Coronavirus: siamo il secondo paese al mondo per infettati. Qualcosa non quadra!


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Sì, siamo oramai il secondo paese al mondo per persone infettate dal coronavirus. Abbiamo superato d’un balzo l’Iran e la Corea del Sud. Se si procede di questo passo, presto supereremo la Cina.

Non è un risultato da poco!!!

Se questo avverrà, sarà drammatico. Per capire il perché basterà rapportare gli infettati, 80.000, alla popolazione: 60 milioni nel caso italiano (0,13%), e 1,43 miliardi per la Cina (0,006%). La differenza è spaventosa.

Qualcosa non quadra. Vediamo in televisione la Corea del Sud e la Cina fare delle disinfezioni massiccie. Spruzzano disinfettante dappertutto. E noi?

Se si continua così, in poco tempo il sistema sanitario sarà al collasso. Purtroppo in Italia, dalle scene che si vedono sui social media, pare che la popolazione non stia prendendo sul serio la drammaticità della questione. La movida e comportamenti irresponsabili sembrano tenere banco. Pare che la ragione faccia fatica ad agganciare la realtà.

Si dice che il governo ha preso decisioni dure, ma se questi sono i risultati….. qualcosa non quadra!

Riprendo un post dell’amico medico Renzo Puccetti che ha pubblicato oggi sul suo profilo Facebook.

“PROFONDO VIRUS

Questi sono i numeri:
– contagi alle stelle (abbiamo superato la soglia di 1 caso ogni 10.000 abitanti).
– Raddoppio dei casi ogni 3 giorni.
– 56% ospedalizzato (quasi tutti con polmonite)
– 10,2% degli infettati sono in terapia intensiva
– 5% di letalità.

Nel frattempo movida, sciate e gelatini a go go.

Se non verrà instaurato il coprifuoco e l’esercito per le strade da parte di un governo che abbia la forza di fare atti senza precedenti, al termine della giostra l’Italia sarà ridotta ad un enorme cimitero.”

Le parole “enorme cimitero” sono crude, ma credo riflettano uno scenario che dobbiamo assolutamente scongiurare.

Assolutamente!!!

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C.E.I.: Sospese tutte le Sante Messe e le esequie fino al 3 aprile

Di seguito il comunicato della Conferenza Episcopale Italiana a proposito della crisi del coronavirus.

Piazza San Pietro e coronavirus

 

La Chiesa che vive in Italia e, attraverso le Diocesi e le parrocchie si rende prossima a ogni uomo, condivide la comune preoccupazione, di fronte all’emergenza sanitaria che sta interessando il Paese.

Rispetto a tale situazione, la CEI – all’interno di un rapporto di confronto e di collaborazione – in queste settimane ha fatto proprie, rilanciandole, le misure attraverso le quali il Governo è impegnato a contrastare la diffusione del “coronavirus”.

Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, entrato in vigore quest’oggi, sospende a livello preventivo, fino a venerdì 3 aprile, sull’intero territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”.

L’interpretazione fornita dal Governo include rigorosamente le Sante Messe e le esequie tra le “cerimonie religiose”. Si tratta di un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli. L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica.

 

Roma, 8 marzo 2020

 




Dialogo o divisione? Cristo guarì, perdonò, predicò e ammonì, ma non “dialogò”.

Oggi la parola “dialogo” è molto in voga nella Chiesa cattolica, sembra un mantra orientale. Eric Sammons, scrittore, convertito al cattolicesismo, ci fa vedere come tutta la storia della Chiesa nei suoi 2.000 anni abbia avuto un percorso diverso. Ecco il suo articolo pubblicato su Crisis Magazine nella mia traduzione

Gesù che parla alla gente

 

“Il dialogo è il nostro metodo… La via è pertanto il dialogo: dialogo tra voi, dialogo nei vostri Presbiteri, dialogo con i laici, dialogo con le famiglie, dialogo con la società. Non mi stancherei di incoraggiarvi a dialogare senza paura”. – Papa Francesco, Discorso ai Vescovi degli Stati Uniti, 23 settembre 2015

 

Nelle sale delle cancellerie cattoliche di tutto il mondo, il termine “dialogo” è diventato un mantra orientale, ripetuto più e più volte come se la parola stessa avesse il potere spirituale di rompere le divisioni, guarire le ferite e portare all’Era dell’Acquario (anche se preferirei un ritorno all’Era dell’Aquino). Fate una ricerca su Google sul sito web del Vaticano per la parola “dialogo”; otterrete oltre 33.000 risultati, mentre parole come “evangelizzazione” e “conversione” ne restituiscono meno della metà. La sola Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti è attualmente impegnata in più di 20 “dialoghi” ufficiali con vari gruppi religiosi. Il dialogo è acceso.

D’altra parte, la Bibbia racconta la storia di un mondo nettamente diviso tra chi segue Dio e chi non lo segue. La storia della salvezza è il racconto della separazione di un gruppo di persone dal resto del mondo e dei pericoli che si presentano quando questo gruppo di persone si mescola con altri popoli. Questo è un tema che va dalla Genesi, quando Abramo e i suoi discendenti sono separati per essere il popolo di Dio, alla Rivelazione, quando avverrà la divisione finale, permanente.

È anche il messaggio di Nostro Signore. Senza fare ricerche su Google, sapreste dirci quante volte Gesù ha comandato ai suoi seguaci di dialogare con gli altri? Allarme spoiler: zero volte. Infatti, Gesù spesso divideva il mondo in campi separati, che si trattasse del grano e della pula o delle pecore e dei caproni. Ha persino affermato: “Credete che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, io vi dico, piuttosto la divisione”.

Cosa spiega allora la dicotomia tra il messaggio della Sacra Scrittura e il messaggio dei pastori cattolici di oggi quando si tratta dell’importanza del dialogo? Si può riassumere in una sola cosa: il peccato originale. La Bibbia lo riconosce, mentre molti leader della Chiesa negano tacitamente la sua esistenza.

Nell’Antico Testamento il tema della divisione, non del dialogo, è chiaro ed esplicito fin dall’inizio: Noè si separò dal mondo, Abramo è chiamato fuori dalle terre pagane e Mosè conduce il popolo eletto fuori dall’Egitto. Ancor prima che gli israeliti entrino nella Terra Promessa, la Bibbia racconta in dettaglio come questo popolo dovesse separarsi per essere santo; il termine “santo”, infatti, significa “separato per uno scopo sacro”. Le leggi che il Signore dà a Mosè sul Monte Sinai distinguono il suo popolo dagli altri popoli pagani. Egli ordina agli israeliti di liberare la Terra Promessa dai pagani, cosa che fanno solo con un modesto successo, portando alla tragedia lungo il percorso. Più tardi, quando il re e il popolo sono fedeli alla loro chiamata ad essere separati, il regno fiorisce, ma ogni volta che si mescolano con i pagani, il regno appassisce e alla fine muore.

E la Nuova Alleanza? Viviamo ora in un tempo in cui non c’è “né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina”, giusto? Eppure anche il Nuovo Testamento richiede una chiara divisione tra i popoli. Come ho già notato, Cristo stesso ha detto di essere venuto a portare la divisione. Cristo non è venuto per “dialogare” con coloro che si oppongono a Lui; infatti, di solito ha avuto per loro una delle seguenti tre risposte: Li ha ignorati, li ha condannati, o ha lasciato che lo uccidessero. Diceva ai suoi discepoli di scrollarsi la polvere dai piedi e di andare avanti quando una città non ascoltava il loro messaggio. I suoi avversari più feroci, i Farisei, furono accolti da Nostro Signore con una tremenda condanna. E Cristo non cercò di coinvolgere i suoi avversari quando fu arrestato; anzi, li frustrò per il suo rifiuto di discutere se fosse o meno il Messia. Cristo guarì, perdonò, predicò e ammonì, ma non “dialogò”.

Il più grande missionario di nostro Signore, San Paolo, potrebbe essere chiamato l’Apostolo della Divisione. Anche se molti amanti del dialogo oggi amano citare il passo “né ebreo né greco” della sua Lettera ai Galati, essi dimenticano che Paolo ha proclamato una nuova divisione provocata dalla venuta di Cristo, cioè coloro che sono “in Cristo” e coloro che non lo sono. E l’apostolo chiarisce chi non è in Cristo: “né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”(1Corinzi 6:9-10). Anche se San Paolo ha combattuto contro le divisioni all’interno del Corpo di Cristo, ha riconosciuto che i discepoli di Cristo non possono essere uniti ai discepoli del mondo, anche esortando i cristiani a non contrarre matrimoni misti con i non credenti.

Il punto di vista di Paolo non era unico tra i primi cristiani. L’apostolo Giovanni avverte i cristiani nella sua Prima Lettera: “Non amate il mondo e le cose del mondo. Se uno ama il mondo, l’amore per il Padre non è in lui”. San Giovanni sapeva che un seguace di Cristo non può allearsi con il mondo senza rompere la sua alleanza con Dio.

Chiaramente, se c’è un avvertimento generale nella Bibbia, è che il popolo di Dio deve rimanere distinto dal mondo.

Questo atteggiamento è contrario a quello che sentiamo spesso da molti dirigenti della Chiesa. Oggi ci viene detto che il dialogo unirà le nazioni, metterà fine alle fazioni e ci aiuterà a perdere quei 15 chili in più che ci siamo portati dietro dai tempi del college. La spinta al dialogo è iniziata negli anni ’60, quando il mondo era alla disperata ricerca della pace dopo due guerre mondiali distruttive. È stato papa Paolo VI ad aggiungere per primo la parola “dialogo” al vocabolario della Chiesa come metodo per avvicinarsi al mondo moderno. L’intenzione era quella di allontanarsi dal conflitto, credendo che un dialogo ragionevole avrebbe portato all’accordo e alla pace.

C’è solo un problema con questo approccio: Il peccato originale. In definitiva, il conflitto in questo mondo non è dovuto all’intelletto ma alla volontà. La nostra volontà, tuttavia, come il nostro intelletto, è caduta, il che significa che spesso non vogliamo fare ciò che è ragionevole e giusto. Siamo attratti dal male, anche quando il nostro intelletto sa che è il male; ci convinciamo che in realtà è il bene.

La ragione per cui le Scritture sono piene di tanti avvertimenti contro la mescolanza con i miscredenti è che Dio sa che saremo inevitabilmente attratti ad unirci a loro nella loro idolatria, nel paganesimo e nel peccato. A causa del peccato originale, non siamo naturalmente attratti dalle virtù cristiane come il sacrificio, la castità e l’obbedienza. Inoltre, le persone non interagiscono con il male senza soccombere ad esso.

Quando esaminiamo la storia del dialogo interreligioso cattolico, vediamo quanto velocemente l’uomo può abbracciare qualcosa che prima era impensabile, come risultato di una coerente esposizione ad esso. Consideriamo la progressione: Settant’anni fa, ai cattolici era proibito impegnarsi in qualsiasi tipo di attività religiosa con i non cattolici. Trent’anni fa, il Papa ospitava un servizio di preghiera congiunto con persone di religioni non cristiane, anche se sottolineava che ogni religione pregava separatamente. Oggi il Vaticano ospita cerimonie religiose rivolte agli idoli pagani.

In meno di due generazioni, il “dialogo” con le altre religioni si è evoluto dalla condanna alla tolleranza, dalla tacita accettazione alla promozione esplicita.

Questo significa quindi che i cattolici sono chiamati a vivere come gli Amish? No, non è questo il modo di una Chiesa che ha trasformato le civiltà nel corso della sua storia. Ma non è nemmeno il continuo avvicinamento ad altre religioni il cammino da seguire. I cattolici devono chiarire la separazione – la divisione – tra la Vera Fede e tutte le altre religioni, invece di piegarsi all’indietro per offuscare le differenze. Continuare sulla via della primula del dialogo ci porterà solo a un destino simile a quello dell’antico Israele, cioè la prigionia e l’esilio nella strana terra degli idoli pagani, le pratiche immorali, le liturgie sincretiche e le false credenze. Solo essendo santi – distinti – i cattolici possono seguire il cammino che la Bibbia ha tracciato per i discepoli di Cristo.

 




Il Papa prega che i cattolici cinesi siano “buoni cittadini”, ma secondo gli standard di Pechino?

Nel mese di marzo il Papa chiede a tutti di pregare per la Chiesa in Cina, perché siano superate le divisioni e si perseveri nella fedeltà al Vangelo. L’intenzione di Francesco è affidata, come di consueto, al video diffuso dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa.

Tenuto conto della situazione critica in Cina per la Chiesa fedele a Roma, il messaggio ha destato delle perplessità. 

Propongo all’attenzione dei lettori di questo blog il commento dello scrittore e giornalista Phil Lawler, pubblicato su Catholic Culture. Eccolo nella mia traduzione. 

(Se il video non dovesse caricarsi, fare il refresh della presente pagina oppure cliccare qui)

 

 
 

“Oggi la Chiesa in Cina guarda al futuro con speranza”, ha detto Papa Francesco nel messaggio video che comunicava le sue intenzioni di preghiera mensili. Sì, ma questa speranza sembra sempre più misera, dato che le autorità cinesi continuano a chiudere le chiese cattoliche che non accettano la guida dell’Associazione patriottica (la chiesa fondata e gestita dal Partito Comunista Cinese, mai riconosciuta dal Vaticano, ndr) sostenuta dal governo.

“La Chiesa vuole che i cristiani cinesi siano veramente cristiani, e che siano buoni cittadini”, ha detto il Papa nel suo messaggio video, aggiungendo che “hanno bisogno di raggiungere l’unità della comunità cattolica divisa”.

Naturalmente i cristiani dovrebbero essere buoni cittadini, e naturalmente i cattolici dovrebbero lavorare per l’unità all’interno della Chiesa. Ma nel contesto dell’attuale situazione in Cina, il messaggio del Papa è veramente sorprendente, perché la sua intenzione di preghiera esprime esattamente il messaggio che le autorità di Pechino vogliono trasmettere.

Dal punto di vista di Pechino, un “buon cittadino” è qualcuno che accetta la leadership ideologica del Partito comunista – e in questo caso il suo braccio affidabile, l’Associazione patriottica (la chiesa del regime, ndr). Così, quando incoraggia i cattolici cinesi ad essere “buoni cittadini”, il Papa sembra dire che i cattolici dovrebbero seguire la guida dell’Associazione patriottica. Almeno si può essere molto sicuri che il regime di Pechino trasmetterà questo messaggio, rivendicando l’appoggio del Papa.

In realtà il Papa non ha detto che i cattolici dovrebbero accettare l’Associazione Patriottica. Ma, ancora una volta, è una certezza assoluta che i funzionari comunisti metteranno questa interpretazione sulle sue parole. E siccome questo “travisamento” è così assolutamente prevedibile, perché usare quelle parole? Perché rendere così facile al regime di Pechino trasformare una preghiera papale in uno strumento di propaganda?

Ricordate che nel giugno 2007, papa Benedetto XVI ha messo in guardia i cattolici cinesi contro gli “organismi che sono stati imposti” alla Chiesa – un riferimento inequivocabile all’Associazione patriottica (la chiesa del regime, ndr). Nella sua lettera alla Chiesa in Cina, Papa Benedetto XVI ha detto:

Anche la dichiarata finalità dei suddetti organismi di attuare « i principi di indipendenza e autonomia, autogestione e amministrazione democratica della Chiesa », è inconciliabile con la dottrina cattolica, che fin dagli antichi Simboli di fede professa la Chiesa « una, santa, cattolica e apostolica ».

Così Papa Francesco sta proponendo che i cattolici cinesi accettino la guida di un gruppo il cui scopo fondamentale è “incompatibile con la dottrina cattolica”? Sta contribuendo alla campagna del regime di Pechino per riunire tutti i cattolici sotto l’ombrello del Partito Comunista? Sta il Papa – e  questa è per certi versi la parte più sorprendente del video messaggio – incorporando questo messaggio in una richiesta di preghiere da parte della Chiesa universale?

Quando cita la necessità di “raggiungere l’unità della comunità cattolica divisa”, Papa Francesco fa un altro discorso. Per anni il Vaticano ha cercato di superare la divisione tra la Chiesa cattolica “ufficiale”, riconosciuta dal governo cinese, e la Chiesa “sotterranea”, fedele a Roma. Questa settimana il cardinale Giovanni Battista Re, ex prefetto della Congregazione per i Vescovi, ha detto che l’accordo segreto che il Vaticano ha stretto con Pechino nel 2018 è il prodotto di iniziative diplomatiche iniziate sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e proseguite sotto il pontificato di Benedetto XVI. È vero, c’è stata una lunga storia di negoziati.

Ma il cardinale Re è andato oltre. In un pubblico rimprovero al cardinale Joseph Zen, il più importante critico dell’accordo segreto, il cardinale Re ha detto che papa Benedetto XVI aveva approvato una prima bozza dell’accordo con Pechino. Il prelato italiano ha detto che il cardinale Zen non ha capito l’attuale accordo diplomatico, e ha suggerito che la persistente opposizione del cardinale Zen ha danneggiato l’unità della Chiesa.

Non c’è da stupirsi che l’esuberante cardinale Zen abbia risposto al fuoco, chiedendo retoricamente perché, se avesse appoggiato l’accordo, papa Benedetto non lo ha firmato. Ha ribadito la sua insistenza sul fatto che l’ex Pontefice aveva esplicitamente rifiutato un accordo simile. E ha proposto che il Vaticano possa chiarire la questione “mostrandomi il testo firmato, che finora non mi è stato permesso di vedere”.

Quest’ultimo punto è significativo. Diciotto mesi dopo l’annuncio dell’accordo Vaticano-Pechino, non sappiamo ancora cosa dice. [Solo] Questo sappiamo:

  • Il Vaticano ha accettato la legittimità di otto vescovi nominati dal governo che in precedenza erano stati scomunicati perché ordinati senza l’approvazione della Santa Sede;
  • Tre vescovi fedeli alla Santa Sede si sono dimessi volontariamente, per essere sostituiti da vescovi che avevano l’approvazione del governo;
  • Solo tre vescovi della Chiesa “clandestina” (fedele a Roma, ndr) sono stati riconosciuti dall’Associazione patriottica (fedele al Partito Comunista, ndr), mentre gli altri rimangono soggetti a vessazioni da parte di funzionari pubblici;
  • Le Chiese che resistono all’Associazione patriottica sono state chiuse, con funzionari governativi che hanno dato spiegazioni pretestuose;
  • Le bandiere rosse hanno sostituito i crocifissi nelle chiese cattoliche, e i ritratti dei leader di governo hanno sostituito i ritratti del Papa; sono state installate telecamere di sorveglianza per monitorare i fedeli; l’inno nazionale viene cantato durante la messa;
  • In alcune province, le celebrazioni natalizie sono state cancellate, i funerali sono stati banditi;
  • Una task force della conferenza episcopale statunitense ha riferito che “le Bibbie sono state confiscate e ai bambini sotto i 19 anni è stato proibito di partecipare alla messa e di ricevere l’istruzione religiosa”.

Questi sono i frutti dell’accordo segreto Vaticano-Pechino, promosso da funzionari vaticani che affermano che l’accordo era necessario per il bene dell’unità della Chiesa cinese. Ora papa Francesco chiede a tutti noi di pregare che i cattolici cinesi siano “buoni cittadini”, per il bene di quella stessa unità. Ma sembra che sia una l’unità accettata alle condizioni di Pechino, l’unità sotto il governo di un’istituzione il cui scopo è “incompatibile con la dottrina cattolica”. Per i fedeli cattolici cinesi è l’unità nella sofferenza.

 




Il grido di dolore inascoltato di Solženicyn e Sciambra

Nel nostro blog avete letto più di un articolo (qui, qui e qui ad esempio) dell’ “ex-gay” Joseph Sciambra, impegnato oggi a denunciare la svolta omosessualista che sempre più si rende evidente nella Chiesa Cattolica. Questo articolo del blog di padre Longnecker, che abbiamo più volte tradotto (qui, qui e qui) quando ha pubblicamente corretto padre Martin su omosessualità e dottrina cattolica, ci parla di lui e di come venga respinto sia dai suoi ex compagni del mondo gay che da molta parte dei suoi fratelli Cattolici.

 

Solženicyn e Sciambra

Aleksandr Isaevič Solženicyn e Joseph Sciambra

 

Uno dei vantaggi di essere uno scrittore è che devi anche stare al passo con le proprie letture. In un momento in cui tutti noi sprechiamo troppo tempo davanti allo schermo, quest’anno è una mia disciplina Quaresimale dedicare meno tempo allo schermo e più tempo per i libri. Ho l’abitudine di cercare almeno di dare un’occhiata a ogni libro che finisce sulla mia scrivania. Di molti non riesco a superare la prima pagina, o perché sono scritti male o perché il contenuto non mi attira o perché, semplicemente, stanno ripetendo le stesse vecchie cose.

Per questo motivo mi trovo spesso a leggere due o tre libri alla volta di autori totalmente diversi su argomenti totalmente diversi. È la mia sfida a unire i puntini e vedere ciò che unisce i vari temi.

Così, nelle ultime due settimane, mi sono ritrovato a leggere libri di due Joseph. Il libro di memorie di Joseph Sciambra Disorered (“Disordinato”) e la biografia di Joseph Pearce di Alexander Solzhenitsyn,  A Soul in Exile (“Un’anima in esilio”). Joseph Sciambra – per coloro che non lo conoscessero, è un ex attore porno gay. In Disordered racconta come, da giovane, si era trasferito a San Francisco dove si era fatto travolgere dalla vita gay. Il libro di Joseph è un viaggio implacabile nel più oscuro dei mondi sotterranei. Desiderando l’amore di un vero amico maschio, cade nella trappola dello stile di vita omosessuale. Sciambra non risparmia i dettagli al lettore e chiunque stia pensando di leggere il libro di Joseph dovrebbe esserne avvertito: si troverà di fronte a scene di totale, infernale depravazione. Ci sono pochi scrittori disposti a discutere degli estremi sordidi e luridi degli inferi omosessuali, ma Sciambra non esita a farlo.

Sciambra è un uomo arrabbiato, profondamente ferito, fisicamente e psicologicamente crudo, la sua salute è stata rovinata e ha visto numerosi amici morire di AIDS. Ma il suo bruciante resoconto del mondo omosessuale prende una svolta sorprendente. Non si lancia in moralistiche invettive contro gli omosessuali. Nella maggior parte dei casi guarda ai suoi simili con pietà, non con biasimo. In effetti, ora che è tornato alla fede cattolica, Joseph fa un coraggioso apostolato ritornando nel Castro District (quello che aveva frequentato con gli omosessuali, ndr) con il messaggio che Dio ama chi è intrappolato nella spirale del sesso e della solitudine. Sciambra riserva la sua più grande ira non per gli uomini gay, e nemmeno per i pornografi e i mercenari della comunità gay, ma invece se la prende soprattutto con i Cattolici che stanno cercando di normalizzare il sesso gay.

Racconta come, da giovane, un prete di fiducia della sua famiglia gli ha detto di essere felice e di accettare i suoi desideri omosessuali … di “trovarsi un bel fidanzato”. Si scaglia contro padre James Martin SJ e la “mafia gay” presente nel clero cattolico. Sui social media denuncia che il vescovo Robert Barron e l’arcivescovo Gomez di Los Angeles hanno permesso la partecipazione di propagandisti gay al Congresso sulla Educazione Religiosa di Los Angeles. Ricerca e fa conoscere i numerosi “ministeri” della Chiesa cattolica in America che promuovono l’omosessualità e cercano sottilmente di normalizzare il sesso gay con il pretesto di “costruire ponti”. Mentre la Chiesa che ama è in bancarotta per azioni legali intentate per l’abuso (principalmente) omosessuale nei confronti dei giovani, egli è sbalordito dal fatto che i poteri che non solo non stanno a guardare, ma strizzano l’occhio a individui e a gruppi di pressione che sono stati messi al bando da Roma perché giustificano le pratiche omosessuali.

Perché collegare Sciambra e Solzhenitsyn? Non possiamo far finta che Sciambra sia uno scrittore dello status di Solzhenitsyn. Disordered è disomogeneo in alcune parti. La storia spesso si trascina e diventa un po’ confusa. Come ha sottolineato Philip Lawler nella sua recensione, Sciambra avrebbe potuto usare un buon curatore editoriale. Tuttavia, ciò che mi ha colpito nel leggere questi due libri è stata la giusta rabbia che genera profeti.

Solzhenitsyn è famoso per essere un Geremia de nos jours. Sia che si scagliasse contro la disumanità del regime sovietico o che si scagliasse contro il decadente e superficiale consumismo dell’Occidente, Solzhenitsyn, come Sciambra, diceva la verità al potere e per il loro impegno entrambi sono stati perseguitati. Ciò che per entrambi è stato più straziante è stato il rifiuto e la ridicolizzazione di cui hanno sofferto da parte dei propri amici e delle persone di cui si fidavano di più.

È questo rifiuto e questa persecuzione che danno alla loro voce potenza e autenticità. I moralisti che condannano “quei peccatori” dalla loro comoda casa di periferia e dalla loro vita tranquilla verranno ignorati. Sbadigliamo, scrolliamo le spalle e ignoriamo la loro filippica moralista. Ma Solzhenitsyn e Sciambra parlano dal profondo. Gridano dalle segrete del gulag, dagli scantinati sado-masochisti del Castro, nella solitudine dell’esilio e nel trattamento umiliante del proctologo. È la loro sofferenza che nega al critico il lusso di liquidarli come nevrotici moralisti di periferia.

Sciambra riceve regolarmente messaggi di odio e minacce di morte. È stato emarginato, diffamato e ridicolizzato non solo dalla comunità omosessuale, ma anche dai suoi fratelli cattolici. Quando ha tentato di affrontare l’omosessualità segreta in un ordine religioso conservatore, è stato emarginato ed escluso, e i suoi tentativi di coinvolgere gli agili preti e prelati della gerarchia cattolica non gli è stato fatto dare nemmeno un educato benservito da un lacchè, e quando questo non ha funzionato sono arrivate minacce aggressive. Le sue richieste di “dialogo” e discussione sono state, ovviamente, ignorate dai preti in giacca e cravatta con la parlantina sciolta che chiedono continuamente “dialogo” e “accompagnamento”.

Così è sempre stato per quegli uomini coraggiosi che sono chiamati ad essere profeti. Saranno gettati in cisterne, incarcerati, diffamati, ridicolizzati, respinti e odiati per il loro impegno perché gli uomini amano l’oscurità piuttosto che la luce perché le loro azioni sono cattive. La cosa più sorprendente di tutte, ovviamente, è che la più accanita persecuzione e l’odio più profondo non provengono dai “peccatori” ma da devoti leader religiosi. Non sono tanto gli attivisti gay, ma i vescovi e i sacerdoti politicamente corretti a scagliare le pietre.

La famosa persecuzione di Solzhenitsyn da parte del regime sovietico è ormai Storia e Pearce (che è andato in Russia per intervistare di persona Solzhenitsyn) racconta l’intera vicenda in modo chiaro e oggettivo, ma con profonda simpatia per quel grande uomo. Illustra chiaramente il sistema di oppressione e persecuzione intenzionale dei Sovietici, e uno dei dettagli più significativi è che quando Solzhenitsyn arrivò in Occidente osservò che le cose lì non erano molto diverse se non che in Occidente la persecuzione era portata avanti dai media, dagli avvocati e dagli interessi privati ​​piuttosto che da un governo collettivistico burocratico e dispotico.

Sciambra sarebbe d’accordo – come lo sarebbe qualsiasi scrittore o commentatore che osi stuzzicare quel nido di vespe che è la decadenza cattolica contemporanea. Esistono molti tipi di gulag.

L’e-book di Sciambra è disponibile su Amazon. I libri stampati dal suo sito Web qui .

 




Ateismo nel cristianesimo o dei cristiani atei

RenÈ Magritte, DÈcalcomanie, 1966

RenÈ Magritte, DÈcalcomanie, 1966

 

 

di Pierluigi Pavone

 

La contraddizione consiste nel fatto che se pare ovvio che “cristiani” si è se si segue Cristo, si rinnega se stessi e lo spirito del mondo, si prende la Croce e si segue Lui e ciò che ha lasciato in deposito alla Sua Chiesa, a molti sembra possibile poter accettare qualcosa della sua messianicità e divinità, ma travisare il Vangelo secondo criteri soggettivi e sovvertivi. E a molti di più è sembrato legittimo, e addirittura più vero essere cristiani…in quanto atei.

Questo perché nel pensiero occidentale, si delinea – affianco all’insieme di coloro che si oppongono visceralmente al Cristianesimo, indicandone la falsità assoluta (un Marx o un Nietzsche, ad esempio) – un insieme di posizioni teoriche e pratiche che ammettono una matrice atea, ma recuperano nella prospettiva atea il Cristianesimo stesso. A mio avviso esistono quattro modelli, in merito: il cristianesimo morale; il cristianesimo dialettico; cristianesimo psicanalitico-emancipatorio; infine quello socialista-utopico.

 

1. Nel primo caso, quello illuministico (Lessing), Cristo è privato della sua divinità, a favore del suo insegnamento pedagogico ed etico. È il modello in cui Gesù diviene la controfigura palestinese di Socrate.

> Questa posizione è propria oggi di coloro che apprezzano del Cristianesimo la matrice morale, basata sul miglioramento della relazioni umane, in funzione della fratellanza. Il Cristianesimo della amicizia e della condivisione. Chi, per capirci, a Natale sostituisce il mistero del Bambino nato in una stalla, per morire su una Croce, con l’augurio della “pace e serenità”.

 

2.  Nel secondo caso, quello dialettico (Feuerbach), Cristo è sempre privato della sua divinità, ma si incoraggia la conoscibilità di Dio, perché Dio rappresenta la coscienza dell’uomo.

> questa posizione è propria di chi riconduce la rivelazione che Dio fa di Se stesso all’uomo (quindi della Sua Legge, della colpa dell’uomo, del Sacrificio di Cristo, del Giudizio) ad una rivelazione dell’uomo all’uomo. È la fede nell’uomo e nel suo destino, mascherata in fede in Dio, perché Dio “è” solo per l’uomo e per la sua auto-coscienza. E Cristo diviene il paradigma dell’universale divinità degli uomini.

 

3. Anche per Freud vale simile principio, solo che l’alienazione è determinata dall’origine della società e dalla restituzione in Dio, dell’uomo padre-padrone. Dio, in questo caso, non è la proiezione dell’uomo in generale, quanto del suo paterno carnefice. Il “peccato originale” – inventato per Freud da san Paolo – è la restituzione del fatto reale della ribellione omicida degli uomini contro il padre padrone, (che nell’orda barbarica darwiniana e pre-sociale, esercitava un potere erotico assoluto, temuto quanto invidiato). Un senso di colpa rimosso nel tempo e proiettato poi nella sottomissione religiosa alla figura divina (surrogato di quella paterna originaria). Gesù – nient’altro che la controfigura del capo banda dei fratelli – è il liberatore dalla colpa. Il nullificatore di ogni peccato, colui che non tanto redime, ma emancipa dalla legge e da ogni peccato, perché lo rende nullo in sé.

> Questa posizione è propria non solo di chi legge in chiave psicologica le Scritture, quanto di tutti coloro che rivendicano un cristianesimo originario, spirituale e liberatorio da ogni dottrina e da ogni legge, poi tradito dalla Chiesa cattolica. Un cristianesimo senza peccato né giudizio, perché Gesù sarebbe colui che emancipa definitivamente da ogni colpa e da ogni legge, e quindi tutto concede, tutto ammette, tutto valorizza, niente giudica. Un cristianesimo… al di là del bene e del male.

 

 4. Simile, infine a questo, ma in chiave più messianico-rivoluzionaria, è il “cristianesimo ateo” di Bloch. Si riconosce, in questo caso, da una prospettiva marxista, un ruolo eversivo alla religione, che da oppio diviene ancella della rivoluzione. Del Vangelo si apprezzano e assolutizzano gli aspetti sociologico-utopici, ancora descritti con categorie teologiche e infantili, ma da valorizzare per la speranza di giustizia e redenzione.

>questa posizione è propria di tutte quelle umanizzazioni socialiste e comunistiche del Cristianesimo; di tutte quelle interpretazioni del martirio cristiano come martirio sociale dell’uomo onesto che generalmente compie il suo dovere; di tutte quelle versioni pauperistiche che fanno dei Santi di Dio gli amici degli animali e della natura; di tutte quelle versioni di “giustizia” che se Cristo voleva superiore a quella dei farisei (che almeno pur si misuravano con la Legge di Mosè), questi riducono a solidarietà del villaggio globale.

 




Stupenda supplica di S.Giovanni Paolo II al Cuore Immacolato di Maria

In questo momento difficile, ascoltiamo la voce di Papa San Giovanni Paolo II che supplica il Cuore Immacolato di Maria.

(Se qui sotto non si dovesse caricare il video cliccare qui).