Pietà Signor

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Pietà Signor” – brano composto da don Lorenzo Perosi. L’audio è estratto da un’esecuzione del “Coro Santa Veronica – Parrocchia di Santa Maria Nascente in Bonemerse”




I Rotoli del Mar Morto del Museo della Bibbia di Washington sono falsi? Nulla di scandaloso, episodio circoscritto.

Rotoli di Qumran

Rotoli di Qumran

 

di Moreno Morani

 

E’ notizia di pochi giorni fa: i frammenti di rotoli di Qumran esposti al Museo della Bibbia di Washington sono falsi. Tutti i reperti sono stati sottoposti ad analisi da parte di laboratori tedeschi e la conclusione non lascia adito a dubbi: si tratta di falsi moderni. La notizia non dovrebbe destare molta impressione per due motivi. Primo, perché non è la prima volta che viene provata la falsificazione di un reperto o di un’iscrizione: la storia dell’archeologia e della linguistica è disseminata di incidenti e di delusioni, per cui oggetti a cui si era attribuita originariamente grande antichità e grande valore, oggetti ai quali gli studiosi avevano dedicato dotte analisi e commenti, si sono poi rivelati contraffazioni moderne. Complice di queste evenienze è anche il sensazionalismo dei media, che spesso esagerano il valore di alcune scoperte precorrendo in modo avventato la conferma di ipotesi che potrebbero essere definite solo dopo valutazioni accurate eseguite con la severa disciplina del metodo scientifico. Il secondo motivo è che l’impressione del falso per questi reperti serpeggiava già da tempo. Dei diciassette frammenti esposti nel museo, cinque erano già stati definiti come falsi, e dunque semplicemente si estende all’intera collezione acquisita ed esposta al Museo il carattere della contraffazione. Indubbiamente si tratta di un risultato spiacevole per il Museo, ma da non sopravvalutare. Il Bible Museum di Washington è una “creatura” giovane: è aperto da pochi anni e la sua istituzione, che vanta un carattere interreligioso e che propone al pubblico una articolata documentazione su tutti gli aspetti inerenti la Bibbia e il suo influsso sulla civiltà e cultura attraverso i secoli, ha avuto grande risonanza ed è stata seguita con molto interesse e simpatia da parte di ambienti culturali e religiosi di tutto il mondo. All’inaugurazione, avvenuta il 17 novembre 2017, erano presenti altissime personalità della politica americana e internazionale (tra cui l’ambasciatore israeliano negli USA) e anche la Santa Sede aveva manifestato la sua approvazione con la presenza di alti prelati e una benedizione personale inviata da Papa Francesco.

Nulla di scandaloso dunque: in sostanza si tratta di un episodio circoscritto, il Museo ha accettato i risultati dall’indagine e ammesso l’errore, tolto i reperti dall’esposizione, e l’unico rilievo che si può fare riguarda le modalità e i canali attraverso cui ha acquisito la proprietà degli oggetti. Quello che invece merita riflessione è il modo con cui la notizia è stata ripresa e commentata dalla stampa italiana. Per qualche testata è stata una ghiotta occasione per mettere in discussione ben più che l’effettiva autenticità di pochi reperti. La Repubblica del 14 marzo dà la notizia con questo titolo: “I 16 rotoli del Mar Morto sono tutti falsi”. E poi: “Lo rivela il Museo della Bibbia di Washington dove sono custoditi i presunti frammenti di pergamena contenenti parte del Libro della Genesi. Si tratta di falsi moderni, trattati per apparire antichi”. Un linguaggio che ricorda le cronache giudiziarie (“i presunti frammenti”: in realtà i frammenti non sono presunti, è la loro antichità a essere presunta: Carlo Rossi può essere un presunto colpevole, ma non è il presunto Carlo Rossi) e usa in buona parte i metodi di informazione della propaganda: come quando il tuo esercito soffre una severa batosta e arretra di fronte al nemico, ma nel bollettino ufficiale scrivi che ha corretto la linea del fronte attestandosi su posizioni più favorevoli. Dicendo che i sedici rotoli del Mar Morto sono tutti falsi si vuole in realtà confondere il lettore non specialista, il quale non è tenuto a sapere che questi sedici rotoli di Washington, scoperti dopo il 2002, sono un nulla rispetto alle migliaia e migliaia di frammenti noti da tempo e conservati soprattutto (ma non solo) a Gerusalemme, ed analizzati da laboratori di ricerca internazionali al di sopra di ogni sospetto che hanno verificato materiali e scrittura in modo accuratissimo e hanno accertato una datazione fra il II sec. a.C. e il 70 d.C. (data della definitiva conquista romana del territorio). La maggior parte dei testi, tuttora oggetto di uno studio complesso condotto da università e istituti di ricerca in tutto il mondo, sono stati rinvenuti (per caso) tra il 1947 e l’inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso in recipienti che erano stati nascosti in grotte che si aprono nel deserto di Qumran, alle spalle di Gerusalemme, dove una attivissima comunità di ebrei eterodossi che facevano parte di una setta molto particolare (gli Esseni) aveva copiato una notevole quantità di materiale (sia testi biblici sia testi relativi alle dottrine e agli insegnamenti specifici della setta stessa). Tutti gli scritti furono poi nascosti e messi al sicuro, anche per evitare che fossero danneggiati nella situazione di instabilità in cui versava il paese, in guerra contro i Romani: non potevano essere distrutti, perché molti contenevano il sacro tetragramma che nell’alfabeto ebraico corrisponde al nome proprio di Dio. Queste vicende, certo dolorose per chi le visse, hanno permesso allo studioso moderno di recuperare una serie di scritti fin allora sconosciuti, e quindi di allargare in modo considerevole la nostra conoscenza della temperie culturale dell’ambiente e del tempo in cui si colloca la vita del Redentore. Di grande interesse per gli studiosi della Bibbia sono i frammenti di libri biblici, perché ci fanno conoscere testi della Bibbia in una fase che precede di quasi un millennio i più antichi manoscritti giunti fino a noi: non illegittima quindi la speranza di poter recuperare una situazione testuale anteriore alla sistemazione (e potremmo dire alla standardizzazione) del testo biblico operata dai Masoreti, filologi che attorno ai secoli VII-XI produssero una scrupolosa operazione di critica testuale, col fine di eliminare errori e varianti che nel corso dei secoli si erano depositate sul testo della Bibbia.

Qumran (foto: Sabino Paciolla)

Qumran (foto: Sabino Paciolla)

Chiaramente, facendo affiorare il sospetto che tutto questo materiale sia fasullo, si insinuano nel lettore un po’ disattento molte domande alle quali, in assenza di una preparazione specifica, non sarebbe in grado di rispondere: “I 16 rotoli del Mar Morto sono tutti falsi” porta con sé il dubbio che viviamo in un ambito dove molto, se non tutto è stato falsificato. Un importante libro di un grande studioso di Bibbia, pubblicato diversi decenni fa e divenuto ormai un classico, titolava La Bibbia ha detto il vero, e mostrava come molti dei fatti descritti nella Bibbia trovassero conferme sempre più strette nelle scoperte archeologiche. Oggi si tende invece a insinuare la convinzione che la Bibbia ha detto il falso, e che comunque sia stata manipolata e adattata agli interessi delle chiese o dei preti.

A questo punto scatta un secondo meccanismo che è antitetico al precedente: la speranza che nuovi scavi permettano di accedere a testi che svelino dati e realtà nascoste ed eliminate di proposito nei secoli. Il carattere esoterico dell’insegnamento essenico e la circolazione molto limitata delle notizie su questa setta rende molto difficile avere notizie precise, e dove non c’è storia si supplisce con la fantasia, favoleggiando scenari inventati (per esempio che sarebbe stato personaggio autorevole di questa setta Giuseppe di Arimatea, e magari anche Nicodemo, e forse Giovanni Battista, e magari anche Gesù). Libri e siti si stanno dedicando, con uno zelo instancabile e un’energia che potrebbe essere utilmente impiegata per compiti più utili, alla ricerca di “verità” su Gesù diverse da quelle finora riconosciute. Come scrive un sito internet a proposito dei nuovi ritrovamenti di Qumran in questi ultimi anni «resta da chiarire se davvero i rotoli contengono versioni diverse della vita di Gesù e possono raccontare una verità diversa da quella sin qui raccontata su uno dei personaggi storici più studiati e che ancora non ha messo d’accordo la comunità scientifica internazionale». Si spera cioè che i nuovi rotoli ci palesino un’immagine di Gesù più vicina a quella disegnata da Dan Brown. Da parte nostra ci limitiamo a richiamare alcuni principi sicuri, perché si tratta di un punto cruciale anche nel dibattito storico-ecclesiale dei nostri giorni.

  1. Gesù è un personaggio storico, la cui vita ci è presentata da testi che hanno tutte le caratteristiche tipiche delle fonti storiche, con citazioni di testimoni oculari e rinvii cronologici precisi.
  2. Accanto alle fonti storiche vi è una folla di documenti inventati con motivazioni varie (i cosiddetti apocrifi): l’interesse per la figura di Gesù ha permesso il fiorire di una letteratura quanto mai esuberante. Va riconosciuto alla Chiesa il merito di aver fatto chiarezza, e in un certo senso pulizia, eliminando quei documenti che alla luce di un serio esame critico (e talora del semplice buon senso) contenevano narrazioni fantasiose e prive di basi. È possibile, almeno teoricamente, che nei più antichi di questi documenti vi fossero singoli episodi autentici, frutto di una circolazione orale di notizie che nei primi secoli della Chiesa era molto intensa: ma la possibilità di distinguere il poco (o nulla) di vero dal moltissimo inventato è molto labile.

Poste queste premesse, pensare che il Gesù della Chiesa non sia quello “vero” e che altre fonti possano dare una rappresentazione più esatta della sua figura è assurdo, e chi ha tentato di produrre, anche recentemente, fonti che proverebbero l’esistenza di tradizioni parallele e diverse è stato scottato in modo permanente e doloroso: basterebbe citare l’episodio del cosiddetto Vangelo della sposa di Gesù. Ma questa è ancora un’altra vicenda, di cui magari diremo in un’occasione diversa.

 




Radner: “Il Tempo del Virus è una provocazione per i cristiani”

Sì, il titolo di questo articolo potrebbe a prima vista essere azzardato, ma prima di trarre delle conclusioni, leggete quello che scrive Ephraim Radner, professore di teologia storica al Wycliffe College.

L’articolo è stato pubblicato su First Thing e lo propongo alla riflessione dei lettori di questo blog nella mia traduzione. 

coronavirus

Di fronte alla pandemia di COVID-19, dovremmo tutti seguire le direttive dei funzionari della sanità pubblica e ascoltare i consigli dei medici esperti. I cristiani non sono diversi dagli altri sotto questo aspetto. Condividiamo le sfide sanitarie e le ansie personali di tutti i nostri vicini, e abbiamo le stesse responsabilità durante questa crisi.

Ciò che i cristiani possono forse offrire è un senso speciale dei tempi che stiamo attraversando. Le città sono chiuse, le frontiere chiuse, le scuole chiuse, le linee di produzione e di distribuzione si sono disfatte, il lavoro e il reddito da pensione sono minacciati. Queste perturbazioni ci sono cadute addosso in modi che sembrano nuovi e dal punto di vista della fantasia travolgenti. All’improvviso, vediamo davanti a noi qualcosa di cui forse abbiamo già parlato in precedenza, ma che non abbiamo mai realmente affrontato: il modo in cui, come società, abbiamo permesso che le nostre vite personali diventassero avviluppate e apparentemente dipendenti da intricate e vaste reti di costruzione collettiva che hanno sminuito la nostra umanità. Improvvisamente dobbiamo “andare a casa”, stare con le nostre famiglie, rivolgerci a noi stessi. E abbiamo, sorprendentemente, paura!

Eppure “tornare a casa” è, in realtà, un enorme dono. Per due settimane, un mese, due mesi – vedremo – ci è stato concesso un “tempo di inattività”, in cui possiamo tornare alle nostre radici di esseri umani. La Scrittura chiama questo tempo “Giubileo” in Levitico 25. L’anno giubilare rientra nella categoria del “sabbah” (sabato, ndr), il grande momento per entrare nella potenza creatrice e nella bellezza di Dio; viene dopo aver contato un “sabbah dei sabbah”, cioè 49 anni:   

E santificherete il cinquantesimo anno e proclamerete la libertà nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e ognuno di voi tornerà nella sua famiglia. 11 Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non seminerete e non raccoglierete ciò che cresce spontaneamente, e non vendemmierete le vigne non potate. 12 Poiché è il giubileo; esso sarà sacro per voi; mangerete il prodotto che vi daranno i campi (Lev 25, 10-12).

“Ritornerete alla vostra famiglia”. Durante questo tempo, il lavoro cessa mentre viviamo di ciò che ci viene dato. Il fratello o la sorella che è povero viene portato qui; lo straniero e colui che è di passaggio sono tenuti al sicuro. E “Nessuno di voi danneggi il suo vicino, ma temerai il tuo DIO; poiché io sono l’Eterno, il vostro DIO.” (25,17).

Il Giubileo non è semplicemente un momento di gioia. Non è semplicemente il momento di giocare a un forzato Scarabeo, figuriamoci di accendere la console dei giochi. È il momento di rivolgersi a Dio, di fare i conti con i doni di Dio, di prendersi cura delle responsabilità comuni e della vita data con la nascita, dai figli e dai genitori. Non si vola in giro per il mondo, non si fanno affari in sala riunioni, socialità commercializzata, non si fanno campagne politiche di massa, non si spinge per andare avanti, non si lascia il segno. Questo è invece il momento di vivere il dono della vita che Dio ha dato. Così facendo, l’essere e la grazia di Dio stesso vengono svelati alla creatura altrimenti distratta e assorbita da se stessa. “Temerai il tuo DIO; poiché io sono l’Eterno, il vostro DIO”. Osiamo dire che è provvidenziale che il Tempo del Virus sia giunto in Quaresima? Non solo per la penitenza, ma per il sabato dei sabati, un luogo dove la preghiera e il ringraziamento sono effettivamente nutriti e dove possono fiorire. Questo è qualcosa su cui i cristiani devono non solo riflettere, ma abbracciare e condividere, in una posizione non di rassegnazione, ma di gioiosa speranza.

Questo Tempo del Virus svela alcune cose meno gioiose anche per i cristiani, fallimenti della nostra comune testimonianza nel corso degli anni. Come mai abbiamo così poco da dire nella forma della preghiera su queste cose? Il secolo scorso è iniziato con la pandemia forse più distruttiva della storia: l’epidemia da influenza del 1918 che ha ucciso oltre 50 milioni di persone e che ha continuato ad affliggere vaste zone del mondo sulla scia della confusione della seconda guerra mondiale. Poi c’è stata una pandemia di mortalità quasi altrettanto orribile, la crisi dell’HIV/AIDS che persiste. E solo dieci anni fa, abbiamo visto centinaia di migliaia di persone morire nell’epidemia di influenza suina H1N1. Eppure i nostri libri di preghiere non hanno collette per malattie come questa, anche quelle che sono in corso di revisione.  

È come se il secolo scorso non fosse accaduto (per non parlare della storia del mondo). Le nostre litanie si sono ridotte e vengono raramente dette; le più antiche collette del XVII secolo e i ringraziamenti per i tempi di “peste” sono stati a lungo eliminati. Ci ritiriamo dal considerare i modi in cui Dio potrebbe essere all’opera in questi tragici e travolgenti eventi. Pregare (come diceva il BCP del 1662) perché Dio possa “avere pietà di noi miserabili peccatori, che ora siamo visitati con grande malattia e mortalità” (rivolgendoci a Mosè, ad Aronne e agli israeliti nel deserto, o a Davide con il suo sconsiderato censimento e la sua conseguente “pestilenza”), disturba le nostre ipotesi sulla benevola supervisione di Dio e sulla nostra capacità di controllare la sofferenza. Che rifiutiamo o meno tali considerazioni, l’incapacità a prenderle in considerazione ha lasciato molti cristiani a vagare nell’oscurità del momento.   

In effetti, il Tempo del Virus ha messo in luce profonde ironie che i cristiani dovrebbero affrontare, ma che per lo più non fanno. Da quando, cinque anni fa, il suicidio assistito è stato legalizzato e poi reso operativo tra i medici in Canada, più di 7.000 canadesi si sono uccisi con l’assistenza di personale medico e funzionari statali. La maggior parte di queste persone erano anziane. E nel momento in cui il COVID-19 si è diffuso in Canada a febbraio, il governo ha presentato proposte per estendere il suicidio assistito a coloro per i quali “la morte ragionevolmente prevedibile” non era imminente, compresi i malati di mente. Eppure in tutto il mondo si sentono giustamente voci che chiedono: “Il Coronavirus colpisce più duramente i malati e i disabili, quindi perché la società ci sta cancellando?” Mentre i politici e gli esperti ci dicono di non preoccuparci perché COVID-19 è pericoloso solo per gli anziani e per coloro che hanno la salute già compromessa, ci si chiede come mai il valore di una persona sia stato così facilmente ridotto ai calcoli di triage dei costi medici e alle limitate attrezzature. I cristiani hanno qualcosa da dire su tutto questo, ma negli ultimi anni non ne abbiamo parlato molto.  

Il Tempo del Virus è quindi un dono e una provocazione per i cristiani, non solo per la nostra fede personale, ma anche per ciò che abbiamo da offrire agli altri. L’annuncio levitico – “tornate a casa vostra”, perché “temerai il tuo DIO; poiché io sono l’Eterno, il vostro DIO” – è un vangelo per il mondo, ma solo se preso sul serio da coloro a cui sono state affidate le sue profonde assicurazioni.