Eva Vlaardingerbroek esprime critiche sul neo femminismo, ma viene chiamata «serva della destra radicale» e «suprematista bianca».

Un articolo di Annarosa Rossetto pubblicato su Il Timone.

 

Eva Vlaardingerbroek - Imagem: Rene Bouwman

Eva Vlaardingerbroek – Imagem: Rene Bouwman

 

Durante la conferenza del FVD, partito conservatore olandese di centrodestra nel novembre 2019, è intervenuta Eva Vlaardingerbroek una giovane di 23 anni, laureata in giurisprudenza e dottoranda in Filosofia del Diritto. Il suo discorso ha suscitato molte polemiche in Olanda, dove è stata definita «serva della destra radicale» e «suprematista bianca».

Ma cos’ha detto di così scandaloso?

Eva ha iniziato dalle polemiche furiose suscitate dal titolo della sua relazione “Pericoli del femminismo”. «Come puoi, come donna, essere contro il femminismo? Senza il femminismo non potresti votare, non avresti il ​​diritto di lavorare» e nemmeno il diritto di stare su quel palco. Secondo Eva, però, il femminismo oggi non ha più nulla a che fare con queste cose. Anzi, a causa del femminismo moderno, queste libertà fondamentali sono a rischio. E per dimostrare questo paradosso ha esaminato la tipologia dei messaggi presenti ad una classica “marcia delle donne”: le bandiere antifa, arcobaleno, palestinesi e comuniste e gli slogan, da “Morte al Patriarcato!” a “Tutti gli uomini fanno schifo!” e “Tutti i rifugiati sono i benvenuti!”.

Ecco il paradosso: l’uomo occidentale è il nemico giurato delle femministe, ma la massiccia immigrazione di centinaia di migliaia di uomini soli provenienti da società molto patriarcali non è un problema. «E tutto ciò», ha rincarato la dose Eva, «mentre nel paradiso multiculturale della Svezia, un terzo delle giovani donne è vittima di molestie sessuali».

«Emotivamente, l’Europa inizia, per me, dove uomini e donne interagiscono con serenità. Dove le donne possono essere loro stesse senza dover temere per la propria vita», ha detto citando il musicista e documentarista belga Jan Leyers. «La triste conclusione seguendo questa definizione», ha proseguito, «è che molte città europee non sono più europee».

Ma alle femministe di oggi in realtà non importa dell’Europa e dei suoi valori: «Sono così impegnate ad occuparsi di immaginarie divisioni, di giocattoli “gender neutri” e a farsi crescere i peli sotto le ascelle, che non sono in grado di vedere che è proprio la civiltà europea che permette loro di beneficiare di più libertà di qualsiasi altra donna al mondo».

«Non c’è dubbio che la parità tra uomini e donne davanti alla legge è il gioiello della corona della nostra civiltà europea», ha proseguito tra gli applausi.

Il femminismo, come dimostrano le bandiere comuniste sventolate alla “marcia delle donne”, è stato spesso e volentieri inglobato dal marxismo culturale: la tradizionale lotta di classe è stata sostituita dalla lotta delle minoranze e delle donne contro il nuovo oppressore, l’uomo bianco. «E come liberare la società da questo presunto nuovo oppressore? Semplice, negando le differenze tra uomini e donne».

Ha portato alcuni esempi grotteschi: dal «Signore e Signori» sostituito sui mezzi di trasporto di molti paesi con il più inclusivo «Cari viaggiatori», agli assorbenti igienici che non sono più per «le donne» ma per le «persone mestruate», fino alla sostituzione della parola «man» in parole come «policeman» con «person» per “demaschilizzare” il linguaggio. «E, signori qui presenti, se aprite la porta ad una signora, per le femministe di oggi siete sessisti».

Nel finale Eva ha citato il pensatore francese Alexis de Tocqueville: «In Europa vi sono molte persone che, confondendo i diversi attributi dei sessi, pretendono fare dell’uomo e della donna degli esseri non soltanto uguali, ma simili [..]. Si può facilmente intuire che, sforzandosi così di uguagliare un sesso all’altro, li si degrada entrambi; e che da questo grossolano miscuglio delle opere della natura non potrebbero mai uscire che uomini deboli e donne disoneste».

«Il femminismo contemporaneo si è smarrito. Dobbiamo tornare ai veri valori europei e liberarci dal suo pensiero totalitario. Nell’interesse di tutti: degli uomini, delle donne e della società», ha concluso la giovane.

 

 




“La Chiesa non potrà mai diventare una ONG” – Comunicato di Alexander Tschugguel

“La soluzione alla crisi della Chiesa in Germania, Austria, Sud America e nel mondo intero è in teoria molto più facile, ma in pratica molto più difficile dell’abolizione del celibato e dell’introduzione del sacerdozio femminile. Molto più semplice perché consiste semplicemente nel rimanere fedeli al mandato lasciato da Cristo e alla tradizione della Chiesa; molto più difficile perché chiede a ogni cattolico di fare sacrifici personali e di resistere agli errori dello spirito dei tempi.”

Così conclude la sua dichiarazione di ieri a Monaco di Baviera Alexander Tschugguel, all’incontro organizzato da Acies ordinata davanti alla Theatinerkirche, l’attivista pro-life austriaco che buttò nel Tevere le statuette della Pachamama: le sue parole testuali sono riportate dal sito “Kath.net”.

Mi pare che siano parole sagge e posate, che ripetono quanto già detto con spirito di carità da Papa Benedetto XVI ai vescovi tedeschi durante il suo intervento del 25 settembre 2011 a Friburgo. Cambiare le strutture non salva la Chiesa. La soluzione è più facile e più difficile a un tempo: bisogna cominciare da Cristo, bisogna cominciare da me e te.

Il comunicato di Alexander Tschugguel è apparso su Kath.net, e ve lo presento nella mia traduzione.

Alessandra Carnoni Riehn

 

Alexander Tschugguel

Alexander Tschugguel

 

Alexander Tschugguel – La Chiesa come ONG – Dichiarazione

 

“La Chiesa non potrà mai diventare una ONG. Le chiese e le parrocchie devono uscire in strada, altrimenti diventeremo una ONG”.

Questo è quanto Papa Francesco disse ai giovani in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro nel 2013 – nel famoso discorso in cui allo stesso tempo invitò noi giovani cattolici a “fare un polverone”.

I progetti discussi al Sinodo dell’Amazzonia sembrano far parte della strategia volta a evitare che la Chiesa diventi una ONG. Le ONG sono generalmente definite come grandi associazioni attive a livello internazionale, per lo più orientate politicamente a sinistra, come Greenpeace, Amnesty International, Open Society, Gaia-Amazonas Foundation o simili, che si battono per un’interpretazione liberale di sinistra dei diritti umani, per una migrazione di massa se possibile senza ostacoli, o per la lotta contro il cosiddetto cambiamento climatico causato dall’uomo.

Oggi è difficile dire fino a che punto nel 2013 fosse prevedibile uno sviluppo nella Chiesa che l’avrebbe avvicinata alle organizzazioni sopra citate. Tuttavia, se si guarda al forte impegno politico della Santa Sede dalla pubblicazione dell’enciclica “Laudato Si”, si giunge alla conclusione che dal 2013 la Chiesa si è avvicinata alle ONG di sinistra piuttosto che allontanarsi da esse. Da quando si è tenuto il Sinodo dell’Amazzonia, si sente sempre più spesso parlare di una “Nuova Chiesa” dal “volto amazzonico”.

A prima vista, questo volto amazzonico si manifesta attraverso cambiamenti reali o potenziali nel rito della Messa e in molti aspetti della vita pratica della chiesa. Così per esempio – a sentire il vescovo Kräutler – nella vita dei cattolici di questa regione devono essere integrati anche elementi pagani. Secondo quanto riportato dai media, gli obiettivi di una certa ONG attiva sul posto, la Gaia-Amazonas Foundation, guidata dal tedesco-colombiano Martin von Hildebrandt, potrebbero aver svolto un ruolo non indifferente nell’ambito del Sinodo dell’Amazzonia.

Von Hildebrandt sostiene l’idea, che esiste da decenni, di sottrarre la regione amazzonica alla sovranità del Brasile e di sottoporla ad amministrazione internazionale, idea che fu sostenuta a suo tempo anche da Francois Mitterand, Mikhail Gorbaciov, John Major e Al Gore. Secondo il giornalista britannico Edward Pentin, prima del Sinodo dell’Amazzonia sussisteva il forte pericolo che la Chiesa potesse sostenere apertamente questo progetto politico. Solo dopo un incontro con alti rappresentanti del governo brasiliano, il cardinale Claudio Hummes ha assicurato che il Sinodo non avrebbe fatto alcuna dichiarazione in merito.

Anche in materia di gestione dei flussi migratori dall’Africa e dall’Asia Papa Francesco sostiene posizioni molto più vicine a quelle delle ONG (e anche del governo Merkel e della Conferenza episcopale tedesca) rispetto alle posizioni dei suoi predecessori.

Rimane quindi aperta la questione di cosa avrebbe potuto voler dire quando ha sostenuto che la Chiesa non deve diventare una ONG. La priorità della chiesa dal “volto amazzonico” sembra essere quella di propagare la concezione di politica climatica sostenuta dai verdi e dai partiti di sinistra, di glorificare pratiche pagane del Sud America, ma soprattutto di non fare veramente opera missionaria.

Il Papa ha recentemente ribadito questa opinione, quando a degli scolari in Italia ha detto che non si deve proclamare la fede con le parole. Ma cos’è una Chiesa che non proclama più, che non osserva più il comandamento di Cristo di portare il Vangelo a tutti i popoli, che si limita alle attività politiche e sociali già menzionate? È una ONG.

Finora i maggiori fautori di questa “Chiesa dal volto amazzonico” sempre più simile a una ONG sembrano essere i vescovi tedeschi. Soprattutto il vicepresidente della Conferenza episcopale tedesca, Franz-Josef Bode, ha più volte confermato che le decisioni prese al Sinodo dell’Amazzonia dovrebbero essere attuate in forma analoga in Germania.

Con l’introduzione del Cammino sinodale, tuttavia, questo processo procederà probabilmente nel modo più rapido in Germania. La Chiesa tedesca sta quindi cercando qui di assumere una sorta di ruolo pionieristico.

Chiunque osservi un po’ più da vicino questi sviluppi si renderà presto conto che i presunti problemi nella regione amazzonica sono solo un pretesto. L’ammorbidimento del celibato e l’ordinazione delle donne sacerdote sono una richiesta presente da molti decenni in Germania, molto più fortemente che nella stessa regione amazzonica, dove queste richieste – come dimostrano sondaggi locali – incontrano l’incomprensione di molti.

I cattolici sono una minoranza tra i cristiani della regione amazzonica – circa l’80% dei cristiani sono protestanti evangelici, non da ultimo perché in quella regione la Chiesa cattolica si comporta da decenni essenzialmente come una ONG e trascura il suo mandato missionario. E l’80% dei cattolici vive in città con strutture parrocchiali e una vita ecclesiale ordinata. Inoltre, diverse migliaia di sacerdoti provenienti da Colombia, Ecuador, Brasile, ecc. sono attivi in Nord America. Quindi ci sarebbero altri modi per trovare una soluzione per un’eventuale carenza di sacerdoti nelle poche comunità cattoliche site in località remote.

Si ha l’impressione che la regione amazzonica debba servire come una sorta di laboratorio sperimentale per i cattolici liberal-modernisti in Occidente, soprattutto in Germania. Ci si chiede se dietro al nuovo sorriso della chiesa dal volto “amazzonico” non ci sia semplicemente il vecchio volto della Conferenza episcopale tedesca.

La soluzione alla crisi della Chiesa in Germania, Austria, Sud America e nel mondo intero è in teoria molto più facile, ma in pratica molto più difficile dell’abolizione del celibato e dell’introduzione del sacerdozio femminile. Molto più semplice perché consiste semplicemente nel rimanere fedeli al mandato lasciato da Cristo e alla tradizione della Chiesa; molto più difficile perché chiede a ogni cattolico di fare sacrifici personali e di resistere agli errori dello spirito dei tempi.

Nei suoi duemila anni di storia, la Chiesa ha dovuto resistere a molte sfide e attraversare molte crisi e deviazioni dalla retta via. Essa si è sempre rinnovata solo grazie a un ritorno alla vera dottrina, e così sarà anche questa volta. Siamo noi che ora dobbiamo decidere quante altre aberrazioni [la Chiesa] debba ancora subire, quanto ancora debba essere distrutto prima che ritroviamo la retta via della dottrina e della tradizione.

Grazie per l’attenzione.

 




Il celibato è un valore profondamente legato all’ordinazione. Rende conforme a Gesù Cristo, Buon Pastore e Sposo della Chiesa”

Lorena Lui, lettrice di questo blog, che ha comprato e cominciato a leggere il libro in francese Des profondeurs de nos coeurs, scritto dal Papa emerito Benedetto XVI e dal Card. Robert Sarah, ci ha inviato altri brani del libro nella sua traduzione. I passi che seguono sono del card. Sarah. Il libro è da comprare senz’altro e da leggere.

Ringrazio Lorena Lui per quanto ci ha inviato.

Des profondeurs de nos coeurs

Des profondeurs de nos coeurs

 

Il Sacramento dell’Ordinazione e il battesimo

I recenti dibattiti del sinodo sull’Amazzonia hanno rivelato una nuova confusione sul senso del battesimo e della cresima.

Le comunità cristiane amazzoniche hanno urgente bisogno di un “diaconato della fede”. Quando ho sentito queste parole pronunciate da un padre sinodale, mi sono ricordato dei miei anni di giovane vescovo in una diocesi dove i preti erano pochi. Avevo allora valutato che l’essenziale del mio lavoro missionario dovesse poggiare sul rinforzo e la formazione di catechisti….

…credo che si scordino tutte le virtualità di dinamismo contenute nei sacramenti del battesimo e della cresima. Un cristiano battezzato e confermato deve diventare, secondo le parole di Papa Francesco, un “discepolo missionario”. Tocca ai battezzati prima di tutto assumere questa presenza di fede. Perché volerli clericalizzare  a tutti i costi?….

Il Vaticano II ci ha invitato a riconoscere il ruolo dei laici nella missione della Chiesa: “I laici hanno, dalla loro unione stessa con Cristo-Capo il dovere e il diritto d’essere apostoli. Inseriti quali sono tramite il battesimo nel corpo mistico di Cristo, fortificati grazie alla confermazione per la potenza dello Spirito Santo, è il Signore stesso che li designa apostoli”

Se noi limitiamo la presenza della Chiesa ad una presenza clericale, perdiamo l’apporto essenziale dell’ecclesiologia conciliare. Dovunque vi sia un battezzato, la Chiesa è vivente. Dovunque un confermato diffonda il Vangelo, Cristo l’annuncia in lui.

Vorrei citare ancora la bella testimonianza di un prete presente al sinodo sull’Amazzonia, missionario per 25 anni in Angola: “Alla fine della guerra civile nel 2002, ho potuto visitare delle comunità cristiane che da 30 anni non avevano potuto ricevere l’Eucaristia, né avuto un prete ma che erano restate ferme nella fede. Si trattava di comunità dinamiche, guidate dal catechista, un ministero fondamentale in Africa, e da altri ministri: evangelizzatori, animatori della preghiera, una pastorale con le donne, un servizio ai più poveri”.

L’ordinazione di uomini sposati darebbe uno spiacevole segnale di clericalizzazione del laicato. Produrrebbe un indebolimento dello zelo missionario dei fedeli laici facendo credere che la missione sia riservata al clero.

 

Una posta ecclesiologica maggiore

Oggi abbiamo la tentazione di ragionare in maniera puramente funzionale. In effetti la mancanza di preti in certe regioni è reale… Il sacramento dell’Ordinazione non si realizza che secondariamente per una chiamata della Chiesa, e ben in primo luogo per una chiamata di Dio a quell’uomo, e dunque su di un piano che è soprattutto carismatico-pneumatologico…. La Chiesa non può semplicemente istituire da se stessa dei “funzionari” ma al contrario non può contare che sulla chiamata di Dio…. E’ dall’inizio in effetti che questo ministero non dipende dall’istituzione ma dalla preghiera che si rivolge a Dio… “La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!” (Mt 9, 37).

Il celibato è una roccaforte che permette alla Chiesa di evitare la trappola di considerarla come un’istituzione umana le cui leggi sarebbero l’efficacia e la funzionalità. Il celibato apre la porta alla gratuità nel corpo ecclesiale….

“Il celibato sacerdotale non si può considerare come una semplice norma giuridica né come una condizione solo esteriore per essere ammessi all’ordinazione. Il celibato è un valore profondamente legato all’ordinazione. Rende conforme a Gesù Cristo, Buon Pastore e Sposo della Chiesa” (Giovanni Paolo II)

…”Da qualche tempo si è stabilito l’uso di chiamare ministeri non solamente gli officia e i munera esercitati dai pastori in virtù del sacramento dell’Ordinazione, ma anche quelli che esercitano dei fedeli non ordinati in virtù del sacerdozio battesimale…. La differenza d’essenza e non solo di grado che esiste tra il sacerdote battesimale e il sacerdote ordinato”…. Gli officia che sono affidati temporaneamente ai laici, sono esclusivamente il risultato di una delegazione della Chiesa.

Il principio teologico deve essere chiaro: “quello che costituisce il ministero in senso stretto, non è l’attività in se stessa, ma l’ordinazione sacramentale” (Ecclesia de mysterio, Principi teologici) I ministeri non ordinati non sono in se stessi il frutto di una vocazione personale, cioè d’una vocazione ad uno stato di vita. Sono dei servizi che ogni battezzato può rendere alla Chiesa per un periodo di tempo. Ma, come rimarca Joseph Ratzinger: ”Se delle vocazioni spirituali sono rifiutate alla Chiesa per un periodo abbastanza lungo, questo fa cadere nella tentazione di costituirsi per così dire un clero di sostituzione di diritto puramente umano”.

Dobbiamo temere di prendere il posto di Dio e di organizzare la Chiesa in maniera solamente umana. Bisogna ritrovare il coraggio di persistere nella preghiera per le vocazioni…. Dobbiamo imparare a far posto allo Spirito Santo nel nostro governo e nei nostri progetti pastorali.

 

Che cos’è un’eccezione?

Mi si potrebbe far notare che esistono già delle eccezioni, e che degli uomini sposati sono stati ordinati preti nella Chiesa latina continuando a vivere more uxorio con le loro spose… Un’eccezione è transitoria per definizione e costituisce una parentesi nello stato normale e naturale delle cose. Tale non è il caso di una regione remota che manchi di preti…. Questa situazione è comune in tutti i paesi di missione, e pure nei paesi dell’Occidente secolarizzato. Per definizione, una Chiesa nascente manca di preti. La Chiesa primitiva si è trovata nella stessa situazione. Abbiamo visto che non ha rinunciato al principio di continenza dei praticanti. L’ordinazione di uomini sposati, fossero anche in precedenza diaconi permanenti, non è un’eccezione ma una breccia, una ferita nella coerenza del sacerdozio. Parlare di eccezione sarebbe un abuso di linguaggio o una menzogna…. In più l’ordinazione di uomini sposati in giovani comunità cristiane impedirebbe di suscitare in esse delle vocazioni sacerdotali di preti celibi.

In vista dell’ordinazione di uomini sposati, certi teologi si sono spinti fino a considerare di adattare il sacerdozio riducendolo alla sola distribuzione dei  sacramenti. Questa proposta che mira a separare i tria munera (santificazione, insegnamento, governo) è in totale contraddizione con l’insegnamento del concilio Vaticano II che afferma la loro unità sostanziale (Presbyterorum Ordinis, 4-6). Questo progetto, teologicamente assurdo, rivela una concezione funzionalista del sacerdozio.

 

Celibato eucaristico

In un’omelia ricordavo; “Un prete è un uomo che tiene il posto di Dio, un uomo che è rivestito di tutti i poteri di Dio. Guardate la potenza del prete! La lingua del prete, di un pezzo di pane, fa un Dio!”  Ora questo miracolo accadrà solo se accettiamo di essere crocifissi con Cristo.

La gioia del prete è pienamente vissuta nella Santa Messa. Essa è la ragione d’essere della sua esistenza e dà senso alla sua vita. Sull’altare il prete sta accanto all’ostia. Gesù lo guarda e lui guarda Gesù…. Ad ogni messa il prete si trova faccia a faccia con Gesù. Allora il prete è identificato, configurato a Cristo. Non diventa solamente un Alter Christus, un altro Cristo. Egli è veramente Ipse Christus, è il Cristo stesse.

“Noi preti, dice ancora san Josemaria Escrivà, sia che siamo peccatori o santi, noi non siamo più noi stessi quando celebriamo la Santa Messa. Noi siamo il Cristo che rinnova sull’altare il divino sacrificio del Calvario”.

La Croce, l’Eucaristia e la Vergine Maria formano, strutturano, nutrono e consolidano la nostra vita cristiana e sacerdotale. Capite perché ogni cristiano e più particolarmente il prete debba costruire la propria vita interiore su queste tre realtà: Crux, Hostia rt Virgo. La Croce ci fa nascere alla vita divina. Senza Eucaristia non possiamo vivere. La Vergine, come una madre, veglia con attenzione sulla nostra crescita spirituale… Il prete è veramente l’amico di Gesù. Si offre a Dio. Si offre a tutta la Chiesa e a ciascuno dei fedeli ai quali è inviato… Apprende nel sacrificio eucaristico ciò che significa il totale dono di sé.

Il celibato sacerdotale nasce dall’Eucaristia… Il legame tra continenza e celebrazione eucaristica percepito da sempre dal sensu fidei dei fedeli, tanto in Occidente che in Oriente, non ha nulla a che vedere con un tabu rituale della sessualità. Si tratta di una percezione profonda della “logica eucaristica dell’esistenza cristiana”.

Si potrebbe riassumere questo legame tra celebrazione eucaristica e celibato con le parole del cardinale Marc Ouellet: il celibato “corrisponde all’oblazione eucaristica del Signore che, per amore, ha donato il suo corpo una volta per tutte,  fino al punto estremo della distribuzione sacramentale, e che richiede alla chiamata una risposta dello stesso tipo, cioè totale, irrevocabile e senza condizioni”.

 

Celibato sacerdotale e inculturazione

Vorrei di conseguenza esprimere la mia profonda indignazione quando sento dire che l’ordinazione di uomini sposati è una necessità poiché i popoli dell’Amazzonia non comprendono il celibato o che questa realtà sarà sempre estranea alla loro cultura. Tutti i popoli del mondo sono capaci di comprendere la logica eucaristica del celibato sacerdotale…. Non esiste cultura che la grazia di Dio non possa raggiungere e trasformare. Quando Dio entra in una cultura non la lascia intatta. La destabilizza e la purifica. La trasforma e la divinizza.

La mancanza di vocazioni sacerdotali e religiose in Amazzonia è una sfida pastorale o si tratta piuttosto della conseguenza delle scelte teologico-pastorali che non hanno dato i frutti scontati o dei risultati solo parziali? A mio avviso, la proposta dei viri probati come soluzione all’evangelizzazione è una proposta illusoria, quasi magica, che non affronta il vero problema do fondo.

Padre Lasarte cita l’esempio di popoli ed etnie che vivono lungo il fiune Congo… La fioritura delle Chiese africane è promettente. Le vocazioni sacerdotali sono aumentate del 32% nel corso degli ultimi 10 anni e la tendenza prosegue. Padre Lasarte prosegue così: “La domanda che non si può fare a meno di porre è questa: com’è possibile che dei popoli con tante somiglianze antropologico-culturali con i popoli amazzonici a livello di riti, di miti, di un forte senso di appartenenza ad una comunità, di una comunione con il cosmo, di una profonda apertura religiosa abbiano fatto fiorire delle comunità cristiane e delle vocazioni sacerdotali mentre in certe parti dell’Amazzonia, da 200 anni, vedi 400 anni, siamo di fronte ad una sterilità ecclesiale e vocazionale? Esistono diocesi e congregazioni presenti da più di un secolo e che non hanno una sola vocazione indigena locale”

“E’ la vita fraterna e fervente della comunità che risveglia il desiderio di consacrarsi interamente a Dio e all’evangelizzazione, soprattutto se questa comunità vivente prega con insistenza per le vocazioni e ha il coraggio di proporre ai suoi giovani un cammino di consacrazione speciale”. (Papa Francesco, Evangelii gaudium) Il Papa addita il fondamento del problema: la mancanza di fede e di fervore apostolico. Si è rinunciato ad annunciare Cristo.

Purtroppo sovente ci si accontenta, col pretesto di una inculturazione mal compresa, di difendere i diritti dei popoli o di operare in favore di un loro sviluppo economico.

Siamo diventati degli specialisti in materia di azione sociale, politica o ecologica. Eppure, come ci ricorda Benedetto XVI, “i fedeli non s’aspettano che una cosa dai preti: che essi siano degli specialisti dell’incontro con Dio”

In un nuovo slancio di evangelizzazione, vogliamo, con il celibato, rendere manifesto ciò che il mondo non vuole vedere: Dio solo basta. Solo Lui ci può salvare e renderci pienamente felici.

 

Verso un sacerdozio radicalmente evangelico

Non si risolve la crisi del sacerdozio indebolendo il celibato. Al contrario sono persuaso che il futuro del sacerdozio risieda nel radicalismo evangelico. I preti devono vivere il celibato e una certa povertà….. Il celibato, la povertà e la fraternità vissuti nell’obbedienza dai sacerdoti non sono solamente dei mezzi di santificazione personale; divengono segni e strumenti di una vita specificatamente sacerdotale.

Credo che sia tempo che i vescovi trovino mezzi concreti di proporre ai loro preti questa vita “pienamente sacerdotale”, vita comune nella preghiera, povertà, celibato e obbedienza…. Una vita secondo i parametri mondani non può che produrre nell’anima sacerdotale sentimenti di incoerenza, incompletezza e tormento. “Nessuno può servire due padroni” Mt 6,24

Senza di voi (preti) l’umanità sarebbe meno grande e meno bella. Siete i bastioni viventi della verità, poiché avete accettato di amarla fino alla Croce…. Voi tutti, preti nascosti e dimenticati, voi che la società talvolta disprezza, voi che siete fedeli alle promesse della vostra ordinazione, voi fate tremare le potenze di questo mondo. Voi ricordate loro che nulla resiste alla forza del dono della vostra vita per la verità. La vostra presenza è insopportabile al Principe della menzogna.

Sono intimamente convinto che la relativizzazione del celibato sacerdotale riduca il sacerdozio a semplice funzione. Il sacerdozio non è una funzione, ma uno stato di vita.

 

La vocazione sacerdotale: una vocazione alla preghiera

Meditate le parole improntate di luce e di forza di Benedetto XVI: “Gesù ci sostiene. Fissiamo di nuovo il nostro sguardo verso di Lui e tendiamo le mani verso di Lui. Lasciamoci prendere per mano e non scivoleremo… Una delle mie preghiere preferite è la preghiera che la liturgia pone sulle nostre labbra prima della comunione Non permettere che io mi separi da te”.

La lettura della Sacra Scrittura è preghiera, deve essere preghiera, essa deve nascere dalla preghiera e condurre alla preghiera. Gli evangelisti ci dicono che il Signore, più volte, per notti intere, si ritirava “sulla montagna” per pregare da solo. Anche noi abbiamo di questa “montagna”…. Non è che in questo modo che possiamo portare Cristo e il suo Vangelo agli uomini. Il semplice attivismo può andare fino all’eroismo. Ma l’azione esteriore, in fin dei conti, resta senza frutto e perde di efficacia se non nasce dall’intima comunione con Cristo…. Il prete deve essere soprattutto un uomo di preghiera…. Essere amico di Gesù, essere prete, significa essere un uomo di preghiera.

“Gesù ha rivestito la nostra carne. Doniamogli la nostra, in questo modo Egli può venire nel mondo e trasformarlo” (Omelia di Benedetto XVI)

La messa è la ragione d’essere del sacerdote…. Il santo curato d’Ars ripeteva sovente con le lacrime agli occhi: “Ah! Che cosa terribile essere preti!” Poi aggiungeva;: “Quanto è triste un prete che celebra la messa come un fatto ordinario. Come si smarrisce un prete che non ha vita interiore”

Cari preti, cari seminaristi, non facciamoci prendere dall’avventatezza, dall’attivismo e dalla superficialità di una vita che dà la priorità all’impegno sociale o ecologico, come se il tempo consacrato a Cristo nel silenzio fosse tempo perduto. E’ precisamente nella preghiera e nell’adorazione davanti al tabernacolo che noi troviamo il sostegno indispensabile alla nostra verginità e al nostro celibato sacerdotale.

Non ci scoraggiamo: la preghiera esige uno sforzo. Ella ingaggia un corpo a corpo, una lotta ardua con Dio, simile a quella di Giacobbe che combatté tutta la notte fino all’aurora…. Siamo assidui alla preghiera d’adorazione e insegnamola ai fedeli cristiani con l’esempio della nostra vita.

San Carlo Borromeo ripeteva: “Non potrai prenderti cura dell’anima degli altri se tu lasci deperire la tua. Alla fine non farai più nulla, nemmeno per gli altri. Per primo devi avere tempo per te per essere con Dio…. Devi senza dubbio ricordarti delle anime di cui sei il pastore, ma non ti dimenticare di te stesso….. niente ci è così necessario della meditazione che precede, accompagna e segue tutte le nostre azioni.

“Che le vostre giornate siano ritmate dai tempi di preghiera duranti i quali, seguendo il modello di Gesù, vi trattenete in un dialogo rigeneratore con Dio…Ci dobbiamo per cui convincere: il momento della preghiera è il tempo più importante della vita del prete, quello dove la grazia divina agisce con più d’efficacia, rendendo il suo ministero fecondo. Pregare è il primo servizio da rendere alla comunità. Quindi i momenti di preghiera devono avere nella nostra vita la priorità.” (Benedetto XVI al clero di Brindisi, 2008)

Domandate costantemente al Signore di unificare la vostra vita. Il lavoro e la preghiera, lontani dal darsi le spalle, devono appoggiarsi l’uno sull’altra.

Senza la preghiera e una fede viva, come potremmo comprendere e vivere gioiosamente il celibato sacerdotale?

Questo teocentrismo dell’esistenza sacerdotale è necessario nel nostro mondo totalmente funzionale, nel quale tutto è fondato sulle prestazioni che possono essere calcolare e verificate. Il prete deve davvero conoscere Dio dall’interno e portarlo così agli uomini: questo è il servizio prioritario di cui l’umanità ha bisogno oggi.

Il prete non può e non deve avere che Dio. Deve essere povero di tutto, salvo di Dio.

Il celibato deve essere una testimonianza della fede: la fede in Dio diviene concreta in questa forma di vita che ha un senso unicamente a partire da Dio.

Gesù Cristo è sacerdote. Tutto il suo essere è sacerdotale, donato e consegnato. Prima di lui i preti offrivano a Dio degli animali in sacrificio. Ci ha rivelato che il vero prete offre se stesso. Ormai, per essere preti, bisogna entrare in questa grande offerta di Cristo al Padre. Bisogna che adottiamo il sacrificio della Croce come forma della nostra vita.

Il celibato è il segno e lo strumento della nostra entrata nell’essere sacerdotale di Gesù… In questa prospettiva, non vediamo come l’identità sacerdotale potrebbe essere incoraggiata e protetta se si sopprimesse per l’una o l’altra regione l’esigenza del celibato tale quale Cristo l’ha voluta e che la Chiesa latina l’ha gelosamente conservata.

Come ricorda il concilio Vaticano II, il celibato del clero non è una semplice prescrizione della legge ecclesiastica ma un “dono prezioso di Dio”. E’ per questo che Papa Francesco, facendo sue le parole ferme e coraggiose di San Paolo VI, afferma: “Preferisco dare la vita piuttosto di cambiare la legge sul celibato. Personalmente, penso che il celibato sia un dono per la Chiesa, e non sono d’accordo per permettere che il celibato sia opzionale”

Supplico umilmente Papa Francesco di proteggerci definitivamente da una tale eventualità mettendo il suo veto ad ogni indebolimento della legge sul celibato sacerdotale, anche se limitato all’una o all’altra regione.

Cristo ci ha lasciato una responsabilità terribile e magnifica. Noi continuiamo la sua presenza sulla terra. Come lui, dobbiamo vegliare, pregare e tenerci saldi nella fede.

Egli ha voluto aver bisogno di noi, i sacerdoti. Le nostre mani consacrate con l’olio santo non sono più nostre. Esse sono le sue per benedire, perdonare e consolare. Sono riservate a lui. Se talvolta il celibato ci sembra troppo pesante, guardiamo le mani del Crocifisso. Le nostre mani, come le sue, devono essere forate per non trattenere nulla avidamente. Il nostro cuore, come il suo, deve essere aperto perché tutti vi trovino accoglienza e rifugio. Se dunque non comprendiamo più il nostro proprio celibato, guardiamo la Croce. E’ il solo libro che ce ne darà il vero senso.

Solo la Croce ci insegnerà ad essere preti. Solo la Croce ci insegnerà ad “amare fino alla fine”. Su questo cammino Benedetto XVI è un modello ammirabile.

 




Transumanesimo il sogno di essere immortali (prima parte)

CHE COSA È LA MORTE?
Forse nulla se prima muoio. Poi mi congelano sostituendo il sangue con l’azoto. Poi mi fanno tornare in vita tra 400 anni.
CHE COSA È L’UMANITÀ?
Forse nulla se coincido con un insieme di ricordi “trasferibili” in una macchina.
CHE COSA È LA COSCIENZA?
Forse nulla, se coincido con le funzioni del cervello che si può spegnere e riaccendere, come una macchina con il suo motore…
➡️ TV2000
➡️ INTERVISTA A PIÙ VOCI, con Pierluigi Pavone per i risvolti filosofici e cristiani
➡️ UN CASO ITALIANO DI CONTRATTO DI IBERNAZIONE