vennero alcuni a riferirgli il fatto dei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici. Gesù rispose loro: «Pensate che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, perché hanno sofferto quelle cose? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti come loro»”. (Luca 13,1-5)

La venerazione cultuale dell’idolo pagano della Pachamama all’interno del Vaticano, con l’approvazione del Papa, è stato di sicuro un grande peccato di infedeltà al Primo Comandamento del Decalogo, è stato un abominio. Ogni tentativo di minimizzare questo atto di venerazione non può resistere alla raffica di prove e ragioni evidenti. Penso che tali atti di idolatria siano stati il culmine di una serie di altri atti di infedeltà per la salvaguardia del deposito divino della Fede da parte di molti membri di alto rango della gerarchia della Chiesa nei decenni passati. Non ho la certezza assoluta che lo scoppio del coronavirus sia una punizione divina per gli eventi della Pachamama in Vaticano, ma considerare una tale possibilità non sarebbe inverosimile. Già all’inizio della Chiesa, Cristo rimproverava i vescovi (“angeli”) delle chiese di Pergamo e di Tiatira per la loro connivenza con l’idolatria e l’adulterio. La figura di “Jezebel”, che sedusse la Chiesa all’idolatria e all’adulterio (cfr. Ap 2,20), potrebbe anche essere intesa come un simbolo del mondo dei nostri giorni – con il quale oggi flirtano molti responsabili della Chiesa.

Le seguenti parole di Cristo rimangono valide anche per il nostro tempo: “Ecco, io la getto sopra un letto di dolore, e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie. Metterò anche a morte i suoi figli; e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere.” (Ap 2,22-23). Cristo ha minacciato il castigo e ha chiamato le chiese alla penitenza: “Ma ho qualcosa contro di te: hai alcuni che professano la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac il modo di far cadere i figli d’Israele, inducendoli a mangiare carni sacrificate agli idoli e a fornicare. Così anche tu hai alcuni che professano similmente la dottrina dei Nicolaiti. Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca.” (Ap 2,14-16). Sono convinto che Cristo ripeterà le stesse parole a Papa Francesco e agli altri vescovi che hanno permesso la venerazione idolatrica della Pachamama e che hanno implicitamente approvato relazioni sessuali al di fuori di un valido matrimonio, permettendo ai cosiddetti “divorziati e risposati” che sono sessualmente attivi di ricevere la Santa Comunione.

 

Lei ha indicato i Vangeli e il Libro dell’Apocalisse. Il modo in cui Dio ha trattato il Suo Popolo eletto nell’Antico Testamento ci dà un’idea della situazione attuale?

L’epidemia di coronavirus ha causato una situazione all’interno della Chiesa che, per quanto ne so, è unica nel suo genere, cioè un divieto quasi mondiale di tutte le Messe pubbliche. Ciò è in parte analogo al divieto del culto cristiano in quasi tutto l’Impero romano nei primi tre secoli. La situazione attuale è però senza precedenti, perché nel nostro caso il divieto di culto pubblico è stato emanato dai vescovi cattolici, e anche prima dei relativi mandati governativi.

In qualche modo, la situazione attuale può anche essere paragonata alla cessazione del culto sacrificale del Tempio di Gerusalemme durante la cattività babilonese del Popolo eletto di Dio. Nella Bibbia il castigo divino era considerato come una grazia, per esempio “Beato l’uomo che Dio corregge! Tu non disprezzare la lezione dell’Onnipotente; perché egli fa la piaga, ma poi la fascia; egli ferisce, ma le sue mani guariscono”. (Giobbe 5,17-18) e “Tutti quelli che amo, io li riprendo e li correggo; sii dunque zelante e ravvediti.” (Ap 3,19). L’unica reazione adeguata alle tribolazioni, alle catastrofi, alle epidemie e a situazioni simili – che sono tutti strumenti in mano alla Divina Provvidenza per risvegliare gli uomini dal sonno del peccato e dall’indifferenza verso i comandamenti di Dio e la vita eterna – è la penitenza e la sincera conversione a Dio. Nella preghiera che segue, il profeta Daniele dà ai fedeli di tutti i tempi un esempio della vera mentalità che dovrebbero avere e di come dovrebbero comportarsi e pregare in tempo di tribolazione: “Sì, tutto Israele ha trasgredito la tua legge, si è sviato per non ubbidire alla tua voce. Così su di noi sono riversate le maledizioni e le imprecazioni che sono scritte nella legge di Mosè, servo di Dio, perché noi abbiamo peccato contro di lui.. … O mio Dio, inclina il tuo orecchio e ascolta! Apri gli occhi e guarda le nostre desolazioni, guarda la città sulla quale è invocato il tuo nome; poiché non ti supplichiamo fondandoci sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia. Signore, ascolta! Signore, perdona! Signore, guarda e agisci senza indugio per amore di te stesso, o mio Dio, perché il tuo nome è invocato sulla tua città e sul tuo popolo.” (Dan 9,11,18-19).

 

San Roberto Bellarmino scrisse: “Segni sicuri riguardanti la venuta dell’Anticristo … la più grande e ultima persecuzione, e anche il sacrificio pubblico (della Messa) cesserà completamente” (La profezia di Daniele, pagine 37-38). Crede che quello a cui si riferisce qui sia ciò a cui stiamo assistendo ora? È l’inizio del grande castigo profetizzato nel libro dell’Apocalisse?

La situazione attuale fornisce sufficienti motivi ragionevoli per pensare che siamo all’inizio di un tempo apocalittico, che include i castighi divini. Nostro Signore si riferiva alla profezia di Daniele: “Quando dunque vedrete l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in luogo santo (chi legge faccia attenzione!)” (Mt 24, 15). Il Libro dell’Apocalisse dice che la Chiesa dovrà per un po’ di tempo fuggire nel deserto (vedere Ap 12,14). La cessazione quasi generale del Sacrificio pubblico della Messa potrebbe essere interpretata come una fuga in un deserto spirituale. Ciò che è deplorevole nella nostra situazione è il fatto che molti membri della gerarchia della Chiesa non vedano la situazione attuale come una tribolazione, come un castigo divino, cioè come una “visitazione divina” in senso biblico. Queste parole del Signore sono applicabili anche a molti del clero nel mezzo all’attuale epidemia fisica e spirituale: “non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata».” (Lc 19,44). La situazione attuale di questa “prova ardente” (vedere 1 Pietro 4,12) deve essere presa sul serio dal Papa e dai vescovi per portare ad una profonda conversione di tutta la Chiesa. Se ciò non avviene, allora il messaggio della seguente storia di Soren Kierkegaard sarà applicabile anche alla nostra situazione attuale: “Un incendio è scoppiato dietro le quinte di un teatro. Il clown è uscito per avvertire il pubblico, che ha pensato che fosse uno scherzo e ha applaudito. L’ha ripetuto; l’acclamazione è stata ancora maggiore. Credo che così finirà il mondo: con un applauso generale da parte della persona di spirito che crede che sia uno scherzo”.  

 

Eccellenza, qual è il significato profondo di tutto questo?

La situazione della sospensione pubblica della Santa Messa e della Comunione sacramentale è talmente unica e seria che dietro a tutto questo si può scoprire un significato più profondo. Questo evento è arrivato quasi cinquant’anni dopo l’introduzione della Comunione in mano (nel 1969) e una radicale riforma del rito della Messa (nel 1969/1970) con i suoi elementi protestanti (preghiere di offerta) e il suo stile di celebrazione orizzontale e formativo (momenti di libero stile, celebrazione in cerchio chiuso e verso il popolo). La prassi della comunione nella mano durante i passati cinquant’anni ha portato a una dissacrazione involontaria e intenzionale del Corpo Eucaristico di Cristo su una scala senza precedenti. Per oltre cinquant’anni il Corpo di Cristo è stato (per lo più involontariamente) calpestato dai piedi del clero e dei laici nelle chiese cattoliche di tutto il mondo. Anche il furto delle sacre Ostie è aumentato ad un ritmo allarmante. La prassi di fare la Santa Comunione direttamente con le proprie mani e dita assomiglia sempre più al gesto di prendere il cibo comune. In non pochi cattolici la pratica di ricevere la Comunione in mano ha indebolito la fede nella Presenza Reale, nella transustanziazione e nel carattere divino e sublime della sacra Ostia. La presenza eucaristica di Cristo è diventata, nel tempo, inconsciamente per questi fedeli una sorta di pane santo o di simbolo. Ora il Signore è intervenuto e ha privato quasi tutti i fedeli di assistere alla Santa Messa e di ricevere sacramentalmente la Santa Comunione.

Gli innocenti e i colpevoli sopportano insieme questa tribolazione, poiché nel mistero della Chiesa tutti sono uniti come membri: “Se un membro soffre, soffrono tutti insieme” (1 Cor 12, 26). L’attuale cessazione della Santa Messa pubblica e della Comunione pubblica potrebbe essere intesa dal Papa e dai vescovi come un rimprovero divino per gli ultimi cinquant’anni di dissacrazioni e banalizzazioni eucaristiche e, allo stesso tempo, come un appello misericordioso per un’autentica conversione eucaristica di tutta la Chiesa. Che lo Spirito Santo tocchi il cuore del Papa e dei vescovi e li spinga a emanare norme liturgiche concrete affinché il culto eucaristico di tutta la Chiesa sia purificato e orientato nuovamente verso il Signore.

Si potrebbe suggerire che il Papa, insieme ai cardinali e ai vescovi, compia a Roma un atto pubblico di riparazione per i peccati contro la Santa Eucaristia, e per il peccato degli atti di venerazione religiosa alle statue della Pachamama. Terminata l’attuale tribolazione, il Papa dovrebbe emanare norme liturgiche concrete, in cui invita tutta la Chiesa a volgersi di nuovo verso il Signore nella maniera della celebrazione, cioè celebrante e fedeli rivolti nella stessa direzione durante la preghiera eucaristica. Il Papa dovrebbe anche vietare la pratica della Comunione in mano, perché la Chiesa non può continuare impunita a trattare il Santo dei Santi nella piccola Ostia sacra in modo così minimalista e insicuro.

La seguente preghiera di Azariah nella fornace ardente, che ogni sacerdote dice durante il rito dell’Offertorio della Messa, potrebbe ispirare il Papa e i vescovi ad azioni concrete di riparazione e di restaurazione della gloria del sacrificio eucaristico e del Corpo eucaristico del Signore: “Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato,

come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c’è delusione per coloro che confidano in te. Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto, non coprirci di vergogna. Fa’ con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia. Salvaci con i tuoi prodigi, da’ gloria al tuo nome, Signore.” (Dan 3,39-43, Septuaginta).

 

Pubblicata con il gentile permesso di The Remnant

 




HOBBES E I DRONI: Homo homini VIRUS est

Polizia e droni

 

 

di Pierluigi Pavone

 

I provvedimenti possibili e discussi in questo giorni dal governo, circa le forti restrizioni sugli spostamenti, fanno riflettere su un aspetto molto delicato ed esistenziale: il patto “contrattuale” tra cittadino e potere sovrano.

Secondo le notizie che tutti noi abbiamo letto, si prevedono – per i trasgressori che non restano in casa, secondo le indicazioni governative – multe di migliaia di euro e il sequestro del mezzo (auto o moto). Non si esclude l’uso di droni per controllare gli spostamenti. Si potrà persino “tracciare” il singolo cittadino risultato positivo al tampone del coronavirus.

 

La domanda è: fino a quale limite un uomo è disposto a sacrificare la sua libertà (cioè un diritto naturale di cui lo Stato non dispone)? Fino a quale limite, ammettere e legittimare un controllo eccezionale volto a proteggere la vita, ma assolutamente restrittivo delle libertà individuali?

Tutti noi – pur stanchi psicologicamente e logisticamente di restare a casa – siamo disposti a non uscire, perché comprendiamo per noi e per gli altri il reale pericolo di contagio.

Ovviamente tutti pensano e sperano che tali disagi siano a breve termine (qualche settimana o qualche mese). E forse proprio dal tempo dipende la disponibilità ad accettare il limite ai nostri diritti individuali, per quanto dichiarati – nel Giusnaturalismo moderno – universali e inalienabili. Nelle moderne democrazie liberali, lo Stato infatti nasce da un presupposto antropologico preciso: gli uomini sono a-sociali; hanno il diritto naturale alla vita, alla libertà, alla proprietà; diventano cittadini affidando al potere politico il diritto di punire eventuali trasgressori delle sicurezze individuali. Affidano (alienano) solo il diritto di farsi giustizia da soli. Mai e poi mai la libertà di autodeterminare se stessi (che il pensiero anglosassone, a dire il vero, riduce al profitto).

Secondo Hobbes, invece, tutti gli uomini sarebbero disposti a rinunciare a ogni prerogativa personale, ad ogni personale diritto naturale, pur di fuggire la morte violenta. Pur di preservare la vita, per istinto di auto-conservazione.

 

Secondo Hobbes il pericolo nasce dalla natura stessa  dell’uomo, perché tutti egoisti e cattivi. L’uomo stesso, volendo parafrase lo stesso Hobbes, è virus dell’altro uomo. Nell’originale c’è “lupus”; e questa frase compare anche in Plauto.

Ad ogni modo, secondo Hobbes, di necessità si impone, razionalmente, la scelta libera di sottomettersi al potere sovrano e accettare ogni forma di diritto solo come diritto positivo, cioè posto dal potere medesimo.

Per Hobbes lo stato di natura, sprovvisto di potere sovrano, coincide con uno stato di guerra: l’uomo che non ha liberamente rinunciato al proprio potere illimitato e anarchico è una minaccia certa per tutti e reciprocamente.

Per noi il contagio, specialmente in alcune zone e città, è ad alto rischio, per la natura stessa del virus. Per Hobbes il conflitto reciproco è una assoluta evidenza, dovuto alla universale pretesa di dominio illimitato su tutto e tutti. Unico freno a questo desiderio unilaterale per sé e contro chiunque è la ragione. Per Hobbes dire ragione significa dire calcolo utilitaristico, senza nessuna categoria morale. Per i giusnaturalisti liberali e democratici, l’uomo utilizza la ragione sia per riconoscere i diritti individuali, sia per riconoscerli a tutti gli altri uomini: la condizione naturale è dunque relativamente pacifica e non necessariamente conflittuale; per Hobbes invece, la ragione ha il solo compito di indicare la contraddizione tra la personale bramosia naturale e il più forte e importante istinto di auto-conservazione.

Da questi presupposti nasce, logicamente e coerentemente la giustificazione di diventare sudditi di un potere assoluto, letteralmente sciolto da qualsiasi vincolo e al di sopra della stessa legge che quel potere pone, “affinché” i cittadini siano protetti gli dagli altri.

 

Qui la nostra riflessione: sopratutto dopo la Seconda Guerra Mondiale – e forse non in modo così oggettivo – siamo stati educati a pensare che un governo di regime sia in totale contraddizione con la democrazia. A ben pensare si capisce che in fondo la visione antropologica di base non è poi così differente. Per Hobbes gli uomini sono certamente cattivi e nemici, per i liberali gli uomini sono probabilmente ragionevoli estranei (versione leggermente più ottimistica quindi) e il mercato è più che sufficiente per mediare gli interessi individuali.

Non solo. In queste nostre circostanze eccezionali, la democrazia stessa sembra assumere un controllo poliziesco sulla vita privata e pubblica “da regime”. I cittadini lo accettano perché c’è in gioco la vita, come se a patto della vita, siano tutti, ovviamente, disposti ad alienare – a tempo indefinito – il diritto naturale alla libertà. Il governo legittima le proprie decisioni per le stesse ragioni.

Naturalmente nessuno pensa che l’uomo sia “lupo” dell’altro uomo. Il problema non è l’uomo di natura, ma l’uomo con la natura corrotta dal coronavirus. Non si tratta di tutti a prescindere, come in Hobbes, ma solo di alcuni e in generale per prevenzione e prudenza. Tuttavia, sembra che la legittimazione popolare del potere stia sempre più ammettendo – almeno  implicitamente – una giustificazione assolutista.

Con buona pace della democrazia, se alla fine bisogna pur tutelare la propria auto-conservazione, come il migliore dei beni.

 

Ps.: occuparsi anche della propria vita, in termini di anima e Giudizio è un’altra questione… Forse.

 

 




Date a Cesare quel che è di Cesare: il retroterra cristiano dei migliori ospedali cinesi

Scavando nella storia della sanità cinese, si scopre che la Cina deve molto ai missionari cristiani che nel diciannovesimo secolo hanno fondato quelli che sono oggi i migliori ospedali cinesi, a cominciare dal Wuhan Central Hospital.

Ecco un articolo di William Huang, pubblicato su Mercatornet, e che vi proponiamo nella traduzione di Stefania Marasco.

 

Medici cinesi

 

Ora che ha messo sotto controllo la propria epidemia di coronavirus, il governo comunista cinese è passato a ciò che fa meglio: cambiare la narrazione, pompare la propaganda e ingannare le masse.

I media statali ora vantano che i team medici provenienti dai migliori ospedali di tutto il paese sono venuti a Wuhan e hanno orchestrato un’imponente inversione di tendenza. Con titoli quasi allegri nel People’s Daily che riporta che i casi fuori dalla Cina hanno ormai superato i casi all’interno della Cina e che la Cina è pronta a inviare i suoi medici per salvare il resto del mondo, credo che sia necessario ricordare al popolo cinese, me stesso incluso, di una parte dimenticata da tempo della storia cinese – la storia di coloro che hanno portato la medicina moderna salvavita in Cina e perché tutti noi dobbiamo loro gratitudine in questa epoca di pandemia.

Nel febbraio 2020, al culmine della sofferenza per Wuhan, l’ospedale in cui lavorava il “whistleblower” (l’informatore di nascosto ovvero colui che fa notare qualcosa che non va, ndr) Dr. Li Wenliang era spesso al centro dell’attenzione di molti media internazionali.

Tuttavia, solo un giornalista ha notato che di fronte all’ospedale si trova la statua solitaria di un uomo di nome Eustachio Zanoli, il fondatore del nosocomio precedente quello che oggi è noto come Wuhan Central Hospital.

Come riportato da Chris Buckley del New York Times nei suoi tweet, ciò riflette parte del passato coloniale di Wuhan, quando la città era conosciuta come la Chicago dell’Est. Concessioni furono cedute alle potenze occidentali nel vivace porto interno di Hankow, e gli occidentali si riversarono in città per stabilire relazioni commerciali, esplorare la Cina e competere tra loro per un guadagno commerciale tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Tuttavia, la storia di Eustachio Zanoli e del Wuhan Central Hospital fa parte di una storia molto più grande – la grande era missionaria della Cina.

Dopo le guerre dell’oppio, quando la Cina imperiale fu costretta ad aprirsi alle potenze occidentali desiderose di una fetta dell’enorme mercato cinese, arrivò anche un gruppo di persone con intenzioni radicalmente diverse.

Queste persone erano missionari occidentali, sia protestanti che cattolici, che videro l’apertura come un’occasione d’oro per venire in Cina, predicare il Vangelo e convertire l’Oriente a Cristo.

Il vescovo Zanoli era uno di questi. Francescano italiano, arrivò nella provincia di Hubei nel 1856. Cinque anni dopo divenne Vicario Apostolico di Hubei. Come missionario con in mente una precisa strategia, si avvalse dei termini favorevoli stabiliti nel Trattato di Pechino del 1860 tra potenze occidentali e Cina imperiale per acquisire un grande appezzamento di terra a Hankow e costruire la più grande chiesa del Vicariato di Hubei nella Concessione britannica, la Cattedrale di San Giuseppe di Hankow, che fu completata nel 1876.

Adiacente alla chiesa, Zanoli costruì il primo ospedale cattolico a Wuhan nel 1880 e invitò le Figlie della Carità Canossiane italiane ad andare a gestire l’ospedale. Per decenni, è stato gestito dalla Chiesa cattolica. Quando il governo comunista lo prese nel 1955, divenne noto come il secondo ospedale di Wuhan.

Alla fine, nel 1999, il Secondo Ospedale si divise per formare l’Ospedale Centrale di Wuhan. Fu lì che il Dr. Li Wenliang scoprì pazienti con grave polmonite e divenne uno dei primi a mettere in guardia il mondo riguardo all’epidemia.

Ma i cattolici non furono i soli a lasciare un’eredità medica in Cina. In effetti, il primo ospedale cinese in senso moderno è stato fondato dal missionario medico americano Peter Parker. Il Canton Hospital, fondato in quella che oggi è conosciuta come Guangzhou nel 1835, divenne uno dei migliori istituti oftalmici del mondo e rimane tuttora l’istituto oftalmico più famoso della Cina.

I missionari erano spesso contrariati dalla mancanza di adeguate cure mediche per la maggior parte della popolazione cinese. I protestanti formarono la Medical Missionary Society in Cina nel 1838. Alla fine del XIX secolo, la Cina era la principale destinazione di medici missionari al mondo. C’erano più di cento ospedali gestiti da missionari e hanno curato milioni di pazienti.

Per i successivi cento anni dopo il dott. Peter Parker, i missionari occidentali fondarono i primi ospedali moderni, scuole di medicina, università, asili nido, orfanotrofi ed ospedali psichiatrici in tutta la Cina. Quando il governo cinese inviò la sua squadra di élite medica a Wuhan per reprimere l’epidemia, forse solo i medici più anziani si resero conto che erano stati tutti istruiti nelle scuole mediche fondate dai missionari del 19 ° secolo. In effetti, tutti quanti a partire dal dott. Sun Yat-sen, fondatore della prima Repubblica in Asia che ha rovesciato l’ultima dinastia imperiale della Cina, al padre dell’attuale maggiore epidemiologo cinese Zhong Nanshan, sono stati educati dai missionari. Il dottor Sun si è persino esercitato al Canton Hospital prima di scoprire la politica.

È anche molto interessante che i migliori ospedali e scuole di medicina del paese siano Xiehe a nord, Xiangya a sud, Qilu a est e Huaxi a ovest, tutti furono fondati, finanziati e gestiti da missionari protestanti e dalle loro chiese. Tutto ciò finì, ovviamente, con la presa di possesso comunista nel 1949. I media statali cinesi spesso pubblicizzano esperti e medici educati in queste istituzioni come eroi nella lotta contro il coronavirus, ma dimentica convenientemente di menzionare la loro eredità cristiana.

“Xiehe”, o Peking Union Hospital and Medical College, è stato fondato nel 1906 dalla London Missionary Society insieme ad altre cinque chiese di Pechino. Xiangya a Changsha, nella provincia di Hunan, a sud, è stata fondata dalla Missione di Yale in Cina, missionari dell’Università di Yale che si sono sentiti spinti dalla sanguinosa ribellione anticristiana dei boxer a venire in Cina per evangelizzare.

Qilu, una volta conosciuta come Università di Cheeloo, fu fondata da missionari americani e britannici che si riunirono nel 1909 per unire le rispettive facoltà cristiane per formare una università cristiana nella provincia orientale di Shandong, con la scuola di medicina che divenne popolare negli anni successivi.

Ultimo ma non meno importante, l’Huaxi Hospital and Medical School di Chengdu, il miglior ospedale della Cina sudoccidentale, è l’eredità lasciata dai due ospedali istituiti dalla Missionary Society of the Methodist Church in Canada e dalla Methodist Episcopal Church nel 1892.

C’è un altro legame significativo tra l’epidemia di Wuhan e i missionari occidentali nel 1800. Il Wuhan Union Hospital, che è uno dei più rinomati e grandi della Cina centrale, è stato uno dei primi ospedali colpiti dall’epidemia ed i suoi medici hanno combattuto giorno e notte per mantenere in vita i pazienti, spesso senza un’adeguata protezione a causa dell’incompetenza iniziale del governo. Quell’ospedale fu fondato da uno dei più noti missionari protestanti di tutti i tempi, Griffith John della London Missionary Society, che fu un pioniere nel tradurre la Bibbia in cinese.

Eustachio Zanoli e Griffith John arrivarono in Cina ad un anno di distanza l’uno dall’altro. Probabilmente non si sono mai incontrati a causa delle loro differenze religiose, ma entrambi hanno lasciato un segno indelebile a Wuhan. Zanoli morì a Wuhan nel 1883; Griffith John lasciò la città nel 1911 in mezzo a sconvolgimenti rivoluzionari, ma sentì sempre una profonda connessione con Wuhan.

Perché è rilevante? Bene, è incredibilmente ridicolo che niente di questa storia importante venga insegnato in Cina. Questi missionari hanno dedicato le loro vite alla Cina e al benessere spirituale e fisico del popolo cinese. Non erano avidi colonialisti che vendettero oppio e rubarono le ricchezze della Cina. In realtà, si opposero con veemenza a tali pratiche vili e iniziarono campagne contro il fumo di oppio ed usanze arretrate come il legare i piedi.

Uomini e donne come Griffith John, Eustachio Zanoli, Peter Parker e molti altri meritano di essere citati nei libri di storia cinesi e commemorati dal popolo cinese.

Invece, nelle storie ufficiali i missionari sono descritti come complici del colonialismo, agenti dell’imperialismo ed invasori stranieri. Il loro contributo alla medicina moderna e all’assistenza sanitaria è totalmente minimizzato. Questo è un esempio lampante di come ai bambini cinesi venga continuamente insegnata una versione manipolata della storia e come siano alimentati a cucchiaiate di una miscela tossica di comunismo e nazionalismo, progettati per incitare l’ostilità verso il cristianesimo e l’Occidente fin dalla prima infanzia.

La macchina della propaganda continua a pompare il dramma della cospirazione e si rallegra delle sofferenze dell’Occidente. Dobbiamo ricordare loro i missionari che hanno gettato le basi per una moderna infrastruttura medica ed educativa che ha salvato migliaia e migliaia di vite. Meritano un posto d’onore nella storia della Cina.

Non tutte le cose e le persone arrivate in Cina dopo la guerra dell’oppio del 1840 sono malvagie. In effetti, insieme ai missionari, arrivarono le prime università, scuole, ospedali, case per anziani e orfanotrofi cinesi. Si può arrivare al punto di dire che l’unica deplorevole importazione dall’Occidente in Cina è stata l’ideologia del marxismo-leninismo, i cui frutti sono ormai percepiti in tutto il mondo.

 

William Huang è un appassionato ricercatore che di occupa della crisi demografica in Cina e nell’Asia orientale. Suo scopo è anche quello di alzare la voce in difesa della santità della vita ovunque e ogni volta che può.