Il card. Parolin dice di aver organizzato un controverso prestito per un ospedale e una sovvenzione della Fondazione Papale USA

Della faccenda di un controverso prestito di 50 milioni di euro per acquisire un ospedale in fallimento e di una sovvenzione della Fondazione Papale che si trova USA abbiamo già parlato in altri articoli. Oggi arriva un punto chiarificatore poiché il card. Pietro Parolin, il Segretario di Stato Vaticano, ha detto che l’artefice di queste controverse operazioni è stato lui. 

Ci aggiorna Ed Condon nell’articolo che segue pubblicato sul Catholic News Agency. Eccolo nella mia traduzione.

Card. Pietro Parolin

Card. Pietro Parolin

 

Il Segretario di Stato vaticano ha detto al Catholic News Agency (CNA) questa settimana che è responsabile dell’organizzazione di un prestito controverso per l’acquisto di un ospedale italiano in bancarotta, e che ha concordato con il cardinale Donald Wuerl una sovvenzione dalla Fondazione Papale con sede negli Stati Uniti per coprire il prestito quando non ha potuto essere rimborsato.

Il Cardinale Pietro Parolin ha detto alla CNA di sentirsi “obbligato” ad affrontare la questione “per porre fine ad una controversia che portava via tempo e risorse dal nostro servizio al Signore, alla Chiesa e al Papa, e che disturba la coscienza di molti cattolici”.

“Le operazioni che hanno coinvolto l’IDI (Istituto Dermopatico dell’Immacolata, ndr)….sono ascrivibili a me stesso”, ha detto Parolin al CNA il 19 novembre, insistendo sul fatto che le sue azioni riguardanti l’IDI sono legali e trasparenti.

La CNA ha chiesto a Parolin di confermare di aver personalmente organizzato nel 2014 un prestito di 50 milioni di euro dall’APSA, la banca centrale del Vaticano, per finanziare parzialmente l’acquisto dell’ospedale fallito IDI. Il cardinale ha confermato di averlo fatto.

L’IDI fu acquistato nel 2015 da un partenariato a scopo di lucro della Segreteria di Stato vaticana e l’ordine religioso che aveva posseduto e gestito l’ospedale mentre era in bancarotta, che aveva accumulato 800 milioni di euro di debiti, e ha visto alcuni dei suoi ex amministratori perseguiti e imprigionati per frode sistematica e appropriazione indebita.

Anche se Parolin ha detto che l’accordo è stato “realizzato con intenzioni eque e mezzi onesti”, il prestito APSA è probabile che attirerà l’attenzione delle autorità europee di regolamentazione bancaria, in quanto il prestito sembra violare gli accordi normativi del 2012 che vietano alla banca di effettuare prestiti commerciali. (Una banca centrale – in questo caso l’APSA del Vaticano – effettua prestiti ad altre banche – in questo caso allo IOR – non ad un utente finale – in questo caso il partenariato che ha comprato l’IDI, ndr)

Tali accordi sono il risultato di un’ispezione in loco da parte del Moneyval, il Comitato del Consiglio d’Europa per la lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, che vietano legalmente all’APSA di fornire servizi ai privati o di partecipare a transazioni commerciali.

CNA ha anche chiesto a Parolin di confermare di aver personalmente elaborato un piano con Wuerl per richiedere i fondi della Fondazione Papale (in USA, ndr) per coprire il cattivo credito dell’APSA. Il cardinale ha confermato di averlo fatto.

La richiesta di sovvenzione di 25 milioni di dollari era ampiamente intesa come uno sforzo per rimuovere i crediti inesigibili dal libro mastro dell’APSA prima di attirare l’attenzione, dopo che divenne ovvio che l’ospedale insolvente e con debiti non poteva rimborsare il prestito alla banca centrale vaticana.

Wuerl, tuttavia, disse al consiglio di amministrazione della Fondazione Papale che i fondi erano destinati a salvare l’IDI dalla chiusura coprendo i deficit operativi a breve termine. Ma i membri del consiglio di amministrazione laici (della Fondazione Papale, ndr) sollevarono dubbi sul fatto che la liquidità fosse realmente destinata a coprire un deficit operativo all’ospedale, o a coprire il debito inesigibile dell’APSA.

Gli amministratori della Fondazione Papale e i donatori espressero anche scetticismo sull’importo richiesto, che era di gran lunga superiore alle normali erogazioni, che normalmente sono sovvenzioni di poche centinaia di migliaia di dollari a enti di beneficenza in tutto il mondo, selezionati dalla Santa Sede.

Dopo che un membro del consiglio di amministrazione si oppose per lettera (per iscritto, ndr) al prestito, l’ex cardinale Theodore McCarrick, allora membro del consiglio di amministrazione, scrisse che sollevare preoccupazioni era “irresponsabile e gravemente dannoso per la Fondazione Papale”. McCarrick era sotto inchiesta per abusi sessuali su minori nel momento in cui è intervenuto nella questione.

Nonostante le obiezioni, la sovvenzione fu infine approvata dal consiglio della Fondazione Papale a scrutinio segreto – fonti all’interno della fondazione hanno detto alla CNA che i membri del consiglio di amministrazione credono che tutti i membri vescovi tranne uno hanno votarono a favore, mentre tutti i membri laici tranne uno votarono contro l’approvazione del sussidio.

L’erogazione del denaro si arrestò dopo che il consiglio continuò a porre domande sulla destinazione finale dei fondi.

Due rate iniziali furono inviate a Roma tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, per un totale di 13 milioni di dollari. Dopo che i disaccordi interni sulla sovvenzione furono resi pubblici, il Cardinale Wuerl disse che avrebbe chiesto al Vaticano di annullare la richiesta e restituire i fondi. All’inizio del 2019 Parolin scrisse al consiglio di amministrazione dicendo che i 13 milioni di dollari sarebbero stati riclassificati come prestito, piuttosto che come sovvenzione, e sarebbero stati rimborsati come crediti a fronte di future richieste di sovvenzione.

Quando la sovvenzione si fermò, APSA fu costretta a cancellare 30 milioni dei 50 milioni di euro del prestito, cancellando gli utili dell’APSA per l’esercizio 2018.

Il vescovo Nunzio Galantino, responsabile dell’APSA, ha riconosciuto il prestito e la sua cancellazione nel mese di settembre, anche se all’APSA è stato legalmente vietato di effettuare prestiti che finanziano transazioni commerciali, a causa del suo accordo di moneyval 2012.

Dopo la pubblicazione del 21 ottobre di un libro che sostiene che il Vaticano sia quasi insolvente, Galantino ha attribuito al prestito la ragione per la mancata registrazione di un utile da parte dell’APSA per la prima volta nella sua storia.

Parolin ha risposto alle domande di CNA questa settimana dopo che il cardinale Angelo Becciu, che è stato ampiamente considerato il motore sia per l’organizzazione del prestito che per la sovvenzione della Fondazione Papale, ha contattato CNA per negare il suo coinvolgimento in quelle questioni. Ha detto alla CNA che entrambe le questioni erano di “competenza” del Segretario di Stato, Parolin.

Becciu ha detto alla CNA mediante un messaggio scritto all’inizio di questo mese che non era stato a conoscenza del prestito APSA fino a quando non era stato organizzato, e che non ha avuto parte nel richiedere una sovvenzione alla Fondazione Papale.

Il prestito APSA del 2014 fu concesso nonostante le forti obiezioni del cardinale George Pell, allora prefetto della Segreteria dell’Economia e incaricato da Papa Francesco di far rispettare la responsabilità finanziaria della Curia Romana. La CNA ha anche riportato una richiesta di prestito per lo stesso scopo che era stato declinato dallo IOR, la banca di depositi del Vaticano, dopo che il suo presidente, Jean-Baptiste Douville de Franssu, e Pell avevano convenuto che l’IDI non fosse redditizio e che il denaro non sarebbe mai stato rimborsato.

Mentre Parolin si è assunto la responsabilità degli accordi IDI, i funzionari vaticani di diversi dicasteri hanno detto alla CNA che Becciu era stato coinvolto nell’organizzazione del prestito e nel coordinamento delle attività di lobbying per la sovvenzione della Fondazione Papale. Questo sforzo includeva una visita a McCarrick da parte del segretario dell’APSA, p. Mauro Rivella, a Washington, DC, poco dopo la richiesta del sussidio. La visita ha avuto luogo prima che McCarrick facesse pressione sui membri del consiglio di amministrazione (della Fondazione Papale, ndr) per far approvare la sovvenzione, e dopo che un’indagine sulla cattiva condotta sessuale di McCarrick era iniziata.

Tuttavia, Parolin ha insistito sul fatto che “per quanto ne so, il Cardinale Becciu non ha avuto alcun ruolo in queste questioni”.

Tuttavia, i legami personali di Becciu con l’ospedale IDI risalgono almeno fino alla sua nomina al posto di sostituto nel 2011.

Poco dopo che Becciu iniziò a lavorare come secondo funzionario in ordine di importanza della Segreteria di Stato, p. Franco Decaminada, il presidente dell’IDI – successivamente arrestato, perseguito, imprigionato, e laicizzato per furto e frode – si rivolse a lui per ottenere sostegno su una proposta affinché la Segreteria di Stato fornisse all’IDI 200 milioni di euro, apparentemente per finanziare l’acquisizione di un altro ospedale da parte dell’IDI, che già vacillava per insolvenza.

In ottobre Becciu ha detto alla CNA di non ricordare alcuna proposta di questo tipo, sebbene fosse già stata riportata in precedenza dai media italiani. Poco dopo la proposta, Decaminada assunse Maria Piera Becciu, nipote di Becciu, come sua segretaria personale.

In ottobre, CNA ha chiesto a Becciu se lui o la sua posizione presso la Segreteria di Stato avesse avuto un ruolo nell’assunzione di sua nipote all’IDI. (Becciu) Ha detto alla CNA che (sua nipote, ndr) “ha fatto domanda per la posizione ed è stata assunta”.

Il mese scorso, Becciu ha detto alla CNA che il suo interesse e coinvolgimento con l’IDI è cessato quando il cardinale Parolin è stato nominato segretario di Stato.

“Il cardinale Parolin ha assunto la carica di segretario di Stato [nel 2013] e non mi sono più occupato dell’IDI”, ha detto.

Nel mentre si è assunto la responsabilità del prestito APSA e della richiesta alla Fondazione Papale, Parolin ha detto alla CNA che l’interpretazione di quegli eventi “da parte di alcuni media è una questione diversa, poiché hanno presentato queste operazioni come non trasparenti, irregolari o addirittura illegali: questo, per quanto mi riguarda, non è la verità”.

Ma al di là del prestito APSA e della sovvenzione della Fondazione Papale, altri aspetti dell’acquisto di IDI hanno sollevato seri interrogativi.

Oltre al prestito APSA, il Vaticano ha anche utilizzato 30 milioni di euro dirottati dal Bambino Gesù, un altro ospedale sotto la sua supervisione, per acquistare l’IDI in fallimento. Il denaro era stato prelevato da una sovvenzione di 80 milioni di euro che il governo italiano aveva concesso al Bambino Gesù.

Il cardinale Guisseppe Versaldi, organizzò questa distrazione. All’epoca, Versaldi guidò la partnership per l’acquisto dell’IDI, supervisionava la Prefettura per gli Affari Economici della Santa Sede ed era il delegato del Vaticano per la supervisione della provincia italiana dei Figli dell’Immacolata Concezione, la congregazione religiosa che aveva posseduto l’ospedale, che aveva una partnership con il Vaticano per riacquistarlo, ed era stata anche trascinata nell’insolvenza.

Le intercettazioni hanno registrato Versaldi che discuteva il piano con Giuseppe Profiti, presidente di Bambino Gesù, e i due concordarono di nascondere a Papa Francesco l’errata destinazione dei fondi. 

Versaldi e Profiti in seguito negarono ogni illecito, e il cardinale sostenne che voleva solo risparmiare al papa i dettagli tecnici degli sforzi per salvare l’IDI. 

Nei suoi commenti alla CNA Parolin ha anche affrontato il lamento di Becciu, che aveva detto alla CNA questo mese che, pur essendo incerto su quali funzionari vaticani avessero suggerito che fosse collegato all’affare IDI, crede che sia stato vittima di una campagna di disinformazione, volta a macchiare la sua reputazione collegandolo all’affare.

Parolin non crede che sia così.

“Credo che non ci sia un complotto curiale. In ogni caso, sono completamente estraneo a qualsiasi operazione del genere: se ci fosse un’operazione del genere la condannerei nei termini più forti possibili”, ha detto Parolin a CNA.

Un portavoce di Wuerl ha detto alla CNA che il cardinale “non ha alcun commento (da fare) oltre a ribadire quei fatti già presenti nel registro pubblico riguardo al processo di richiesta della (sovvenzione, ndr) alla Fondazione Papale”.

 




Chiesto l’arresto del vescovo Zanchetta per abusi sessuali in Argentina

Un procuratore penale argentino ha chiesto l’arresto del vescovo Gustavo Zanchetta, accusato di aver abusato sessualmente di due seminaristi. Zanchetta è sospeso da una posizione presso la banca centrale del Vaticano, dove era stato nominato “assessore” da Papa Francesco nel 2017. Il vescovo, a quanto pare, risiederebbe in Vaticano.

Ci aggiorna sulla vicenda un report dello staff del Catholic News Agency. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Papa Francesco incontro mons. Gustavo Zanchetta

Papa Francesco incontro mons. Gustavo Zanchetta

 

Un procuratore penale argentino ha chiesto l’arresto del vescovo Gustavo Zanchetta, accusato di aver abusato sessualmente di due seminaristi. Zanchetta è sospeso da una posizione presso la banca centrale del Vaticano, dove era stato nominato “assessore” da Papa Francesco nel 2017.

Zanchetta è accusato di aver abusato sessualmente di due seminaristi, ed è stato accusato penalmente a giugno. Potrebbe dover affrontare dai tre ai dieci anni di carcere se venisse condannato.

Il vescovo vive nello Stato della Città del Vaticano, alla Domun Santa Marta, lo stesso albergo in cui risiede Papa Francesco.

Un procuratore dei crimini sessuali a Orán, María Soledad Filtrín Cuezzo, ha chiesto una cooperazione internazionale per l’arresto di Zanchetta, perché, secondo il quotidiano El Tribuno, il vescovo non ha risposto alle ripetute telefonate o e-mail inviate alle informazioni di contatto fornite dal suo avvocato difensore.

Cuezzo si era opposto a permettere a Zanchetta di lasciare il paese, secondo El Tribuno, ma al vescovo è stato permesso di andarsene dopo che aveva presentato un documento che dimostrava che è impiegato nella Città del Vaticano. Ha anche detto di aver spesso ritenuto necessario chiedere assistenza al nunzio apostolico in Argentina per assicurarsi che Zanchetta si presentasse in tribunale durante il procedimento nel suo caso.

Zanchetta avrebbe inviato dal suo cellulare dei self selfie sessualmente espliciti, molestato i seminaristi e gestito male le finanze della diocesi di Oran, da lui guidata dal 2014 al 2017. 

All’inizio di questo mese, la polizia ha fatto irruzione negli uffici della cancelleria di Oran.

Il vescovo si è dimesso dalla sua diocesi nel 2017, per motivi di salute. Quattro mesi dopo, Papa Francesco lo nomina a un nuovo incarico nell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA, cioè la Banca Centrale del Vaticano, ndr), che sovrintende ai beni e alle proprietà immobiliari del Vaticano.

Notizie da fonti argentine suggeriscono che il vescovo sia stato accusato di comportamento sessualmente inappropriato per la prima volta nel 2015.

Secondo un articolo di febbraio di El Tribuno, uno dei segretari di Zanchetta ha allertato le autorità dopo aver trovato accidentalmente immagini sessualmente esplicite inviate e ricevute sul cellulare di Zanchetta nel 2015. La denuncia dice che alcune delle immagini ritraggono “giovani” che fanno sesso, oltre ad immagini lascive dello stesso Zanchetta.

Il vescovo ha affermato che il suo telefono e il suo computer erano stati hackerati e che le accuse erano motivate da voci anti-Francesco.

Papa Francesco convocò Zanchetta a Roma per cinque giorni nell’ottobre 2015. Il Papa sembra abbia accettato le giustificazioni di Zanchetta secondo le quali il suo cellulare sarebbe stato hackerato, e respinse le accuse.

Il Vaticano ha dichiarato due volte che i funzionari non avevano saputo dei misfatti di Zanchetta fino al 2018, affermazione contestata da p. Juan José Manzano, ex vicario generale della diocesi di Orán. Manzano sostiene di aver denunciato Zanchetta nel 2015, dopo che le immagini pornografiche erano state trovate sul suo telefono. Manzano dice di averlo denunciato anche nel 2017.

L’articolo dice anche che tre dei vicari generali di Zanchetta e due monsignori fecero una denuncia interna formale davanti alla nunziatura argentina (che rappresenta il Vaticano in Argentina, ndr) nel 2016, sostenendo un comportamento inappropriato con i seminaristi.

Questo comportamento comprendeva l’entrare nelle loro stanze di notte, richiedere loro massaggi, svegliare i seminaristi al mattino, sedersi sui loro letti, bere alcolici con loro, e favorire maggiormente i giovani più attraenti.

L’accusa interna del 2017, che The Tribune dice che ha denunciato un abuso più esplicito dei seminaristi da parte di Zanchetta, ha portato all’uscita di Zanchetta dalla diocesi, anche se Zanchetta ha detto che si stava dimettendo per motivi di salute. Il Vaticano non ha aperto un’indagine in quel momento.

Papa Francesco ha detto in gennaio che la Congregazione per la Dottrina della fede sta ora indagando su Zanchetta.

Non è ancora chiaro se il vescovo sarà arrestato nello Stato della Città del Vaticano ed estradato in Argentina.

 

L’ACI Prensa, partner del notiziario in lingua spagnola della CNA, ha contribuito a questo rapporto.

 




Contro Ruini la censura dei guardiani della rivoluzione. Necessario tornare a Dio per contrastare l’ateismo anonimo

Fuoco amico contro il card. Ruini che paga l’aver osato incoraggiare la Chiesa al dialogo con Matteo Salvini, un politico demonizzato da gran parte della gerarchia e dell’intelligenza cattolica che s’indentifica con l’ideologia dei democratici

Card. Camillo Ruini
Card. Camillo Ruini

È realmente una triste vicenda quella che, in questi giorni, ha visto il cardinale Ruini sommerso da una furiosa polemica per il solo fatto di aver invitato la Chiesa italiana al dialogo col partito e la persona di Matteo Salvini. Evidentemente l’invito nasce dalla consapevolezza che un dialogo non c’è e non sembra che ci sia l’intenzione di costruirlo. Tuttavia sembra pacifico e sommamente auspicabile affermare che la Chiesa debba trovare il modo di rimanere sempre in dialogo con tutte le forze politiche e non solo con una parte di esse. Ne va la missione stessa della Chiesa che è quella di far presente Cristo nel mondo, di santificare gli uomini e di portarli a Cristo, attuando nel mondo il mistero della Salvezza attraverso i Sacramenti (cfr. CCC 1086-1087). È proprio in virtù di questa sua missione che la Chiesa ha il dovere di contribuire all’edificazione del bene comune invitando “i poteri politici a riferire i loro giudizi e le loro decisioni a tale ispirazione di verità su Dio e sull’uomo”, senza mai confondersi con la comunità politica o, tantomeno, con un solo partito (cfr. CCC 2244-2246).

Si da il caso tuttavia che, nel nostro paese, esistano diversi motivi per credere che la gerarchia ecclesiastica (non solo i cosiddetti “preti di strada”) s’identifichi con un particolare partito: quello “democratico” (evoluzione moderata e contestualizzata del Partito Comunista Italiano). Ma questo non è il punto, o per lo meno non è il punto di questa riflessione (se non altro le infuocate polemiche “domestiche” confermano questo sospetto).

Il punto è che rattrista vedere un’alzata di scudi da parte cattolica contro le parole del venerando cardinale, per motivi politici. Perché affermare che è possibile e necessario dialogare con un partito politico (per quanto antipatico risulti il suo leader e per quanto discutibili possano sembrare le sue idee politiche) desta così tanta irritazione in casa cattolica?

Sacerdoti, professori, leader spirituali, esperti e inesperti (ma pur sempre ben ammanicati) vaticanisti hanno gridato allo scandalo dopo le parole rilasciate dal cardinale Ruini al Corriere della Sera.

Se da una parte si può capire l’indignazione della sinistra politica (in qualche modo comprensibile e giustificabile), potrebbe risultare più difficile comprendere l’indignazione di una parte della élite cattolica. Potrebbe… ma conoscendo i pulpiti, la predica non sorprenderebbe più di tanto un uditorio attento. In casa cattolica sono in molti ad aver abbandonato la fede come criterio di discernimento, abbandonato Dio per dedicarsi alla cosa pubblica, alla cosa (o alla casa) comune; in tanti hanno confuso il Credo con la Costituzione e la Chiesa con un’associazione finalizzata alla diffusione della pace nel mondo e dell’amore tra gli uomini; hanno sostituito il “Credo in Dio” con il “Credo nell’uomo” (quel “restiamo umani” che nella pratica contraddice il piano di Dio per l’uomo: quello di divinizzarlo, di donarle la sua natura divina a la vita immortale. Niente male, o no?). La loro ostentata superiorità morale li rende incapaci di mettere in pratica ciò che predicano dagli altari, dalle cattedre o dai giornali. Proclamano dialogo ma non con tutti; invocano ponti ma all’occorrenza innalzano muri; auspicano pace ma provocano guerriglie urbane sul web; predicano amore ma seminano odio; invitano a non giudicare mentre puntano il dito; elogiano la tolleranza ma criticano le diverse sensibilità. Sull’altare della democrazia e del rispetto umano sacrificano le opinioni (quelle altrui). Si dicono cristiani e offrono lezioni di vita cristiana, ma spesso si comportano come “atei anonimi”.

Vittima di questo tipo di censura è stato qualche mese fa niente meno che un Sommo Pontefice, Benedetto XVI. Durante il suo pontificato gli fu impedito di parlare all’Università La Sapienza di Roma e dovette umilmente incassare il duro colpo e rinunciare al tanto atteso incontro (ma il discorso che avrebbe pronunciato chiariva il senso della sua presenza in ambito universitario). Era il gennaio del 2008. A censurarlo fu un rigurgito di rivolta comunista (la testa è mia… e pure l’università, anche se l’ha fondata un papa) misto a un ondata di intolleranza laicista in salsa giacobbina. Ce lo si poteva e doveva aspettare. Ma qualche mese fa (ad aprile del 2019) quando papa Benedetto pubblicò degli appunti come un contributo al Summit sugli abusi sessuali promosso da papa Francesco in Vaticano, venne colpito da fuoco amico. A scatenarsi contro il denso memorandum del papa Emerito non furono infatti i centri sociali (che, tra l’altro, poco si interessano di abusi o di violenze sui minori) o l’Unione Atei Razionalisti Anonimi. Ad alzare la voce furono professori di teologia e giornalisti vaticanisti che ricordarono il ruolo di un papa emerito: quello di tacere. Un’alzata di scudi da parte dei cosiddetti “guardiani della rivoluzione”, autoproclamati difensori (più tifosi) della “Chiesa di Francesco”, con la sindrome apocalittica del “faccio nuove tutte le cose”.

Stefania-Falasca-tweet

Memorabile, a questo proposito, il tweet di Stefania Falasca – giornalista che con suo marito Gianni Valente (anch’egli giornalista) vanta una lunga amicizia col Pontefice regnante – che dopo la pubblicazione del testo di Benedetto XVI si precipitò a precisare il ruolo di un Emerito: documenti alla mano, lo invitò al silenzio con una (poco velata) accusa di voler interferire nella guida della Chiesa minando l’autorità di papa Francesco con un “magistero parallelo”.

Vittima della stessa “censura democratica” è oggi il cardinale Camillo Ruini che fu braccio destro di papa Giovanni Paolo II, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (dal 2001 al 2007) e Vicario per la Diocesi di Roma (dal 1991 al 2008). Titoli (o meglio, responsabilità) che basterebbero per concedergli – sia pure ogni tanto – la parola e il beneficio della libertà di esprimersi su temi ecclesiali e politici, in quanto persona (ben) informata sui fatti.

Eppure le sue parole (in realtà molto di più di quella frase su Salvini) hanno provocato un vespaio di polemiche. Paragonato, dal novantenne padre gesuita Bartolomeo Sorge e dallo storico progressista Alberto Melloni, alla Chiesa che ha “benedetto” Hitler e Mussolini (la reductio ad Hitlerum è diventata una moda nella lotta politica contro Salvini) e accusato dal professore di teologia Andrea Grillo di “ridurre il cattolicesimo ad un mostro” per cui varrebbe la pena “fare apostasia” (!), l’anziano cardinale romagnolo è diventato bersaglio dei pacifici difensori del “non giudicate”.

Vale la pena domandarsi: perché le posizioni del cardinale sono scomode? Sicuramente perché ha osato riabilitare la figura di un politico demonizzato da più parti anche all’interno della Chiesa Cattolica (il famoso “Vade retro…”, ma non solo…). Ma soprattutto perché – come ha fatto Benedetto XVI – Ruini parla di Dio, di una Chiesa che – pur contrastata e criticata – è chiamata ad essere segno di contraddizione e per questo ad incidere e influire sulla società proponendo un messaggio autorevole anche se scomodo. Vale la pena ricordare che i due ultimi libri di Ruini puntano in alto trattando argomenti sui quali la Chiesa dovrebbe tornare a parlare: il primato di Dio e il destino finale dell’uomo (foto).

La “stagione” di Ruini in cui la Chiesa era contrastata ma restava influente è decisamente superata. Oggi di Dio si parla poco, il primato sembra esserselo preso l’uomo e il suo agire (la religione si è convertita in etica, come riconosce compiaciuto il teologo spagnolo José María Castillo nel suo recente “Evangelio marginado“); la Chiesa ha perso autorevolezza nel dibattito pubblico, complice (doveroso sottolinearlo) una società che non riconosce alcun tipo di autorità (neanche alla natura stessa delle cose). Oggi la Chiesa è poco contrastata e molto poco influente (ricevendo dalla società più applausi che ascolto). Una strategia vincente ai fini della missione che Cristo ha affidato agli apostoli (“Andate ed annunciate il Vangelo, chi crederà sarà salvo”)? Si conceda, quantomeno, il diritto di dissentire.

Le parole di Ruini su Salvini.

Ecco le parole del cardinale Camillo Ruini sul leader della Lega Matteo Salvini (intervista rilasciata il 19 novembre ad Aldo Cazzullo per Il Corriere della Sera):

Salvini è così cattivo come lo dipingono? È possibile il dialogo con lui? O deve cambiare linea sui migranti?

«Non condivido l’immagine tutta negativa di Salvini che viene proposta in alcuni ambienti. Penso che abbia notevoli prospettive davanti a sé; e che però abbia bisogno di maturare sotto vari aspetti. Il dialogo con lui mi sembra pertanto doveroso, anche se personalmente non lo conosco e quindi il mio discorso rimane un po’ astratto. Sui migranti vale per Salvini, come per ciascuno di noi, la parola del Vangelo sull’amore del prossimo; senza per questo sottovalutare i problemi che oggi le migrazioni comportano».

Sbaglia a baciare il rosario?

«Il gesto può certamente apparire strumentale e urtare la nostra sensibilità. Non sarei sicuro però che sia soltanto una strumentalizzazione. Può essere anche una reazione al “politicamente corretto”, e una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico».

 

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Mons. Negri: “Il respiro ampio della nostra vita è annunciare Cristo”

Intervento lucido e profondamente religioso di mons. Luigi Negri scritto qualche tempo fa. Leggendolo, si respira la fede e la paternità di un grande pastore della Chiesa.
Ne riporto ampi stralci.
Un grazie all’amico don Gabriele Mangiarotti e a CulturaCattolica.it per avercelo offerto.

Mons. Luigi Negri
Mons. Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio

“(…) Ecco la prima osservazione: la Chiesa è sfidata sulla fede; deve dimostrare a se stessa e al mondo che crede in ‘Gesù Cristo, unico Redentore dell’uomo e del mondo, centro del cosmo e della storia’, per ripetere le parole che nessun cristiano di ogni tempo potrà mai dimenticare, quelle di San Giovanni Paolo II. Siamo sfidati sulla fede! la Chiesa rischia invece di guardare da un’altra parte, come dice Papa Francesco, e di disperdersi, di disorientarsi, nel tentativo affannoso di rispondere a tutti i problemi che l’eccezionale e grave momento della storia della società propone. Che non è soltanto (come tutti dicono, perché la gente quando parla e gli intellettuali, si fermano all’ovvio) il problema vero della povertà materiale. Il problema è la povertà morale e umana di questa umanità, che non ha più punti di riferimento sostanziali e decisivi per affrontare la propria vita quotidiana. Non ha criteri per valutare i grandi problemi della propria esistenza, che molte volte si pongono senza che noi vogliamo; che non ha criteri per fare le scelte sostanziali della propria vita: anche le scelte vocazionali, professionali, si fanno secondo l’unico criterio, che è quello dell’interesse immediato.

Quando l’indimenticabile Cardinale Giacomo Biffi parlò di Bologna (cioè di un pezzo enorme della società italiana ) come di una “società sazia e disperata” certamente anticipava la situazione in cui viviamo, con la sola differenza che la sazietà è meno presente di allora, forse è mal distribuita: oggi è una società meno sazia, ma non meno disperata, perché non ha più quei criteri fondamentali della vita che – come dice Paul Claudel nell’indimenticabile ‘Annunzio a Maria’ – sono quei criteri che ti consentono di mangiare in pace il tuo pane e di bere il tuo vino e di affrontare le circostanze dell’esistenza in modo responsabile e dignitoso.
Io credo che la Chiesa, sfidata sulla fede, deve dare coralmente una grande testimonianza di fede: da chi guida la Chiesa per mandato e per autorità Divina, in comunione con quel Collegio Episcopale che è seguito al collegio Apostolico, che è parte essenziale della vita della Chiesa e che non può essere né sottaciuto ne relativizzato. Da colui che guida la Chiesa in comunione con i suoi fratelli Vescovi, ad ogni singolo cristiano; sfidati sulla fede noi diciamo che la fede vale più della vita!

(…) Noi non possiamo limitarci a dire che l’umanità ha tanti problemi da risolvere e che noi ci apprestiamo ad aiutare a risolverli, in parte perché non siamo così sprovveduti da pensare che noi potremmo risolvere tutti i problemi materiali, economici e sociali. Noi dobbiamo dimostrare che la fede, svolgendosi nella nostra vita e diventando testimonianza, è capace, sulla base dell’annuncio di Gesù Cristo, di arrivare a tutte le conseguenze della vita personale, della vita familiare, della vita sociale, della vita nazionale e internazionale.

(…) Il mondo d’oggi è questa gente che ci vive accanto, o che ad ondate viene accolta (per la mitezza e la generosità del nostro popolo) con non pochi sacrifici nelle nostre strutture abitative. A questa gente che cosa dobbiamo dire come Chiesa? ‘Arrangiatevi, rifocillatevi e andate in pace?’ Dobbiamo dire che c’è Gesù Cristo che li attende e li aspetta! Di cui sono bisognosi anche se non lo sanno e perciò la nostra prima preoccupazione, il respiro ampio della nostra vita è annunciare Cristo.
Io sono rimasto scandalizzato dalla sottolineatura della necessità dell’accoglienza che non facesse mai riferimento al fatto che quella accoglienza doveva essere motivata in noi e animata da una volontà missionaria, da una volontà di comunicazione di Cristo.

(…) Perché noi abbiamo la precisa convinzione, guardando noi stessi e partendo da noi stessi, che la vita umana non è vita se non c’è la presenza di Cristo. Come ricorda s. Giovanni Paolo II nella Redemptor Hominis al n. 10: «L’uomo che vuol comprendere se stesso fino in fondo – non soltanto secondo immediati, parziali, spesso superficiali, e perfino apparenti criteri e misure del proprio essere – deve, con la sua inquietudine e incertezza ed anche con la sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a Cristo. Egli deve, per così dire, entrare in Lui con tutto se stesso, deve «appropriarsi» ed assimilare tutta la realtà dell’Incarnazione e della Redenzione per ritrovare se stesso. Se in lui si attua questo profondo processo, allora egli produce frutti non soltanto di adorazione di Dio, ma anche di profonda meraviglia di se stesso».

(…) Dopo l’annunzio la responsabilità più grande che l’uomo è chiamato a svolgere è quella dell’educazione: la Chiesa è ‘Mater et Magistra’. Occorre che la Chiesa ritorni a svolgere, a educare i cristiani alla grandezza e alla novità della fede ed eserciti una funzione in qualche modo educativa nei confronti di tutti gli uomini, perché vengano aiutati a recuperare la grandezza della propria esperienza umana, ‘Il mestiere duro d’esser uomo’ come faceva riferimento un grande della letteratura, Pavese.

(…) Credo che la Chiesa, di fronte a queste sfide, debba interiorizzarle adeguatamente, debba viverle con totale umiltà ma in modo inesorabile; se non saremo inesorabili a seguire la vocazione, il mandato che Dio ci ha dato, difficilmente l’ultimo giorno potremo sostenere lo sguardo del nostro Popolo, come mi ricordava molto spesso il Cardinal Biffi: il popolo sarà alla destra del Signore che giudica, perché alla destra del Signore non ci saranno né i guru della cultura laicista né i direttori delle grandi testate nazionali, né i direttori delle Reti televisive. Accanto al Signore che ci giudica ci sarà il nostro popolo, che ci giudica. E questo (dopo il giudizio di Dio) è quello che bisogna temere di più.

La Chiesa con il suo episcopato deve riaffermare quanto ha detto la Madonna a Fatima che l’attacco alla Chiesa è attacco alla famiglia, attacco alla vita e alla sua misteriosità, alla sua intangibilità, al suo non essere a disposizione se non di Dio, e quindi meno che mai della scienza. È fondamentale non essere assenti dalle grandi questioni che caratterizzano la vita della nostra società, mentre il mondo dà la sua preferenza a quelli sicuramente silenziosi, oppure a coloro che, quando parlano, parlano in linea col pensiero unico dominante.

(…) Io non credo che dobbiamo avere nell’occhio della nostra coscienza quel che il mondo dice di noi: dovremmo avere nell’occhio della nostra coscienza quello che Cristo ci chiede e che il popolo ha il diritto di aspettarsi da noi: l’educazione alla verità, alla libertà, alla responsabilità e alla missione. (…) Sostanzialmente agli uomini di chiesa tocca la responsabilità di una presenza paterna, fatta di amore alla verità ed educazione del popolo. Per vivere in modo sempre inadeguato questo compito occorre l’aiuto di Maria alla quale ci affidiamo con fiducia totale. ‘Totus tuus’”.

+Mons. Luigi Negri
Arcivescovo emerito di Ferrara e Comacchio




Solo le donne concepiscono, hanno gravidanze, partoriscono e allattano.

Ricevo la lettera che segue da un lettore di questo blog, il dott. Giovanni Grimaldi, che approfondisce le conseguenze delle ideologie gender ed omosessualiste. La pubblico come spunto di riflessione per tutti.

Gene LGBT (Image by user Aaron Edwards on Flickr)
Gene LGBT (Image by user Aaron Edwards on Flickr)

 

di Giovanni Grimaldi

 

Tutto ciò che è illogico genera di conseguenza illogicità e qualsiasi ragionamento che sia irrazionale e falso non può che produrre simili conseguenze. 

In questi ultimi tempi sempre più spesso leggo e sento di polemiche che sorgono da parte dei paladini “progressisti” e “modernisti” di ideologie come l’omosessualismo, il gender e la dittatura del “politicamente corretto”, che perseguitano il buon senso, le ragioni e la verità che la maggioranza delle persone sembra ancora considerare come ovvie ed indiscutibili.

Una delle battaglie di questi “rivoluzionari arcobaleno” è quella sulla presunta “omofobia” e “transfobia”.

Secondo costoro, infatti, vi sono femmine con il pene e maschi con la vagina, quindi per illogica conseguenza vi sono anche maschi che hanno le mestruazioni, maschi che possono partorire e via discorrendo.

A questo punto, sembra assurdo, ma bisogna davvero sfoderare le spade per dire l’ovvio assoluto, e diventa indispensabile farlo non solo per difendere la verità, ma perfino per ribadire la realtà, dinanzi all’assurdo ed al falso che altri pretendono di elevare ormai a divinità pagana della loro nuova religione.

Facciamo quindi una breve riflessione.

La natura umana è binaria. Infatti, come la quasi totalità delle creature (e tutti gli animali superiori) gli umani nascono maschi o femmine. Non esiste altro. Tutto ciò che diverge, per casi rari o rarissimi che fossero (es. ermafroditismi, etc.), è classificabile come atipicità.

Tutti i miliardi di cellule hanno nel loro nucleo, nel DNA, i cromosomi XX per le femmine e XY per i maschi. Immutabilmente.

Lo scopo essenziale di tale diversità complementare di maschi e femmine è la riproduzione e tale distinzione ha motivazioni biologiche e pratiche indispensabili per la creazione, il mantenimento e la rigenerazione della specie umana.

In quanto diversi, perché complementari, i maschi e le femmine hanno i loro apparati riproduttivi totalmente diversi ma appunto complementari, perché attraverso la loro unione, nella pratica che si definisce sesso, avviene la riproduzione.

Il corpo stesso dei maschi e quello delle femmine è progettato ed è funzionale alla vita ed alla relazione di coppia, al concepimento ed alla procreazione. Il corpo della femmina è progettato per attirare i maschi, per starci insieme, instaurare un legame, per concepire, gestire gravidanze, partorire, allattare ed allevare (meglio e più a lungo) la prole. In maniera complementare, il corpo maschile è progettato per farsi valere (nell’ambiente e con i simili), ottenere la femmina, riprodursi per assicurarsi il concepimento, difendere ed accudire la compagna e la loro prole.

Pertanto la distinzione dei due sessi non è soltanto biologica o strettamente legata alla riproduzione, ma comprende una determinazione completa, una vera e propria distinzione di identità sessuale. La distinzione sessuale ci identifica dal punto di vista biologico e psicologico in una stessa unità armoniosa (chi è maschio pensa, si sente, vive, agisce e si comporta come tale, così come specularmente accade per chi è femmina).

Dunque i sessi maschile e femminile sono sinonimi dell’unità fra sesso ed identità sessuale di ogni essere umano. 

Quelli che nella pienezza naturale e matura vengono identificati come uomini e donne.

Qualsiasi cosa di diverso non avrebbe avuto senso e ragione in natura.

Perché la natura ha sue leggi, molto logiche e razionali. Quindi sarebbe stata non utile alla persona e nemmeno agli altri (una femmina che non avesse voluto figli o un maschio che non avesse voluto agire come tale: quale senso avrebbero avuto?).

E in natura tutto ciò che non è utile è inutile. Quindi dannoso e destinato ad estinguersi.

Infatti un maschio non abbastanza virile, come una donna sterile, non avrebbero per natura avuto discendenza.

Di conseguenza, la civiltà umana si è sviluppata partendo da tale diversità complementare dei maschi e delle femmine (diversità dei ruoli e delle attività nella coppia, nella famiglia, nella società, etc.) e dalle loro unioni (dalle famiglie ai clan, alle comunità ed alle società), etc.

Tornando quindi al concetto di riproduzione, essa avviene attraverso il sesso, che è in sintesi il congiungimento degli organi maschile e femminile. Ogni altra pratica diversa può essere classificata solo come erotismo sessuale.

Qui avviene però la prima falsificazione della verità. 

Il sesso è legato alla riproduzione e quindi al congiungimento dei due organi complementari dei due sessi.

Ma forzando la verità biologica si è preteso che qualsiasi “pratica sessuale” (ovvero erotismo sessuale) fosse equiparata al sesso, e ne avesse quindi lo stesso valore.

Se qualsiasi pratica erotica è sesso, allora qualunque pratica è lecita. Quindi se non finalizzata e nemmeno orientata e/o ispirata alla procreazione non occorre nemmeno la relazione di coppia e quindi nemmeno la famiglia.

Il secondo passaggio è stato pretendere di spezzare l’unità fra sesso ed identità sessuale. Ovvero attraverso l’imposizione dell’ideologia gender. Questa teoria aberrante, infatti, negando tale unità, mente sulla natura umana, rinnega la biologia e l’antropologia, e per questo pretende di imporre l’idea che non esiste l’unità fra sesso ed identità sessuale, arrivando così alla illogica ed assurda conclusione che non esistono i sessi maschile e femminile (ovvero l’unità di sesso biologico ed identità sessuale). 

Afferma infatti che esistono solo i “generi” sessuali (gender in inglese), intesa come indeterminato “orientamento” ed “identificazione”. L’identità sessuale, scardinata dal sesso biologico dell’essere umano, ne viene separata. Prima si è tentato di farlo con la falsità di una pretesa “natura biologica e/o psicologica diversa” (da cui la “gay born theory”: omosessuali o altro si è perché “nati così”, quindi diversi ma per natura). Poi, quando la scienza ha dimostrato che, ad esempio, non si nasce omosessuali (ma nemmeno lo si “diventa”, ma vi sono solo alcune tendenze innate e condizionamenti personali e sociali che spingono verso tale pratica) si è passati quindi ad sorta di orientamento, ad una scelta della propria “identità sessuale” (che, dato che non è più fissata dalla “natura”, diviene appunto fluida, “gender fluid”).

La conseguenza di queste false ideologie, imposte ed indottrinate alle masse in modo sempre più invasivo e martellante (a valle di un chiaro progetto ideologico, politico e sociale di livello internazionale, quindi mosso da grandi poteri e potentissime lobbies), è un precipitare verso il basso nelle conseguenze assurde, irrazionali ed illogiche di simili ideologie.

Pertanto se si pretende che la natura umana non sia binaria e che il sesso biologico non sia fisso (negando oggi perfino il DNA) diventa chiaro come si siano diffuse altre falsità. 

Ad esempio quella del cosiddetto “cambio di sesso”.

Ma in realtà gli umani non possono scegliere il proprio sesso (perché innato e genetico) né quindi possono cambiare (perché innanzitutto biologico) il proprio sesso (che nella normalità determina anche la propria identità sessuale, sempre che non vi siano situazioni psicologiche, ambientali e familiari, o altre cause ora non precisamente note che alterano tale unità portando a tutti i conseguenti disturbi) ne consegue che essi non possono “cambiare sesso”.

Ma in sostanza possono solo cercare di “apparire” esteriormente come appartenenti all’altro sesso nel quale desiderano (ma per quanto tempo?) identificarsi. Ma per fare questo, per apparire sessualmente cambiati, possono arrivare fino a sottoporsi a dolorose operazioni e terapie a vita (con le operazioni di “cambio del sesso”).

Ma siccome possono solo apparire esteriormente come “cambiati” (“transitati” nell’altro sesso, quindi “trans”), ma ovviamente immutabili internamente (sia per i cromosomi, sia per gli apparati sessuali e per le diversità organiche), per sostenere la bugia di essere “diventati” dell’altro sesso, pretendono di usare l’ideologia gender ed omosessualista.

Conseguentemente, pretendendo di essere “diventati” dell’altro sesso, è ovvio che essi pretenderanno di “essere” tali e quindi di “essere considerati” in tutto e per tutto come parte dell’altro sesso. Fino alle conseguenze più assurde ed estreme che ovviamente derivano o deriveranno da tali false ideologie: ad esempio che vi sono maschi con la vagina, femmine con il pene, così come vi sono maschi che partoriscono o che abortiscono e via di seguito. 

Tale illogico ragionamento porta anche a credere che basti definirsi maschio o femmina per essere ciò che si definisce essere.

Quindi essere “trans” anche senza aver subìto interventi chirurgici.

Il caos dell’assurdo e del ridicolo, che però diventa violenza, imponendosi con la repressione e la persecuzione, innanzitutto attraverso la ghettizzazione del dissidente, del non allineato, del critico, fino alla persecuzione ideologica e penale dell’avversario (ad esempio imponendo le leggi sulla “omofobia”, sulla “transfobia”, etc., ovvero neologismi strumentali per demonizzare il nemico, colpevolizzarlo e criminalizzarlo).

Tali ideologie hanno raggiunto un loro picco nello scontro sulla femmina, la femminilità e la maternità.

Infatti, se esse pretendono che per essere femmina non occorra necessariamente né l’unità sessuale (sesso ed identità), né il sesso femminile biologico (perchè secondo tali ideologie perfino un maschio, anche se non operato, dovrebbe essere considerato donna solo perché lo dichiara), è ovvio che essi pretendano di essere considerati in tutto e per tutto femmine. E che quindi il loro non senso diventi bugia ufficializzata: maschi con mestruazioni, che partoriscono, allattano, etc.

Ma siccome tutto ciò è falso, si scontra con la verità e la cruda realtà nel caso più importante: la procreazione.

Non potendo avere quasi mai dei figli naturali devono ricorrere ad uteri in affitto, adozioni omogenitoriali etc., e pretendendo per questo l’approvazione di leggi ad hoc che trasformano i figli in merce. E ribaltando ancora una volta la natura: non più i genitori al servizio dei figli, ma i “figli” al servizio dei “genitori” (ovvero dei loro capricci di genitorialità).

Ne consegue così che la natura umana, la stessa antropologia, come i concetti di maschio, femmina, famiglia naturale, siano diventati i loro nemici.

Ma soprattutto le femmine sono diventate il principale nemico di tali ideologie.

Perché la stessa esistenza delle femmine è la prova più assoluta, madornale e lampante di tutte le loro bugie.

Solo le femmine hanno le vere vagine, i veri uteri, quindi le mestruazioni. Quindi solo loro possono e quindi solo loro hanno il diritto/dovere di concepire, gestire in gravidanza, partorire ed allevare figli.

Quindi solo con loro i maschi possono concepire i figli e creare famiglie.

Da qui l’odio ideologico verso la madre ed il padre (odiati perfino i termini, da sostituire con gli asettici e “gender fluid” genitori, 1 e 2!) e l’odio per la famiglia naturale (bollata già come automaticamente retrograda, fascista, borghese etc. etc.).

Di questo passo dove precipiteremo? In un mondo da incubo dove si dovrà negare ogni verità?

Dove il caos dei sessi, della sessualità, di qualunque relazione umana sarà la norma? Dove saranno proibiti e perseguiti il maschio, la femmina e la famiglia naturale (quindi l’uomo, la donna, il padre e la madre)?!

Un futuro da incubo che però è già iniziato.

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