Kasper: Papa Francesco si sente chiamato dallo Spirito Santo a “cambiare” la Chiesa, che un giorno vedrà “aprire le porte alle donne sull’altare”.

Il cardinale tedesco Walter Kasper, in una intervista a margine di una conferenza a Barcellona, ha detto che Papa Francesco si sente chiamato dallo Spirito Santo a “cambiare” la Chiesa, che un giorno includerà, ha detto Kasper, “l’apertura della porta alle donne” sull’altare. 

Se ne parla in un articolo di Martin M. Barillas pubblicato su Lifesitenews. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Card. Walter Kasper

Card. Walter Kasper

 

Il cardinale tedesco Walter Kasper, che ha sostenuto con successo la Santa Comunione per i cattolici divorziati e “risposati”, ha detto che Papa Francesco si sente chiamato dallo Spirito Santo a “cambiare” la Chiesa, che un giorno includerà, ha detto Kasper, “l’apertura della porta alle donne” sull’altare. 

Il cardinale tedesco ha detto a un giornalista spagnolo in un articolo pubblicato il 6 dicembre durante una conferenza a Barcellona che mentre il celibato sacerdotale può rimanere la “legge”, il Papa ha l’autorità di ordinare viri probati [uomini sposati e maturi] in “casi straordinari”, come suggerito al recente Sinodo amazzonico. Kasper ha difeso spesso il pontefice, criticando colleghi prelati come il cardinale Raymond Burke, che il Papa ha allontanato dalla Curia romana.

Quando gli è stato chiesto come avrebbe spiegato perché le donne non possono accedere all’altare, Kasper ha detto: “È difficile spiegarlo oggi, ma credo che sia una tradizione antica che condividiamo con le chiese orientali. Ma penso che, col tempo, le porte si apriranno. Inoltre, ci sono già molti ministeri della Chiesa per i quali non è necessaria l’ordinazione”.

Kasper ha continuato dicendo: “Ma le donne non si accontentano di questo. Chiaramente, ci sono alcune che stanno alzando la voce e hanno il diritto di essere ascoltate”.

Il cardinale è intervenuto al convegno del 12-14 novembre a Barcellona dal titolo “I contributi di papa Francesco alla teologia e alla cura pastorale”. Un alleato dell’attuale pontefice, ha detto Kasper: “Coloro che assalgono il Papa sono pochi, ma con i nuovi media digitali, un topolino (cioè un mouse, gioco di parole, ndr) può diventare un elefante”. Quanto ai possibili effetti del dissenso sul Papa, Kasper ha detto: “Il Papa è abbastanza sereno perché ha una grande fiducia interiore, una bussola interiore: la forza dello Spirito Santo”. 

Secondo Kasper, “Francesco è convinto che lo Spirito Santo lo ha chiamato a cambiare o, in altre parole, a rinnovare la Chiesa. Ci sta lavorando”. Per quanto riguarda il sostegno al Papa all’interno della Chiesa, Kasper ha detto: “Il popolo santo, fedele a Dio, ama molto il Papa e non accetterà un ritorno al passato”.

Quando a Kasper è stato chiesto se papa Francesco ha bisogno di sostegno, Kasper ha affermato che è così, dicendo che il pontefice è sotto “molti attacchi, anche se la maggioranza dei cattolici e la gerarchia sono molto soddisfatti di questo Papa e del suo aggiornamento degli insegnamenti del Concilio Vaticano II”. Kasper ha detto che i critici del Papa sono pochi ma potenti, dicendo: “con i nuovi media digitali, un topolino (cioè il mouse) può diventare un elefante”. 

Kasper ha detto di essere fiducioso che l’agenda del Papa andrà avanti, nonostante alcuni ostacoli. Ha spiegato che “il popolo, il popolo santo fedele a Dio, come dice Francesco, lo ama molto e non accetterà alcun ritorno al passato”. Alla domanda se Francesco è stanco per le critiche che affronta, Kasper ha detto: “Ci sono alcuni che hanno criticato alcune cose che il Papa dice o fa, ma senza alcuna ragione, perché Francesco segue il Vangelo”.

Per quanto riguarda i cambiamenti nella Curia, Kasper ha detto che anche se è vecchia di secoli, Francesco ha già apportato numerosi cambiamenti. Il processo di cambiamento, ha detto, non ha raggiunto il suo culmine. “Il Papa”, ha detto, “è abbastanza sereno, perché ha una grande fiducia in se stesso, una bussola interiore: la forza dello Spirito”. Quando gli è stato chiesto se Francesco crede di avere una missione specifica da compiere, il cardinale ha risposto: “Sì, è convinto che lo Spirito lo ha chiamato a cambiare, o, in altre parole, a rinnovare la Chiesa. Questo è quello che sta facendo”.

Alla domanda se la recente nomina di nuovi cardinali possa significare un papa come Paolo VI, che ha seguito la liberalizzazione di Giovanni XXIII, Kasper ha detto: “Lo Spirito lo dirà”. Per quanto riguarda la scelta dei cardinali da parte di Francesco di eleggere un successore che continuerà il suo processo di cambiamento, Kasper ha risposto: “È evidente che il Collegio cardinalizio è cambiato molto. Ci sono molti cardinali del Sud del mondo e molti cardinali che non sono noti. Ma i conclavi non possono essere diretti”.

Kasper ha detto di non aver partecipato al Sinodo amazzonico, conclusosi di recente, di cui il documento finale raccomandava la creazione di un nuovo rito amazzonico nella Chiesa cattolica, e in alcuni casi ha sostenuto l’ordinazione degli uomini sposati. Kasper ha predetto che papa Francesco pubblicherà presto un’esortazione per la Chiesa che andrà oltre le raccomandazioni del Sinodo amazzonico. 

Kasper era uno dei sostenitori della proposta del Sinodo del 2015 sulla Famiglia secondo cui ai cattolici divorziati, che si sono “risposati” e vivono in adulterio, dovrebbe essere permesso di ricevere l’Eucaristia. L’esortazione post-sinodale di Papa Francesco 2016 Amoris Laetitia è stata infine dalla parte di Kasper, usando una nota a piè di pagina per aprire la porta ai cattolici che vivono in seconde unioni per ricevere la Santa Comunione. Questa posizione è in contrasto con la dottrina cattolica affermata da papi come San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. 

Kasper è stato criticato anche per aver visto “elementi di bene” nelle relazioni omosessuali e per aver sostenuto che la Chiesa non può spiegare adeguatamente i suoi insegnamenti sull’omosessualità. 

 

 




Restii a credere, in fila per la Comunione

Un quadro amareggiato di come in molte persone l’appartenenza alla Chiesa sia una fatica intellettuale non sempre sufficiente a sostener la fede e una preghiera di speranza per l’Avvento. Ma alla fine la speranza vince.

Un articolo di Meghan Froerer Greenfield, pubblicato su One PeterFive, nella traduzione di Annarosa Rossetto.

Mangiatoria vuota

 

“La mia fede se n’è andata!” Singhiozzò lui, dopo un momento di stordimento. “Non c’è nulla di buono sulla terra; e il peccato non è che un nome. Vieni, diavolo! poiché a te è dato questo mondo”.

—Nathaniel Hawthorne, Young Goodman Brown

 

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Una chierichetta con la coda di cavallo, le scarpe da ginnastica rosse, fa suonare le campanelle che ha in mano. “Suonare” non è esattamente la parola giusta; sembrano più un tintinnio. Non è quel tipo di campanella obsoleto, col suo clangore metallico, risonante, che riecheggiava per tutta la notte – niente di così sfacciato e determinato. In effetti sono più simili a campanelli eolici. Non c’è un chiaro inizio o una fine nel loro tintinnio evanescente. Il suono appare e scompare  in modo evanescente, irregolare, indolente, sempre cangiante. Campanelle per l’era moderna – per la chiesa cattolica nuova e perfezionata. Queste sono campanelle che potrebbero indicare che si è in presenza di Trilli (la fatina di Peter Pan, n.d.t.), o forse che una mistica farfalla scintillante sta fluttuando con grazia nel presbiterio. Forse che Babbo Natale è arrivato in anticipo. Magari le campanelle erano state concepite per avvisare l’assemblea dei fedeli della Consacrazione dell’Eucaristia. Insomma, qualcosa del genere.

Dopo un breve momento (più corto anche dell’abito della lettrice), il sacerdote si scapicolla dall’altare mentre deposita una coppa color bronzo piena di Cristo nelle mani fresche di manicure della sua collega donna. Lei ringrazia Dio di essersi ricordata che era il suo turno settimanale come M.S.E. (Ministro Straordinario dell’Eucarestia, n.d.t.); lo smalto rosa brillante l’aiuta a distrarsi dai reumatismi che hanno iniziato ad insinuarsi nelle sue mani ormai di una certa età.

I due, fianco a fianco, seguiti da vicino dal diacono per lo più irrilevante nel suo Pigiama a Righe Viola, scendono i gradini della cattedra sacerdotale, lui in persona Christi, lei in persona Christy in fondo la strada a pochi isolati. Ricorda, mentre inizia ad amministrare il Santissimo Sacramento a quei fedeli in coda per la Santa Comunione, come questo non fosse possibile quando era bambina. Disprezza il prete, ma si sente potente e importante quando stanno insieme per quei pochi minuti ogni domenica. Il gesto in qualche modo sembra ancora rivoluzionario e la riempie di zelo.

Ha fatto del suo meglio per credere nella Presenza Reale, ma si rende conto di non esserci riuscita. Si è confortevolmente accomodata nella ferma convinzione della Presenza Simbolica.  Non riesce proprio a capire perché la fede nella transustanziazione le sia sempre sfuggita, ma a questo punto è restia a credere di poterla mai accettare veramente. Ma i simboli sono importanti; e questo è già abbastanza.

Lei crede in Cristo, comunque. Lo vede ogni giorno nello Spirito dei suoi compagni – soprattutto nelle sue compagne. Molte delle sue amichette le hanno segretamente confidato, spesso con un po’ di imbarazzo e vergogna, che neppure loro credono nella presenza di Cristo nell’Eucaristia, né credono nella Sua presenza in nessuno degli altri sacramenti.

Indipendentemente dalle sue convinzioni personali, ci sono fedeli in fila oggi qui davanti a lei, ha un lavoro da svolgere e non può più farli aspettare. Dio sa che la fila è già abbastanza lunga. Le persone hanno una vita al di fuori della Messa.

Mette l’Eucaristia nella mano dell’uomo con la felpa rossa con cappuccio e i jeans blu. Le pare di averlo già visto prima, ma ricorda la sua faccia solo molto vagamente.

Non veniva a Messa da anni. Ormai trentenne, partecipa a questa seconda domenica di Avvento per sua nonna, una centenaria, devota cattolica da sempre, cui non resta molto da vivere. Oggi è il suo compleanno e vederlo a Messa era tutto ciò che desiderava. Lui si sta annoiando a Messa, ci si annoia da quando era bambino, ed è rimasto contagiato dal tedio dell’ignoranza. Non capisce la Messa, né ha alcun desiderio di farlo. Non è sposato e non ha prospettive immediate. È dipendente dalla pornografia da quando era un adolescente e al riguardo ha un qualche sano senso di colpa cattolico, ma non ha intenzione di confessare i suoi peccati a un sacerdote imperfetto e peccatore; non sono affari di nessuno, se non suoi. Una vita di depressione e ansia paralizzante ha fatto a pezzi la sua fede. È solo. Dio non può assolutamente essere interessato a lui perché soffre così tanto. Ha perso diversi amici per suicidio. L’ambivalenza se volere o no essere il prossimo logora gran parte della sua vita vissuta alla giornata.

Si è messo in fila per la Comunione, annoiato e disinteressato, anche se un po’ a disagio, per non deludere la nonna. Sa che dovrebbe credere che Gesù sia effettivamente presente nell’Eucaristia e non è sicuro che dovrebbe prendere la Comunione, ma non capisce comunque dove stia tutto questo problema. Non ha mai capito come Dio potrebbe davvero essere lì. Si tratta solo di inutili sensi di colpa e superstizione. È restio a credere che una qualunque di queste cose sia vera. Prova solo amarezza e odia tutto. Non vede l’ora di andarsene.

La vecchia gli mette l’ostia nella mano. Lui se la mette esitante in bocca, si gira e supera una donna molto più giovane con due bambini piccoli al seguito, nella fila successiva.

Bruna e carina, questa donna si convertirà presto alla Chiesa Ortodossa greca. Lei stessa non è particolarmente ortodossa, non dogmatica, una millenial cattolica abbastanza nella media, ma sa riconoscere una bella liturgia quando la vede. Di recente si è trasferita qui da un’importante area metropolitana dove facevano una liturgia bizantina proprio in fondo alla strada. Le mancano tutti quei canti e quella devozione, e in questa città molto più piccola non c’è niente del genere. Un amico continua a tormentarla perché partecipi ad una messa cattolica in Latino presumibilmente bella, ma è a un’ora e mezza di distanza. Suo marito è stato chiaro. Con i bambini, semplicemente non si può fare.

C’è un’unica chiesa greco-ortodossa in tutta la città. Ci è andata qualche settimana fa, solo per dare un’occhiata. È, di default, dotata di una liturgia meravigliosa e piena di devozione.  Le toglie il respiro e soddisfa i desideri più profondi della sua anima assetata. Sa che l’Ortodossia orientale e il Cattolicesimo non sono la stessa cosa, ma non capisce bene come o perché, e non è qualcosa di cui è troppo preoccupata. Vuole solo bellezza e santità. Vuole intravedere qualcosa di esplicitamente divino. La Scipita Forma Ordinaria della liturgia l’ha resa restia a credere che il Cattolicesimo possa darle lo stesso ristoro che sperimenta con l’Oriente. Si avvicina al prete che le mette l’ostia nel palmo della mano. Si sente più felice di quanto non si sentisse prima, ma riconosce tristemente che la Chiesa cattolica non è più il suo posto.

Il prete benedice i suoi figli e lei esce rapidamente dalla fila, appena in tempo per vedere un uomo in giacca e cravatta blu scuro, scarpe marroni lucide e pantaloni marrone chiaro stirati, che si avvicina in fretta.

È appena tornato dal bagno, e giusto in tempo. In realtà non aveva bisogno di utilizzare i servizi, ma recentemente ha sopportato alcune omelie del suo parroco sul modo in cui Gesù sia come il WiFi. Si è allontanato dalla cappella mentre  iniziava l’omelia, ha oltrepassato con decisione la pesante porta di legno del bagno, quella con scritto “Uomini”, pensando brevemente a quanto tempo ancora si oserà proclamare qualcosa di così audace.

Ha sempre praticato, è sempre stato devoto. Conosce il catechismo in lungo e in largo e non ha paura di proclamare coraggiosamente la sua fede. Ultimamente, tuttavia, è frustrato e sconcertato dalla sua amata Chiesa cattolica. Legge le notizie sugli avvenimenti dell’ultimo sinodo sui suoi siti cattolici ufficiali preferiti. È preoccupato per ciò che stanno facendo quei vescovi tedeschi. Disprezza il cattolicesimo liberal e progressista, ma non trova particolarmente utili quei tradizionalisti creduloni e fanatici che vedono idoli di legno, demoni e massoni spuntare da dietro ogni albero amazzonico.

È stato deluso e amareggiato da ogni singolo sacerdote che abbia mai conosciuto e, a questo punto della sua vita di uomo di mezz’età, non si fida di quasi nessuno di loro. Il prete della sua infanzia ha abbandonato il nome di “Padre” per una donna. Di recente il cappellano della sua università è stato sorpreso ad abusare di un bambino. Il sacerdote che ha celebrato il suo matrimonio, un caro amico, ha perso del tutto la Fede e ha iniziato a definire la Chiesa cattolica “una barzelletta”.

Diventando grande, aveva guardato a questi sacerdoti come eroi di grazia e virtù da imitare; aveva anche preso seriamente in considerazione di diventare sacerdote lui stesso. Ora vede che sono solo uomini, imperfetti e peccatori, come tutti gli altri.  Questo sacerdote non è affatto diverso dagli altri – aveva iniziato bene, quando era arrivato per la prima volta in parrocchia, relativamente conservatore e ortodosso, ma aveva lentamente ceduto alle richieste del mondo. Proprio come hanno fatto tutti.

Mentre si allontanava dal bagno e tornava lentamente nella cappella, si è sorpreso nel vedere che la processione per la Comunione era quasi finita; sua moglie e i sei figli l’avevano già fatta ed erano di nuovo seduti nei banchi. Ci sono meno persone di quante  credesse (ci sono sempre meno persone, a quanto pare, ogni settimana), e sembrerebbe che abbia impiegato più tempo di quanto avesse previsto a togliere qualche filo e un paio di peli di Golden Retriever dalla giacca, a passare le dita meccanicamente sulla la barba e a pensare alla lista degli acquisti per Natale. Tutte queste cose erano, tuttavia, un uso decisamente migliore del suo tempo rispetto alla sconclusionata e incoerente omelia del prete e alla Messa frettolosa inevitabilmente deludente.

L’uomo con il blazer blu scuro sta attraversando una crisi di fede. Ha provato di tutto per fermare l’emorragia: ha pregato, digiunato, implorato, supplicato. Crede che Dio sia restio  a dargli retta. Prega perché questo periodo di prova venga superato e che la sanità mentale torni presto nella sua chiesa. Non vede l’ora che tutto questo passi.

Si precipita nella fila per la Comunione e vede alla sua destra una ragazza con il velo viola, inginocchiata nelle ultime file dei banchi. Gli sembra di conoscerla ma non sa chi sia.

È una donna, a dire il vero, non più una ragazza. La sua giovinezza e la sua fugace bellezza stanno evaporando più rapidamente di quanto Papa Francesco ci metta a ripescare una Pachamama dal Tevere. L’ultimo anno gliel’ha portata via. Di recente ha accumulato qualche chilo, bisogna ammetterlo. Non è si è messa in fila per la Comunione, di nuovo. Da mesi ormai si tiene a freno. Il peccato e la disperazione sono paralizzanti.

Anche lei sta vivendo una crisi di fede. Non riesce a conciliare così tante cose su Dio e la Sua Chiesa Cattolica. Queste non sono cose che si possono dire ad alta voce nella sua comunità. È sola. Sempre. Sola. Spesso le sembra troppo da sopportare.

Il papa detesta le persone come lei più di quanto sembri disprezzare il peccato. Loro si rincuorano ricordando l’avvertimento di Cristo che sarebbero stati disprezzati per averlo seguito – solo che non avrebbero mai immaginato che sarebbe stato il Suo vicario sulla Terra a provare così tanto disprezzo.

Il Popolo dell’Internet Cattolico Tradizionale ha gettato i suoi catechismi di Giovanni Paolo II nella spazzatura come tanta immondizia: ora sono finiti nel cestino dei rifiuti della storia. Lei aveva passato molto tempo su quelle pagine, sottolineandole, riempiendole di post-it con le sue annotazioni. La sua copia è ancora lì, improvvisamente più imbarazzata di quanto non sia mai stata, sullo scaffale. Ma bisogna ammettere che ora è relativamente obsoleta. Il Magistero in questi giorni sembra essere messo in discussione – sempre in trasformazione, sempre reinterpretato. Aggiornato, migliorato. Proprio come quelle tintinnanti campanelle. La Tradizione Cattolica è stata consegnata al Mercato delle Idee in continua espansione.

Non riesce a vedere il progetto di Dio per la Sua chiesa, non riesce a capire che le persone vengano allontanate dalla Verità dalla Chiesa stessa. I laici pestano i piedi e chiedono di prendere e distribuire agli altri questo Divino Banchetto, a tempo perso e con mani non consacrate: una ordinaria derisione, una tortura quotidiana. La Chiesa, chissà perché, accetta la cosa.

Maledetta, come Zaccaria, silenziosa e incapace di parlare per mesi, distoglie la bocca affamata e supplica il prete dal fondo della chiesa – per favore, padreFacci aspettare. È restia a credere che lui lo farà mai. Non vede l’ora che la distribuzione della Comunione finisca.

Forse entro la prossima settimana avrà avuto qualche rivelazione e potrà tornare da Lui. Forse sarà semplicemente una battaglia  persa alla fine per logoramento. Per fame. Per malnutrizione. Pregate che presto le venga data la grazia di ritardare indefinitamente una tregua con il Diavolo.

La comunione finisce. Il Diacono con il Pigiama a Righe Viola aiuta in fretta il padre a pulire i piatti e intona una nenia di congedo, una cantilena alla caffeina. Sveglia l’assemblea ancora una volta. Stanno per andare a vedere la partita. Grazie a Dio. Non vedono l’ora.

Signore, ci sono quelli tra noi che affermano che la tua amata Chiesa è stata infiltrata dalle Potenze Oscure, da Satana stesso. Non sappiamo come  potrebbe essere vero. Non sappiamo come o perché lasceresti che ciò accada. Signore, non capiamo. Per alcuni di noi, i dubbi, la lotta per mantenere la fede e il conflitto nelle nostre anime non sono state teoriche e astratte. Per alcuni di noi, queste cose non sono semplicemente successe a qualcun altro.

Ti abbiamo sentito, per così tanto tempo, come i raggi di luce delle stelle invernali che brillano da molto, molto lontano. Freddo e distante. Incredibilmente remoto e assente. Spesso riusciamo appena a distinguerTi da una qualsiasi altra cosa nel cielo. Non riusciamo a vedere, con la nostra misera ragione umana, come Tu possa in qualche modo guidare questa Chiesa – è diventata una stella che abbiamo faticato a seguire verso la salvezza, una mappa di cui dubitiamo.

Donaci la grazia, la tua grazia abbondante, nostro Pastore Supremo, in questo Avvento Benedetto, di credere. Di credere, nonostante i fallimenti degli uomini nella tua Chiesa. Sebbene questo sia stato uno degli anni più difficili della nostra vita cattolica comunitaria, Tu porti doni perpetui di rinnovamento e rigenerazione. Mentre questo anno liturgico rinasce, allontana il dubbio dai nostri cuori e il dolore dalle nostre anime.

Aiutaci a cercare di non comprendere ogni crisi quotidiana, ogni rinuncia alla nostra gloriosa tradizione. Dacci la fede di ricordare le tue parole – Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Matt. 28:20) – e di seguire gli echi dei tuoi antichi pastori attraverso la desolazione invernale di questa era moderna. Le nubi sono scure e la notte ci circonda, ma la loro saggezza e la loro guida ci guideranno sempre avanti, verso la Stella di Betlemme.

E quando troviamo quella mangiatoia benedetta, Signore, fa che ci prepariamo per la nascita del re neonato. Non possiamo creare un giaciglio di paglia nei nostri cuori perché un messia bambino possa riposare tranquillo quando le nostre anime bruciano di fuoco rabbioso. Accendi in noi, invece, il caldo bagliore della fiamma di una candela, placida e calma, piccola e serena, con il quale daremo il benvenuto a Cristo bambino nella Sua dimora terrena. Che possiamo riposare, Signore, accovacciati presso il tuo umile letto in questa fredda stalla, nei prossimi giorni, senza sensazioni di freddo abbandono, ma di pacifica attesa.

Aspetteremo, Dio, perché Tu sei Colui che vale la pena aspettare. Attendiamo, nella speranza perpetua, che la nostra fede rinascerà in questa stagione di Avvento. Che troveremo te, Sorgente di Calore e Luce, che in qualche modo ancora rabbrividisci per il freddo. Terremo stretta la tua manina, baceremo la tua guancia perfetta e pregheremo di non tradirti di nuovo. Ti verremo vicini e ci aggrapperemo a te, in un dolce abbraccio, come ha fatto la tua Beata Madre. Sussurreremo nelle tue orecchie nuove di zecca, “Sono sempre con te, fino alla fine”. Fino a quando non verrai di nuovo nella gloria. Oh, vieni, vieni, Emmanuele. Non potrai venire presto abbastanza.

Ma fino a quel momento, aspetteremo.

 

 




L’ateismo fluido non ha storia

Rilancio un articolo dell’amico Don Gabriele Mangiarotti, direttore di CulturaCattolica.it, già comparso su REPUBBLICA.SM.

don Gabriele Mangiarotti

don Gabriele Mangiarotti

 

di Gabriele Mangiarotti

 

Ho appena terminato la lettura dello splendido testo del Card. Sarah «Si fa sera e il giorno ormai volge al declino» e vi ho trovato questa riflessione, che mi pare perfetta per aiutarci nella situazione in cui stiamo vivendo. Ascoltate: «Nel romanzo autobiografico di Solženicyn, Il primo cerchio, il protagonista esita a conservare i privilegi che il sistema totalitario gli aveva concesso per comperare il suo silenzio. Una scoperta lo fa vacillare. Si imbatte nel diario della defunta madre e vi legge queste parole: “Che cos’è la cosa più preziosa del mondo? Essere consapevoli di non partecipare alle ingiustizie. Esse sono più forti di noi, ci sono state e sempre ci saranno, ma che almeno non avvengano attraverso di noi”.

Anche noi cristiani dobbiamo lasciarci sconvolgere da queste parole. Non si scende a patti con la menzogna! La prerogativa dell’ateismo fluido è il compromesso con la menzogna. È la tentazione più grande del nostro tempo. Non lasciatevi ingannare, con questo nemico non si può combattere. Finisce sempre per prevalere. Si può combattere faccia a faccia con l’ateismo duro, colpirlo, denunciarlo e rifiutarlo. Ma l’ateismo fluido è viscido e sfuggente. Se lo si attacca, se si ingaggia contro di lui un combattimento fisico, un corpo a corpo con l’ateismo fluido, si rimarrà invischiati nei suoi compromessi sottili. È come una ragnatela, più ci si dibatte e più ha presa su di noi. L’ateismo fluido è l’ultima piaga del Tentatore. Ci attira sul suo terreno, se lo seguiamo saremo portati a fare uso delle sue armi: la menzogna e il compromesso».

Leggendo i commenti a quanto accaduto qui in Repubblica nelle recenti elezioni, mi pare che l’aspetto più importante sia avere uno sguardo realistico, che sappia valorizzare i risultati, facendo tesoro di quanto avvenuto per suggerire linee di soluzione corrette e costruttive.

Un dato mi pare acclarato, cioè che il tentativo di stravolgere la nostra storia e i valori di libertà e rispetto della vita e della famiglia, hanno, grazie a Dio, un corto respiro. In più, è possibile raccogliere intorno a un tavolo coloro che hanno a cuore il bene comune.

Nessuno vuole un ritorno acritico al passato, come non è corretto optare per una novità per la novità. Si tratta piuttosto di sapere leggere il desiderio di bene e di giustizia che la stragrande maggioranza dei cittadini ha espresso, per realizzare opere buone, che rendano giustizia all’uomo, alla famiglia, agli anziani ed ammalati, a chi lavora.

È emerso con chiarezza che le battaglie per i cosiddetti «diritti civili» non solo non creano consenso, ma ipotizzano una società individualistica e anarchica, che contraddice proprio ciò che rappresenta San Marino, quella «Antica terra della libertà» dove si riconosce, proprio per il bene della propria storia, che è la verità che rende liberi, e la prima verità è sull’uomo, la donna e il senso autentico della politica.

Sgombrato il passo dalle ideologie «libertarie», quelle che accusano di essere ideologici tutti coloro che riflettono sui principi che salvaguardano il bene comune, credo sia giunto il tempo di costruire con decisione e consapevolezza la vita comune. E per fare questo bisogna da un lato avere chiaro il criterio ispiratore (direbbe Claudio Chieffo: «Cammina l’uomo quando sa bene dove andare») e dall’altro la consapevolezza delle opere concrete, dei piccoli passi. Il tutto unito dal rifiuto dei compromessi e delle scorciatoie.

Forse un grande letterato, premio Nobel per la letteratura, scrittore libero nel contesto dell’ideologia ateistica sovietica, potrebbe illuminarci. Scriveva Pasternak: «Torniamo al nostro discorso. Dicevo che bisogna essere fedeli a Cristo. Mi spiego meglio. Voi non capite che si può essere atei, si può non sapere se Dio esista e per che cosa, e nello stesso tempo sapere che l’uomo non vive nella natura, ma nella storia, e che, nella concezione che oggi se ne ha, essa è stata fondata da Cristo, e che il Vangelo ne è fondamento. Ma che cos’è la storia? È un dar principio a lavori secolari per riuscire a poco a poco a risolvere il mistero della morte e a vincerla un giorno. Per questo si scoprono l’infinito matematico e le onde elettromagnetiche, per questo si scrivono sinfonie, ma non si può progredire in tale direzione senza una certa spinta. Per scoperte del genere occorre una attrezzatura spirituale, e in questo senso, i dati sono già tutti nel Vangelo».

San Marino sembra avere l’attrezzatura spirituale necessaria, basta che non se la faccia scippare.

 

 




Il porno non è la benedizione della libertà

Molti pensano che la pornografia sia una espressione della libertà quando invece ne è la sua mortificazione. Vi proponiamo un articolo di Josh Hammer, giornalista-at-large di The Daily Wire e  del consiglio di First Liberty Institute. Ecco l’articolo nella traduzione di Elisa Brighenti. 

Pornografia

 

La settimana scorsa, quattro membri repubblicani del Congresso hanno inviato una lettera al Procuratore Generale William Barr. In questa lettera di una sola pagina, essi hanno esortato Barr a far rispettare la legge esistente, che si occupa di regolamentare in maniera pertinente la pornografia. Sarebbe prudente che Barr dichiarasse “il perseguimento della pornografia oscena una priorità della giustizia penale”, hanno sostenuto i membri del Congresso. Di conseguenza, Barr dovrebbe esortare i pubblici ministeri federali a “perseguire i principali produttori e distributori di tale materiale”.

Il mio collega giornalista del quotidiano The Daily Wire, Matt Walsh, ha scritto una rubrica in cui si batteva per disciplinare o vietare la pornografia. “Ad un certo punto, i conservatori hanno deciso che il governo non dovrebbe essere usato per promuovere il bene comune”, ha twittato il mio collega. “E a quel punto, il conservatorismo diventa zoppicante, superficiale e inefficace”.

In seguito alle gravi mancanze, quali quelle di chiedere al governo di svolgere un ruolo maggiore nel regolare un’industria nociva e complice del traffico di esseri umani, ritardare lo sviluppo sessuale dei bambini e distruggere i matrimoni, la mafia dei libertari su Twitter è andata in tilt. “Se non ti piace il porno, non guardarlo”, ha twittato un attivista del liceo CJ Pearson. “I conservatori sociali devono rendersi conto che possiamo gestire la pornografia e altre malattie sociali senza trasformare l’America in una versione cristiana dell’Arabia Saudita”, ha avvertito Casey Given. “Non dobbiamo mai lasciare che il pigro moralismo ci costringa a cedere la nostra libertà di governo”. Solo i libertari capiscono “come i [Padri] Fondatori [degli Stati Uniti d’America] volevano che il nostro governo funzionasse”, ha intimato sul proprio account twitter ufficiale il partito dei libertari. Una vera sciocchezza.

C’era una volta un mondo in cui l’opposizione alla diffusione della pornografia rappresentava un ideale di unificazione per i conservatori auto proclamatisi tali. Ahimè, sembra che nel nostro movimento conservatore sempre più liberalizzato, tale opposizione non valga più da principio unificatore.

Per coloro che confondono erroneamente la libertà con il libertinismo, è facile concentrarsi sull’impegno promesso nel Preambolo, di “assicurare i benefici della libertà”, escludendo le altrettanto chiare promesse di “stabilire la giustizia” e “promuovere il benessere generale”. Il risultato è che molti dei cosiddetti “giusti” fanno l’apologia di un settore i cui nobili esponenti sono stati recentemente accusati dall’ufficio del Procuratore della California meridionale di “costringere le donne a compiere certi atti sessuali che avevano rifiutato di consumare, o che non sarebbero state pagate o che alle medesime non sarebbe stato permesso di andarsene”. È imbarazzante quanto sia grande, nel 2019, l’abisso in cui sono sprofondate alcune ali del movimento conservatore.

Il classico liberale in ginocchio che esorta “i genitori a fare semplicemente il loro lavoro” è un immaturo nel contesto della nostra crisi sanitaria pubblica pornografica. Il modo di fare slogan di Rote, sulla ricostruzione della cultura dalle fondamenta, è un rimedio inadeguato per un’emergenza nazionale sistemica. L’assoluta ubiquità e la facilità di accesso alla pornografia rende vuote e magre le richieste di soluzioni incentrate sulla società civile. I libertari e i liberali classici non riescono a riconoscere che usare il potere politico nel perseguimento della solidarietà nazionale e dell’integrità può essere sia giusto che necessario.

Ma, cosa ancora più importante, il contraccolpo degli appelli on line dei conservatori, per una maggiore regolamentazione della pornografia sottolinea le forti differenze che dividono i conservatori centrati sulla solidarietà dai nostri confratelli dalla mentalità liberale.

Nel suo centro, il libertarismo fraintende la condizione umana. È contrario alla fioritura umana secondo la tradizione aristotelica. E alla fine, arriva a mistificare ciò a cui cerca di attribuire priorità: la Libertà, intesa correttamente.

Il libertarismo non ha alcuna risposta ai bisogni pressanti dell’anima umana: appartenere, essere genitore, adorare e prosperare. La sua agenda liberista non ha alcun uso politico per le sottigliezze comunitarie. Non si preoccupa dell’avvertimento di John Adams riguardo al fatto che la nostra Costituzione, con l’ordine politico che viene a regolamentare, sia stato progettata esclusivamente per un popolo religioso e morale. Non si preoccupa della saggezza di Aristotele il quale sostiene che “uno stato esiste per consentire una buona vita, e non solo per il bene della vita”. Non si presta molta attenzione all’assioma che vuole che gli esseri umani siano intrinsecamente tribali, che cerchino di formare tribù con i loro simili, e che la solidarietà sia necessaria per la persistenza di uno Stato nazionale. Non ha risposte alle nostre crisi di declino, di degrado morale e di debilitante sconforto di massa.

Sappiamo che il libertarismo non è interessato a dare priorità alla ricerca politica della giustizia, del bene comune o della crescita umana. Ma anche quando li giudichiamo in base alle loro stesse condizioni, i libertari moderni falliscono. I fondatori americani sono stati attenti a distinguere tra la vera libertà, che comportava il doveroso culto del Creatore, sotto la direzione morale della propria coscienza giudaico-cristiana, e il lassismo. Come disse una volta Edmund Randolph, “il lassismo ….. ha contribuito molto al pari (se non di più) di qualsiasi altra causa, alla perdita della libertà”. La pornografia non regolamentata promuove il lassismo, non la libertà.

Eppure, l’avanguardia “conservatrice” di oggi, autoproclamatasi libertaria, difende il lassismo, facendolo passare per libertà. Questo gioco di prestigio è semplicemente distopico, per non dire socialmente disastroso. L’America riprenderà il senso di solidarietà e fini nazionali, oppure rischierà di indebolirsi e affondare. L’America riscoprirà il senso di un comunitarismo formato a principi virtuosi, oppure si inabisserà. L’America riscoprirà il valore di orientare l’ordine politico verso una vera giustizia, oppure collasserà. Ma non chiediamo ai libertari di aiutarci in questo percorso. Essi saprebbero criticare i membri del Congresso per aver chiesto di applicare le leggi che disciplinano oscenità e pornografia.

 

 




Erano “miglialia” le donne morte per aborto illegale prima della sua legalizzazione negli Stati Uniti? Il Washington Post dice di no

Chi tra i nostri lettori ha una certa età, potrà facilmente ricordare i grandi numeri con cui i Radicali hanno convinto gli Italiani che l’aborto legale fosse l’unico modo per salvare migliaia di vite femminili dalle conseguenze dell’aborto clandestino. Ancora oggi, come in Italia si continuano a citare i dati fasulli sulle “migliaia di donne” che sarebbero morte ogni anno per aborto clandestino prima della legge 194, così succede negli Stati Uniti per impedire qualunque tentativo di restringere le norme.

Questa volta a fare chiarezza è il Washington Post. 

Introduzione all’articolo e traduzione del testo inglese a cura di Annarosa Rossetto. 

 

corteo pro legge 194

 

Nella sua carrellata delle più grandi bugie dell’anno (soprannominata i più grandi ‘Pinocchio’), il Washington Post includeva per il 2019 l’affermazione falsa ma spesso ripetuta che “migliaia “di donne sono morte per essersi sottoposte ad aborto illegale negli Stati Uniti prima della sentenza Roe vs Wade.

Questi dati sono stati spesso citati quest’anno dalla dott.ssa Leana Wen, che è stata licenziata dalla sua posizione di presidente della Planned Parenthood a luglio, appena otto mesi dopo aver accettato il lavoro.

“Abbiamo analizzato le statistiche e scoperto che stava citando numeri degli anni ’30, prima dell’avvento degli antibiotici”, ha detto Glenn Kessler del Washington Post nella sua lista I Pinocchio del 2019 . “Nel 1972, il numero di decessi negli Stati Uniti a causa di aborti legali era di 24 e per aborti illegali 39, secondo i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie”.

Lo staff della Wen le avrebbe “ripetutamente” detto che la statistica che stava citando era falsa, ma lei avrebbe continuato a usarla comunque, secondo il New York Times. Gli addetti ai lavori della Planned Parenthood hanno detto al New York Times che la Wen alla fine è stata mandata via perché l’organizzazione voleva al timone qualcuno con un focus più aggressivo sulla promozione politica, mentre la Wen aveva lavorato per ridefinire la Planned Parenthood prevalentemente come organizzazione sanitaria.

Nel maggio di quest’anno, Kessler ha verificato se fosse fondato parlare di “migliaia di donne” come la Wen aveva ripetuto nelle sue interviste. Ha osservato che prima che l’aborto diventasse legale, le statistiche ufficiali sul numero di donne morte per aborto erano a dir poco azzardate a causa dell’illegalità della procedura e della vergogna che la circondava.

“Tuttavia, al momento del rilascio della sentenza Roe, 17 Stati avevano già liberalizzato le loro legislazioni sull’aborto e i Centers for Disease Control raccoglievano dati realistici sulla mortalità dell’aborto”, ha osservato Kessler.

Le stime sul numero di aborti compiuti prima della sentenza Roe vs. Wade, la decisione della Corte Suprema del 1973 che ha consentito l’aborto legale negli Stati Uniti, variano ampiamente – da 200.000 a 1.200.000 all’anno, secondo uno studio del 1958 esaminato dal Washington Post.

“Questa è una notevole variabilità dei dati sul numero di aborti illegali, e indica quanto i numeri siano sfocati”, ha osservato Kessler a maggio.

Un altro studio citato in un documento NARAL del 1936 utilizzava le stime per nulla prudenziali di un ginecologo di nome Frederick Taussig che utilizzava i dati di soli 13 stati e deduceva il resto approssimando il numero annuale di morti per aborto a circa 10.000.

Ma nel 1948, il ricercatore Christopher Tietze fece notare in un articolo che i decessi per aborto stavano rapidamente diminuendo a causa dell’avvento della penicillina e di altri antibiotici, oltre che per il miglioramento delle pratiche mediche e l’aumento dei metodi contraccettivi disponibili.

Nel 1959, il direttore medico di Planned Parenthood riferì che negli Stati Uniti c’erano stati solo 260 decessi per aborto illegale e che al momento la procedura poteva essere considerata sicura come qualsiasi altra procedura chirurgica, rifersce Kessler.

Nel 1969, un rapporto sulla rivista Scientific American di Tietze e Sarah Lewit citati nel Washington Post affermava che ogni anno, “la mortalità totale da aborti illegali era senza dubbio maggiore di (235), ma con ogni probabilità era inferiore a 1.000”.

“Anche data la natura poco chiara dei dati e delle stime, non ci sono prove che negli anni immediatamente precedenti la decisione della Corte suprema, migliaia di donne siano morte ogni anno negli Stati Uniti a causa di aborti illegali”, ha scritto Kessler.